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RACCOLTI DI \\m\
TIII.
I
RACCOLTA
DI VIAGGI
DIL NUOVO GONTIIIIIITI
FINO A' ni NOSTRI
DA F.C. HAEMOCCHI
Toh. Vili.
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VIAGGI
IN ASIA
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VIAGGI
DI
ESSANDRO BURNES
PARTE II.
aUOOHTIlHB
LA DB8CR1ZI0NB DI UN VIAGGIO
DA DEUU A LAHORA CABUL KHUNDUZ BALKH fi BUKHARA
e NEUA TURGOMANU NEL KHORASAN
EP IN PERSIA
PAIMA VBUIONB ITAUANA
TIPOGRAFIA GIACUETTI
1843
"ymam-^ BEh^-vmm^.
.xCttlH/i.) ir, ,>, »i.j,ov/. i>i„.,NK „
I Ulti.» otii SU) %|.\ui|0 Kvii.M,!
VIAGGI
DI
ALESSANDRO BURNES
PARTE II.
aUOCNITlBlll
LA DBSCRIZIONB DI UN VIAGGIO
DA DELHJ A UHORA GABUL KHUNDUZ BALKH fi BUKHARA
e NELLA TURGOMANIA NEL KHORASAN
EP IN PERSIA
PAIMA VBUIOrnt ITALIANA
TIPOGRAFIA GIACUETTI
1843
L'AUTORE
L felice esito del mio viag*
gio dalla foce dell'Indo a
Bon,uy Li^liora , e la rivelazione di
popoli infin' allora quasi sconosciuti, risve-
gliaron con forza più viva un desiderio che
sempre aveva nudrito, quello cioè di percor-
rer nuove regioni , e visitar le contrade dal
Macedone Conquistatore negli antichi tem-
pi attraversate. Io era il primp Europeo che
VIU.
*« 10 e«
avesse in tempi moderni risalito l'Indo^ una
peregrinazione al di là di questo fiume ^ in
paesi che furono il teatro di straordinari av-
venimenti, la lettura de' quali aveva fatto le
delizie della mia verde età, era divenuta il
sogno continuo della mia mente.
Lord Guglielmo Bentink , governator del-
l'India, che andai a trovare a Simla nei mon-
ti Uimalaya , siccome ho detto alla fine del
mio viaggio a Lahora , diede la più incorag-
giante approvazione al mio progetto . Egli
pensò , che la cognizione dello stato delle con-
trade che io percorrer voleva, non potesse
essere che di grande utilità pel Governo Bri-
taftiìico^ oltre ad «Itri vantaggi che da simile
uitra^endiiiiento emerger dovevano .
Lo risehiosa natura di questa spedizione
ed U miglior modo per esegnu-h^ richiede-
vaso ponderate considerazioni. Sarebbe sta*
ta €fi4r«Biai)(ieQte impriidente e repi^QBsibil co-
sa , peoelrare nelle contrade situai tra i' In -
dia e l'Ew'efia col prelesto che wi aveva sern-
io a navi^r suU' lodo e pei suoi affloenli , in
• •
• «
•» 11
cpialità d'age«(e «ocredilato del Governo Bri-
tannico^ per cui, siqcooK io stesso aveva sug-
gerito^ fui invitato a viaggiare cene sempU**
ce particolare •
Ritornando in Suropa^ ricevei i passapor^
ti come capitano mII' esercito brftaanico ^ in
francese , in inglese ed in pecsiano. Essi eran
concepiti in termini da far conoscere la mia
vera qualità^ e nel tempo stesso mostravano
che il governo prendeva molto interesse per-
cbè fossi coBveoieHteineiile trattato .
Furono abbandonali aUa mia direaione tutti
gli altri aggiustamenti relativi al mio viaggio.
U governator generala approvò la scella che
io aveva fatto ckl JUclue^ il quale aveva^
mi precedentemente accompagnato nel mio
viaggio a Lahqra ^ questo giovine ufficiale era
contentissimo d'associarci un'altra volta ai
miei lavori, ed eravamo alla vigilia della par*
tenea qufiiido fu: dal governo richii^mato a
Bombay. Pensando allora che sarebbe stato be^
ne rimpia2;zarlo con un perito nell'arte medi-
ca v la cui qualità io presumeva potosse molto
■1 ■■ — I 11 «I»
•s 12 e«
facilitare il nostro viaggio ne' paesi che dove-
amo visitare, riuscii a persuadere Giacomo
Gerard , chirurgo nel!' armata del Bengala , a
venir meco^ egli avea passato la maggior
parte della sua vita nelF India esplorando la
regione deU' Himalaya j ed era di più domi-
nato dalla passione pe' viaggi .
Mohammed Ali, l'ingegnere indiano che
aveva diritto a tutta la mia confidenza, per la
sua condotta, per la sua fedeltà e pel suo at-
taccamento dimostrato in molte critiche occa-
sioni del mio viaggio a Lahora , acconsenti di
essermi nuovamente compagno .
Ora ho a deplorar col più sincero dolore la
morte di quest' uomo benemerito ^ dopo ave-
re traversato incolumo i deserti del Turke-
stan e la Persia, e dopo aver fatto meco il tra-
gitto da Bender Buscir a Bombay, mentre
tornavamo insieme a Calcutta fu attaccato dal
cholera morbus a Vellor , citta del .Carnatic .
Un governo generoso non potea obliare il
euo merito *, egli ha concesso una convenevol
pensione alla vedova di lui , ha provveduto al
I
13
mantenimento della sua famiglia, e quando
i figli saran pervenuti all'età richiesta, li farà
entrare al suo servìzio . Questo tratto di be-
nevolenza non è sfuggito all'attenzione dei
compatriotti di Mohammed Ali: ho vedu-
to , che una gazzetta del Bengala di cui è edi-
tore un indiano ne fa menzione, ed invita gli
abitanti di questa contrada dell' India a seguir
l'esempio di Mohammed Ali, e dimostrare, che
per gì' intellettuali progressi i Bengalesi non
vonno rimanere indietro a quelli di Bombay .
Condussi pur meco Mohun Lai, giovine di
Gasmira , che sapeva l' inglese e doveva aiu-
tarmi nella mia corrispondenza epistolare in
persiano, le cui forme compongono una scien-
za in Oriente : congetturai , che la sua gioven-
tù e la sua religione mi preserverebbero da un
real pericolo, cioè, che non si sarebbe immi-
schiato in alcuno intrigo cogli abitanti de' pae-
si pei quali io doveva viaggiare . Mohun Lai e
Mohammed Ali mostraronsi costantemente fe-
deli ed esatti nel disimpegno de' loro doveri ,
ed intieramente devoti a'nostri interessi : egli-
oa 14 K«
no potevano ^ essendo Asiatici , separarsi da
noi ogni volta che le circostanse io esigesse-
ro : pel quale artifizio di diminuire opportu*-
namente il numero degli uomini del nostro
seguito^ potevamo conservare il carattere di
viaggiatori poveri, qualità cbe ho sempre con-
siderato come la nostra migliore salvaguardia.
Noi licenziammo tutti gH altri servitori india*-
ni, tranne due : Ghulam Uusn ^ il quale ha dì-
ritto all'eterna mia riconowenza pelle fa-
tiche e le pene che ha sofferto per me, e
perchè è tuttora mio fedel servitore^ e Soli-
mano, mio domestico, Afghano nato a Pei-
sciaver .
Dal momento in cui mi risolvei d'attraver-
sare i paesi situati fra V India ed il mar Ca-
spio , decisi di conservare dovunque il nome
d'Europeo, adattandomi però sempre alla me-
glio, per gli abiti , pe' modi e per le abitudi-
ni, agli usi degli uomini co'quali veniva in con-
tatto . Il fatto ha provalo la savies^a di que-
sto consiglio j sebbene il carattere d' Europeo
nel quale proseguiva a mantenermi, ci susci ->
o« 15 »«
(a6$e di tanto in tanto alcune difficollà -, io
non pr6si questa risoluzione se non perchè di-
sperava di poter sostener con disinvoltura la
parte d'Asiatico, e perchè aveva osservato,
che niun viaggiatore europeo p(4è pellegrina-
re per queste contrade senza svegliar de' so*
spetti , e senxa finire per essere scoperto . La
lunga frequenza cogli Asiatici mi aveva pro-
curato ima certa cognizione del loro caratte-
re^ e possedeva nel tenpo stesso bastanti stu-
di per correttamente parlare la lingua persia-
na , che è la lingua dèi pellegrini trai popoli
che io doveva incontrare. INon esitai dun-
que a comparir fra essi vestito alla lor fog-
gia^ e palesar che era straniero .
Dietro i ragguagli da me raccolti , non mi
parve che vi fosser giusti motivi per temer al-
cun insulto od alcun personale pericolo^ ma
non ritrassi molta consolazione dai miei amici
dell' India , che mi ricordaron la sorte de' no-
stri predecessori , e specialmente quella dello
sventurato Moorcroft e dei suoi compagni , e
vaticinaronmi le stesse sciagure siccome ine-
•a 16 e«
\ itabilì . Io spero frattanto , che il fausto esito
di questo viaggio darà più favorevole idea del
carattere degli Asiatici, ed ecciterà altri Euro-
pei a visitare e percorrere le regioni dell' A-
sia eh' io vidi , lo che riguarderei come la
migliore mia ricompensa .
Tale è il minuto racconto delle circostanze
che mi han guidato in queste contrade.
Il Gerard, che mi ha accompagnato , ora è
direttore in Inghilterra, e parteciperà del-
l' approvazione , che , forse con troppa libe-
ralità, è stata benevolmente concessa a' miei
lavori .
Alessandro Burnes
Londra, ìSZh.
■ ^ ■ 0mm^^
É
QUESTI
VIAGGI
SOVO 9S9IGATI
ALL' OIOBKVOI.ISS1«0
GUGLIELMO GATENDISH BENTING&
G. G. B.
GOVBRNATOU! GENERALE DELL'INMA
ECC. ECC. ECC.
sotto ^i auspici del quale
furono intrapresi ed e&eguiii
dal suo obbedientissimo e fedel cervo
▼III.
^
SOMMARIO
DEL CAPITOLO PRIMO
PARTB7IZA DA DBLUI — VEDUTA DBLL' HIMALAVA —IL
SBTLBIMSB — ALTARI D* ALESSANDRO -- INGRESSO NBL
PBNIMSIAB — IL MANDOIA— ANTICHI CANALI— PATTI —
CASTELLO D*UN CAPO SEIKO — LAHORA — VISITA AL
HAHARAD«IA*H — SUO CAMPO — CONVBRSAZIONB CON
QUESTO PRINCIPE— CACCIA —RITORNO A LAHORA-
FESTA DELLA PRIMAVERA — SERVIGI RESI DALL' AL-
LARD E DAL COURT — UDIENZA DI CONGEDO — ISTRU-
ZIONI DEL COURT «
LAHORA
LLA fine di diconbre del 1831 ^
ebbi l'onore d'ottenere la finale
Odia approvaiioDe dal goveroator gè*
nenie delle Indie , onde percorrete V Ària Centrale. Il dì
23 di quel mese ei mi riniee i miei passaporti ^ e partii
da DoDii per Lodiana 9 solla frontiera ^ ov'ebbl il piacere
di raggiognere il mio compagno di Tiaggio Giacomo Gè»
raid^ cbirargo dell'esercito dal Bengala. U eapilaoo €« M.
Wade 9 agente politico in qnefia città , che i^ aveva già
vednloa Lahora, ci colmò con ogni dimostraiione d'at*
22 BURHB8
tenzioni e di bontà, per il che gì ien' esprimo la mia più
viva gratitudine. GF Inglesi, che compongon la società di
questa stazione, chy è la più remota deU' India Britannica,
dimostraronci un fnteresse veramente tenero^ ci conge-
dammo da loro in amichevole banchetto, il 2 gennaio 1832,
e rindomani dicemmo per lungo tempo addio a riunioni di
questo genere, inoltrandoci nelle solitudini del deserto
delP India . Noi prendemmo la via che costeggia la sinistra
riva del Setledge, fino alla sua confluenza col Beyah.
Oltre al Gerard, io aveva meco Mohammed Ali, inge-
gnere nato nel paese ed aggregato al servizio della Compa-
gnia delle Indie ; e Mohun Lai , giovine Casmirano , edu-
cato nell^ istituto inglese di Delhi, che doveva aiutarmi per
la mia corrispondenza epistolare in persiano. Di tutti i miei
domestici indiani non ritenni che Ghulam Husn , uomo di
sperimentata fedeltà ; e condussi pure Solimano altro mio
domestico, nativo di Peisciaver nelP Afghanistan.
Prima d' oltrepassare i limiti delF India Britannica , era
necessaria e prudente cosa ottener dal maharadgiàh Rend-
git Sing, sovrano del Pendgiab, il permesso d'entrare
ne^ suoi stati . Mi fu dato ad intendere, che una dimanda
indirizzata in mio nome particolare sarebbe per ogni ri-
guardo preferìbile ad una lettera officiale del nostro gover-
no, poiché la tanto benevola accoglienza fattami da questo
principe nel mio primo viaggio, dovea farmi sperare una
pronta e favorevole risposta; Io dunque gli scrissi^ per sol-
lecitar la facoltà di penetrar nuovamente ne^ suoi slati ^
gli esposi brevemente l'oggetto che io aveva in vista , e
mi rallegrai di dover di nuovo attraversare il territorio di
cosi cordiale alleato. Impiegando il vero siile dell' iperbole
orientale, protestai al maharadgiàh: • che quando avessi
• il piacere di rivederlo , me ne stimerei tanto più felice,
i
VIAGGIO 33
• ioqoaotoehè questa circostanza mi procurerebbe l' oc-
» casioue di rioDOfar le espreBsioni della mia amicizia per
• un principe) le cui eminenti virtù mi riempievano di ri-
• membraiize .di perenne delizia. »
AI termine di tre giorni , fummo raggiunti da una pic-
cola scorta di cavalleria destinata a venirci incontro^ e
Tufflciale cbe la comandava recommi la risposta del ma-
haradgiàb^ che ci attestava il piacere cbe il nostro arrivo
era per procurargli. Ci fu pure annunziato che avremmo
ricevuto doni pecuniari , ed altri ancora a misura che ci
saremmo inoltrati ; ma perchè alla nostra qualità di sem-
plici viaggiatori meglio convenivasi il progredir senza tan-
te dimostrazioni io urbanamente li ricusai . Siccome era
probabile che dei rapporti alquanto esagerati ci precede-
rebbero, io desiderava evitar tutto ciò che di pompa e di
Casto avesse apparenza , e questo con tanto maggior ragio-
ne ) che non ne avevamo alcun diritto.
Scendendo lungo il Setledge , perdemmo a poco a poco
di vista i monti Himalaya. Pel tratto delle prime 20 mi-
glia del nostro viaggio potemmo scorgerli in tutta la lor
magniflcenza , datr apice alla base ricoperti di neve ^ sen-
za cbe alcuna catena inferiore ne celasse V aspetto loro
maestoso. Essi erano alla distanza di 150 miglia, eja lor
cresta offiriva cime sempre meno acuminate verso levante.
Le nevi che coprivano que' culmini giganteschi formava-
no un sorprendente contrasto colla piacevol verzura delle
pianure del Pendgiab : per verità eran queste in sul comin-
ciar del giorno 9 biancheggianti dì brinata, ma dessa alFap*
parir de' primi raggi del sole dissipa vasi ; le quali alterna-
tive di caldo e di freddo, indurivano la superficie della
terra e la vestivano dì si bel verde, quale non vedesi so-
vento nelle contrade fra i tropici stessi collocate.
34 BUEHBS
Noi pMsammo davanti ad inomiierevoli viliaggf^ fSUdiri*
cali galle rive del Selledge: le case aveTano i tetti piani io
guisa di terrane, ed erano fatte di mattoni diMeecati al so-
le che riempivano un intelàiatara di legno: avevan Paria
d'esser pulite e eomode ed i paesani parevano ben vestiti
e feilei. La popolazione si eompone di Dgiati, tanto brami-
nisCi cbe musulmani, e di alcuni Seiki. Tutti i settatori
deir islamismo, lo fnron prima del brahmanismo; ed è
cosa realmMte notabile , che la prima di queste religioni
predomini suDa riva meridionale , ove, a cagien delia vi-
cinanza del mondo brahminieo, si sarebbe creduto dover
trovar de' proseliti di questa credenza. — Nelle parti supe-
riori del corso del Setledge , presso Lodiana , gli abitanti
sono esclusivamente agricoltori; ma al disotto del confluen-
te di questo fiume e del Beyah , la popolazione ha abitu-
dini depredatrici . Essa è conosciuta sotto i nomi di Do-
gur , Dgeltnairi , Salairi , etc. , e sotto la denominazione
generale di Baat^ queste genti stanno tra loro in etema
contesa •
Nelle regioni coltivate , questo paese rassembra ad im-
mensa pianura ; è privo affatto di macchie, ed alcuni cam-
pi di grano hanno un' estensione di parecchie miglia sen*
za che siavi neppure una siepe . Quivi non si annaffiano
i campi , quantunque Pacqua non sia che a 20 piedi dalla
superficie del suolo; né si vedon alberi se non nelle vici-
nanze de' villaggi .
Son tanto rare le legna per far fuoco , che dappertutto
vi si supplisce collo sterco di vacca , che ammontano do* |
pò d'averlo fatto seccare: il fuoco che se ne ottiene span-
de calore si forte , che queste genti non bau motivo di
rammaricarsi del difetto d' altra materia combustibile .
VIAGGIO t5
La contrada situata al disotto della striscia che con-
tonia il Setledge, è conosciuta sotto al nome di Jtfa/iia;
il terreno ed il clima vi sono egualmente asciutti ; essa
produce del gram e delPorzo^ come pure del badjri (hol^
eu8 spicaius) e del mai. Queste biade sono spedite nel
Pendgiab •
Dopo aver percorso 50 miglia da Lodiana, ci attendam-
mo ad Bari, sulle rive del Beyah, al disotto del suo con-
fluente col Setledge. Tutte le nostre carte rappresentano
questa confluenza come situata ad una cinquantina di miglia
più in basso ; ma par che ciò non succedesse che ad un'epop-
ea remotissima • Queste due fiumane insieme riunite for-
mano un bel fiume, che non è in alcun punto guadabile ed
ha una larghezza di 825 piedi : quella del canale attuale
sorpassa un miglio e mezzo ; la sponda alta è a destra :
r acqua scorreva con una celerità di due miglia ed un
quarto per ora ; essa era in quel momento perfettamente
chiara , e non aveva queir apparenza sudicia e fangosa di
un fiume gonQ;ito da' torrenti delle montagne. La sua pro-
fondità non eccedeva i 12 piedi dacché era rientrata nel
suo letto d'estate per esser cessato Io scioglimento delle ne-
vi ÀuUe montagne . La temperatura dell'acqua era di 57®
( 11'' 10 ) , cioè 6» meno di quella dell'aria. Gli abitanti
ci raccontarono , che 50 anni indietro il Setledge era stato
chiuso nelle montagne da una collina caduta a traverso al
suo letto : dopo essere stato così trattenuto per alcune set-
timane , si aprì finalmente una via sforzando gli ostacoli
che Io arrestavano, e cagionò molte rovine. Otto anni fa
un accidente consimile intravenne al Ravi; ma non ne ac-
caddero che pochi danni, e i timori degli abitanti delle
sue rive non furono eccitati se non dal color nero che a-
vevan preso le sue acque, dopo aver fatto irruzione attra-
vui.
BURlfBS
▼erso alle terre che ne oitruivaiio il corso. D Setledge ha
cambiato il suo corso in un'epoca poco remota, portando
via alcuni villaggi che gli si pararon dinanzi. Le sue spon-
de sono argillose e cadono in ruina , poiché sono facilmen-
te erose dall^aciiua. Presso l^attoal confluente , noi traver-
sammo il Ietto asciutto del Setledge, il quale, secondo la
tradizione, eoùgiungevasi anticamente celBeyaha Firu-
zpor. Lo spazio compreso fra i due alvei, T antico ed il
moderno , ha un estensione da 12 a lo miglia per traver-
so , ed è intaeraBiente nodo d' alberi e coperto d' lin pin-
gue terriccio depositalo dalle acque •
In nii paese sottoposto a sì forti cambiamenti, come di-
scernere la corrispondenza Ira la topografia de^ tempi an-
tichi con quella dei tempi moderni? Eravam frattanto Delle
vicinanze degli altari d' Alessandro, e se inutilmente cer-
cammo gli avanzi di que' monumenti delF inumalo Jfoce-
done , non fu però senza ardore né senza entusiasmo* Al-
lorché r esercito d* Alessandro si ammutinò sulle rive del-
VHyphasùy quel principe tragittò questo fipme, ed innakò
dodici altari di colossali dimensioni onde segnare il limi-
te e la gloria deUa sua spedizione. U Renoel ha colloca-
to la posizione di que' monumenti fra il Beyab ed il Set-
ledge; ma Topinione di questo gran geografo non é ap-
poggiata dagP istorici d'Alessandro: eglino non fanno
neppur menzione del Setledge, e'I deserto che accenna-
no situato al di là deir Byphoiis , non può esser real-
mente che il paese il quale trovasi al di là di quel fiume
inferiormente al suo confluente col Setledge, poiché questo
deserto vi si riscontra ancora : né par probabile, ehe Ales-
saudro avesse voluto erigere un trofeo delle sue conqui-
ste, in un punto ove una fiumana poco considerevole e
guadabile lo separava dall'India • Noi vagammo per al-
VIAGGIO S7
cuoi giorni 9 ed esteodemmo ia ogni senso le nostre ricer-
che: avendo varcato il Setledge , trovammo , al panto del
SQO confluente col Beyah alcune rovine di edifizi di pie*
coli mattoni denominale Andrtsa^ ciocché ha del greco;
ma esse son di costruzione musulmana .
CMmbarcammo allora sul Beyab ed oltrepassammo il
confluente, ove le acque de' due fiumi, dopo essersi riu*
Dite senza romore , seguitano a scorrer dolcemente . Fra
tatti e due hanno una larghezza di 600 piedi ; ma il Se-
tledge svolge il pili coosiderevoi volume d'acqua. Poca
speranza di felice successo ci animava a proseguir le no-
stre investigazioni intorno a questi avanzi d^ antichità ,
poiché gli abitanti non avevan ricordanza che si fosse mai
veduto tra loro neppur un Europeo • Frattanto , costatare
i luoghi ove gli altari non esistono, è un avvicins^rpi alla
scoperta de^ medesimi , e se inseguito alcune tracce se ne
incontreranno, ciò sarà probabilmente più basso, e sulla
riva sinistra del fiume formato dalla riunione del Beyah e
del Setledge , che chiamasi Gorra •
Non debb' omettere qui d'avvertire, che a una doz-
zina di miglia da Lodiana ci fu parlato delle rovine di
Tihara , sulla sinistra riva del Setledge , le quali da circa
aoa trentina d' anni erano state divelto dalle acque di
qaesto fiume . Trovansi ancora in quel sito mattoni cotti
di grande dimensione e di particolar forma , che forse
appartennero a qualche antico edifizio • Se gli altari fos-
ser quivi, la mia supposizione allora sarebbe erronea.
Udì 11 traghettammo il Setledge sulle chiatte ad Ha*
ri ka Pattan , ove sbarcammo nel Pendgiab : vi son 23
chiatte in questo luogo di passo , che è difeso da 400
cavalieri , ivi appostati dal sovrano del paese per impedire
che i fanatici della religione de' Seiki non passino sul ter.
tt BURNBS
ritorio britannico. Fummo circondati entrando nel vil-
laggio da una turba di donne e di fanciulle, cbe celebrarono
il nostro arrivo con de^canti ; eran povere genti della classe
agricola, cbe naturalmente aspettansl una mercede ; ma
quest' usanza ba qualche cosa cbe piace .
I fanciulli del villaggio eglino pure si erano radunati per
appagar la loro curiosità: avvicinandoci a loro, essi stet-
tero in silenzio guardandoci attentamente ; ma appena fum*
mo passati, cominciarono a correre, a fare scrosci di
risa, salti e capitomboli con tanto strepito e con tanto
clamore , cbe il comandante ed i soldati dovettero accor-
rere per rimettere V ordine in quella marmaglia di bertuc-
cioni •
Appena ponemmo il piede sulle terre del Pendgiab,
un serdar o capo chiamato Sciam Sing , venne da parte
del suo sovrano ad incontrarci. Egli mi donò un arco ,
giusta le costumanze de^Seiki, e due borse piene di
denaro; queste io non ricevei, essendo abbastanza con-
tento della prontezza con cui avevam'^ottenuto il permes-
so di penetrar nel paese : di più , desiderava d^ esser di-
spensato della compagnia di questo personaggio e de' suoi
cavalieri , ma ciò fu impossibile egli essendo stato spedito
da Labora per servirci di scorta , giacché la strada , per
quanto ci fu detto, non era per una piccola comitiva molto
sicura. Buon per noi che non ci separammo da questo
capo ! poiché avemmo a passar per un villaggio messo a
soqquadro ed in poter de' fanatici . Una schiera di 500
cavalli, che incontrammo, era stata spedita per castigar
quest^ uomini • di corta vista e di mal organizzato cer-
vello • , siccome lo stile officiale del governo del Pendgiab
li qualificava.
i
VIAGGIO 29
L^ indomani mattina cominciammo il nostro viaggio nel
Mandgia^ che è il Duab^ o terreno compreso fra M Beyah
ed il Bavi : questa è la parte più elevata del Pendgiab ,
air est del Beyah; fatto dimostrato, poiché la sponda
orientale delP uno di questi fiumi, e la sponda occidentale
dell'altro, son tutte e due elevate : la sponda sinistra del
Bavi è alta circa 40 piedi j lo stesso è della sponda de-
stra del Beyah ; ed i pozzi son molto più profondi che al
sud del Setledge, non avendo quivi che 26 piedi di profon-
dità mentre ne ban colà più di sessanta . Il suolo k ar-
gilla dura, compatta e a luoghi ghiaiosa , che produce rovi
ed altri arbusti spinosi, cbe gP indigeni chiamano kharil
( capparis)e babul (mimosa arabica). La coltivazione di-
pende dalle piogge , e T irrigazione non è in alcun modo
generale; vi si vedono errare a branchi dé^nilgodi^ specie
d* antilopi: gP imperatori mogoUl, scorgendo la sterilità
comparativa di questa contrada, fertilizzaronla per mezzo
di canali , che, derivati dal Bavi , congiungevano questo
fiume col Beyah ; si pub riconoscere ancora un avanzo di
questi lavori a Patti , ove formano un angolo retto col
Beyah , ma sono estratti , abbandonati da 150 anni a
questa parte .
U Mandgia è celebre per la bravura de' suoi soldati e
la sua bella razza di cavalli, per il che la protezione d'uo
governo gli sarà sempre assicurata .
La prima città che incontrammo fu Patti , la cui po-
polazione è di 5,000 anime ; fu fabbricata sotto il regno di
Akbar , come quella di Sultanpur che ne è poco distante.
Le' case son di mattoni, che adoperaronsi anche per lastri-
car le strade. Alcuni lavoranti, nello scavare un pozzo
ne incontrarono uno più antico , sul quale leggevasi una
iscrizione Indiana, da cui, rilevavasi essere stato costrutto
j
39 BURNBS
da UD certo Àgirlata 9 sai quale la tradìzioae è muta . li di-
stretto di Patti contò inaotico 1,360 villaggi oella sua giù*
risdìzioDe, e rendeva nove lacche Ai rupie allorché veniva
fertilizzato da un canale .
Qaivi noi visitammo le reali razze aquine di Rendgit
Sing. Ci vedemmo una sessantina di cavalle da far puledri
principalmente della razza di duni , di là dal Dgialem j
ove il paese, come il Mandgia, è secco ed asciutto. Que-
sta aridità, che similmente caratterizza il suolo delP Ara-
bia, ove i cavalli vengono in tanta perfezione, non ba elU
qualche influsso sulP eccellenza di questi animali? Nudri-
sconsi unicamente d' orzo e di dub , specie di gramigna
serpeggiante, che è considerata come molto nutritiva. 1 ca-
valli di questa razza furono ultimamente colpiti da una
epizoozia , da cui credesi , che un musulmano , che ri
siede in un tempio vicino , li guarisse ; il perchè i Seiki
hanno ristaurato in segoo di riconoscenza questo santua
rio, che ora è un ediflzio di somma bianchezza, e rispien
de ai raggi del sole. Questo popolo è tollerantissimo in ma
teria di religione ; ed io ho potuto osservare che questa
virtù neir India è molto più comane di quello che si possa
supporre : forse è la superstizione che inspira questo gene*
rate rispetto per tutte le religiimi ^ ma qualunque sia la
causa di tal seotimento, egli è sempre ragionevole e salu-
tare: furono i musulmani nelle lor conquiste molto inso-
lenti senza dubbio ; ma quali conquistatori noi furono ?
A misura però ch'eglino stabiliroosi tra i popoli soggioga-
ti, i pregiudizi che nutrivano disparvero, a mutuo van-
taggio di loro stessi e de^ loro dependenti .
Ricevemmo il dì 13 un messaggio dall' aca/t, il quale
pochi giorni avanti avea messo a fuoco un villaggio, e i di
cui atti di fanatismo avean provocato V intervento del go-
VIAGGIO 3t
Tento: questo proscritto, chiamato NehnaSiog, deside-
rara farci una visita , ed io aveva egual desiderio d^ udir
un 81 famoso personaggio narrarmi alcune delle sue av-
venture. Questi fanatici Sciiti non riconoscon superiori ,
e 'I sovrano del paese non può moderare la lor frenesia
che a forza d^ intrighi e di presenti ; essi camminan sem-
pre con una spada nuda in mano, e senza riserva prodi -
ganoie loro ingiurie a' nobili come ad altre quiete persone;
ma non si limitan sempre a si poco pericolose dimostra-
zioni 9 poiché hanno in diverse occasioni fatto perfino dei
tentativi contro la vita di RendgitSing.L* idea d^una con-
ferenza con un tal personaggio, cagionava grand^ inquie-
tudini a' nostri conduttori ; eglino fecer di tutto per dis-
suadercene, e finalmente riuscirono a sventare i nostri
disegni, facendo sapere air aca/t ch^egli avrebbe dovuto
venire senza essere accompagnato . Non volle piegarsi a
questa condizione, e cosi fummo frustrati del piacer di
vedere un uomo, che aveva sfidato Tistesso Bend^^itSing
a poche miglia di distanza dalla sua capitale • Fummo dun-
que obbligati a contentarci deVacconti, che su questo fre-
netico Seiko si spargevano , e non potei discoprir differen-
za verun.'i fra T indole del fanatismo del Pendgiab e quello
degii altri paesi . Questi acali o mhangi non sono numero-
si, ma sotto il manto del lor carattere religioso eglino com-
metton le violenze più ingiuriose. Nonspiegan maggiore
animosità contro i settatori d^ una differente religione che
contro i Seiki, e vorrebbero aver Tarla d^essere in guer-
ra con tutto il genere umano; il lor fanatismo confina
colla pazzia. Come i musulmani loro vicini, i Seiki bau
molto deviato dalla lor primitiva forma di fede, e la loro
differenza dalle altre sette non è fondata che sulP osser-
vanza d^alcuni riti . Un Seiko vi asserirà che il tabacco
I ^
I _
52
BCRNES
è '1 più vile degli siimolaDti; Gorù Goviod Sing lo provò
mostrando il sudiciume delPioterDO d^uoa pipa, e lo
diede come esempio della corruzione del corpo umano.
Un Seiko mi disse un giorno, che li tabacco e le mo-
sche eran le peggiori piaghe di questo secolo degenerato .
A mezzo circa il Duab, trovammo Pidana, ove risie*
de il serdar Dgiavala Sing, uno de^capi principali dei
Pendgiab. Egli era stato spedito da Labora per darci una
festa in quest^ abitazione di sua famiglia : venne ad incon-
trarci alla distanza d^nn miglio, e ci trasmise una lettera
ed un arco con un sacchetto di denari . Era vestito da una
vesta di broccato, e le genti del suo seguito portavan to-
nache gialle , color prediletto de^ Seiki . Dgiavala Sing ha
fama di bravo soldato, e spiega ne^ suoi modi e nel suo
conlegno una dolcezza che incanta , in un nomo il cui as-
petto è marziale e la statura di circa sei piedi. Già co-
minciava ad imbrunire, quando egli conducevaci al nostro
campo, attraversando il suo castello fortificato, che ci die-
de favorevoF idea del soggiorno d'un capo SeijLO. Sorgeva
questi nel centro d^un villaggio abitato da' suoi vassalli ;
ed era tutto circondato da un muro di terra e da un es-
terno fossato: trovansi nelP interno di questo recinto un
bazar e vaste scuderie con molta regolarità fal>bricate .
Alla conquista di questo paese, succeduta essendo profon-
da tranquillità, i suoi capi bau volte le loro idee all' ab-
bellimento dei luoghi di lor residenza^ che, veduti da lon-
tano, hanno aspetto rispettabile ed imponente, quantun-
que inferiore alle fortificate abitazioni dei capi Badgiputi
del Marvar : queste abitazioni sono costruite nello stile
militare, di forma quadrata con alte mura e torriceile .
Il nostro buon ospite ci trattò con tanta generosità , che
ci trattenemmo seco per due giorni . DalPalto del suo ca-
VIAGGIO 35
Steno la nostra vista abbracciava tutto il circostante pae-
se, il quale è ricchissimo) a causa della prossimità delle
due capitali 5 Labora ed Amritsir; ma il sodo frattanto
H^è sterile.
Progredendo verso Labora, entrammo nella gran strada
costrutta da Dgiban Ghir, la quale anticamente era adom-
brata da file d'alberi e munita d'ospi2i pe^ viaggiatori e
di torrette. Essa condaceva da Agra a Labore ^ città del
gran Mo;:ol^ è stata celebrata nel poema di Lalla Rukh ,
sul soggetto della descrizione del regni corteggio che an-
dava a Casmira • Coir andar del tempo , gli alberi sono
scomparsi , ma molte torrette e superbi ospizi annunzia-
no ancora la magnificenza degP imperatori mogolli: offre
questa via un marciapiede spazioso e frequentato, né vi
si poteva camminare senza prender parte all' entusiasmo
che r autor di Lalla Rukh ha suscitato , ed anche, dir po-
trei , soddisfatto •
La mattina del 17, entrammo nelP imperiale città di La-
bore , che fu anticamente la rivale di Delhi . Noi ci ag-
girammo fra le sue rovine , ed incontrammo alla distan-
za di tre miglia il cavaliere Allard , eh' era stato inviato
per venire" incontro con due Indigeni d' alto lignaggio .
L' ufficiai francese era nella sua carrozza tirata da quat-
tro mule ; il Gerard ed io ci assidemmo seco lui , e fum-
mo cosi condotti air ospitai sua dimora, ove prendem-
mo alloggio • Terminala la cerimonia del ricevimento di
diversi amichevoli ed officiali messaggi di Kendgit Sing,
i Seiki che avevan fatto parte della deputazione , si ri-
tirarono, lasciando larga copia di frutti del Casmira e
del Cabol , come segno di benevolenza del loro signore .
La sera ci fu inviata dal maharadgiafa una borsa di 1,100
rupie , la quale ricevemmo per non offendere il principe .
L
Vili
34 BURNES
ADdammo il giorno seguente ad ossequiare il mahara-
dgiàb, elle ci ricevè con estrema affabilità, in un giardino
distante due miglia da Lahora.£gli era di buonissimo umo-
re^eper ben due ore ci trattenemmo seco lui. Si aggiravano
i suoi discorsi ora sopra soggetti di alta importanza , ora
sopra pure inezie ; espresse il vivo suo soddisfacimento
per una conferenza recentemente avuta col governator ge-
nerale dellUndia 9 e ci disse poter ora diminuir lo stipen*
dio a' suoi soldati dopo aver saputo cbe un sì possente eser-
cito, com^è quello degPInglesi, era cosi scarsamente ri-
munerato .
Il mabaradgiab molto si occupava del tiro delle bombe ;
ci condusse nella parte anteriore del suo giardino per farci
fi
vedere le risultanze de' suoi studi. Ignorandosi in questo
paese V arte di fondere il ferro , le bombe faceansi di ra-
me: ma il Court, uno degli ufficiali del mabaradgiab, glie
ne mostrò alcune da lui fatte del primo metallo il giorno
stesso del nostro arrivo , e ricevè in dono una borsa di
5,000 rupie, de' gioielli ed altri regalucci.
Rendgit Sing ci diresse le piii minute domande circa al
nostro viaggio; e siccome non era nelle nostre mire lo
sviluppargli intieramente il nostro piano , rispondemmo
esser diretti alla volta della nostra patria . Egli mi pregò
d' incaricarmi d^ una lettera di complimento pel re d' In-
gbilterra ; gli feci conoscere ciò esserm' impossibile , per-
chè questa avrebbe potuto comprometter la mia sicurezza
ne' paesi cbe doveva attraversare. Io gli offrii un bel paio
di pistole, che ottennero i di lui elogi e mi disse le avrebbe
conservate per mia memoria ; e '1 Gerard fecegli dono di
un canocchiale.
Il mabaradgiab ci ricevè circondato dalle sue truppe ;
quattro reggimenti d' infanteria vedevansi dalla di lui sala
VIAGGIO 35
d^adieDza, e forma vaa colla cavalleria aaa lunga fila che
percorremmo e fumm^ onorati del saluto. Quando fum*
mo per prender congedo, ci pregò di trattenerci alla sua
corte pio lungamente cne potremmo , poiché desiderava di
farci vedere la caccia della tigre , e darci una festa nel suo
palazzo 9 onore che noi convenientemente apprezzammo.
Ritornammo quindi air abitazione dell' Allard, onde goder
del piacere della sua compagnia e di quella degli ufficiali
suoi compagni .
Il di 22 verso la mezza notte , fummo sgomentati da una
scossa di terremoto che durò, con gran violenza, per
circa due minuti secondi; la casa, nella quale ci trova*
vamo , sebben solidamente fabbricata con mattoni e cal-
cina, fu fortemente scossa: l*" atmosfera nulla aveva accen-
nato di straordinario; il .barometro non subì alcun cam*
biamento né prima né dopo il fenomeno; il termometro
non segnava cbe S?.** (2^. 22 ) : prima del levar del so-
le, si abbassò fi oo a quattro gradi al disotto del punto di
congelazione; nel precedente mese di luglio egli era salito
a 102."* (31.'' 00). — Seppi che i terremoti erano aLahora
molto frequenti , specialmente di verno; e sono ancor più
frequenti al Gasmira e particolarmente in prossimità delle
montagne: ma gli alti minare tti di Lahora, fabbricati son
già 200 anni, provano evidentemente che da quelPepoca
queste commozioni non sono state molto disastrose. La scos-
sa che sentimmo pareva dirìgersi dal sud-est al nord - o-
vest , e fummo sorpresi sapere in seguito, che dopo d^aver
valicato FHinda Kuce, essa avea esattamente percorsa
questa linea; nella vallata di Badakscian, ed in tutto 1 corso
superiore dell^Indo, la maggior parte dei villaggi erano
stati rovesciati , e parecchie migliaia d* abitanti eran rima-
ste sepolte sotto le loro rovine ; la scossa , per quanto pò-
56 BURNBS
tei giudicaroe, era successa aligera medesima che a La-
bora, poiché misi parlò degli orrori del triste avvenimeoto
che sopraggiuDse nel colmo della notte.
Una settimana dopo il nostro arriVo, ricevemmo il prò*
messo invito d' andare a raggiungere il mabaradgiàb onde
goder seco de^ piaceri della caccia. Egli già era partito
dalla capitale 5 e c'inviò una lettera amichevole con quat-
tro elefanti per condur noi ed i nostri bagagli .
Noi montammo subito sopra questi animali, e c^incam--
minammo luogo le sponde del Ravi, seguendo la via te-
nuta dalla corte • Ci fermammo per un' ora al celebre
giardino diScialimar, che era allora più bello che mai;
sebbene nel cuor deir inverno , gli aranci eran carichi di
frutti! La notte prendemmo riposo nel villaggio diLako*
dar 9 famoso nelP istoria , perchè ivi fu che Nadir scià
passò il Ravi per andare ad impadronirsi di Labora . Il fiu-
me ha abbandonato il suo antico letto, che ora è secco e coN
tivato, e le orde di Nadir il devastatore si sono egualmente
da lungo tempo dissipate , cedendo il luogo a' quieti e labo-
riosi abitanti di questo paese • Entrammo l' indomani mat-
tina nel campo reale , che era ad una ventina di miglia
dalla capitale.
Avevam veduto lungo la via delle squadre di soldati,
de* facchini e de' vetturieri che portavan frutti e rare
cose 'y insomma , dopo la nostra partenza da Labora, era
evidente che noi ci avvicinavamo ad una numerosa riu-
nione d' uomini . Un miglio innanzi , un radgiàh col suo se-
guito montato sopra elefanti, venne verso di noi e ci eoo.
dusse al campo situato sulla riva del fiume ; a misura
che c'inoltravamo, lo spettacolo facevasi magnifico. Un
gran padiglioae in tela rossa , circondato da vasto recioto
della medesima stoffa, indicava Tattendamento del maba-
( — . — . —
VIAGGIO 37
radgith) le sue truppe erano costoro capi accantonate aV-
l'iotorno formando pittoreschi gruppi: estremamente eie-
ganti eran le tende preparate per riceverci , fatte di tela di
colore scarlatto e giallo; il suolo era coperto di scialli
di Casmira e di pecze di raso di Francia ^ di guisacbè non
fu cbe eoo una certa repugnanza clie potei posare il pie-
de sopra 'SÌ ricche materie: era in ogni tenda un letto da
campo, con cortine e coperte di seta gialla. Un si dim^ndioso
splendore era poco conveniente per uomini che non ave-
van molta speranza di trovar neppure i comodi della vita
oel resto del loro viaggio ; ma io debbo ccmfessare esserne '
stato in quel momento contentissimo. Un oflBcial della corte
venne da parte del maharadgiah a congratularsi con noi l
del nostro arrivo 9 e nella sera fummo raggiunti dal capi- ;
laoo Wade e dal dottor Murray, i quali erano stati inviati |
a Labora per una missione politica •
La sera del 27 agosto 9 ci mettemmo in cammino col
maharadgikh 9 e dopo aver guadatoli Ravi c'inoltrammo
Deir interno del paese . L' ordine della marcia era somma*
mente pittoresco, e'I ciHrteggio, sotto tutti i rapporti,
fu quello d^ un re - soldato. I suoi cavalli eran condotti in-
nanzi , e '1 viaggio si fece sopra gK elefanti : due di questi
mostruosi animali portavan de' palchetti in oro , in uno dei
quali era assiso il maharadgiah ; in sei o sette altri eie-
Cinti erano i suoi cortigiani ed i suoi favoriti . Un piceni
drappello di cavalleria ed un pezzo da campagna formavan
la scorta; e la carrozza che gli era stata donata dal gover-
nator generale , era attaccata a quattro cavalli e chiudeva
il magnifleo treno.
Rendgit Sing parlò molto, canunin facendo, e continuò
la sua conversazione con noi per quasi un' ora dopo che
si fu fermato: ranunentò la fortuna d'Emir Khan, cbe
58 BURNBS
aveva ricevuto dal governo delFIodia una ragguardevol
concessione di terre senza obbligo di servizio militare ^
e si dilungò sul di lui ioalzamento a cosi sublime rango
da un^ origine tanto abietta; ma egli non aveva che a ci-
tar sé stesso come notabile esempio del capriccio della for-
tuna. Ci disse , che un esercito disciplinato non si adatte-
rebbe alle abitudini d' un principe deirOriente perchè
questi non lo potrebbe regolarmente stipendiare , e si dolse
per conseguenza di quest^ obbligo. SMnformò se le nostre
truppe reclamavan mai altamente il lor soldo, e manifestò
qualche sorpresa sentendo che una simil condotta era con-
siderata come un ammutinamento. Una conversazione acni
ei prendeva parte, non poteva naturalmente finire senza
che si trattasse del soggetto suo favorito , il vino ; laonde,
subitochè si fu assiso osservò , che la posizione della sua
tenda era opportunissima per un divertiménto qualora le
persone della comitiva avesser voglia di bevere , poiché
dessa abbracciava una bella veduta del vicino paese ; do-
mandò ai medici se fosse meglio far uso del vino avanti o
dopo il pasto , e rise di tutto cuore quando risposi rac-
comandandolo e prima e dopo .
Nel tempo di questa conversazione avanzossi verso di noi
un paesano che altamente chiedeva giustizia i le guardie lo
arrestarono e gli sbarraron la bocca, ma il maharadgiàh
gridò in tuono autorevole : • non lo percuotete • • Un uffi-
ctale fu incaricato di ascoltar le sue lagnanze , ma temo
che , se la comune opinione è vera , la giustizia sia quivi
non meno dispendiosa che nelle altre contrade dell'Asia .
Dopo aver preso commiato dal principe , raggiugnemmo
le nostre tende , che eran diverse da quelle che il giorno
innanzi avevam^ occupato; eran essedi scialli di Casmira,
ed avevan quattordici piedi quadrati • Ye n* eran due riu«
VIAGGIO 39
oite per meizo d^una cintura della stessa ma^iflca stoffa,
e lo spazio iatermedio era coperto d' araxzi sostenuti a
grand' altezxa da massicci pilastri ornati d*" argento ; $;li
scialli d^ una tenda eran rossi 9 bianchi quelli dell* altra •
Era in ciascheduna un letto da campo, con cortinaggi
egualmente di scialli di Casmira ; ciocché dava piuttosto
i ridea d'^un soggiorno incantato che d' un campo situato
nelle dgengle del Pendgiab .
Tra le persone che vennero al campo, obliar non
debbo il saggio Aiizodin , medico e segretario di Bendgit
Sing . Secondo le nozioni dell* Oriente , egli è un uomo
dottissimo, profondamente versato nella teologìa, nella
metafisica e nella fisica , ch'ei confessa avere studiato nei
greci scrittori . Egli fé' mostra della sua scienza in molti
lunghi discorsi , de' quali ho estratto quel che segue, co-
me un saggio di ciò che in Oriente è qualche volta repu-
tato come sapienza: »
Il mondo possiede tre atomi diversi, tutti eccellenti, a
che entran nelP opera più nobile del Creatore , la quale è
Tuomo . Né le pietre preziose , né i preziosi metalli posson
moltiplicar il lor numero od accrescere il loro volume ;
nella bellezza loro risiede la loro eccellenza . Yeggiam nel
regno vegetabile gli alberi e le piante succiar T umidità
dalla terra ed appropriarla alla loro natura , crescere in
dimensione ed in gloria • Nel regno animale vediam le he*
slie della foresta pascersi delle piante che loro dan nutri-
mento , ed evitar quelle che loro possono recar danno ; noi
le vediam propagare la loro specie senza sociali instituzio-
ni. Neir uomo solo scorgiamo ogni eccellenza : egli possie-
de la bellezza e V ornamento della pietra preziosa , com-
prende ed impiega le proprietà del regno vegetabile , ag*
giugno allMstinto degli animali la ragione, e si occupa
40
BDRNES
dell'avvenire j sceglie con riflessione la sua compagna, e
non vive in branchi come gli altri animali . •
Ma noi eravam venuti per cacciare e non per filosofare;
quindi I** indomani a meziogiorno seguimmo Rendgit Sing
in una esplorazione . Egli cavalcava un cavallo baio suo
prediletto ) coperto da elegante gualdrappa riccamente
guarnita, ed ornata nei suo contorno dalla maggior parte
de' quadrupedi e de^li uccelli che nella caccia persegue.
Questo principe portava una sopravvesta di scialle verde
orlata di pellicce ; il suo pugnale era ornato de^ più pre-
ziosi brillanti , ed un leggiero scudo di metallo, dono del-
Vex ' re di Cabul, compieva il suo vestito. Una turba
di elefanti lo seguiva, ed un branco di cani di diverse e
tra loro confuse razze, provenienti dal Sindbi, dalla
Bakharia ^ dalP Iran e da' suoi propri stati , formava il
vanguardo. 1 suoi falconieri già tenevano in pugno i loro
uccelli , i quali , da ogni parte volteggiando , agitavano i
sonagli sospesi aMoro piedi. Una squadra d'infanteria, di-
sposta sopra un'' estesa linea , e trecento cavalieri incir*
ca, pellustravano il terreno. Noi andavam dietro a' guar*
daboschi , che , colle lor grossolane alabarde , fecer ben
presto sbucar la cacciagione , che allora consistette in cin-
ghiali, non in tigri. Le sciabole de'Seiki brillavano ai
raggi del sole , e in una mezz' ora avevam già veduto
otto mostri morder la terra ; molti più ancora eran ca-
duti ne' lacci . Per la massima parte erano stati uccisi dalle
sciable dei cavalieri ; alcuni soltanto erano stati prima fe-
riti dagli schioppi. Il sollazzo di questa caccia potrebbe
non esser abbastanza apprezzato da un Europeo , poiché
i cinghiali non avevan che poca probabilità di non esser
colti: son tuttavia persuaso che i Seiki molto si diver-
tissero.
VIAGGIO 41
QmsU scena ebbe laogo io una pianura che un* erba
folta ed alta cofuriva: dall'Yalta .^bieaa de' nostri elefanti ^
noi potevao» ne' liberi spazi , a nostro bell'agio contemplar
la bellezza delio spettacolo} i brillanti colori delle vesti delle
persone della corte producevano un efletto seducente }
Bendgit Siag accorreva sollecito ad esaminar ogni cignale
a misva cbe cadeva .
BitoraaBimo dopo un'ora e mezzo alle nostre tende: i
Cofittoali car Gjatori furoo rimunerati; furon poscia me-
nati i cinghiali viventi, ed attaccati per una zampa ad un
palo stettero esposti come ludibrio de' cani ; si aizzava '1
coraggio e V ardor di questjL animali spruzzando lor del-
r «cgua sul ^orpo ; ma un tal divertimento è poco dilette-
vole. Dopo d^ averlo per qualche tewpo osservato , Rea*
dgit Siog dette ordine di porre io libertà i cinghiali, di-
cendo ch^essi potrebber poi vantar la di lui umanità: gli
aauDnali furiosi se la biMerono attraverso la fossa che riem*
piva il campo , eoa soddisfazione della moltitudine .
Passammo qoindi alcuni momenti col mabaradgiah , che
et fece un animato racconto delle sue gesta al di là del*
l'Indo: egK parlò del valore d' unNihango, o fanatico Seiko
che io questa occasione perde la vita: costui aveva com*
battuto a piedi, e ricevuto una ferita che medico, ritornò
qoiodi f cavallo sul campo di battaglia; una seconda ferita
non lo scoraggi, montò sopra un ^apie per combattere
ancora, quando una palla di schioppo io colpì mortal-
mente nel petto . — «Era un prode guerriero, soggiunse il
• principe, ma molto perverso: se io quel giorno egli non
M fosse perito , io sarei stato costretto a cacciarlo in un
• carcere per tutto il resto della sua vita ; egli voleva
• oltrepassar la frontiera per mettere il fuoco ad un ac-
» cantonamento inglese • »
vili.
42 B C R 5 E S
La battaglia , di cai parlavasi , era stata combattuta a
Nascerò, presso Peiscia ver ; orala piìi brillante vittoria
che ReodgitSiog avesse riportato, dopo P eroico passag-
gio deirindo in un punto che non era guadabile. — Era
invero piacevoi cosa sentirgli raccontare le sae incursioni 9
le sue evoluzioni, le sue battaglie, i suoi successi. —
• Bisogna che passiate sul campo di battaglia , continuò a
» dire , e bisogna che ne facciate esatta recognizione : io
• vi darò lettere per i capi vicini , e per I Khiberi che
• vivon da masnadieri; eglino vendicheranno il terreno,
• vi assicureranno una ferma protezione ed un trattamento
» onorevole. » — Questa prova di favore era benevola,
e ne fui tanto più sensibile in quanto che non V aveva sol.
lecitala ; le lettere però furono inutili .
Continuammo a goder della società del mabaradgiàh
sino alla fin del mese, epoca in cui ritornammo a La-
hora, colla solita pompa, col medesimo fasto, che In cam-
pagna erano stati spiegati. Cammin facendo cacciammo
col falcone, divertimento, a cui può prender parte anche
chi non è cacciatore . Una salva dì cento colpi di cannone
annunciò il ritorno di Rendgit Sing nella sua capitale , e
noi tornammo ad 'alloggiare in casa delPAIIard, nostro
degno amico .
Il di 6 febbràio fu celebrata con gran pompa la festa del
Vasant^ o sia della primavera: Rendgit Sing c^Tnvitò; lo
accompagnammo sopra degli elefanti, per esser testimoni
delle dimostrazioni di gioia, che , come in altri paesi , su*
scita quivi il ritorno della primavera. Le soldatesche èra-
no schierate in fila si lunga , che non si poteva percorrere
in meno di trentacinque minuti : elleno unicamente consi*
stevano in corpi regolari, cavallerìa, infanteria ed arti-
VIAGGIO 45
glieria; eran tutte in divisa gialla, che è il vestiario di
gala per questa solennità •
Il mabaradgikli passò lungo la fila, e ne ricevette il salu*
to: faceva d*uopo attraversar intieramente le rovine del-
l'antica Labora sopra un terreno irregolare , il che dava
alla linea un ondeggiante aspetto, che notabilmente faceva
risaltar la bellezza della scena. Airestremità di questo ma-
gnifico esercito sorgevan le tende regali adornate di seta
gialla: era in una di queste un baldacchino che ascendeva
al valore di un lac di rupie , tutto tempestato di perle e
di pietre preziose , e la di lui magnificenza sorpassava ogni
immaginazione: Hendgit Sing vi si assise da un lato, ed
ascoltò per dieci minuti la lettura del Grintb (la Sacra
Scrittura dei Seiki) ; egli fece un dono al sacerdote, e'I
sacro volume fu portato via inviluppato in dieci differenti
coperte , T esteriore delle quali era di velluto giallo in ono-
re del giorno • Fiori e frutti furono allor collocati dinanzi
al principe ^ ogni albero od arbuscello che porta fiori gial-
li, fu in quell* occasione spogliato . Non potei circa la scel-
ta di color SI semplice altra ragion discoprire se non T ar-
bitraria volontà d^un sovrano.
I nobili ed i comandanti delle truppe , tutti vestiti di
giallo, venner quindi ad offrire il lor dono di danaro : sciàh
Zeman, e sciàh Eyub, figli deirex-re di Gabul, furono
allora introdotti, e lungamente parlarono col maharadgiàh:
Sarafraz Khan , nabab del Multan, similmente vestito di,
giallo , ed accompagnato da cinque de' suoi figli , rese il
suo omaggio e fu accolto con molta bontà : gli agenti di
Bbaoalpur e del Sindhi avvicinaronsi alla lor volta, e f uroa
minutamente interrogati sopra argomento di grave politica
importanza per l'attuale congiuntura, io voglio dire sul-
r apertura dell'Indo; allMpocrita attitudine di questi per-
44 BUANBS
ftooaggi, sài^bbe statò difficile, potersi accorgere esser
dessi i rappresentanti di principi che cordralmeote aveva*
no In odio il mafaaradgiàh .
Terminate queste cerimonie, furono introdotte le bal-
lerine . Siccome pslrtecipavano della benivoleoza del prln^
cipe, elleno riceveron buona parte del denaro esposto in
mostra dinanzi a lui , ana^ parve cbe intieramente lo scom-
partisse tra esse. Quindi le furono invitate a cantar le amo*
rose canzoni della festa , come porre un'ode sul vino : Beft^
dgit Siog fece apportar le bottig4ie, e volle che si beveS'^
se il bicchiere della partenza; dopo di che ci separammo.
Fu prolungato il nostro soggiorno a Lahora a cagion del*
la festa che il principe aveva risoluto darci nel suo paIaZ''
to di Saman Burdge. Noi andammo 'a raggiungerlo io un
giardino, e lo accompagnammo nel luogo suddetto che
in tale occasione era magnificamente illuminato a cera: :
bottiglie piene d'acqua diversamente colorata eran si-
tuate intomo alle Tutnlere e ne aumentavano lo splendore.
Noi fummo condotti subito nella gran sala ove stavano
anticamente gr imperatori mogolli; dessa ha 70 piedi di
lunghezza, e vi si accede per un colonnato di marmo che
sostiene una volta. La soffitta e le pareti sono intieramente
dorate ed incrostate di specchi , e V IHumhiazione ne fa-
ceva molto risaltar la magnificenza. Diverse parli di que*
sto palazzo , nel modo stesso che quello di Delhi , deono
evidentemente molte delie beHezze della loro architettura
al genio d^ un artista europeo .
Uscimmo dàlia gtao sala per passare In un piccolo ap-
partamento, ove dovevano aver luogo i divertimenti della
Sera . Yi eran pure presenti il capitano Wade ed il dottor
Murray, éstavan lutti seduti sopra seggi d^ argento in-
torno al maharadgihh. In un^ estremità della stanza era un
VIAGGIO 45
Ietto da campo che merita d* esser deseritto: tatte le parti
ne erano intieramente coperte d^ oro, ed una lamina mas-
siccia di questo prezioso metallo formava il sopraccielo ;
posava sopra sgabelli similmente d^oro, alti 10 pollici
disopra al palco ; il cortinaggio era di scialli di Gasmira ,
e d^oro era pure un seggio rotondo che stavagli accanto:
ci fu poi fatta vedere ne^ superiori appartamenti r accom-
pagnatura a questo splendido addobbo. I ceri deir illumi-
nazione eran sostenuti da viticci d^oro. li pìccol quartiere
ove ci trattenemmo era magnificamente dorato , ed un pa-
ramento di seta gialla formava il Iato verso il cortile .
Quivi godemmo col maharadgikh, che faceva libera,
mente circolar la bottiglia , empieva egli stesso i bicchie-
ri, e col suo esempio dava animo a^ bevitori . Bendgit
Slog l>eve a peso ; la sua dose usuale non oltrepassa quello
di otto peisei (1), ma in quest^ occasione ne tracannò di-
ciotto. La bevanda sua prediletta, è uno spiritoso liquo-
re estratto per distillazione dalle uve delGabul, arden-
tissimo e più forte delFacquavite . II principe divenne al-
legrissimo, piacevolissimo, e raccontò molte avventure
della sua vita privata : egli aveva sedato due ammutina-
menti del suo esercito ; tre de^ suoi capi erano ad epoche
diverse caduti a^ suoi fianchi ; una volta egli aveva sfi-
dato un suo avversario a venirne seco a singoiar tenzone ,
onde terminarla loro contesa; ec.ec. Lo spirito bellicoso
del principe si comunicò alle ballerine, le quali , secondo il
suo costume , fece più tardi entrare in conversazione; le
fece rallegrar col liquore, e venner quindi alle mani tra
loro; questo combattimento molto lo diverti, ma non ci
(1) Pleoato moneta di rame.
46 BUENBS
ebber gusto quelle povere creature 9 che perderon nella
mischia alcuoi de'pesanti cerchi che daMoro nasi e dalle loro
orecchie pendevaoo . — Fu imbandita la cena, che consi-
steva in cibi diversi eccellentemeote preparati,, e che,
per un siogolar cootrasto colla magnificenza della sala, fu-
mo presentati sopra foglie cucite in forma di piatti. Veran
lepri e pernici, del cinghiale ed altra cacciagion d^ogni
sorta . Rendgit Sing ne mangiò abbondantemente e ce ne |
fece parte a noi pure. Eravi ancora una quantità di con-
fetture diverse e di sorbetti . Non ci separammo che molto
tempo dopo la mezza notte .
In mezzo a queste feste, a questi divertimenti , non per-
devamo però di vista le difficoltà che saremmo per in-
contrare, e risolvemmo di mettere a profitto T esperienza
deir Allard e del Court, che, venuti per (erra dalla Persia,
aveao percorso una parte del paese che noi eravam per tra-
versare . Pareva che essi gareggiassero insieme nel darci
prove di benevolenza: ci coosegoaron diverse lettere per
le persone di lor relazione nelf Afghanistan , e ci dieder
sani consigli per diriger la nostra condotta. 11 Court ebbe pur
anche la compiacenza d'estendere in francese na^ Istru^
zione^ che ho inserito in fine di questo capitolo, poiché,
essendo il resultamento della sua esperienza, contiene pre-
ziose notizie per i viaggiatori , e mi dà occasione di espri- I
mere la mia riconoscenza tanto a lui che air Allard. Que-
sti ufficiali non ci mascheraron i molti timori che circa la
nostra sicurezza concepivano , ma noi non eravam venuti
a Lahora per discutere le probabilità di successo , sibbene
unicamente per continuare il nostro viaggio •
Nella sera del 10 febbraio, prendemmo congedo dal ma-
haradgiàh alla parata , ove nuovamente ci mostrò , eoa
certo evidente orgoglio, i progressi fatti da^suoi soldati '
VIAGGIO
47
neirarte di lanciar le bombe. Mi domandò poi del mio pa-
rere circa air apertura deiriodo, ed osservò, che questo
fiume ed i suoi cinque grandi affluenti scorrendo pel suo
territorio , ne sarebber derivati vantaggi per lui più consi*
derevoli che pel governo britannico : parlò di questo pro-
getto in quel modo che era da aspettarsi da un uomo di
estese vedute ; ma disse che molto non andavagli a genio
il veder de* vascelli navigar per ogni dove ne' suoi stati :
egli teme qualche collisione col nostro governo. Dettò
dopo ciò alcune lettere, colle quali raccomandavaci ai
capi di Peisciaver e del Cabul , come anche ad altri gran
personaggi de' paesi d* oltre Plodo. Spedì similmente ordini
a tutti i suoi capitani ed agenti , dalla capitale sino alla
frontiera; finalmente , stendendo la mano dall'alto del suo
elefante , ci strinse le nostre destre e ci disse addio. Mi
pregò particolarmente di scrivergli sovente, e ragguagliarlo
de' paesi che percorrerei , dei loro usi e della politica loro^
e di non dimenticarlo giammai in qualunque luogo mi tro-
vassi . Fummo fedeli a questa raccomandazione anche a
gran distanza dagli stati di Rendgit Sing , e noi ricevemmo
lettere di lui fin ne' deserti del Turkestan edaBukbara!
Giammai, nel sepcirarmi da uit Asiatico, io non provai
un'impressione simile a quella che in me si suscitò nel
dividermi da questo principe : senza educazione , senza
guida, egli conduce tutti gli affari del suo regno con gran-
d'energia e con straordinario vigore, ed esercita nullo-
stante la sua autorità con una moderazione , che , presso i
principi orientali , è assolutamente senza esempio.
•M»)#€4
.. ]
48
BOaN BS
QUESTA
L' ESTRUZiONE DEL COURT
Al signor Burnes^ ti suo omc^^ Cour
Va proverbio fraocese dice: se^ Tìaggiando^ vuoi vive-
re io pace 9 -fa in modo d' urlare come i lupi coi quali ti
trovi ; cioè, uAifqnpati in tutto agii usi, alle costumale
degli aBitanti delie cooirade che percorri . *- Questa è la
base delle vostre istruxiooi .
Prima di tutto cominciate a spogliarvi di quaoto po-
tesse dar indizio che siete Europei; poiché, se si viene
a saper che siete tali, si crederà che con voi portiate
tutte le miniere del Perà. Per questo, vi attirereste addosso
un nugolo di nemici; poiché le barbare popolazioni nelle
quali V* imbatterete congiurano cojutro il denaro , non
contro la persona. Guardatevi dunque dal produrre il più
piccolo oggetto che dentar possa la loro cupidigia. Ram-
mentatevi che spesso ho «dito queste genti , glorificarsi
siccome d? uq' eroica azione V aver tatto assassinare tale
0 tal altra persona per carpirle un oggetto che avevan
bramato.
Sfuggite, per quanto è in vostro potere, le occasioni che
leder potessero il vostro decoro: se sopraggiungan impre-
visti casi, non gli affrontate con impeto; poiché, rispon-
VIAGGIO «8
dere tìP asiatica insoleiifa , altro non è ebe aggiunger al
ftiooo die gih arde nuova covibastibil oiateria : se vi tro*
vate ceetrettia riaeutirvi, è d^uopo allora preeeatar so^
lide ragioai ^ aocompagDale da obbliganti e eoraggiose
espresaioni.
Abbiate per maasiaui, che nen bisogna legar cogli Orien-
tali particiriare aariciiia 9 poiebè sono incapaci d'affetto
sincero : alate d' accordo con tatti, non vi affesionate ad
nlcnno; in qneslo modo ne nseirete sempre a mioor costo.
Sapinate cbe dessi non hanno né la bnona fede, né la fran-»
chezia, ne la lealtk che ci cafallerinano: per verità eglino
san dolci, careaganti, lusinghieri; ma sotto queste sedu-
centi apparenae , nascondon qnasi sempne perversi disegni.
La peridia, il tradimento, lo spergiuro, nulla han per
kro di biasimevole ; agli occhi loro H diritto è nulla , tnito
la forza. Non v'imaginate che ciò ci» da noi chiamasi
bontìi , dokezia, compiacenza, esser vi popsa di qualche
utilità ; queste qualità non sod da loro per nuHa apprei*
zaie. Non teawte , siccome Europei, di mettere in opra
r adulazione ; essendo tra loro di frequente uso , voi non
sapreste troppo spesso impiegarla ; ella può anrf esservi
di moUo vantaggio.
Abl>andonandoLahora, dite addio a Bacco, per non ri-
vederlo più cbe nella bella Europa • È questi un essenzial
sacrifizio che bisogna subire , poiché egB varrà a rispar-
miarvi molte contese che i maomettani suscitar vi potreb*
boro.
Siale uMidesti neHe vostre spese-, meno ne farete , e meno
aguzzerete la venalità degli Orientali : schivate soprattutto
di fare il più picco! regalo, poidié se a qualcuno ne fate ,
sarete subito assediati da un^ infinità di altri, i quaN, fin-
ché non sieno soddisfatti , non si dipartiranno •
vili
so tuaiiBS
Presentatevi in pubblico meno spesso che sia possibile-
Scansate le conversazioni d'ogni specie 9 quelle particolare
mente che. trattan di teologia , sul .quale argomento i mao-
mettani son vaghi d'affrontar gli Europei. Costretti a
dover dire il vostro parere ^ date lor sempre ragione..
Le vostre memorie sieno scritte in segreto, altrimenti
potreste dar luogo a sospetti che potrebbero esservi noci-
vi. Raccogliendo notizie 9 siate destrìe prudenti , né ab-
biate mai aria dMnsistenza per averne. Se il paese offre
delle curiosità , visitatele come per diporto : se son lontane
non andatevi mai se non in buona compagnia •
Non vi mettete in viaggio fuorché con sicure carovane ,
e siate intenti a non discostarvene mai. Abbiate de' ri-
guardi pel caravamercukiere , poiché da lui sempre dipende
il felice successo de' viaggiatori: acquistandovi la di lui
amicizia 9 egli potrà darvi i desiderati ragguagli , ed evi-
terete in tal maniera d'indirizzarvi ad estranee persone-
Il vostro attendamento sia sempre prossimo al suoj ma
un di voi stia sempre non ostante coli' occhio alla penna •
Per imporne, siate sempre armati dal capo ai piedi: sfug-
gite quelli che si dan troppa premura per servirvi , perchè
ordinariamente son de' bricconi che fanno air amore colla
vostra borsa. Quando siete sul punto di partire, procurate
di dare ad intendere che partite senza denaro, e che
avete in lettere di cambio quello che vi è necessario. Fate
in modo d' aver sempre con voi e ben nascosto la metà del
vostro denaro ; e ne' punti ove temete d' esser visitati , na-
scondetelo ancor più perchè non sia veduto. Rammentate
chMo sono stato pia volte visitato, e che ciò a voi pure
potrebbe accadere; trovate dunque buoni nascondigli pel
vostro denaro .
VIAGGIO 51
Qaando tratterassi di pagar gabelle e pedaggi , sborsate
il danaro senza difficoltà , a meno che le esigenze de^ do-
ganieri non sieno soverchie : sappiate che questi soq ma-
riooll che posson suscitarvi molte contese •
Quantunque abbiate a percorrer contrade abbandonate
al più spaventoso dispotismo , non potrete fare a meno di
ammirar la gran familiarità che regna fra M piccolo e M
grande : però non vi meravigliate se vedete de^ cialtroni
farvisi dappresso , e togliervi dalle mani la pipa e mettersi
a fumare ; non abbiate dunque aria d' austerità con alcuno ;
0 contegno ie^ fachiri è quello che meglio vi conviene.
Il Nevab Dgiabar Khan può appianar tutte le difficol*
tk che incontrar potete da Cabul a Bukhara ; procurate
dunque di piacergli: d' altronde egli è T uomo più perfet-
tamente onesto eh' io m' abbialrovato neir Asia .
Quanto al vostro progetto di attraversar la regione di
Khi va per andar sulle rive del mar Caspio , io lo riconosco
impraticabile: desidero pertanto che possiate effettuarlp^
caso contrario, rivolgetevi verso Herat o Mesced; ma non
vi mettete in via se non con una numerosa e ben armata
carovana 9 perchè *1 paese che dovete percorrere è infe-
stato dai Torcomani, clie impunemente ne saccheggian
ogni contrada .
Del resto l'esperienza che acquisterete nel traversar
queste regioni , vi fornirà de' lumi atti a guidarvi meglio
assai che le mie istmzioni noi possano •
Dio vi faccia arrivare a buon porto !
SOMMARIO
DEL CAPITOLO SECONDO
PABTKIIZA DA LAHOI A — MIDUZIOIIB DEL IIOSTIO BA-
6A6U0— TBDCTA DBLL'UMALATA— IL TSCBNAB— IL
DCIALKM — railD DADAK KHAN ~ SUE ANTICHITÀ' —
MOHTl SALSI ~ MODO D'ESTMABRE IL SALE — VILLAG61
DELLE SPONDE DEL D«IALEM— TEATBO DELLA BATTA-
GLIA DI POBO— ISOLE NATANTI— POBTE DI BOTAS —
TOPE DI MANIBIALA — MEDAGLIE E ANTICHITÀ* — TAXI-
LA— BAVEL PENDI— INDIZI CHE ANNUNZIANO IL FINE
DEL TEBBITOBIO INDIANO — 60LE DI MABGALLA — YE-
DITTA DELL' INDO —SI PASSA QUESTO FIUME A GUADO—
ATTOK .
VIAGGIO
NEL PENDGIAB FINO ALL' INDO
ATO alPAIIard ed al Court un ami-
chevole addio, partimmo da Laho-
Botas ra il di 1 1 febbraio , e facemmo
la fermata al sepolcro di Dgihan Gbir, magnifico moau-
meato sulla sponda dei Ravi .
Senza essere in uno stato di morale abbattimento, e
senza accorgermi che il mio zelo s'infiacchisse , io nulla-
dimeno sentiva un gran vuoto nel cuore , vedendomi se-
parato da due amici , da^ quali eravamo stati accolti con
tanta ospitalità; ancb^ora rammento il breve numero di
settimane passate a Lahora, come i giorni più felici delia
mia vita .
56 BURNES
La nostra prima fermata non offriva oggetti capaci di
rallegrarci ; Il sito dove albergammo altro non era clie
1^ avanzo d^un mausoleo che le ceneri d^un re avean san-
tificato , e che recentemente il soggiorno d' una brigata
d^ infanteria , cui era slato assegnato per caserma , nota-
bilmente aveta degradato . Noi passammo la notte in uno
de' padiglioni che circondano il monumento, ed ascoltam-
mo le puerili fole delle persone che ci stavan sedute din-
torno; desse ci assicuravano , che la salma delP imperator
Dgihan Ghir , stava, come quella di Maometto, sospesa in
aria in virtù d^una calamita , basta però guardare nel-
Favello per veder che riposa sul terreno.
Ma qui rendeasi necessario d^ abbandonar quas^ intiera-
mente tutti i nostri effetti , e di rinunciare a diverse co-
stumanze ed abitudini eh' eran per noi divenute una se-
conda natura; da questi sacrifizi dipendeva il buon esito
della nostra intrapresa . Buttammo via il nostro vestiario
europeo ed adottammo l' asiatico : le nostre vesti strette ed
attillate si permutaron colle ondeggianti toghe degli Afghani;
cignemmo il cordone per la sciabola, e la sciarpa. Le nostre
teste furon rasate, le fasciammo in un vasto turbante e
cammìoammo in pantofole ; cosi fu d'uopo aver, per un
assoluto contrasto , toperìai la testa e i piedi nudi . Tende,
letti , bauli furon dati via; tavole e seggMe furono spezza-
te ; sapevamo che in avvenire una eapaiiM o pur la volta
del cielo esser doveva il nostro ricovero , ed un grosso-
lano tappeto ed una stuoia il nostro letto; una coperta
( kammai ) aveva a cuoprir la sella all' uso dei paese , ed
a velarci il viso nel tempo del sonno. La maggior parte
del mio piccol guardaroba trovò posto nelle kurdgin o
borse di cuoio intraversale sulla groppa del cavallo • Un
sol mulo per ciascun di noi portava tutto il nostro baga-
VIAGGIO 57
glio, co'miei libri ed i miei strameoti. Moliammed Ali
ed il giovine Gasmiriaao cavalcan due ronzini.
Tali aggiustamenti richiedevano tempo e riflessione: dem<
mo via, distruggemmo, abbruciammo intiere masse d'og-
getti di diverse qualità , che avrebbero potuto formare il
carico di parecchi muli; sacrifizio propiziatorio, siccome
io lo chiamai, a quegli immortali demoni dei Khiberi, che
da tempo immemorabile han sempre svaligiato i viaggiato-
ri al passaggio delP Indo. Ciascuno parve persuaso delPim*
periosa necessità del sacrifizio, giacché piii assai che tut-
ti i nostri beni ci era cara la vita. £ di quale utilità infatti
esser ci poteva dopo avere adottati gli usi e le vesti del
paese il superfluo bagagliume della civiltà? Nulladimeno
ella è una singolar sensazione quella che si prova , quan-
do, seduti colle gambe incrociale, si scrive il proprio
giornale sulle ginocchia ! L' abitudine ci ebbe presto fa-
miliarizzati con questi cambiamenti ; e quantunque privi
di vino e di altri spiritosi liquori di qualunque specie , e
sebben ci servissemo delle nostre dita per prendere le vivan-
de in piatti di rame senza far uso né di forchette oè di col-
telli, seguitammo pertanto a mangiar col medesimo buon
appetito di prima «
Fatta mezza via dal Tscenab, ci fermammo a Kote, nella
casa di campagna d^un colonnello degli eserciti di Rendgit
Sing. Era questo un piacevole albergo *, e sebbene il giar-
dino non fosse di neppur 300 piedi quadrati , egli era pe-
rò adorno di molti alberi fruttiferi e di fiori : i primi eran
pel maggior numero fioriti, e la loro nomenclatura darà
una favorevole idea del clima di questo luogo: v' eran pe-
schi, albicocchi, susini, fichi, melagrani, aranci di frutto
dolce e forte , cedri, limoni, peri indiani, viti, bairi , pal-
me dattilifere, mandorli e meli, e sette o otto altre specie
vili.
58
BURNES
che DOQ posso designar che cognomi che lor danno gP in-
digeni, e sono: il guier, iisobaadgna, il guKscin 9 Poam-
Itass, il beli, il bassura. lyiali di questo giardino eran
contornali da magnifici salci piangenti e cipressi , e le
aiuole offri Tan narcisi e rose stradopple. Quasi tutti, tanto
alberi che fiori, sono indigeni, ma molti Tengono da Ca-
sfflira: un easmiriano avea la cura di questo luogo deli-
zioso, il di cui proprietario era assente; la sua casa era
in disordine e molto negletta, essendo pòco pagato dall' a-
varo suo sovrano . Il figlio del colonnello , spiritoso fan-
ciullo di nove anni , ci fece una visita , e recitò dei ver-
si d^un poeta persiano, che leggeva alla sua scuola.
Questo giovinetto è destinato ad esser testimonio di san-
guinose scene, od almeno di grand^ avvenimenti in que-
sto paese !
Alla distanza di circa 20 miglia dal Tscenab, rive*
demmo in tutta la lor magnificenza le gigantesche cime
dell* Himalaya . Erano i monti che sono sulla strada del
Gasmira al disopra di Bember, ove il Bemier tanto lamen-
tossi del caldo che lo alBisse ; ma ora vedeansi tutti coperti
di neve . È impossibile contemplar queste montagne senza
provare un sentimento di piacere , poiché sollevan l' oc-
chio stanco dalla monotonìa delle immense pianure del
Pendgiab. A giudicar dalP altezza di quelle che sono state
misurate più alPest, queste non debbono aver meno di
16,000 piedi d^ elevazione , Difficile fu valutarne la di*
stanza, poiché la carta non dava esatta idea della catena;
ma facendo tutte le possibili deduzioni , le più alte non pò-
teano esser a meno di 160 miglia da noi, e presentavansi
sotto un angolo di 51 grado . In tutta la fila notavasi appe-
na un sol punto 0 picco; or questa regolarità di cresta
VIAGGIO
59
perchè non potea indicare una formazione trappica o cal-
carea 7
Pervenimmo alle rive del Tscenab a Ramnagar , picco-
la città ebe Rendgit Siag visita volentieri , ed ove sovente
ha passato le sue truppe a rassegna , quando imprendeva
le sue spedizioni al di là dell' Indo . Dessa è in una vasta
pianura atta alle evoluzioni d^un esercito. Il suo nome
era anticamente Ressulgar , e le fu cambiato dopo la ro-
vina della musulmana dominazione ; significava città del
profeta^ mentre quello di Ramnagar ) che gfi è stato so-
stituito 9 suona città d^ un Dio •
11 Duab, ossia paese fra il Ravi ed il Tscenab , è un
poco più coltivato e piii fertile della contrada ebe avevam
prima traversata , abbenebè il suolo ne sia sabbioso. Nella
sua parte centrale i pozzi non hanno che 25 piedi di pro-
fondità: la loro temperatura media era di l(y* ( IG"* 87 );
e nella mattina sorgevan da essi vaporose nuvolette , che
rimanevan visibili finché P atmosfera non fosse abbastan-
za riscaldata per disperderle . In questa stagion il clima è
freddo e glaciale , spesso piovoso , e sempre oscurato da
nubi. Il vento soffia generalmente dal nord .
Qui cresce la canna da zucchero ; se ne faceva allo-
ra r estrazione del su^ ^ stringendo a tal efifetto le can-
ne fra due cilindri di legno orizzontaliaenle disposti Tu-
no sopra l'altro , e messi in moto da bovi ; i quali fan-
no girare una ruota^ ebe dà movimento a due altre piii
piccole verticalsiente sttuate alla sua super fiele 9 e comu-
nicanti co' due cilindri di legno. Nel mentre che ioesa«
minava uno di questi ordigni ^ il capo del villaggio me ne
spiegò il meccanismo ; poi mi donò del gur o zucchero
grezzo, priodzia di quella raccolta. Era costui un ignoran-
tissimo Dgiat, in compagnia di suo figlio . Avendo cercato
(io B V K N B S
di sapere quali fossero le cognizioni del figlio ^ consiglia!
il padre di mandarlo a scuola 9 ma egli mi rispose esser
Tistruzione inutile per le persone che coltivan la terra : e
mi duole dover dire , che una tal opinione regna anche
nelle classi più elevate , giacché Rendgit Sing e suo figlio
sono egualmente illetterati, e non vogliono che si faccia
istruire il figlio di quest^ ultimo sebben sia un fanciullo di
belle speranze.
A Bamnagar ricevemmo la visita d'un venerabii capo
Seiko delPetà di 82 anni , il quale aveva guerreggiato sotto
Tavo di Rendgit Sing; la sua barba era incanutita , ma
pel rimanente era un vecchio vigoroso ; avea il vestiario
tutto bianco che annunziava un uomo ancora attaccato alle
antiche costumanze ; loquace come tutti i vecchi , ci de-
scrisse in modo animato i suoi verdi anni e i progressi della
potenza dei Seiki. » E stato predetto nel nostro Grinth^
• egli ci disse, che dovunque trovisi un cavallo ed una
» lancia , ivi sarebbero e capi e soldati nel paese . Ogni
» giorno conferma la verità di questa predizione, poiché
I il numero de^settatori della fede dei Seiki si aumenta ,
• termine medio, di cinquemila per anno . •
Quando T ingrandimento politico segue i progressi del-
la supremazia religiosa d'una setta, non occorre molta
previdenza per pronosticar che questa setta si accresce*
rk: dopo P invasione de'Patani, P indiano diventò musul-
mano, e colla potenza de' Seiki il musulmano ed il brah-
mino fecersi Seiki o Singi. Il vero Sing o Khalsa altra oc-
cupazione non conosce che la guerra e V agricoltura, e più
quella predilige che questa . Il settator di Babà Nanek è
mereadante : i Seiki sono indubitamente il popolo delP In-
dia moderna che maggiormente progredisce.il nostro vec-
chio parlò molto della degenerazione del paese ; ma il vi-
VIAGGIO (il
gor del governo e M tuono della nazione non erano la sua
opinione ; egli come tutti i vecchi , era rimasto addietro .
L'aspetto del popolo Seiko , e la generale rassomiglianza
degli uomini che lo compongono , porgon alla speculazio-
ne un curioso soggetto. Quattrocento anni fa, il Seiko era
scoDoscinto, anche come tribù; ed oggidì la fisonomiadi
tutta intiera la nazione è altrettanto distinta, quanto quel-
la de^suoi vicini gP Indiani ed i Cinesi. L^ estrema re-
golarità delineamenti, ed il viso allungato de^Seiki,
fan che aleno facilmente distinti dalle altre tribù . Non è
difficile il comprendere che una nazione che ha partico-
lari costumi , offra morale e caratteri comuni in tutti i
suoi individui ; ma che in cosi breve periodo , più centi-
naia di migliaia d' individui presentino una nazionale ras-
somiglianza , tanto fortemente pronunziata quanto quella
che distingue i Agli dUsraele , è per lo meno un fatto no-
tabilissimo •
Noi traversammo ilTscenabnel punto, ove ordinaria-
niente si tragitta in chiatta, a tre leghe dal villaggio.
Aveva egli 900 piedi di larghezza, e 9 di profondità nei
due terzi del suo canale . Le sue rive son basse da cia-
scun lato, e vengono prontamente inondate nelle stagioni
calde e piovose. Gì' istorici raccontano, che Alessandro
Magno dovè precipitosamente allontanarsi dàiVÀcesines^di
cui Arriano parla come d' un fiume rapido : e tale egli è
infatti nella stagion delle pioggie; ma quandMo lo vidi, la
sua celerità non era che d'un miglio e mezzo per ora , e si
potea traversare a guado. La temperatura delle sue acque
era di 5;V (9<> 32), e per conseguenza più bassa di quella
degli altri fiumi del Pendgiah che già avevam traversati ,
i quali sono il Setledge , il Beyah ed il Ravi .
63 tUBNES
Ci ripofiammo sulla sponda destra in una moschea; que-
sti edifiii quivi dod offrono clie mora di terra; delle tavo-
le formanti un tetto a guisa di terrazio. son coperte della
stessa materia. I credenti hanno troppo a cnore i lor co-
modi per non avervi nell'interno an focolare, ove fanno
scaldar l'acqua per le loro abluzioni. Se violammo la santità
del luogo col farlo nostro albergo, vi fu compensazione
però nella nostra liberalità in distribuir medicamenti. Gii
abitanti dicevano die nn' aria maligna aveva recentemente
soffiato su questo paese, lo che, combinato colf arrivo di
un personaggio quale è nn medico firìngi ( europeo) , rcn-
dea malato tutto il mondo: le donne , siccome soglion
fare in ogni parte , lamentavansi d' immenso numero di
mali , e se il dottor Gerard non le guariva credo die al-
meno agisse sulla loro immaginazione, il che è certa-
mente di qualche entità* Molto gli abitanti soffrivano per
un tal morbo chiamato nuzla^ litteralmente flussione; cre-
doche ciò vogMa dir catarro; e dicon che consisle in un
flusso che sgorga per le narici e che offende il cervello ed
altri organi del corpo ed ha un esito funesto: ne altri»
buiscono la cagione al sale, del qnale si fa uso in questo
paese , che è tratto dalle montagne. Le oftalmie sono fre-
quenti nel Pendgiah e son forse cagionate dalle particelle
nitrose deDe rive de'snoi diversi fiumi ; ma se si domanda
ad un indigeno la causa di questa o di qualunque altra
malattia, risponderà esser dessa un'espiazione ddie colpe
che conmiesse in questa vita , o nelle altre vite e ferme
anteriori; poiché eglino bau trovato nella dottrina della
metempsicosi, uno stato futuro di punizione per tutti I ca-
si, ed anche, almeno io lo credo, di ricompensa.
Una corsa di 45 miglia d fece arrivar sulle sponde del
Dgialem , il celebre Hydaspes de' Greci . Egli scorre ser-
VIAGGIO 63
peggìando per uaa pianura di terre d^alluvione, alle falde
di basse e sassose coUioe .
Esseodoc' imbarcali su questo bel fiume , ne discen-
demmo un tratto di cinque miglia: la nostra navigazione
scompigliò de^ coccodrilli che riposavansi sopra le isolette
del Dgialem , ove sono pia numerose che negli altri fiu-
mi del Pendgìab . Questo stesso fatto è riferito da Arria-
DO il quale parla dell' Hyda$pe$ come d' un fiume fango-
so, rapido ed avente una celerità di tre o quattro miglia
per ora ; ciocché è esatto . — Era piovuto il giorno innan^
li ; r acqua era torbida ed in alcuni punti formava dei
vortici . U Dgialem è meno considerevole del Tscenab ; ma
in questa stagione la lor larghezza è presso a poco uguale .
Incontrammo appena sl>arcati una bella , verdeggiante e
fertile pianura , che distendesi fino alla città di Pend Da-
dan Khan dove ci fermammo . Le storiche rimembranze e
la naturai bellezza del paese ci entusiastarono lunghesso
le vie calcate da Efestione e da Gratero e nei vogar sul fiu-
me che aveva portato la flotta d'Alessandro. Venendo
dal Tscenab , avevam traversato gli stati che quel conqui-
statore aveva aggiunti al regno di Poro dopo la battaglia
deir Idaspe.
La descrizione d'Arriano, mi dipinge, mi fa veder Fat-
tuale popolazione : » Gli abitanti son vigorosamente for-
» mati , robusti , e di statura piii grande degli altri Asia-
» tici . » — Ma nulla può esser piii meschino del paese
che è fra il Tscenab ed il Dgialem, sterile pianura coperta
di cespugli , soggiorno di pastori , e scarsamente provve-
duta d'acqua, la quale non incontrasi che a 65 piedi dalla
superficie del suolo. Noi facemmo la fermata ad uno dei pò*
chi villaggi di questa contrada, presso al pozzo d' una don-
na non maritata, la quale, per sentimento di carità, lo
6 i B U R N B S
aveva fatto scavare ed avea fondato una moschea . Queste
doone chiamansi pak daman , ciocché letteralmente vuol
dire vestimenta pure*^ elle sposansi al Corano. I musul-
mani della nostra brigata andarono a visitarla : il pozio
fu da noi riattato fissandovi de^ nuovi pali per attinger
r acqua .
Le autorità di Pind Dadan Khan ci vennero incontro
fino alla riva del fiume per complimentarci , e presenta*
ronci unirbx>rsa di 500 rupie unitamente a de^ vasi di con-
fetti. Pond Dadan Khan è^l capo luogo d'un piccol di-
stretto^ la cui popolazione è di 5,000 anime ; questo borgo
è composto di tre villaggetti uno vicino all'altro, e distan-
te quattro miglia dal Dgialem • Le case sono simili a tut-
te quelle del Pendgiab ; ma il legname è di cedro ( deo-
dar)j che scende galleggiando dalPHimalaya nelle occa-
sioni di piena del fiume . Essendo per natura durevole
ed odoroso , egli è tenuto in gran pregio per le costruzioni
d'ogni genere; noi vedemmo sulle rive del Dgialem un
cedro di 13 piedi dì circonferenza • Fu sulle sponde di
questo fiume , che i Macedoni costruiron la flotta sulla
quale discesero l'Indo. E da osservare, che questi alberi
non sì veggon galleggiare sopra alcun altro fiume del Pend-
giab, e che io nìun' altra parte trovasi silo cosi bene adat-
tato per la costruzione de' navigli *
Peod Dadan Khan è a 5 miglia dalle colline salse , che
dair lodo eslendonsi al Dgialem , e nelle quali sono stati
scavati dei pozzi numerosi per l'estrazione del sale. Noi
vi restammo un' intiera giornata per esaminar queste cu-
riose escavazioni. Vedemmo un centinaio d' operai che la-
voravano in una di queste miniere ; eglino furon sorpresi
del nostro arrivo, quanto noi stessi lo fummo all'aspet-
to de' magnifici splendenti cristalli di sale che forman
VIAGGIO 65
le pareli del sotterraneo • La nostra visita fu per quelle
genti so<rgetto di ricreazione 9 polche venne loro liberal-
mente distribuita una parte di quel denaro che dappertutto
ci si prodigava ; né meglio potevamo impiegarlo , giacché
quelle povere creature presentavanci lo spettacolo della mi«
seria : le madri ed i piccioli bambini, i giovanetti ed i vec«
chi erano egualmente impiegati a trasportare il sale alla
super6cie del suolo; il loro aspetto cadaverico 9 il loro an-
gustiato respiro movevano a compassione . Fu data a cta«
scono una rupia; essi seppero appreizame il valore , men-
tre è lor necessario estrarre 20 quintali di sale per gua-
dagnare altrettanto .
Nel paese alto del Gabul, tra la città di questo nome e
Peisciaver , una catena di colli che si distaccan dalla base
delie montagne bianche ( Sefid Koh ) , traversa V lodo a
Karabsgh e viene a terminare alla destra riva del Dgialem:
questa catena flgurava altre volte sulle nostre mappe sotto
il nome di Dgiud^ dopo aver tagliato riodo; ma le è stato
recentemente applicato quello di Colli Salini^ che meglio le
conviene a cagion de^ vasti depositi di sai gemma cbd
dessa contiene. Trovasi nella Relazione del Cabul scritta
dalP Elphittstone, una descrizione della parte di questa
catena che è prossima a Karabagh , luogo ove V Indo la
caglia scorrendo al sud , ed espone alla vista i tesori mine-
rali che nasconde nelle sue viscere. Le miniere di «ale,
che somministran questo genere di prima necessità alle
Provincie settentrionali delP india, sono scavate in questa
stessa catena presso Pend Dadan Khan , città che dista
100 miglia al nord di Lahora. — Ecco i -ragguagli che ho
raccolto visitando questa parte sì poco frequentata del
l'eodgiab .
vili. 9
66
B U R N B S
I clivi saliai formano il coafloe meridionale d^ un baci-
no situato fra Tlndo ed il Dgialem , e la cui elevazione è
di 800 piedi al disopra delle pianure del Peodgiab. 11 con-
trafforte perviene ad un^ altesza di 1,200 piedi sopra la
vallata del Dgialem, e quindi alla elevazione di 2,000 {riedi
sai livello del mare .La sua larghezza è di 5 miglia, ed è
composto di pietra bigia disposta a strati verticali , con
ghiaia qua e là incrostata. La vegetazione v^è meschina, i
precipizi nudi e dirupati, alcuni de^quali sorgon dalla sa-
perfide del piano con aspetto di spaventevole sterilita. In
diverse parti zampillano sorgenti d"" acque termali , che
contengono allume, antimonio e zolfo; T argilla rossa che
specialmente incontrasi nelle vallate è indizio certo d^un
deposito salino; e trovasi ad intervalli in questa catena .
L^ approvvigionamento del sale traesi ora da Pend Dadan
Khan , donde è facilmente spedito risalendo o discenden-
do un fiume navigabile.
Esaminammo nel villaggio di Keora y distante 5 miglia
da Pend Dadan Khan, una delle principali miniere di sa-
le; essa era situata presso Testremilà della catena, in una
vallata che un ruscello d^ acqua salsa irriga. La sua aper-
tura attraverso V argilla rossa di cui ho precedentemente
fatto parola^ era 200 piedi sopra la base del colle • Noi
fummo condotti in un^ angusta galleria , ove potevasi
camminare a due di fronte, lunga 1,050 piedi ^ 300 dei
quali erano in discesa ; ivi noi entrammo in una caverna
d^ irregolari dimensioni , alta un centinaio di piedi ed in-
tieramente scavata nel sale . Questo minerale è depositato
in strati d^ estrema regolarità ^ che si presentan , come
la roccia esteriore , in croste verticali ; tuttavolta, alcuni
sostenevano un angolo da 20 a 30 gradi, ed offri van la
stessa apparenza dei mattoni gli uni sovrapposti agli altri.
VIAGGIO 67
NessQOO Strato ha pia d^ un piede e mezzo di profondità ,
e ciascuno è distintamente separato dal suo vicino per un
deposito di terra argillosa della (grossezza d'un pollice.
Alcune volte il sale è in cristalli esagoni ^ ma più spesso
in masse, onde T insieme è d^una tinta rossa che varia dal-
la più leggiera sfumatura al più cupo colore ; il sale 9 tri-
turato, è bianco. La temperatura della caverna era
io gradi più elevata dell' aria libera 9 ove il termometro
segnava 64"" ( 14% 21 ) . GV indigeni dicon che la minie-
ra è molto più fredda nella stale , lo che prova soltanto
ch'essa non subisce che piccolo e forse niun cambiamen-
to, mentre airesterno il calore varia secondo le stagioni.
Non vi si provava alcuna sensazione d'umidità, siccome
sarebbe stato da supporsi in una miniera di sale .
Ho già detto, che un centinaio d' individui d'ogni età e
sesso lavoravano nella miniera; le loro piccole lucerne
attaccate alle pareti della caverna, non davan che fio-
ca luce , che riQassa dai rosei cristalli della roccia, tra-
mandava un vivo splendore. Il pozzo era stato scavato dal-
l'alto in basso ; il sale è duro e fragile ^ takhè percosso
dal martello o dalla marra , fendesi in schegge • Non mai
ai fa scoscender la roccia per mezzo della polvere da
schioppo per timore che la volta non precipiti, il qual
sinistro qualche volta avviene malgrado V attaàl metodo
di scavo che è tanto semplice • Per la stessa ragione , nei
due mesi della stagione delle pioggie non si lavora in
quelle miniere •
1 minatori vivono in villaggi in mezzo alle montagne .
Sembra, malgrado l'aspetto loro valetudinario , non va-
dan soggetti a particolari malattie . Ho già avvertilo che
essi ricevono una rupia per ogni venti man di sale, che
trasportano alla superficie della terra ; lavoro che un no-
68 BUE1IB9
mo, ia sua moglie ed un figlio posson fare appena io due
gioroi . Io queUe miniere , quando ii minerale è vicino al-
la superficie del suolo si rompe in pezzi di quattro man ,
due de* quali fan la soma d^un cammello ; ma d^ ordinario
si stritola più minutamente. Questo sale gode di una gran-
de riputaaiooe nelFIndia, presso i medici indigeni, a ca-
gion delle sue virtù medicinali. Esso non èpuro^macoo;
tiene un eonslderevol miscuglio d'altre sostanze e pro-
babilmente di magnesia} ciocché produce ch^egli non sia
buono per salar k carne affine di conservarla luogo tempo.
Siccome i monti salini racchiudono un* inesauribile
provvigione di questa sostanza, cosi le miniere posson for-
nirne tanta quanta se ne può desiderare. Se n^estraggon
quotidianamente 2,500 man, cioè 800,000 per anno. In
alcuni anni, un man di sale costa alla miniera una mez-
za rupia od anche un quarto di rupia ; ma si rivende sem-
pre due rupie , independentemente da^dazi.
Questo genere costituisce un monopolio del governo dei
Peodgiab, e Rendgit Sing spera ricavarne una rendita an-
nua di sedici lac di rupie^ con più due lac « mezzo di ga-
belle. Il benefizio ascende a 1,100 per 100, quantunque
il prezzo del sale non sia che il terzo di quel che si paga al
Bengala , che è di cinque rupie al man di 80 libbre. Il sa-
le del Pendgiab è spedito pel Dgialem a Multan e a Bhau-
alpur , ove incontra quello del lago di Sambrè ; egli pe-
netra fino alle rive dei Dgemnah ed al Gasmira, ma non è
venduto alfovest dell'Indo. Rendgit Sing ha proibito la fab-
bricazione del sale io tutta T estensione de* suoi stati; ma
è cosa dubbia eh' egli possa trarre costantemente da que-
sto genere una rendita tanto vistosa quanto quella che at-
tualmente gli frutta : il eonduttor del monopolio , uomo
crudele e tiranno, opprime spietatamente il popolo per
T1A66I0 69
l'estrazione di questo minerale. Gli indigeni ignorano a
qual' epoca queste miniere cominciassero ad esser messe a
profitto; ma la dee esser ben remota, poicliè il sale è
posto allo scoperto dalle acque dell'Indo. GÌ' imperatori
dell'India facevano uso di questo sale, ma nonostante,
Baber, tanto voglioso d* istruirsi, non ne fa menzione nel-
le sue memorie .
Noi seguimmo la riva destra del Dgialem fino a Dgelal-
pur, per 30 miglia di pingue e fertile terreno. I coltiva-
tori falciavano il grano verde pel bestiame . — I colli salini
corron paralleli al fiume, ed offrono un' aridità cbe forma
UQ assoluto contrasto colla fertilità della vallata , poiché
non vi si scorge segno di vegetazione. Molti villaggi sou
tuttavia appoggiati sulle colline esterne , ed in modo vera-
mente pittoresco sorgongli uni al di sopra degli altri. Es-
si non sono notabili per questa romantica situazione, più
che pel loro stato di prosperità: noi ci riposammo in un di
essi, che era pulito e ben regolato; fummo alloggiati in uno
stanzone lungo sedici piedi e largo otto ; vi si vedevan cre-
denze e scaffali : le casse per serbare il grano, che son di
terra, aervivan di tavole • Tutte le case tanto dentro che
faori sono intuonacate d'una terra di color cenericcio, che
loro dà apparenza di pulizia; e la situazione di questi vil-
laggi sul pendio delle montagne fa che le piogge ne portin
via le inamonde/ze.
In cootraccaubio dell'ospitalità che ricevemmo in questa
casa, il Gerard ebbe la fortuna di salvar la vita d'una
povera donna che mori vasi d'una infiammazione e che
egli salassò copiosamente •
Si congettura che Dgelalpur sia sul campo della fa-
mosa battaglia, che Alessandro diede contro Poro allor-
ché con uno stratagemma passò IMdaspe e debellò questo
70 B0HNB8
principe. Molte circoBtaoze favoriscoiio quesf opioione ,
giacché QuiDto Curzio parla dMsole nel flame, di sponde
rilevate, • d'acque torbide •: niilladiroeno, le parole se-
guenti • , scogli sotto V acqua • , sembrano indicare uaa
parte del fiume situata più in alto, presso al villaggio di
Dgialem. Le grandi strade che vengon dalPIndo, attraver-
sao quel fiume a Dgelalpur e a Dgialem ; ma quest'ultimo
punto è sulla strada del Turkestan , la quale par sia quella
che seguì Alessandro. La natura sassosa delle rive' e del
letto del fiume in questo luogo , ci aiutano a riconoscere le
località di tale strada , poiché il corso del Dgialem ivi non
è soggetto a variare ; il villaggio di questo nome egli è
ancora diviso in cinque o sei canali , tutti guadabili ec-
cettuato nel tempo della monsone .
A quindici miglia circa inferiormente da questo villag-
gio , ed a tre mila piedi dal Dgialem presso il villaggio di
Darà pur , incontrammo vaste rovine che bau nome Udi-
nagar'^ elleno sembran esser quelle d^una città ch'ebbe
da 3 a 4 miglia d'estensione. Le tradizioni degli abitanti
su queste rovine son vaghe e poco atte a soddisfare; si ra-
gionò di diluvio e del tempo di Noè; fi trovan delle meda*
glie di rame, ma una che ce ne fu presentata portava arabe
iscrizioni . Ci fu pur mostrata una lastra di pietra recen-
temente dissotterrata ed anche quella con iscrizioni nella
medesima lingua. Il Court mi raccontò ch^egli aveva sco-
perto in prossimità di questo luogo una colonna scannel-
lata con un capitello corintio che sosteneva una statua
brahminica. Non esiste attualmente alcun edifizio di que*
st' antica e incognita città ; ma frattanto il terreno è co-
perto di frammenti di mattoni e di vasellame di bellissi-
ma qualità.
VIAGGIO 7i
Sulla riva del Dglalem, opposta a Darapar, vedesi un
poggio che dicesi esser contemporaoeo d^Udinagar : ivi è
fabbricato il villaggio di Masg, ove potei procurarmi due
medaglie saoscritte • Vastissime roviae son pure al di là dì
Mung , in prossimità di Haria Badsciapur .
Noo mi pare improbabile che Udioagar possa corrispoo-
dere alla sitoazieoe di Nicea , e che i poggetti e le rovine
ddb sponda occidentale segain quella di Bueefalia . Gli
istorici ci fan conoscere cbe queste due città furono fab-
bricate cosi prossime aìV Idaspe , che Alessandro fu co-
stretto trasferirle un poco piii lontano al ritorno della sua
campagna del Pendgiab, poiché eran soggette air azione
dello straripamento di questo Oume.Devesi osservare,
cbe k città .vantaggiosamente situate son di rado abban-
donate; ma in quest'ultimo caso altre ne sursero in prossi*
mità di quelle, ciocché spiega come sieosi potute trovar
medaglie arabe in questa regione. Secondo gli storici, Ales-
sandro alzò il suo attendamento alla distanza di 150 sta*-
di daUMdaspe. In questo stesso sito havvi una vasta pia-
nura.
Queste ricerche degli avanzi delle città fabbricate da
Alessandro, conducono a far delle riflessioni sullo stato
del paese al tempo di questo conquistatore , ed è bene di
confrontarlo collo stato presente. Leggesi, che Poro con-
tro il quale Alessandro combattè , ebbe un** esercito di
30,000 fanti e 4000 cavalieri, con 200 elefanti e 300
carri da guerra, e ch^egli avea soggiogato tuttM popoli
vicini. Cambiamo ora i carri da guerra in cannoni , ed
avremo precisamente il numero dell' esercito regolare di
BendgitSing , il Poro moderno, che ha egualmente domato
tutti i suoi vicini. Il medesimo paese fornirà la medesima
It B V R N E S
quantità di soldati , se le accadute vicende dod ne ban di-
miduita la popolazione.
AbbaodoDando le rive delDgialem, entrammo nel paese
di Potouar abitato da^Gakeri, tribù rinomata per la sua
bellezza, e che pretende d'esser la discendente de^Radgia-
putì. La credulità di queste genti è tanto grande quanto
quella degli altri abitanti delP India: un uomo grave e ri-
spettabile, mi assicurò aver veduto nel montuoso distretto
di Mandi , sol Setledge, un lago chiamato Bavasir^ ov'e-
ran tre picciole isole; è questi un luogo di pellegrinaggio
per gr Indiani , e 'I buon uomo affermò ch^ elleno avvici-
nansi asfodeli perchè vi si possano imbarcare, e che cosi
vi navigavano insieme colle loro offerte • E cosa evidente
esser ciò FeiTetto di qualche illusione, se non di qualche
soverchieria condotta con molta destrezza, poiché quel luo*
gocooserva sempre la sua reputazione. Un indigeno mi dis-
se, che da quanto gli era stato raccontato, queste isole non
erao che mucchi di terra adattati sopra un fondo di canne;
ma egli non aveva visitato il luogo, e parve dar tali rag-
guagli solo perchè mi aveva sentito esprimere i miei dubbi
con quella stessa sincerità colla quale io li concepiva. Nella
vallata di Casmira , vi son dei campetti mobili di poponi ,
che Ano a un certo segno si possoo riguardar come isole
natanti : gP ingegnosi abitanti di questa vallata, stendono
una stuoia fitta sulla superficie del loro lago, e lacuopron
di terra che presto acquista consistenza per P erba che vi
pullula. Vi seminan Tanno seguente cocomeri e poponi,
e fauno la raccolta di questi frutti colle barche, e così trag-
gon profitto dalla superficie stessa del lago in un paese
per sé tanto ubertoso . Queste isole dai poponi nel Casmira
han forse suggerito a^ brahmini di Mandi Tidea datore
messa ad efletto .
VIAGGIO 75
Facevasi ogni di più evideote la prossimità d^ uo paese
musulmano*, ciò che soprattutto T indicava era il fre-
quente incontro di donne velate. Una donzella, die ve-
demmo a cavallo sulla grande strada 9 aveva sulla testa una
specie di tenda di tela rossa, che le dava un aspetto origi-
nale: pareva una specie di palco ; ma siccome la tela tutto
cnopriva, compreso il volto della bella, io non potei co-
noscer la causa delP invenzione. La parte non velata del
vestiario delle donne aveva similmente subito un cam-
biamento; esse porlavan larghi calzoni bianchi, stretti alla
noce del piede , ove terminano a punta in graziosa ma-
niera. Per fare un paio di que' calzoni vi s* impiega quaN
che volta una pezza di tela lun$;a 180 braccia, essendo
fatti a pieghe cadenti le una sulle altre .
Il dì 1 marzo, arrivammo a Rotas, rinomato forte, il
quale è considerato come uno de^ principali baluardi fra
il Turkestan e V India . Noi seguivamo una via tortuosa
attraverso terrìbili gole, pensando alle diverse spedizioni
ch*eran passate per questa stessa strada ; quando, come
per effetto di lanterna magica , tutto a un tratto ii forte
comparve ai nostri occhi ; T altezza de^ precipizi ce Tavea
fin allora nascosto, e noi ci avvicinammo a' suoi grossi
muraglioni per un calle sinuoso che 'I tempo aveva scol-
pito nella rupe, ed in pochMstanti arrivammo alla sua
porta che è altissima . Il cupo colore , V aspetto antico
della rocca , Tarida sterilità degli scogli che la circon-
dano, inspiravano idee poco favorevoli delle vicinanze^
ch'erano state covile di bande di ladroni. Quantunque
avessimo dimenticato di premunirci d'un ordine del maha-
radgiàh per essere ammessi nella fortezza, ci presentam-
mo senza cerimonie aUa porta , che dopo qualche collo-
L
Tlll.
10
74 B0RNB9
quio ci fu aperta . Il giorno seguente ne arriifò un per-
messo officiale da Lahora •
Presto ci trovammo fra amici , ed ascoltammo le nar-
razioni dei vecchi soldati senza timore d' esser testimoni
delle scene alle quali gli antenati loro avevano assisti-
to. Gli officiali afghani delF impero mogoUo^ sotto il re-
gno d'Humaiun^ avendo detronizzato questo monarca
nel 1531^ fortificaronsi a Rotas. Scir Sciàh, loro capita-
no , ne fu il fondatore • Dicesi che fossero impiegati do-
dici anni a costruir questa fortezza ^ e che vi si spendesse-
ro alcuni milioni di rupie : nonostante fu abbandonata e
cadde • Humalun tornò dal suo esilio co' Persiani suoi au-
siliari, e ricuperò il regno de' suoi avi. Egli ordinò che
la fortezza di Rotas fosse spianata; ma le sue mura eran
così massiccie 9 ne era talmente solido tutto Fedifizio, che ì
suoi emiri ed i suoi omrah ebber V ardire di domandar-
gli s^ei ritornava per risalir sul suo trono, oppur per de-
molire una cittadella; poiché l'uno e T altro di questi
tentativi esigerebbe ugual grado d'energia e di vigore .
Humalun si contentò di smantellare la porta come segno
della di lui conquista , ed ebbe la saviezza di correr so-
pra Delhi .
Noi esaminammo minutamente le fortificazioni e le opere
esteriori di Rotas: ci furon mostrati i fori praticati per
versar dell'olio bollente sopra gli assediatori • Vedemmo
con ammirazione le feritoie diligentemente aperte pe' fu-
cili, i pozzi profondi scavati nel vivo scoglio ed i magaz-
zini coperti da vòlte a prova di bomba. Dalla sommità di
una delle torri i nostri sguardi spaziarono per la vasta pia-
nura, ove distinguevasi un grand' ospizio perle carovane
costrutto dal generoso e tollerante Akbar . In questo egli
ecclissò suo padre siccome in tutti gii atti del luogo suo
VIAGGIO
75
regno: il figlio inalzò un edifizio onde ricoverar lo stanco
viaggiatore nel suo pellegrinaggio; il padre , acciecato dal-
r invidia 9 sprecò una considero voi somma per demolire
un palazzo ! ! Questi ospizi sono stati eretti ad ogni stazio-
ne fino allindo ; il viaggiatore non passa per questa via ,
senza sentire una grata emozione ripensando assaggi pro-
getti del ior fondatore : V imperatore Aldbar fu un vero
filantropo •
Al di là di Rotas ,' entrammo in un paese montagnoso,
molto scabro e fortissimo , e camminammo ne^ botri .
L'ammasso delle rupi, i loro strati verticali terminati in
guglie per la decomposizione della loro sostanza , la gbtaìa
incrostata nella pietra arenaria, e T aspetto selvaggio di
quest'insieme 9 rende van la veduta molto interessante.
L^Humboldt ba detto, cbe i depositi di sale e le sorgenti
minerali denotano qualche connessione co^ulcani ; ora
noi trovavamo gli uni e le altre in quelle montagne . L^ e-
same delle rocce convince al primo sguardo dei solleva*
menti e delle commozioni operate dalla natura. Abbenchè
la roccia sia generalmente verticale , si vede cbe in alcuni
punti essa discende nelle anfrattuosita come se una metà
fosse stata bruscamente sollevata, ovvero P altra istao*
taneamento abbassata.
L'acqua è abbondante ne^burroni, e trovasi pure net
pozzi a una profondità di 35 piedi • Alla nostra destra noi
potevam distinguere ove il Dgialem esce dalle montagne
ed ha nome Bamgalli. La strada non arriva nella vallata
di Casmira per quel fiume ; la più frequentate passa per
Mirpur e Puntch a 12 miglia piii all'est. Presso il punto
ove il Dgialem entra nel piano, la Raoka, rupe isolate,
s^ innalza ad una sessantina di piedi ; vi si può salir per
mezzo di scalini , ed è la dimora d"* un santone mosulma-
n
re
BURNES
DO. Gercanda deir obelisco di Radgi, che rElphinsiooe
ricorda nella sua relazione del Cabul^ udimmo parlar del
Raoka ^ ma siccome pare che altro esser noo sia fuorché
una porzione distaccata dalla massa degli S€0<;li ^ non an-
dammo a visitarla .
Il dì 6 marzo arrivammo al villaggio di Manikiala, ove
esiste un singolar tope o mooticello composto di sassi e
calcina, stato descritto daìP Elphinstone che ne dà un fedele
disegno: egli dice, che nella disposizione dei materiali ha
> tanta rassomiglianza colP architettura greca , quanto un
» qualche ediflzio che gli Europei potessero far costruire
f in que^ punti remoti del paese per mano d'opera» indi-
» geni inesperti. » Il Ventura, generale al servizio di Ren-
dgit Sing, rha fatto recentemente aprire: ed abbiam verso
di lui obblighi grandissimi per questo lavoro^ che procu-
rogii niolt^ imbarazzi e gravi spese .
In grazia della compiacenza del mio amico AUard, ho
avuto favorevoPoccasione d'esaminar gli oggetti trovati dai
Ventura. Gonsiston essi in tre bossoli cilindrici, uno d^oro,
Taltro di stagno o metallo mescolato , ed il terzo di ferro;
i quali eran posti Pun dentro air altro e collocati in una
nicchia scavata in un grosso macigno messo nelle fonda-
menta. Il cilindro d'oro ha tre pollici di lunghezza e sei li-
nee di diametro ; era pieno d* una sostanza nera , sudicia,
simile a della malta , per metà liquida e tramescolata con
frammenti di vetro o di succino , il che darebbe luogo
a supporre ch^ essa fosse slata prima rinchiusa in un vaso
di vetro che quindi si è rotto e stritolato • Furoo trovate
i n questa sostanza due monete o medaglie : una piccola ,
della grandezza d'una moneta di sei pettce, era d'oro e
presentava una testa umana e lo strumento a quattro punte
impresso in tutte le medaglie di Manikiala ; l' altro pezzo
i -—
VIAGGIO
77
ba da uoa parie due lioee io caratteri grossolanameDte
tracciati e probabilmente ìDdiaol, e dall^ altra è liscia
seDsa alcoB carattere o simbolo .
Nel mentre che aprivasi il tape trovaronsi moK** altre
medaglie e resti d^anticbità ; gli abitanti del luogo mi rac-
contarono esservi state dissotterrate molte ossa umane.
Al mio arrivo a Manikiala , ebbi occasione , esaminando
il iope cbe i perseveranti lavori de} Ventura avevano aper-
to , d^apprezzar 1^ importanza del servizio reso da que-
st^uf Sciale: egli aveva da principio tentato di penetrar
Deiredifizio dalla base; ma T estrema solidità della co-
struzione aveagli opposto un ostacolo invincibile . Succes-
sive osservazioni indicaronli , che un tubo o un pozzo 9
se pos$o COSI esprimermi , discendeva dalla sommità nel*
I* interno dell' ediflzio; e fu per questa via cbe il Ven-
tura potè frugare con frutto ; prima egK sgombrò il pozzo
che conduce m basso fino aMa metà del monumento , ed
in fondo è lastricato con enormi pietre: terminò allora
r opera sua rompendo queste masse finché pervenne alle
fondamenta ^ ove fu ricompensato dalla scoperta de^ ci-
lindri da me descritti , come pure da una quantità di me-
daglie diverse che sono state spedite a Parigi, ma che an-
cor non furono descritte.
Non mi aspettavo di vedere le mie ricerche di medaglie
e di altre cose antiche ricompensate al di là delle mie spe-
ranze in un luogo tanto celebre , poiché la Relazione del
CabìH non ci fa sapere se le persone che componevano la
legazione ne avesser veduta qualcheduna. Io mi procurai
due oggetti di antichità e settanta medaglie di rame, il valor
delle quali di molto si accresce, per Tanalogia che hanno
con quelle che il Ventura ha trovato nelP interno del tope.
Una delie anticaglie è un rubino 0 cristallo rosso, lavo-
78 BUHNES
rato io forma di testa eoo viso orrido e luaghissime orec-
chie ; r altra è uoa coraiola ovale eoo uoa figura di doooa
geotilmeote coperta da uo maolo e eoo uo fiore io ma-
DO, tutto di perfetta esecuziooe. Sodo est remameote do-
lente che questi oggetti sieoo stati perduti; oe ho però con-
servato le impronte; e quanto alle medaglie ne parlerò in
fine della mia relazione .
La situazione di Manikiala molto m' interessò , poiché
questo villaggio è io una vasta pianura e si può scorgere il
suo tope da uoa distanza di 16 miglia. Diverse congetture
si son fatte su questo luogo ; quanto a me , non esito a
considerarlo come rispoodeote a Taxila , che Arriano di-
ce espressamente questa essere stata la citta più popò-
lata che era fra Tlndo e Tldaspe; e quest' è precisamen-
te la posizione di Manikiala. Il Ventura crede che sia Bu-
cephalia^ dietro un^ etimologia che interpreta il nome di
Uanichiala per città del cavaUo\ ma questa presunzione
non è fondata suir istoria , poiché Bucephalia era sulle
rive deiridaspe, ed io credo d'averle precedentemente
assegnato il suo vero posto .
11 di 7 arrivammo a Ravil Pendi , e ci riposammo alla
casa che Tex- re di Cabul ha fabbricata nel suo esilio; ma
non era che un miserabil tugurio . Ravil Pendi é una città
gradevole^ e provammo una sensazione di piacere in veder
le montagne coperte di neve distanti solamente 12 miglia .
Mi furon portate delle mostre di cristalli di zoKo nativo
trovato io questi monti, ove s'incontra pur la città di Po-
reuala, il di cui nome mi sembra aver qualche rapporto con
quello del celebre re Poro.
Tutto ci annunziava che lasciavam rapidamente dietro
di noi riodia e le sue costumanze . La cicorea era dive-
nuta una pianta comune. A Manikiala noi ci eravamo fer-
VIAGGIO 79
mali alla porta d^ ud forno ove euocevasi tutto il pane
del ▼illaggio: quanto una tale usanza non è ella più sensa-
ta di quella deir India , ove ciascuna famiglia lo fa cuoce-
re in casa propria e vive in un perpetuo terrore pel timor
d' essere coDtamioata dal contatto d* un' altra ! — Noi go*
demmo moltissimo dell' esser considerati come ricorrenti
al forno feudale. Incontrammo per via una numerosa
schiera d' Afghani , e delle bande di pellegrini Indiani che
?eni?an dal di là dell'Indo , e dirigevansi alla gran Ae-
ra religiosa d' Herduar j costoro rassomigliavano più ai
rousnlmani che a' settatori di Brahma. La festa ricorre
ogni dodici anni , e la distanza contribuisce ad infervorar
la fede del pellegrino. La vista di questi uomini d'oltre
r Indo suscitava in noi singolari sensazioni • Noi avevamo
adottato la lor foggia nelle vestimenta ed eglino non ci co-
noscevano; ricevevamo i loro saluti come compatriotti, ma
non potevamo partecipare a' lor sentimenti . Alcuni ci do-
mandaron passando se andavamo a Cabul o a Caodabar;
i loro sguardi, le loro domande destavano in me segrete e
straordinarie emozioni . Riconobbi provenir ciò dalla no-
vità della nostra posizione, giacché d'indi a poco non fu
più lo stesso, quando cioè fummo familiarmente mescolati
eon quelle genti ; e a lungo andare, feci e resi il saluto con
tutta r indifferenza d' uno sperimentato viaggiatore .
Ricevemmo a Ravil Pendi la visita degli ufficiali dei go-
verno, tra i quali era nnòedt, o sacerdote selko, che aveva
fatto il singoiar voto di non articolar giammai tre o quat-
tro parole senza pronunziar quella di Yiscenù , uno degK
Dei della trinità brabminica . Ne risultava una notabil biz-
zarrìa nella sua conversazione , giacché ad ogni proposito ,
ad ogni risposta interpolava le parole Ylscenà , Yiscenù ,
in modo tale che non potei far a meno di sorrìdere. Que-
80 BCJRNBS
Sto personaggio ci presentò una borsa di 200 rupie : ma
pareva che dessa provenisse da Viscenù e non dal maha-
radgiah R^ndgit Sing .
À 15 «Biglia da Ravil Pendi, attraversammo i passi , le
gole di Margalla, e con gran gioia scorgemmo i monti del
di là dall' lodo: son queste gole uno stretto passaggio che
attraversa basse montagne; ed è lastricato con grosse pie-
tre per una iunghezza di 450 piedi: uo^iscrlzione persia-
na, Incisa nella rupe, celebra la giurìa del colto imperatore
cbe ba aperto questa strada. Questo angusto passo prolun*
gasi pel tratto d*un miglio; là un ponte costruito sopra un
torrente conduce il viaggiatore al \icino ospizio: un pon-
te, un ospizio per le carovane, una strada che fende una
montagna, annunziano un ordine di cose differente da
quello del Pendgiab ne' tempi moderni !
Noi preseguimmo la nostra via verso Osman, distante
una ventina di miglia da Ravil Pendi. Questo villaggio è
in una pianura, ma allo sbocco d^uua vallata^ e prossimo
alla base deir esterne montagne . Le sue praterie sono an-
nafliate da belli e limpidi ruscelli che scorron dalle alture ;
alcuni traversano il villaggio per mezzo d^ acquedotti e vi
muovon alcuni mulini da biade. Trovasi nella vallata il forte
diKhanpur con bei giardini, ed al disopra inalzansi nevose
montagne . — 1 campi di questa ubertosa campagna, sono
negletti adagino delle onerosissime esigenze delF uomo cbe
queste terre ba prese iu aflStto; i contadini non hanno altra
speranza di sollievo che nell'espediente di non lavorare:
questa totale sospensione di lavoro negli agricoltori , farà
forse aprir gli occhi ad un governo che segue una falsa via .
Andammo a visitare Osman, che è a quattro miglia dal-
la strada maestra , alle falde delP Himalaya inferiore ; e
ciò collo scopo di visitare un tape simile a quello di ll;i*
I
VIAGGIO 81
nikiala, posto sul pendìo d^ una catena di colli prossimi a
Belur ^ villaggio ruinato , un miglio al di là d* Osman . La
costruzione di questo tope fa congetturare, ch^egli appar-
tiene alla stessa epoca dell^ altro . Ninno deMue edifizi è
intatto, e quello di Belur differisce dal primo per la mag-
gìor profondila del suo pozzo; del resto , la sua totale al-
tezza della costruzione non è che di 50 piedi, cioè, mino-
re d^ un terzo di quella del tope di Manikiala • Esso fu
egualmente esplorato, d'apertura quadrata fatta nella pie-
tra viva, conduce nelP interno, ove si posson vedere i pic-
coli pilastri : il disegno generale del monumento è alquan-
to differente. Il tope di Belur è un oggetto notabile in
distanza, per la sua situazione; ma dalle popolazioni di
questa contrada , numerose anzi che no , non ho potuto
raccogliere tradizione alcuna che lo riguardasse. Come ad
un uomo che è in cerca della pietra filosofale , erami in-
dicato un posto , eppoi un altro ; venni a sapere che al di
là dairiodo , tra Peìsciaver e Cabul, vedevansi due edi-
fizi simili a questi tope^ e discuoprimmo pur le rovine
d'un altro a tre miglia air est di Ravil Pendii
I Le poche medaglie che trovai nel tope di Belur erano del
medesimo tipo di quelle delle quali ho parlato. Il pozzo che
scende neir interno de' tope di Manikiala e di Belur , mi
> fa nascere il pensiero, che questi monumenti sieno le tom-
I he d'una stirpe di principi, che anticamente regnaron. nel-
l'India superiore, e non sieno altrimenti né le sepolture
I de' re hattriani, né de' re indo-sciti lor successori, dei
quali è fatta menzione nel Periplo d' Arriano .
Dalle sponde de' hei ruscelli d' Osman scendemmo nel-
la vallata , e dopo un viaggio di sette ore ci trovammo nei
I giardini di Husn Ahdall, luogo di delizie degli splendidi
imperatori dell* India : e' sono situati fra due nudi ed ele-
vili. 1 1
82 BURNBS
>
vati eoHi , le cui arìde cime non poco cenirìbniscono alia
loro bellecza; e questo debb' essere pei mesi estivi un in-
ca«tevol soggiorno • I padiglioni del giardino sono in ano
stato d* assoluto deperimento, e le tristo erbe nascondono i
fiori ed i rosai : nuiladtmeno i peschi e gli albicocchi eran
coperti di fiori , le viti avvitichiavansi a^ loro rami , e
limpide acque precipito vans^ in torrentelli da' fianchi delia
rupe . Chiare fonti zampillavano a centinaia in questo pie-
col giardino 9 e dopo d* averne annaffiato le aiuole volgon
il lor corso in tributo ad un ruscello che si scarica nelF In-
do. Elleno formao laghi pieni di pesci 9 che la trasparen-
za delie acque lascia vedere •
Già ritornava la primavera , allorché visitommo quel
luogo delizioso . In uscir da questo giardino 9 i nostri sguar-
di penetraron nella vallea di Dramtur che conduce a Ca-
smira, e potemmo scorgere la catena de'monti Pakli che
la neve copriva, e a più altee più lontane montagne coo-
ginngevasi. L'ubertosa pianura di Tseiatsce e di Hezarè,
egualmente dinanzi a noi dispiega vasi .
Arrivaonno in vista dell'Indo, che era a 15 miglia di
distanza . Se ne pote?a distiognere il corso dalia sua usci-
to dalle inferiori montagne fino ad Attok, dal vapore che
simile a fumo libravasi aopra le sue acque , le quali essen-
do pni fredde delPatmosfèra , dan la ragione del fénooM-
ne. Noi ci aUendamoM ad Hazrù , che è un mercato fra
Peisciaver e Labore . La popolazione era intieramente di-
versa da quelle che avevamo Inine allora incontrate;
ella era Afghana e parlava il pe$etu . io fui colpito Aàì ma-
eohio aspetto di questo popolo, e con piacere mi assisi
eepra un toppete di feltro con un afghano che cortosemen-
4e tovitommi a conversar seco lui : non mi era discaro che
YIAGGIO
all'abbietta sertilità degrindiani si sostituissero i modi
più disinvolti e familiari dell' AfgbaoistaD .
Un orefice ambulante , che avea udito parlar del nostro
progetto di viaggio a Bukbara , venne a ragionar con noi.
Egli era^tato in quella città, ed anche in Russia, e ci fece
vedere un copee di rame , ebe ritornando aveva portato .
Ci parlò dell'equità e giustizia dei popoli tra i quali era*
vam per passare; insomma, il nostro trattenimento con
questo Indiano ci fu non poco gradevole •
La mattina del 14 marzo avemnm il piacere d' atten*
darci sulle rive dell' indo , colle soldatesche di Rendgit
Sing, che ivi eran a guardia della frontiera, sotto gli ordini
del serdar Hari Siog. Questo capo venne ad incontrarci eoa
tutta la pompa e con tutto il fasto orientale , e ci condusse a
comodissime tende , che, per riceverci^ avea fatto prepara-
re. Avanzandoci verso il fiume, passanmio davanti al campo
di battaglia ove gli Afghani sostenner l' ultimo combatti«-
mento , che ebbe luogo son circa venti anni sulla riva
orientale dell'Indo. Eglino eran comandati dal visir Feth
Khan, il quale vinto da panico terrore e non sconfitto, ab*
bandonossi alla fuga.
Un esercito numeroso come quello di Serse e di Timur
può campeggiare in questa vasta pianura, che dappertut*
to presenta una superficie coltivata . Ella è cosparsa di
ghiaia per gran parte granitosa , prova taicontestabile del-
l' azion delle acque .
Noi andammo a visitare il comandante Hari Sing, che
ci ricevè alla testa de'suoi uficiali e ddle sue truppe schie-
rate in battaglia, e ci fece cordiale accoglienza siccome
ad amici si farebbe . La nòstra conversazione si aggirò so-
pra le bellicose gesta di Rendgit Sing e sul di lui passag-
gio dell'Indo a guado ed a nuoto: tal soggetto c'inspirò il
84
• UR NBS
più vivo ioteresse, e sabito coacepimmo il disegno di pro-
varci almeDo a passar questo grao fiume a guado .
Montati sopra un elefante del serdar, che ci accompagnò
seguito da 200 uomini , scendemmo per alcune miglia lun-
go rindo fino a Kbirakhnel, villaggio situato a 5 miglia
al disopra d^ Attok . Là il fiume di vide vasMn tre rami, e
scorreva ne^ due primi con impeto prodigioso; quest' ap-
parenza poco mi piacque , e sebbene me ne stessi cheto
io sarei volentieri ritornato indietro; ma era ciò egli pos-
sibile per me , che avevo il primo proposto di fare quel
tentativo? Il serd^r rannodò intorno a se la sua gente 9
gitlò giusta il costume una moneta nelle acque, e vi si
slanciò: noi lo seguimmo, e tutta la comitiva arrivò al-
l'isolotto sana e salva. Mentre facevamo i nostri prepara-
tivi per traversare il ramo principale, alcuni viaggiatori
che tentaron di passar dopo di noi , corsero grave perico*-
lo : erano in numero di sette , ed invece di prender il pun-
to preciso nel quale noi avevamo eflettuato il nostro pas-
saggio, essi ne preferirono un altro qualche tesa più in
giù ; V acqua non vi arrivava che al ginocchio , ma era
rapidissima: ad un tratto eglino furon buttati giù da' lo-
ro cavalli e strascinati dalla corrente. 1 barcaiuoli della
chiatta celeremente volarono in loro soccorso e li salva-
rono , tranne un povero diavolo e due cavalli che vedem-
mo contendere colle onde e finalmente aflògare . Gli altri
non furon liberati se non con grande difficoltà , e due eran
quasi morti.
Questa catastrofe tanto ci scoraggi , che si parlò di tor-
nare indietro; ma il sérdar non volle dare ascolto a tale
proposta: — • Che ne sapete voi? diss-egli ridendo; quel-
1 le genti (noi supponevamo che fosser periti tutti) van-
t no ad esser tanti re nelP altro mondo 1 ed a che mai
TIAGGIO « (
• sari buono un Seiko, se noa è capace a lra?ersare '
• r Attok (riodo)? > — TuUavìa sUraci a froole il raaso
principale ; io non consentiTa di tragiUarfe se non si lene*
vano indietro i caTalieri. — • Lasciar la mia guardia?
> esclamò il capo ^ impossibile ! — • FralCanto le cose re*
slaroo n, e passammo il guado sema sinistri . Il fondo era
sdrocciolevoie e la corrente spingerà con grand^ impeto;
l'acqua era di colore amrro ed estremamente fredda^ il
che rende il di lei contatto molesto per gli nomini e per
gli animali . Gli elefanti si fecer a camminar contro la cor^
rente, e mugghiavano a misura che si atamava. In ta*
le intraprendimento è di molla soddisfaiione 9 e molto ci
saremmo divertiti se la noistra gioca non (oae stata tur-
bata daBa calamità della quale eravamo stati spettatori, 1
Seiki han praticato sovente questo guado, ma vi sono ac-
cadute spesso gravi disgrazie (1).
Noi ci mettemmo in cammino alla folta d^lttok, for-
tezza fobbrìcata sulla cresta dTun nero nkasso di scisto solla
ripa deirindo, il qual iume è proibito a'brabmini di potere
oltrepasiare. EgM fu eifettìf amn^ntt^ un fiume proibito per
SiMMmni r isinrte ^ ai Mlifato rtiWM *iU <tf n^pitRHiniM» ; d fM-
a ■ Ah 1 . Eicll <ra uii^ 4esl' buia e «r^ì^a bHI* «wvcim
, Accado OKimi V atiitaate iM «m ft^^minaiA , Ib rtiu^^u la
pA ■HKiÉMBHfKififla itiwjpana:^aa U anitafartsiaiu M tf^m-
e saMa sai rmao, ma ka aiai fiiun ipanfer waaatt, vma folla dK
a narta aS «ila « mitA «ipiieiit ete «r sfl piic«»i#>rr» 2II aSMaU
a cilpev^ie ti CMriaaaMo ad «mct auuUabi <Mla auai alia parafa,
; eio fb €fl«8iuiA caW «K)a. e ai» fti fhvau P «mniraida
aeir «iUa bAUi!nie i« auai riima inchindaca «a-
ar mMail : e la «ia^iraia fti ■anitifr» «ia ea»
caaiva^Bi o rnadnvK ail una aMUKtwa in mvtaia , «^
1 iJ mmuna <tf Mpivr^fT^i» Jt «a
, 9i sena r uirtnww ad lavi , <iw, a
detrae^ia wswm \m ma rtaolnalaaa, piMcSa, mftre
ea'suoi Sdì
86 BURNBS
noi 9 poiché il prendio erari ammutinate , avea respinto i
suoi ufficiali e ri era impadronito d*una dellechiatte. U soldo
loro, molto arretrato, non vedendosi mai pagato, era stato
preso il partito di far pervenire al mabaradgiàb opportune
doglianie . Tornò vano per noi il mostrar gli ordini i più
perentori perchè fosrimo ricevuti neU'* intemo della piai-
la, e di rendercene ostensibili tutte le curiosità; esri r>-
sposer che i loro reclami sarebbero interi , poiché il ma-
baradgiàb avrebbe saputo il cattivo trattamento al quale
eravam sottoposti. Siccome poi non manifestavan pia
mar umore, prendemmo alloggio fuori delle mura, ove
non ci fu recata alcuna molestia . Era inutile il parlamene
tar con uomini inaspriti , ed io stimava che fossimo stati
assai fortunati , quando , al termine di due giorni di ri-
tardo , potemmo deciderli a darci un battello sul quale
varcammo, il 17 marzo dopo mezzo giorno , il gran con*
fine dell' India . L' acqua del fiume era di color cilestro ,
e la sua celerità di sei miglia per ora. Il tragitto fu eflbt»
tuato in quattro minuti . A 600 piedi al disopra d^Attiri^
e più su del confluente del fiume di Cabul , V Indo ri pre-
cipita per una balza con ìmpeto precipitoso : in quel pun-
to la sua larghezza non eccede i 360 piedi ; le di lui acque
sono agitatissime e fluttuose come quelle doll^ Oceano ; es*
se si sollevano , svolgonsi con terribil fracasso , ed hanno
una celerità di 10 miglia per ora. Un battello non può re-
sistere alla foga di questo torrente ; ma dopo il confluente
del fiume di Cabul , V Indo scorre placidamente sotto i ba-
luardi d'Àttok, ove la sua larghezza è di 780 piedi, e di
35 la sua profondità . Questa piazza non è d' alcuna re-
sistenza ; la sua popolazione si valuta per 2,000 anime •
Prima di attraversar Plndo, osservammo un singoiar fé
nomeno al confluente riesso deirindo e del fiume di Cabul :
VIAGGIO 87
è quest'uD fuoco fatuo visibile latte le sere. Vedonsi con-
lemporaaeameDte due, tre ed auche quattro scintillanti
fiamme che risplendoo per tuttala notte, ad alcuni piedi
di distanza Puna dalF altra . Gr indigeni non poterono spie-
garcene la causa, ed a loro parere, la continuità di quelle
nella stagion delle piogge è la più sorprendente circostanza
<li questo fenomeno. Essi raccontano, che il prode radgia-
imto Mang Sìng, che per vendicarsi de'musulmani andò a
fargli guerra al di là dair Indo , diede una battaglia in que-
sto luogo , e che i fuochi che oggidì si vedono son le ani-
me de' soldati uccisi. Io non avrei creduto alla costanza di
quest^apparizione se non Favessi veduta. Deriva forse dalla
riflessione delP acqua sullo scoglio reso levigato dair azio-
ne della corrente 7 ma essa non si manifesta che in un sol
punto, e tutta la ripa elisela. È forse P effetto delF esa-
lazione d'un gas che sorge fuori da qualche fessura dello
scoglio? La natura del sito mMmpedi d'esaminarlo.
Noi vedemmo i pescatori dell' Indo e del fiume di Ca-
bul occupati a lavar la rena per cercarvi delPoro: dopo
lo straripamento , quest' operazione è piii lucrosa. Si fa
passar la rena per un crivello : le parti più grosse che ri-
mangono sono impastate con del mercurio, cui Foro ade-
risce. De' fiumi poco considerevoli, come il Suan e I Har-
rù , dan più oro deir Indo ; e siccome le lor sorgenti son
poco lontane, sene può inferire, che il minerale si trovi nel
fianco meridionale dell' Himalaja •
SOMMARIO
DEL CAPITOLO TERZO
INGRESiiO ?(KLL'ArGUA>'ISTAK — MlSit'RB Ul PHEGAt-
ZIOMB —LETTERA DI COtiEDO A RE^'DGIT SIKG— CAMPI
Di BATTAGLIA — PBISGIAVER — CARATTERE DEL CA-
PO — MODO IN GUI GLI AFGHANI PASSANO IL VENER-
DÌ — IL CAPO E LA SUA CORTE — PASSEGGIATE NEL
PBISCIAVER — CACCIA ALLE QUAGLIE — IL MOLLAH
NADGIB— ANTICHITÀ* — OPINIONE SII TOPE — PREPA-
RATIVI DI PARTENZA.
VIIL
12
i.'^^'^Z^fh ir !:"^fr^.ìIF
'3 ::•/^^^^ ij.>3a i-yns jsa tTAiy
PEISCIAVER
noGMò prender giusle niisore per
eomtBciare il noslro viaggio ael*
r Afgaoidtao^ poiché fra i suoi abi-
tanti ed i Seiki regna anticbiesiina
Fieo d'Adamo
inioiicizia. Ad Altok^ ricevemaio una lettera aniKhevoKasi*
ma di suitaa Mobammed Khan^ capo di Peiaciaver, la foa*
le eaprìmeTa la di lui benevolenza . In con^egoenjBa lo gH
seriali per farlo conscio dei nostri progetti e per soliccilar la
di lui protenone. Spedii similmente una commendatizia di
Rendgit Singal capo d' Acora^ ma io quelle contrade il pò*
•
92 BURNBS
tere è tanto precario, cbe questo personaggio era stato di-
spodestato nel lasso di poche settimane decorse dopo la no-
stra partenza da Lahora; nonostante, Tusurpatore che apri
la mia lettera mandò una schiera ad incontrarci. I sudditi di
Rendgit Sing ci scortaron fino alla loro frontiera^ che è a 3
miglia aldi là da Attok; là noi incontrammo gli Afghani.
Niuna delle due soldatesche volle avanzarsi ; allora noi
ci spingemmo ad una distanza di circa 900 piedi fra Puna
e r altra. I Seiki salutaronci col loro uagrudgi feth (che
equivale al moderno grido hurra ) per tre volte ripetuto ;
ed essendoci accostati a' musulmani^ ci abbandonammo
nelle lor braccia . Eglino ci accolsero con un (ma$ salam
aletkom ( la pace sia con voi ) !
Eccoci sulla via di Acora con un popolo per noi nuovo,
i Khattak, razza perversa . Facemmo alto in questo vil-
laggio, ch^è a cagione deir escursioni continue de' Seiki
quasi abbandonato. Il capo venne subito a farci visita , e
mostrò un certo malcontento per aver noi comprato alcu-
ni oggetti al bazar, poiché con questo davamo segno di
dubitar della di lui ospitalità : io lo pregai a scusarci , e
feci cader lo sbaglio sulla ignoranza in cui eramo sugli usi
degli Afghani, aggiugnendo, che non avrei dimenticato
giammai le ospitali accoglienze de^ Khattak di Acora . Il
capo ci disse addio , esortandoci a crederci sicuri come
sono le uova sotto la gallina; paragone poco studiato,
della cui verità non avemmo per alcun motivo a sospet-
tare. Fu pertanto in questo luogo stesso, che il povero
Moorcroft e i suoi compagni incontraron così serie difH»
colta , da essere costretti a combattere per andare avanti .
Qui ricevemmo una seconda lettera del capo di Peiscia-
ver , la quale mi fece estremo piacere , poiché conteneva
un^ amicbevol risposta, sebbene quel capo non avesse ri-
VIAGGIO 95
cevolo neppur una delle GommeDdatizie che per lai aveva-
mo . Egli ci annunziava essere stato spedito qualcheduno
per servirci di guida.
Eravamo allora fuori dell' India , e ci trovavamo in un
paese in cuiTeffrenata cupidigia del bene altrui è la do-
minante passione; per conseguenza viaggiammo insiem
col bagaglio, ed il piccol numero delle nostre genti fu di-
viso in modo da star regolarmente in guardia durante la
notte. Noi avevam due Afghani, due Indiani, e due Gasmi-
riani ; uno di questi fu messo con un Indiano , e quello
sulla cui persona si poteva contare, lo accoppiammo col
più poltrone ; del resto noi stessi attendevamo in persona
al collocamento delle sentinelle .
I nostri uomini risero di tutto cuore delle nostre dispo-
sizioni militari ; ma inseguito vi si uniformarono in tutti
i nostri viaggi • Noi ci si cibava come i naturali del pae-
se ; la durezza della terra , la miseria delle capanne ove
ci ricoveravamo , più non recavanci omai disgusto e mo-
lestia. Io aveva collocato tutti gli oggetti di pregio che
possedeva in modo che mi parve eccellente : una creden-
ziale di 5000 rupie l'attaccai al mio braccio sinistro, come
fosse stato uno di quegli amuleti che gli Asiatici soglion
portare. U mio passaporto in lingue diverse lo fissai al j
mio braccio destro, ed una borsa di ducati la cinsi iu torno |
al mio corpo . Distribuii una parte del mio denaro contante
a ciascuno de' miei domestici e la sorveglianza che su loro
stabilii fu s\ perfetta, che in tutto il nostro viaggio non
perdemmo un ducato, ed in uomini che ci avrebbero po-
tuto tradire e rovinarci non trovammo che fedelissimi ser-
vitori. Noi ci affidammo a loro , ed eglino ci ricompensa-
rono della nostra confidenza. Un di essi, Ghulam Unsn
nativo di Surate , mi seguì fino all' ultimo , e ci cucinava
94
BURNBS
i nostri alimenti senza muover lamento per quest^ onere ,
che era estraneo a' suoi impegni. Egli è presentemente
meco in Inghilterra.
TscinniLal, che Rendgit Sing ci aveva dato per condut-
tore, ci lasciò ad Acora : egli era nn innocentissimo bra*
bmino, che trova vasi poco bene al di là dell^lndo: gii
consegnai una lettera di congedo pel suo signore, e siccome
questo principe mi aveva chiesto il mio parere sulle mi-
niere di sale del Pendgiab e sul miglior modo di trame
partito , io gli trasmisi un lungo esposto de^ monopoli del
sale, e gli feci conoscere come sarebbe meglio convenuto
mettere considerevoli gabelle sul sale che sul grano: gli dis-
sMnoltre, che i colli salini erano una parte de^ suoi stati
tanto preziosa quanto la vallata del Casmira; ma non ere
do che il maharadgiàh avesse bisogno di lunghe istruzioni,
dietro ciò che avevam veduto mettere in pratica alle mi-
niere del sale .
Andando ad Acora , aggiugnemmo al piccol villaggio
di Saidn, sul campo di battaglia ove 8,000 Seiki si dife-
sero contro una popolazione di ISO^OOO esasperati musuh
mani. Bud Sing, capo de' primi, fece alzare un picciol
trinceramento di pietre , e seppe destreggiarsi in s\ spi.
nosa situazione in modo , da meritar il suffragio de* suoi
stessi nemici . Noi eravamo su quel loco stesso , e vedem
mo le ossa imbiancate de^ cavalli uccisi in tale occasione.
Al di là di Acora vedemmo il campo di battaglia di
Nuscero, molto più celebre, sul quale Rendgit Stng sles-
so avea diretto la nostra attenzione . Ivi egli sconfisse Tul*
tlma volta gli Afghani; maM loro capo, Azim Khan di
Cabul, era separato per mezzo del fiume dal nerbo del suo
esercito: i Seiki sbaragliarono la divisione che trova vasi
dair altra parte , e la vittoria fu principalmente dovuta al
I _
VIAGGIO 95
?alor personale di RendgilSing, che colla sua guardia pre-
se d^ assalto un ridotto da cui le sue troppe erano state
per tre volte respinte . Azim Khan si dette alla fuga sen-
za oppor resistenza aiP esercito trionfante, di cui una
parte già aveva passato il fiume per offrirgli la battaglia.
Credesi ch'ei temesse pel suo tesoro, che sarebbe ca-
dalo in potere del maharadgiàh se questi si fosse avanzato,
ma dicesi ancora ch^ egli fosse impaurito dalle grida di
vittoria de' Seiki la sera di questo segnalato trionfo ; egli
le attribuì all'arrivo di freschi rinforzi, che tale è il
costume in simili occasioni.
Noi abbiam già paragonato quel principe Seiko a Poro;
ora vogliam pure ricordare , che lo stratagemma da Ales-
sandro impiegato per debellar questo re, molto si assomi-
glia a quello di Beodgit Sing; poiché, nello ìstesso modo
che i Greci avevano spaventato il suo predecessore sulle
rive deiridaspe, cosi i Seiki sparsero il terrore nelP animo
degli Afghani colle kir grida salk sponde del fiume di Cabul.
Nel tempo in cui traversavamo la pianura di Peiscia-
ver, io provala un intimo senso di vigorosa salute e di
prosperità ; il timo , la mammola profumavano V aria ; la
verdeggiante erbetta ed il trifoglio ci fecero risovvenir
della nostra patria da cui eravamo tanto lontani. In que-
sto luogo la mammola chiamasi gaul t patg hanUnir (la rosa
del prof età), probabilmente per distinzione, a cagion del
suo soave odore .
A Pirpai, che è ad una gita da Peisciaver, fununo rag-
giunti da sei cavalieri mandati dal capo per scortarci •
Montammo a cavallo , quantunque piovesse dirottamente,
e ci mettemmo in cammino con que^ cavalieri , la pazienza
de' quali fu da noi messa a dura provai, ricusando di far
alto a mezza strada acciocché eglino avessero il tempo di
96 BURNBS
poter aoDUDziare il nostro appressarci . Noi ci avanzammo
floo a no punto vicinissimo alla città: ma allora non fu più
possibile di resistere alla loro preghiera: — «Il capo, dis-
» se il comandante , ci ha soltanto incaricati di venirvi
• incontro, ed ha dato ordine a suo figlio di ricevervi
» fuor della città ; ora non siamo più che a qualche cen-
• tinaie di passi dalla sua casa . • — Allora ci fermammo,
e dopo alcuni minuti comparve il figlio maggiore del ca-
po, con un elefante ed un drappello di cavalieri .
Era questi un bel giovinetto d^una dozzina d^ anni, ve-
stito con una tonaca azzurra, e ^1 capo coperto da uno
scialle di Gasmira a modo di turbante • Essendo respetti-
vamente smontati, ci abbracciammo ^ e quindMI giova-
netto ci menò immediatamente alla presenza di suo padre.
Niuna persona non mai fu accolta in modo tanto afiettuoso;
il capo venne in persona a riceverci alla porta, e ci con-
dusse in un quartiere tutto adorno di specchi , e di pit-
ture di trivialissìmo gusto tutto scarabocchiato. La sua
casa , i suoi beni , il suo paese , ci disse , tutto era nostro ;
egli era T amico del governo britannico, e lo aveva provato
co^ suoi modi di procedere verso il signor Moorcraft , il
che egli considerava come un trattato d' amicizia : e noi
non eravam certamente persone da volerlo infrangere .
11 sultano Mohammed Khan è in età di circa 35 anni,
d'alta statura e bruno. Egli era vestito di una soprav ve-
sta foderata di pelle ed ornata intorno air affibbiatura delle
maniche di peluria di pavone, ciocché aveva aspetto più
ricco della guarnitura che la orlava intorno intorno. Noi
ci ritirammo volentieri per levarci le nostre vesti che eran
bagnate, e fummo alloggiati nell'harem ch'egli avea fatto
preparar per riceverci, e che, non è uopo il dirlo, era vuoto
VIAGGIO 97
di dooDe: Dulla ostante fu questa uu' accoglienza, alla
quale non eravamo preparati.
Mon era ancor trascorsa un^ora, che ricevemmo la
visita di Pir Mohammed Khan, fratello cadetto del capo,
uomo allegro ed amabile *) nella serata venne àncora il ca-
po, e fu imbandito un sontuoso pranzo, del quale tutti par-
teciparono. Le vivande erano deliziose ed eccellentemeoio^
preparate. È superfluo aggiugner cbe mangiavam colle
dita, ma cessammo d'esser meravigliati quando vedem-
mo un personaggio dMmportanza metter in pezzi un a*
gnello , e scerne i migliori per ofl'rirceli . Una larga rotella
di pan lievito fu collocata dinanzi a ciascun di noi e tene-
va luogo di piatto, che diminuiva collo sparir della carne , e
compiega cosi un doppio offizio. Y'eran stufati e pikU e sal-
se agro dolci ; ma '1 pi indelicato cibo fu un agnello, eh'- era
stato nudritodi solo latte: il sugo d^un arancio forte es-
presso sulla carne le dava un gusto squisito. Vennero poi
quattro vassoi di confetture e di frutta, e terminò il pran-
zo con una quantità di sorbetti mescolati con neve; la lor
vista fece grata sensazione tanto in noi che ne* nostri nuo-
vi amici.
Noi non ci separammo che a notte molto -avanzata.: il
capo, dopo averci ripetuto alP orecchio r>assicuranza
del suo attaccamento verse la nostra nazione , e della sua
sollecitudine per la nostra prosperità, ci augurò la buo-
na notte. La molesta ed incomoda posizione nella quale
io stava seduto m'aveva fatto perder Tuso delle mie gam-
be . Noi eravam già disposti ad amare i modi di quelle
genti , e quella serata ci confermò in questo sentimento .
LMndomani fummo introdotti presso gli altri membri
della famiglia. Il capo ha due fratelli ed lina Jegume di fi-
gli e di parenti . Il più notabil personaggio^ era. untovi*
vili. 13.
96 BURlfBS
netto di quattordici anni, unico figlio di Fetli Khan già
visir di Scìàh Mabmud , e elicerà stato sì yilmenta e cra-
delmente assassinato. V erano ancora i figli di Mir Uaiz e
di Holchtar^o-Daula, che avevan detronizzato Scikh Sclu*
dgia • — La giornata passò piacevolissimamente ; tutti que*
sti uomini eran di buon conversare ed istruiti , immuni
da religiosi pregiudizi , ed alcuni versatissimi nelIMstoria
dell^Àsia. La costante loro ilarità diveniva a momenti cla-
morosa. Durante la conversazione molti si alzarono e re-
citaron le loro preghiere nelf appartamento aligera coman*
data.
A misura che meglio conoscemmo Peisciaver, il circolo
delle persone che eotraron con noi in relazione si accreb-
be, e ricevemmo visite a tutte Tore, specialmente quan-
do sapeano che eravam soli ; perchè gli Afghani non son
punto amanti delia solitudine , e facevan sempre le loro
scuse 9 se , quando venivano , trovavan solo qualcun di
noi , sebbene avessimo piacere di star qualche momento in
libertà.
Nel dopo pranzo, il capo convitò ad andar con lui e
co^suoi fratelli a visitare i dintorni della città. 11 Gerard
non fu della corniti va ; ma io montai a cavallo ed accom-
pagnai il capo: era il di 21 di marzo, giorno del iVuruz , o
del nuovo anno, propizio per conseguenza ad una passeg-
(i^iata.La maggior parte della popolazione s' era riunita nei
giardini , ove gli abitanti passeggiavano tenendo in mano
mazzi di fiori e rami fioriti di pesco. Noi entrammo nel
{{lardino d'Alt Merdan Khan, ed assisi sopra il tetto a ter-
razza del padiglione , contemplammo la moltitudine ranna-
ta. Gli alberi eran coperti di fiori , e nulla vincer potea
la bellezza del quadro che dinanzi ci si parava. Il capo
-ed^ suoi fratelli si detterla pena di darmi de* ragguagli
VIAGGIO
99
soUe monlagne de^ contorni , indicandomi qaali popolazio-
ni le abitavano e ragionando di tntte le particolarità
ch'eglino consideravan capaci di poterm^ interessare. Hi
raccontarono inoltre, cbe il nobii personaggio che avea
filto accomodar qncl giardino , possedeva la pietra filoso*
fak {ieng ifan)^ poiché non si potette concepire per qual
altro mezzo avesse potato acquistar tante ricchezze • Ag-
giiinsero, cb'ei gettò il ung % far$ nell'Indo; e ciò li con«
•olava, perchè sarebbe stato troppo potente Terede di
COSI Inestimabile talismano.
Ci accostumammo ben presto al nostro nuovo modo di vi-
vere; e siccome ci eravamo prefissi di non scriver mai in
pubblico dorante il giorno 9 noi avevamo il comodo di ri-
cever tutte le persone che avevan desiderio di vederci*
Non andò guari cbe avemmo fatto conoscenza con tutta la
società di Peisciaver, ed il nostro soggiorno cbe prolun-
govvisi un mese, fu una serie continua di visite e di fe-
ste; ma ninna cosa alla nostra felicità alla nostra sod-
disfazione tanto contribuì, quanto la bontà del nostro
ospite il sultano Mohammed Khan.. Questo capo non è un
illetterato Afghano, ma siccome io l'ho supposto, egli è anzi
un uomo di buona compagnia , ben educato , istruito ,
le cui maniere alTabiit e liberali han lasciato nel mio ani-
mo indelebile impressione : sovente arrivava senza alcun
seguito nel tempo del nostro pranzo , e passava con noi la
serata ; portava seco alcune volte piatti pieni di vivande
diverse , che aveva fatto preparar nel suo harem e re-
putava poter essere di nostro gradimento •
Questo capo è più rimarchevole per la sua urbanità che
per la sua saviezza; ma tratta però da sé stesso tutti i suoi
affari , ed é bravo soldato . Il suo harem è popolato di una
trentina di donne , ed ebbe già sessanta figli ; richiesto da
100 BURNES
me quanti ne fossero ancora viventi, non seppe dirmene
esattamente il numero .
Il venerdì successivo alla nostra venuta , seguimmo il
capo e la sua famiglia a' giardini, ove passammo in con-
versazione la maggior parte del giorno . Egli si assise al
rezzo d^ un albero e noi ci accomodammo sotto un altro .
Faron portati sorbetti e confetture, e il mollah Nedgib ,
vecchio venerando che aveva accompagnato TElphinstone
a Calcutta, ci parlò molto della muniflceuza di quest^ am-
basciatore .
La Sera andammo al giardino del re, che è grandissi*
mo , e ci assedemmo per terra col capo e la di lui fami-
glia, e mangiammo della canna da zucchero tagliata a
piccoli pezzi : quattro de^suoi figli eran venuti con noi, ed
era spettacolo commovente veder l'afiettaoso interesse che
egli aveva per loro; il maggiore di quei bambini non
arrivava a cinque anni : ciascun di essi precedeva a ca-
vallo tutte le genti del seguito , e sapeva meravigliosa-
mente tener le redini in mano, avvegnaché i Durani im-
parino a cavalcare fin dair infanzia •
Dopo ciò , andammo col capo alla tomba della sua fami-
glia ; ivi son sepolti Atta e Yar Hohammed Khan , fratelli
maggiori di lui, spenti sul campo di battaglia . Tutta la fa-
miglia era presente e fece la sua preghiera del giorno in
una moschea prossima al sepolcro . La scena faceva tanto
maggiore impressione , in quanto die t figli deMefunti eran
presenti ; e compiemmo la giornata con una visita ad un
santo personaggio , Sceikb luaz. In questo modo i Durani
che dimorano a Peisciaver passano il giorno del venerdì .
Il seguito del capo compone vasi dei suoi parenti e de^suoi
domestici ; egli era senza guardie , ed al momento della
sua partenza non era accompagnato che da noi e da due
I
I
VIAGGIO 101
cavalieri. Regna tra queste genti una semplicità, una
liberta che non saprebbersi abbastanza ammirare , e qua-
lunque ne sia la regola ordinaria io posso asserire , che
almeno le istanze delle persone che muovon querela so-
no ascoltate : ciascuno sembra tenersi eguale al loro ca-
po, e^l più abbietto domestico gli dirige la parola senza
cerimonie : egli stesso pare completamente immune da ogni
sorta d^ orgoglio e di affettazione , e non distinguesi tra la
folla che per la ricchezza e gli ornamenti delle sue vesti •
In una delle nostre passeggiate a cavallo, fatte insieme col
I capo nelle vicinanze della città , fummo testimoni di un e-
sempiodi giustizia e di gastigo presso i musulmani. Passan*
do per un subborgo , vedemmo affollarsi molta gente ; e
quando ne venimmo da presso , scorgemmo i corpi mutilati
d*un uomo e d'una donna stesi sopra un mucchio di letame;
il primo non era ancora completament^estinto. La folla cir-
condò subito il capo e tutta la comitiva ; un uomo si fece
avanti , ed espose, in atto tremebondo, a Sultan Hoham-
med Khan , che aveva sorpreso sua moglie neir istante in
I cui rendevasi colpevole d' infedeltà , e eh' egli Paveva uc-
cisa nèlPatto, unitamente al suo complice ; teneva in ma-
no la sciabola grondante ancora di sangue , e raccontò in
I che modo avea commessa V uccisione • La sua moglie era
I incinta e già madre di tre figli • — Mohammed Khan gF in-
dirizzò alcune domande, che non Toccuparon neppur
per tre minuti ; poi ad alta voce disse : • Tu ti sei con-
» dotto da buon musulmano, ed hai commesso un'azione
• scusabile. • — Prosegui quindi il suo cammino, e la fol-
la esclamò: afh'n I ( bravo ) • L'uomo fu immediatamente
messo in libertà . Noi e' eravamo accostati al capo nel
tempo dell^ interrogatorio , e quando fu terminato , si
volse a me e spiegommi minutamente la legge : • Un de-
iOS BURNBS
» litCo commesso il venerdì , egli soggiunse , è certamente
• scoperto. • L' avvenimento ebbe effettivamente luogo
in quel giorno . Questi fatti non presentan nulla di nuovo ;
ma come Europeo 9 sentii congelarmisNl sangue nelle ve-
ne, alia vista de' cadaveri mutilati, ed alla voce del mari-
to cbe giustificavasi deir uccisione della donna dalla quale
aveva avuto tre Agli • La gìustiiia so mmaria del capo , cbe
per là passò fortuitamente, non era ii men notabiP episodio
di questa scena lugubre. Sembra cbe V esposizione de^ corpi
sopra un muccbjo di letame , sia considerata come atta ad
espiar fino a un certo punto il peccato del colpevole , ed a
servire d^ esempio al pubblico; i due cadaveri furon poi
sotterrati nel luogo medesimo •
Pochi giorni dopo il nostro arrivo , fummo invitati a
passare una giornata con Pir Mohammed Kban fratello
del capo ; egli ci ricevette in un giardino , sotto un per-
golato formato da alberi fruttiferi in fiore. Gli alberi fu-
rono scossi sopra tappeti espressamente stesi , per il che
ri maser coperti da^ petali del persico e delf albicocco di
svariati colori e di balsamica fragranaa; quindi ci assidem-
mo, in numero di quindici, al magnifico banchetto: de'^mu-
•ici cantaron odi in dialetto pesclù ed in persiano: la con-
versazione fu generale, e principalmente si aggirò sulle
spedizioni del capo e della sua famiglia. I fanciulli furon
presenti, secondo il solito, e Tennero alle prese pei confet-
ti, ed ebbe luogo fra quattro di loro un combattimento io
regola con dei fiori che lanciavansi ammostati a guisa di
palle di neve.
Io non ho ricordanza d^ aver veduto un luogo tanto de-
lizioso quanto era Pdsciaver in quella stagione ; il clima,
i giardini , il paesaggio concorrono ad incantare i sensi ^ e a
lutto ciò noi potevam fortunatamente aggiognereTospitale
VIAGGIO 10S
accogUcBia degli abitatici. Iodod aveva portato meco akan
<^getlo di dono coi quale cattivarmene la beaivolenza; e
non volli per tal moUvo riceverne alcano da loro : ma nel»
Pattoale occasione 9 il nostro ospite ni fece vedere nn piccol
cavallo d^ una razia delle montagne , ed intistè perchè lo
accettassi . • Il Moorcroft , mi disse 9 gradì ano di questi
• cavalli , il qaale , in circostanie ben critiche 9 gli fa
• di molto vantaggio ; io donqoe non posso convenire nel
• tuo rifiato; poiché ta devi andare in paesi tanto perì-
• colosi . • — 11 cavallo fa mio malgrado invialo al mio air
loggiamento; e si vedrà insegoito qual singolare provviden-
za nelle aiioni dell^nomo alcune volte si manifesti*
11 nostro soggiorno nella casa di Mohammed Khan non
era frattanto immune da qualche inconveniente , e fu d^ uo-
po poodo^ilamente riflettere per inventare un espediente
atto a trarci d^ impegno onoratamente. Questo capo^ che
era in discordia col suo fratello di Cabul , si sfonò di per-
suaderci a passar di soppiatto per quella città e senza ve-
derlo; inoltre esibì di farci accompagnare da un distinto
personaggio persiano, il quale ci condurrebbe al di là del-
l'Afghanistan. Se avessi credulo che tale aggiustamento
potesse esser messo ad esecnzicme, me ne sarei rallegra-
to; ma egli era evidenlemenle difficile di traversar la città
di Cabul e gli stati del di lei capo senza ch^egli il sapasse 9
ed il discoprimento di simil tentativo allo sdegno ci espo-
neva d^ un uomo, dal quale d'altronde nulla avevamo a te^
mere, dandoci apertamente per ufficiali inglesi. Io era dun-
que deciso d' affidarmi al capo di Cabul , siccome mi era
affidato a quello di Peisciaver; ma tentai di convìncer que-
sto , che i nostri rapporti con suo fratello non avreUier
potuto giammai attenuare i sentimenti di stima che per
lui stesso nudrivamo.
104 BURIfBS
Alcuni giorni dopo, egli acconsenli infatti che scri-
▼essimo aCabuI, per annunziar la nostra venuta al Nabab
Dgiabbar Khan, fratello del governatore • Appesi alla mia
lettera un nuovo sigiHo, impresso air usanza del paese, e
col nome di Sekander Bumes . Allora Mobammed Khan se
ne stette agli avvisi e ai buoni uffici per farci viaggiar con
sicurezza al di là del suo territorio. Egli e' invilo a eambiar
nuovamente dì vestiario; profittammo del consigHoed indos-
sammo un abito che annunziava la nostra povertà. Il vesti*
mento esterno che io portava , mi era costato bello e fatto
al bazar , una rupia e mezzo. Convenimmo ancora di na-
scondere al comune delle genti il nostro carattere d'Euro-
pei ; ma di confessar francamente la verità a tutt^i capi ,
ed anche ad ogn'uomo con cui fossimo per avere intime
relazioni. Tuttavia, la nostra deferenza a tal partito ci
procurò straordinarie importunila, perchè ognuno volea
persuaderci a scansare il Turkestan, e prender piuttosto
la vìa di Gandahar per andare in Persia • » Nulla , ci si
» diceva, potrà salvarvi dalla ferocia de^ barbari Uzbeki,
» venditori di uomini; il paese, il popolo, tutto v*è tri-
• sto. » Cosi ne giudicavano i nostri ospiti, dietro le ca-
lamità di Moorcroft e de^ suoi compagni; io ascoltai tacita-
mente que^ discorsi. Il sultano credè tanto d"" avermi deciso
a cambiar direzione, che preparò lettere per Candahar,
e fra le altre una per mezzo della quale mi raccoman-
dava al suo fratello , capo di questa città .
Poco tempo dopo il nostro arrivo a Peisciaver, Mobam-
med Khan illuminò il suo palazzo, e cMnvitò ad una fe-
sta, data, egli diceva, in onor nostro. La sua dimora
non era separata dalla nostra che da un muro; egli venne
in persona il dopo pranzo per condurci . — Le dame avean
passato la giornata negli appartamenti , ove noi restammo;
VIAGGIO 105
ma prima deDa noelra venata em loro stalo datD il sagna-
ie di uscirne, e non rioMneva che un solo eunuco , che
pareva precisamente una vecchm. Nella sera ia lirigala
sirìnnì, ed era composta di quindici persone le più di*
stìnte di Peisciaver • — Noi eravamo assisi nella sala che
era sfanosamenle illuminata ; dal lato posteriore una rie*
ca fontana fluiva nell^ iaterno della casa, sotto una cupola
alta cinquanta piedi, e dai diversi quartieri laterali gode-
vasi della vista dell^ acqua: T aspetto della cupola , la cui
volta era dipinta, produceva uu efletio stupendo.
Verso le ore otto fu apprestato il destaare , che ebbe
principio con confetture e conserve prep^ate nell'harem;
le quali erano mollo migliori di quelle che io aveva gu-
stato nell'India; venne quind' il desinare, ed il tempo passò
piacevolmente. Il capo ed i di lui cortigiani parlaron delle
lor guerre e delle loro rivoluiioni v io risposi alle non po«
che domande risguardanti la nostra patria. Ognun era
iutento a stabilir paragoni tra i fatti che racconta va.e gli av-
venimenii deir istoria dell^A»a, citando famUiarmeote a
tal soggetto Timur ^ Baber y Aureug Zeb^ e mostrando nel
tempo stesso un gran fondo di^ enenili arnioni • lo ragionai
a quegli Afghani deMe maochiue a vapore, delle batterie
elettriche, de' palloni aereostatìci, delle mai^chine elettri-
che; questi particolari parvero cagionar ne^mie? uditori un
judicibil piacere: se eglino oon vi pr^staron fede, non enun-
ciarono almeno altamente i loro dubbi. Molti cortigiani
accarezzaron naturalmente il .capo, dando un certo svilup-
pò alle di lui osservazioni^ ma il \ot4> stile non era detur*
paio dalle abbiette forme dell^ adulazione, e. la dolce af-
fabilità di Mohammed Khaa gf rbommi completamente •
E*jAì parlò senza riguardi di Kendgit Siog , ed espresse il
voto perchè qualche rivolgimento lo esonerasse dall'onta
vin.
14
r
ice BURNBS
d^aver a Lahor^a*' un Aglio in ostaggio. Si veDDe poi a
parlare de^Rusai^ ed iid Persiano chetrovavasi nella co-
fiAìtiva^ dicliiarò', cbe'i suo paese era assolutaooiente in-
depèDileote dalla Russia. Il capo osservò con scherzosa
giovfalità elle questMndepehdenza era simile alla saa ri-
spetto a'' Seiki^ a' quali egli era incapace di resistere , e
co' qurali sarebfoesi ben volefntieri accomodato.
Tra ie persone che Venivano a farci visita 9 i figli e i
fratelli del capo, eran quelle di maggior frequenza; e ^1
loro arrivo era sempre ed estremamente grato per noi^
avvegoactiè dessi mostravano un^ intelligenza ed uno spi-
rito Sorprendenti. Eran quasi tutti affetti da febbri Inter-
mittenti; ma ne fciron ben presto guariti mercè alcune dosi
dichioa^di cui avevam buona provvisione. Le cognizioni
delle quali queMeoeri giovanetti davan saggio, m^iospi-
raron Fidea di scriver la relazione delle loro conversa
zionì •
Essi eran là in numero di quattro, e niuno arrivava
alPetà di dodici anni : erano assisi intorno a me , ed io V in-
terrogai sui vantaggi di Cabul , ed invitai ciascuno a dar
due risposte; eccole: 1.® la salubrità del clima; 2.^ il gu-
sto squisito de^frutti : 3.® la bellezza della popolazione; 4.^
ii'bel bazar; 5.^ la cittadella di Baia Rissar ; 6.^ Tequità
del capo; 7.^ la melagrana senza acino; 8.^ l' incompara-
bil mach o rabarbaro. — Avendo poi lor domandato quali
fossero gli svantaggi di quella città , essi dieder le quattro
risposte che seguono: 1.^ i viveri vi sono a caro prezzo;
2.^ non vi si posson mantener le case in buono stato se
non spalando costantemente la neve di sopra i tetti ; 'i.^ gli
straripamenti del fiume imbrattan le vie ; 4.^ T immora-
lità delle donne che è passata in proverbio e di questo pro-
verbio se n^è fatto un distico.
I
VIAGGIO 107
Noa mi par che ia Europa i faDciulU mostrioo una
iotellìgeaza sì precoce j tal effetto debbe quivi attribuir-
si all'uso d^Dtrod urli di buon'ora. a conversar cou uo-
mioi già formali. Appena un giovaocitto è pervenuto al
suo dodicesimo anno ^ ba la sua casa particolare ^ e mol-
to tempo prima di quest' epoca gii è . interdetto di fre-
quentar r appartamento della madre 9 tranne in certe par-
ticolari occasioni. Kbodgia Mobammed , del quale bo par-
lato 9 cbe è il figlio primogenito del aatCano^ venne im
giorno ad invitarmi a desinare} avendo io manifestato k
mia sorpresa per aver egli di già la sua casa: » £ cbe ! ror
• plico egli 9 vorresti tu che essendo figlio d' un Duraiii ^
> io prendessi il carattere d' uaa donna? •
lo accompagnava alcune volto que'giovaiietti oe'giardini
di Peisciaver , e trovai esser de^i di buopa compagnia 9
percbè niono cercava mai a confonderli. Io ori rammento 9
cbe un di loro narrò le guerre di suo, padre eia di lui
morto immatura in un combattimento , cbe aveva avuto
luogo due anni prima : ei disse d'aver tonuto tra le sue
braccia il sanguinoso teschio del genitore ,. quando fu por-
tato senza il corpo di lui dal campo di battaglia !
Tali passeggiate in Peisciaver non sempre si facevano
con simil compagnia ; poiché neg)i ultimi tempi io andava
senza esser accompagnato neppur. da un capici (usciere
dei sultano ) 9 mentre in principio seguivaci sempre. Visitai
la Baia Bissar 9 ove Sciàb Sciudgia aveva sì splendidamen-
te ricevuto Tambasciata al Cabul nel 1819 : ora ella è un
mucchio di rovine \ i Seiki in una delle loj^o spedizioni m
questo paese T incenerirono . Vidi parimente.il gran bazar ^
dove successe l'avventura dell'avido moUah, che voleva
rubar gli abiti di Forster, la quale avventurataci dottg^
scherzevole viaggiatore si gaiamente rapcontav,Dopoque-\
108 ' BUHNBS
sl^ epoca , cbe ri tote al 178B, te Gircostanxe erano strana-
mente^lsambiate ! Egli considerò i suoi affanni, i suoi peri-
coli terminati arrivando a Calul ; noi invece pensavamo
che per noi comincerebbero . Passando per una porta di
l^eisciaver, notai esser de^a coperta di ferri da caval-
lo; cih che 9 come in lacozia, è nn emblema smperstìzloso
in qiie^a conti^ada . Un mari^calco non avea ricorrenti 9
iin santO) al qtMle ei si raccomandò, gli disse che inchio-
idasse un paii^ éi ferri da cavallo sulla porta della città ;
ed eseguito dal mariscalco un tal consiglio, le cose sue pfo-
«peramno. Ad eseanpio di lui , i suoi confratelli di Pei*
ficjaver si son propiziati col medesimo espediente il san-
to, in cui hanno piena fidùcia .
Uno «degli uominfi, te cui visite 'Ci furono più grate, era
4m i^eisor di sigilli , nativo di Peisciaver ; costui avea
viaggiato ncfHa maggior parte deir Asia e delP Europa
orientate , e' con ttftto ciò non aveva ancora 90 anni . Egli
avea coacépito fin- dalla sua pitt tenera gioventù ardente
desiderio di correre estranei paesi, 'col manifesto motivo,
ma non il soto, di fare il peftegrinaggio della Mecca: e
senza farne consapevole la sua ibmiglia , abbandonò la pa-
tria, discese l'Indo,- e «'hnbarch per P Arabia. Termi-
nate te sue "def ottoni, visitò P Egitto, la Siria, Costan-
tinopoli, la Grecia e te isole ddP Arcipelago. Egli viveva
di quel cbe guadagnava incidendo 1 nomi dei musulmani
ne' fcr srgHIi ,11 cbe costituisce trn mestiere baste volmente
Incluso hi Aiia . Col prodotto de'^suoi lavori vide tutto ciò
che ii ÌjeyAììte òffritagli di nuovo , e si uni ad altri viag-
giatori; egfit ebbeta fottuna di scampar daRa perfidia di un
di loro, che volle avvelenarlo. Bdpo un^ assenza di cinque
0 sei anni ritornò in seno della sua famiglia , cbe io cre-
deva perduto . Suo padre avea colta la prima occasione di
TIA66IO f09
maritarlo, caie arrestar la sua tendenza alla vita erran-
te, ed infatti allora se ne stava tranquillo nella soa patria.
Egli era invaghito di conversar eoo noi , e parlar del Nilo e
delie Piramidi, di Stambol e del suo magnifico porto: po-
chi tra* SQoi Gompatrtolti prestavan fede a' svoi racconti .
Rammentava eoo diletto le sne escursioni, e vivamente in-
crescevagli che, essendo padre di famiglia , non poteva se-
guirci . L* iadinaaione a viaggiare è un tratto distintivo
del carattere degli Afghani, sebbene e' sieno amantissimi
del loro paese; tuttavia un musulmano è in sua casa per-
tirtto dovo la sua religlooe è professata ; imperocché fra i
settatori del Corano è una specie di vincolo, il quale, come
quello de liberi - muratori , tutti li unisce tra loro : nes-
suna disttmione di grado o di rango , che sì stranamente
in ahre religioni e in altri paesi scinde la società , fra loro
non esiste •
Eravam nella stagione delle quaglie ; chiunque poteva
sottrarsi alle proprie occupazioni , non pensava che o a
predar di que^ coraggiosi uccelli per mezzo de' falconi e
delle reti , od a fargli combattere . Tutte le mattine di
martedì, il sultano teneva nella sua corte un" assemblea
per incoraggiar questo divertimento ; ed et ci faceva cer*
care perchè ne- fossimo testimoni-, le quali assemblee ci
facevano un qualche piacere, giacché, capo, domestico,
suddito, tutti v'erano uguali, gli eroi essendo le quaglie
e non gK uomini . Portavan queste io specie di sacchi , e
le^)ccitavano a comtiettere le une contro le altre mettendo
tra loro del grano; e una volta che una quaglia avea fatto
la sua prova non se ne facea più conto e si uccideva.
Nulla uguaglia la passione degli Afghani per questo pas-
satempo , o non vedesi fanciullo per la via che non abbia
la sua quaglia in mano ^ eia folla si raguna in gruppi, in
110 BURNES
tutte le parti della città, per vedere i combattimenti di
questi uccelli.
Il sultano, vedendo r interesse cbe prendevamo a que*
ste scene , convitò ad accompagnarlo ad una caccia coi
falcone , la quale doveva aver luogo a 5 miglia dalla cit*
tà; ma avemmo poca fortuna, e non prendemmo nulla.
Allora andammo in cerca d' uccelli acquatici, e delle ana-
tre furono trovate e scompigliate da una seliiera cbe ci
precedeva.
Frattanto avemmo una colezione afghana a lira e sol-
do i^ e si ebbe in tal modo un saggio .de' .nazionali costu-
mi. Noi ci assidemmo all'ombra d^una grossa tela, e i
domestici portarono una diecina d'agnelli espressamente
uccisi per la circostanza. Il capo chiese un coltello, la*
{>iiò io pezzi uno di questi animali, prese la bacchetta
dello schioppo d'un uomo del seguito, vMnfilò 1 pezzi di
carne , e li diede perchè fossero fatti arrostire. Ci disse
che la carne in tal modo arrostita era di miglior gusto di
quella fatta cuocere dai cuochi ordinari ; e che se fossimo
stati realmente in piena campagna, volentieri egli terreb-
be un'estremità della bacchetta, facendo tener P altra a
qualcuno finché la carne non fosse cotta, e rendere cosi
il banchetto d' indole intieramente durana.
lo amava questa semplicità senza affettazione. Eravam
presso a poco una trentina a prender parte a quella cole-
zione; non ne rimasene anche un brano di queir agnel*
lo, tanto eravam di buon appettio, e tanto la carne era
saporita; di più gli Afghani son bravissimi mangiatori.
Mentre approssimavasi il momento della nostra parten-
za , le feste che ci venivan date eran continue : pran-
zammo con tutti i capi e con molli de'figli loro , con sacer-
doti e contitifza^. Una delle feste più piacevoli fu quella
-J
VIAGGIO III i
offertaci dal Mollah Nedg[fb, uomo di merito, il quale^ a
aoggerìmeoto deir Elphinstoiie , avea fatto un ayveDturoso
Tiaggio nel paese de^ Kaffiri , impresa che gli valse una
peosìooe beo guadagnata . Egli ci diede bnoni consìgli ;
ne citerò noo a eagion della soa- singolarità: — ci disse
che doveamo mangiar delle cipolle in tottM paesi, che vi-
siteremmo, avvegnaché, secondo una popolare credenza^
uno straniero poò acclimatarsi agevolmente in un luogo
facendo uso di questa pianta degli orti ! — Ci dette prova
di molto aOètto; e fortemente ci dissuase dal prender mai
un santone per nostra guida ; alla qual cosa io aveva già
pensato.
Si rappri'seotaiio gli Uzbeki come eccessivamente som-
messi a^ loro sacerdoti e a* loro seidi ; ed io pensava , che
la compagnia d^ uno di questi nomini potesse esserci van-
taggiosa nelle critiche circostanze , poiché il Moorcroft
erasMotieramente aflSdato a un di loro , che ora è a Peiscia-
ver . Da un altro lato, Mollah Nedgib assicurommi , che
qualunque di quei personaggi non mai varrebbe a li-
berarci nelle circostanze difficoltose, e farebbe in ogni
dove pubblica la nostra venuta ; e ci fece finalmente sen-
tire^ che molte delle sventure nelle quali incorse il Moor-
croft, ad uno di questi uomini attribuirsi dovevano. Un
simìi parere, dato da un sacerdote, meritava ben seria
attenzione, eJa giustezza dei precetti di questo mollah è
stata io seguito da me pienamente riconosciuta .
Era necessario frattanto conciliarsi il sant^uomo del
quale ho parlato, ed andai a fargli visita: chiamavasf
FaziI Haq, e vaotavasid^aver nelle vicinanze di Bukhara
una folla di discepoli , numerosa quasi quanto gli abi-
tanti. Singolare fu'l modo, col quale venni introdotto
presso di lui : — il Court aveva detto al suo segretario di
112 BURNBS
scrivere ad un altro saato personaggio di Peisciaver , del
quale aveva dimenticato il nome ; e in tale imbaraxio es^
sendosi a me diretto , siccome io conosceva il gran cre-
dito del quale FaziI Baq godeva , a caso lo nominai : la
lettera fu dunque scritta^ io la consegnai, ed il santo estre-
mamente se ne compiacque y avvegnaché dessa veniva da
un luogo, nel quale egli non conosceva alcuno* Mi accolse
con bontà , e urbanissimamente mi offerì i suoi servigi ,
esibendomi commendatiEie per tutti i grandi personaggi
del Turkestan. Egr aveva inteso dire cbe io era origina^'
rio d^ Armenia, sebben fossi al servizio britannico; ma
stimai fosse indispensabile di rettificare su tale oggetto le
sue idee, lo lo ringraziai della sua benevolenza con tutta la
modestia e V umiltà d^ un povero viaggiatore , ed egli co>>
minciò a darmi affabilmente i suoi consigli •
• La tua sicurezza, mi disse, dipenderà dalla tua dili-
• genza in tenere da parte il nome d'Europeo, ed in ogni
• evento d' Inglese ; poiché gli abitanti di queste contrade
• consideran gF Inglesi intriganti in politica e possessori di
» immense ricchezze • » — il senso comune e la rifles*
sione prescrivevano una simil condotta ^ ma il tenerla era
più difficile • Il sant' uomo preparò ie sue lettere ; elleno
eran diritte al re diBukbaria, e ai cinque potentati cbe
ban de* territori bagnati dall^ Oxus, che tutti riconosce*
vanto per lor guida spirituale . Fazil Haq , parlava dì noi
come di poveri viaggiatori ciechi che ban diritto alla pro-
tezione d' ogni vero credente . Queste missive eran ridon-
danti di passi del Corano, e d' altri morali aforismi citati
io nostro favore. Frattanto il sant'uomo ci pregò di non
mostrar queste lettere che ne' casi d' assoluta necessità ;
ma io le considerava come oggetti preziosissimi .
VIAGGIO 115
lo DOD uscii dalla abitazione di lui senza invidiar 1^ in-
flaenza cbe egli esercita sopra le tribù delle quali si è te*
nulo proposito, il che egli deve alla sua discendenza da un
padre rispettabile, cbe parimente lasciogli in eredità un con-
siderevoi patrimonio. Io non era scevro da qualche dolorosa
idea a conto suo, essendo egli sospettato d* aver accresciuto
le angustie del Moorcroft; ed è certo che la famiglia d^uno
de'suoi discepoli fu impinguata di tutto ciò cbe quello sven-
turato viaggiatore possedeva! FaziI Haq ha pertanto in
suo potere tali documenti , cbe mi persuadon a reputar-
lo innocente di tutto ciò cbe gli è stato addebitato ; nul-
ladimeno vorrei piuttosto evitarlo cbe cercarlo , e gli vor-
rei piacere piuttostocbè dispiacere •
Fra gli altri avvertimenti datici, ci venne altamente
raccomandato di cessar dal distribuir medicamenti al pò*
polo poiché qoest' uso avea già raunato intorno al Gerard
centinaia di malati, ed anticipatamente annunzierebbe
la nostra venuta a misura cbe ci avanzeremmo. Io aveva
supposto cbe il carattere di medico ci avrebbe servito
di passaporto, e punto non dubito de^suoi vantaggi per gli
avventurieri; ma V unico nostro oggetto essendo quello di
traversare il paese con sicurezza, eramo quindi incerti se
persister dovessimo a prender la qualità di dottori : indi-
pendentemente dalle continue domande, cbe non ci la-
sciavan la libera disposizione del nostro tempo , molte con*
gettare pur si facevano sulle nostre ricchezze e sopra i
nostri tesori , cbe inoltre la gratuita distribuzione de^ me-
dicamenti permetteva di fare . Decidemmo per conseguen-
za di astenerci dall' esercizio delf arte medica alla prima
opportunità ^ ed un piano , che in principio avea riguar-
dato come probabilmente adequato ad agevolar molto
la nostra intrapresa , venne intieramente abbandonato .
vili. 15
114 BURNBS
La sola pratica del salasso sarebbe stata sufficiente per oc-
cupare un uomo dell' arte , poiché gli Afghani si fanno
regolarmente levar sangue ad ogni equinozio della prima-
vera, finché non son pervenuti al lor quarantesimo an-
no . Di più , gli abitanti di Peisciaver erano afletti da feb-
bri terzane, che molto aumentavano il numero de' nostri
clienti .
L^ unica antichità che quivi discuoprissimo fu un tope^
situato a cinque miglia di distanza sulla strada di Gabul ,
ed evidentemente della stessa epoca di quelli di Mani-
kiala e di Belur . Il tempo lo ha moltissimo danneggiato ,
e i suoi avanzi non darebbero alcun^ idea delP oggetto di
un tal monumento , se non avessimo veduto quelli del Pen-
dgiah.Egli aveva presso che 100 piedi d^ altezza, e le
pietre che lo rivestirono eran cadute od erano state por-
tate via. Noi non riuscimmo a procurarci nessuna meda-
glia sul luogo, e gli abitanti non altro seppero dirci se
non eh' egli era un tope . Ci fu pur parlato d^ un edifizio
del medesimo genere nelle gole diKhiber, 18 miglia di-
stante ; ma le turbolenze del paese non ci permisero di vi-
sitarlo : é ben conservato, e piti alto e più grande di quello
di Manikiala . — Ci fecero finalmente menzione d* una die-
cina di torri consimili, che sono a Sonat e aBonnéri, dalla
parte del paese de'Kaifiri; e sembra probabilissimo, che
questi monumenti fosser le sepolture de' re, poiché hanno
tutti una camera sepolcrale nel centro della lor massa ;
ma ponno anche essere edifizi buddhici.
Era già trascorso un mese dappoiché giugnemmo a Pei-
sciaver, e^l rapido avvicinarsi della calda stagione ci av-
vertiva che più non avevamo a temer la neve del Ga-
bul e deir Hindu Ruch . Il termometro, che al nostro ar-
rivo tenevasi, a mezzo giorno, a 60^ (12^ 13), or sa-
I VIAGGIO i15
1 Uva a 87^ ( 24® 43 ). Le more cadean matare , e le nevi
i erano interam^ite scomparse dalle vicine montagne : V in-
verno era stalo rigorosissimo , e nel tempo del nostro sog-
' giorno era caduta della grandine grossa come le palle da
I schioppo .
Ci occupammo dunque della nostra partenza; e ne Tu
accelerato il momento da una lettera arrivata da Gabul ,
la quale ci pregava a mettere' in via senza indugio. Non
fu pertanto agevol cosa decidere Mohammed Khan ad ac-
I condiscendere ; finalmente , dopo mille dilazioni , la no-
stra partenza fu fissata pel 19 d* aprile .
Fra i componenti la famiglia di questo capo, sarebbe
imperdonabile dimenticare il maestro di casa, Setar Khao,
nativo di Gasmira, faceto , di belF umore, che per si lun-
go tempo ci favori i suoi piiat ed altri cibi di sapor gra-
I to. Per tutto '1 tempo della nostra dimora , vivemmo a spe-
j se del sultano , e questo Setar Khan , brav^ uomo e dì ca-
rattere allegro al quale univa tutta la civiltà de' suoi com-
patriotti, si studiava di contentarci per ogni possibil ma-
niera. Sebben non occupasse un posto molto eminente, la
sua sorella era maritata al capo , ed esercitava perciò una
considerevole influenza nel paese •
Egli era uomo d^alta statura, di belP aspetto, con
grand' occhi neri, i quali non oblierb giammai, perchè
seguivan con delizia ogni boccone che vedevaci mangia-
re . La sua flsonomia esprimeva l' amor per le buone co-
se di questo basso mondo , e '1 suo carattere gli faceva
desiderar di dividerle cogli altri. Ci sollecitò istantemen-
te perchè gli dassimo ricette atte a perfezionar Tarte
sua, ma, disgraziatamente, noi non avevamo un cuoco
che potesse istruirlo.
116 BURNBS
Non ho fatto parola di Peìsciaver , per la ragione che
nulla si può aggiungere alla descrizione che V Elphinsto-
ne ne ha dato . I ragguagli contenuti nelP eccellente sua
opera son'così completi, che io eviterò sempre di met-
termi sul terreno ov^egli ha camminato; e, per quel
che riguarda T Afghanistan, mi limiterò agP incidenti,
alle avventure che mi son personali : e questo dico per
mia difesa .
SOMMARIO
DEL CAPITOLO QUARTO
I KHmU — rAflSAfi«IO DSL FIUHX DI CABUL — CA&A-
▼AHA — ATTHITUmA — ■ORT AttlIK — COLLOQUIO COR
UN CAPO MOHAinM — TUTTO PUTILBlf ZIALB — AHTI-
flHITA* — DOIALALABAD — ■01ITA«1IK RSTOn — IL BA-
LABA6H — «SOHDAMAK — PAMB FSXDDO — HIHLA — MO-
DO DI GUmABB I CAVALLI — D«IA6DALOK — «HILIMI
NOMADI — iena PASTORALI — 60LB DI LATA BBIID —
CABUL — KOB AMMBD fCBRIF , NOSTRO COHDUTTORB .
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VIAGGIO
DA PEISCIAVER A CABIiL
I L 19 aprile, avendo preso cODgedo
da Hofaammed KbsD, partimmo da
^ Peisciaver. Nulla avrebbe potalo
e» dt-KhiLm WH-paesar la beoevolema di questo
capo : ali* istante , in cui ci separavamo da lui , ci affidava
ad un Persiano, che era uno de* sooi ufficiali, e cbe, es-
pressamente per noi , egli spediva a Cabul : ci rimise la let-
tera indirizzala a suo fratello a Candabar , ed altre per de-
gli abitanti di Cabul: fioalroente ci dava sei fogli biancbi
muniti del suo sigillo , Invitandoci a riempirli per quelle
190 BURNBS
persone di sua conoscenza che stimeremmo poter esser per
noi di qualche vantaggio.
Una tale condotta, cornee facile intendere , richiedeva
un attestatodi nostra riconoscenza: ma non fu che con diiB
colta, che potei determinarlo ad accettare un paio di pisto
le di poco valore; gli feci dono ancora d^una scatola a r
monica, ed egli si rammaricava che gli facessi tale offerta
Allorché abbandonammo la casa sua , egli stette a ve
derci montare a cavallo, e ci augurò ogni buon successo
e prosperità : avrebbe voluto accompagnarci fino a una
certa distanza , ma noi noi permettemmo .
Molte deir eccellenti persone che lo circondavano, e col-
le quali avevam vissuto familiarmente, venner con noi fino
alla prima stazione : eran tra queste Gholam Kadir e Mir
Alem , tutti e due figli d^un cazi di Lodiana, a^ buoni uffi-
ci dei quali fummo in diverse circostanze debitori di molti
favori durante il nostro soggiorno a Peisciaver .
Cinque strade diverse menano da questa città a Ca-
bul. Noi preferimmo quella che corre lungo il corso del
fiume , perchè le gole Khiber son poco sicure a cagion
del perverso carattere de' Khiberi ^ quindi attraversammo
la gran pianura che da Peisciaver estendesi fino a Matsni.
Avevam fatto intima conoscenza con un capo delle mon-
tagne, il quale ci aveva istantemente impegnati a prender
la via di Khiber ; ciò non pertanto ninno si fida d'un Khi-
bero , e f u giudicato esser prudente di non avventurar-
visi ; lo stesso Nadir Sciàh pagò una somma di denaro per
assicurarsi il passaggio attraverso le gole di questo paese,
che estendonsi per 18 miglia e sono fortissime.
Avrei desiderato di veder questi uomini nella contrada
che abitano, ma non potevamo abbastanza contare sui
vincoli che ad uno dei loro capi ci univano . Era costui
VIAGGIO 121
uomo d^alta skatora, magrissimo, e come tutti i suoi com-
paU-iotti deditissimo agli spiritosi liquori; parlaado del suo
paese , egli cbiamavalo Taghistan ( paese de^ ribelli ) . Io
accompagnai questo personaggio con alcuno de^ miei in un
verziere presso Peisciaver, ov^egli cMnyitò a riunirci ad
una società che ^i era ragunata per bevere ; ma noi Io ri-
guardammo, lui ed i suoi compagni, abbastanza feroci
anche senza esser ubriachi.
Tragittammo il fiume di Gabul superiormente a Ma-
tchni, sopra un graticcio sostenuto da pelli gonfie , spe-
cie di barca debole e mal sicura . Il fiume non ha che 650
piedi di larghezza; ciò non pertanto egli è talmente ra-
pido, che fummo spinti in giìi per ben più d^un miglio
prima di poter raggiugnere Topposta riva. 1 cavalli tanto
da sella che da bagaglio, passarono a nuoto. Matcbni è un
Tillaggio di case sparse allo sbocco della vallata, ove il
fiume di Cabul entra nella pianura. Più giù e^ si divide in
tre rami, e scorre verso riodo. Si naviga ordinariamente
in battello so questo fiume, e i pellegrini che vanno alla
Mecca vi s^ imbarcano , e così discendono V Indo fino al
mare . Le merci non sono mai spedite per questa via ; ma
non è meno importante conoscere la comunicazione che
esiste per acqua da Gabul fino air Oceano •
Il dì 23 noi avevamo aggiustato tutto ciò che concerneva
il nostro viaggio pel paese dei Momaodi , tribù di malan-
drini un poco meno feroci de^Khil)erì lor vicini. Eglino
chiesero una rupìa per ciascun musulmano, ed il doppio di
questa somma per un Indiano ; ma si contentaron però di
meno assai ed ebbero a contendere tra loro pel riparti-
mento. — Noi ci mettemmo in moto, e cominciammo ad
arrampicarci per poggi e per balze : ben tosto avemmo
una prova delP influenza delle genti colle quali aveamo
vili.
16
122 BDRNE8
patteggiato , incontrando de^ ?iaggiatori isolati ed aecom-
fMgoaii da fanciulli, la tribù de^qaali annunziava in lai
modo ch'ella li proteggeva, e questo bastava.
Dopo una faticosa via attraverso le montagne , rive-
demmo il fiume di Gabul, il quale avemmo un'altra volta
a tragittare. Acquistammo allora un'esatta idea del nostro
modo di viaggiare , e del trattamento che avevamo ad
aspettarci. Noi non andavamo mai disuniti ; e quando per-
venimmo alle sponde del fiume sotto la sferza d^ un sole co-
cente , non era in nostro potere alcun mezzo per traghet-
tarlo: facea d'uopo adunque aver dalla nostra gli amici
Momandi , e per aspettarli ci assommo all' ombra di rupi
distaccatesi dall'alto de'precipizi, cbe maestosamente in-
nalza vansi sopra le nostre teste all' altezza di 2,000 piedi;
dinanzi a noi scorreva il fiume con estrema rapidità, poi-
ché la di lui larghezza non eccedeva i 360 piedi. Poco dopo
il mezzo giorno , i nostri montanari portaron una diecina
di pelli e cominciammo il passaggio : ma la notte sovrag-
giunse priflsa che fossimo dall'altra sponda, e allora fu
dato fuoco air erba delle montagne, per illuminar le vi-
cinanze ed assicurar il tragitto del fragii graticcio . Que^
transito fu noioso e difficile ; in alcuni punti la rapidità
della corrente produceva de' gorghi, che ci facevano gi-
randolare stranamente ^<e non ignoravamo, ebe se la cor-
rente ci avesse strascinali un poco piii giù , incontrerem-
mo un vortice , nel cer^chio dell' azione del quale una
volta entrati , vi avremmo volteggiato una giornata inte-
ra, e solTerlo fame e capogiri. Per verità noi schivammo
tutti questi inconvenienti; ma alcuni viaggiatori furono
spinti ben lontano, e noi stessi incontrammo qualche dif-
ficoltà per eausa de' piccoli vortici .
1
VIAGGIO 1S
Non iflcorgeTansi salle rive né villaggi , né abiUotì : bi*
sortoci dunque stendere i nostri tippeCi per terra e dormire
a cielo scoperto io vna fredda notte « cbe snccedeva ad un
g:onio trava<{liatisstBao. Ciò non pertanto, il mormorio
delle aeqoe ci concilio ben presto il sonno a quasi tutti , e
verso la meixa notte pili non si udiva cbe la voce de'^moa-
tanaci i quali accosciati sur uno scoglio sporgente sopra 1
nostrocanpo, stettero vigilanti fino a giorno. Eglino ave-
van r aspetto di veri assassini , ed era un piacere a veder
quale studiato rispetto usavano a nostro riguardo . lllor
capo 5 bandito cencioso che non avea neppur turbante ,
era a cavallo ; cantaronsi le lodi di lui , gli presentammo
de' doni ; ma non fummo appena usciti dal loro paese , che
imprecammo contro coloro che la necessità ci aveva obbli-
gaio ad accarezaare: lo spirito che animava la nostra co-
mitiva ^ è espresso dal motto d'un vecchio di essa, che
spinse il suo cavallo in un campo di grano sui confini del
territorio dei Momandi, dicendogli: » mangia, mangia,
• povera bestia , que"* birbanti dei Momandi han divorato
• buona parte della mia fortuna . •
Dopo essere stati esposti T indomani alPardor del sole
per otto ore, arrivammo a Daka per una sassosa ed inco-
moda via; e nel giorno stesso andammo fino ad Hazarnò:
la giornata fu di 20 miglia. — A Daka noi avevamo già
sormontata la maggior parte delle difficoltà della strada del
Cabul.La vista del fiume di Cabul dall'alto d^un colle,
priflota di scendere nella valle , era magnifica : noi scor-
gemmo la città di Dgelalabad a 40 miglia di distaoia, ed
il fiume cbe nel suo corso sinuoso prolungasi nella pia-
nura^ cbe divide in un infinito numero di fertili isoletle :
il SafaedKoh, o Monte Bianco, innalzava la cima da un
iato, ed ilNurghiI, oKuner, sollevava P orgogliosa fron«
L
1S4 BURNBS
te deir altro. Gli Afghani credono che colassù si fermasse
la barca di Noè, e per certo qaest^Ararat delP Afghani-
stan è per la sua considere voF altezia degno di tal distin-
zione : egli è coperto di eterne nevi . Gli sorge a poca di-
stanza il Naoghi, scoglio isolato 9 che, a parer mìo, cor-
risponde alla descrizione che Arriano fa del famoso scoglio
d'ilormi^, indabitatamente situato in questa regione: di-
cesi che egli sia inaccessibile, fuorché da un lato; e si
aggiunge esser egli forte ed altissimo, ed avere una som*
mità tanto spaziosa da produr grano fiiufficiente per sosten-
tare annualmente un presidio; ed in fine narrasi esser ab-
bondantemente provveduto d'acqua , il che è letteralmente
conforme alla descrizione deir Aomus . Egli è precisamente
a 20 miglia da Badgi ur, ed Arriano ci dice, che gli abi-
tanti di Baxaria^ che si suppone esser Badiur, rifugiaronsi
nella notte suìV Aomus. Io non ho veduto il monte di
Naog^i •
AMatchni, le montagne sono di pietra bigia, e sull'alto
delle medesime vedonsi delle vene di quarzo : gli scogli del
letto del flume di Cabul son di granito, e al disotto del vil-
laggio di Daka , la roccia è di mica a strati verticali • Le
piante e V erbe esalano una fragranza dolce ed aromatica;
vidi un arboscello consimile alla ginestra, ed una pianta
simigliante al giaggiolo, la quale somministra materia
per fare le stuoie per eostruir le abitazioni , come anche
per fare i sandali pe^ loro piedi, che fissan con una corda
della stessa materia. Ci ristorammo dalle nostre fatiche e
dalla sete con una specie d^ acetosella, che inerpicandoci
pe^ monti coglievamo e mangiavamo con diletto • I pascoli
pel bestiame vi sono eccellenti ; V agnello che mangiasi a
Veisciaver deve loro il suo grato sapore •
VIAGGIO 135
Prima della nostra partenza da Daka , ricevemmo la vi-
sita di SadatKhan di Lalpur, capo de^Momandi , beli' uomo
d'una trentina d'anni, d' un aspetto giocondo . Noi restam*
mo secolui una meri* ora seduti sopra un tappeto alF om-
bra d'un gelso. Egli molto ci stimolava a traversare il flu-
me , per passare alcuni giorni nella sua dimora , prò-
mettendoci di farci ben divertire alla caccia co' falconi; al*
cune persone del suo seguito ne aveano condotti seco lo-
ro . Adducemmo per iscusa di non poter gradire le di lui
gentilezze la premura di proseguire in fretta il nostro
viaggio ; e più tardi venimmo in cognizione , che questo
Nomando sì ilare e ridente , era divenuto capo della sua
orda 9 uccidendo spietatamente i suoi due giovani nipoti
e la lor madre.
Ad Hazarnò incontrammo unKhibero, il quale avevamo
un poco conosciuto nel Pendgiab , ove egli era herkaru o
messaggiere di Rendgit Sing . Appena seppe il nostro arri-
vo venne a trovarci , e prendendomi prima per i piedi e
poi per la barba , mi annunziò, parlando quel poco cbe
sapeva di persiano , che noi eravamo i suo ospiti , e che
dovevamo alloggiare in casa sua , al che volentieri accon-
sentimmo. Era costui un uomo di rozzo aspetto , con bas-
se sopracciglia, occhi aggrottati: aveva due figli, che
qualche giorno prima della nostra venuta da quattordici
anni non aveva veduti . Egli era stato per due volte spe-
dito a Gabul , e sebbene avesse traversato il suo villag-
gio natale ove erano i suoi lari , non mai si era fermato a
domandar di sua famiglia; ma poi, era definitivamente
tornato nella patria sua •
Dopo un faticoso cammino di 12 ore, tre delle quali
erano state consumate ad aspettar i yettnrieri , arrivammo
la mattina del 26 a Dgelalabad . Passando per Snrkhdeuar,
196 8CRNBS
dove le caravaae soq qualche yoha svaligiale , il nostro
conduttore Persiano, o fosse per far prova del suo corag-
gio ^o fosse per un eccesso di patzia, credè d'esser aggre-
dito daMadri. Egli sparò la sua carabina, e prima che
giuDgesser gli uomini del retroguardo, aveva terminato
una lunga istoria della sua baldanzosa bravura; raccontò
com' egli avesse punito un de' ladri colla sola estremità del-*
r arme sua , e come avesse corso grave perìcolo per ana
palla del suo antagonista, la quale erasi inteso fischiare aN
r orecchio: le genti del suo seguito applaudirono al suo
valore , ed io pure vi aggiunsi la mia parte di lode. Del re*
sto ci sembrò alquanto singolare, che solo il Persiano vedu-
to avesse gli assassini ; ma un nomo della earavana spiego
la difficoltà , tranquillamente osservando die quel perso-
naggio aveva voluto dare una prova del suo valore, allora
che il pericolo era passato .
La strada da Hazaroò a Dgelalabad attraversa un gran
deserto pietroso, di cui una parte è conosciuta sotto il
nome di Déschi o pianura di Battieote, celebre pel $emum
o vento pestilenziale che ci regna nella calda stagione ,
quantunque dai due lati sieno montagne coperte di per-
petue nevi . Gli abitanti parlano del semum come di cosa
che à generalmente fatale. I viaggiatori che ne sono scam«
pati , dicono ch^egli assale dì tal modo come fosse un vento
freddo e toglie il sentimento . L' acqua introdotta violente •
mente in bocca degli asfissiati dal vento salva qualche volta
da morte, siccome io qualche caso produce buon eflétto
anche il fuoco acceso intorno al malato , ed impiegasi con
buon successo le prugne di Bukhara collo zucchero . I 6a*
valli e gli altri animali van soggetti come V uomo air ioOus-
80 del smum^ e dicesi che le carni di quelli che ne son vit^*
tima, divengon tosto flaccide e putride , le parti si dissol«
1
VIAGGIO
127
v^DO^ le oMMbra ri leparaoo, i capelli si svellon seaia
akaoa fona ! Questo veaCe pestilenziale è scoDOsciuto
Belle alte terre del Cabul ; egli è specialosente eonflnato
nella pianura di BaUicote . 1 saoi effetti soo perniciosi tanto
di notte cbe di giorno: na in estate ninno si espene a
viaggiare finché il sole non è tramontato. Qualche volta,
fra trenta o quaranta persone riunite , una sola o' è col-
ta; e quelle che ne rimangono illese non riconoscono alcun
cambiamento neir atmosfera: lo che prova che il morbo
dipende probabilmente dal semplice effetto del caldo sul
corpo cbe trovasi in una particolare disposizione.
Noi non viaggiavamo nella stagione de^ venti caldi e pe-
stilenziali ; ma in questa gita fummo sorpresi da una di
quelle burrasche di vento e polvere, che son frequenti nel-
le regioni poco distanti da' tropici . In quella circostanza
la procella fu accompagnata da uno strano fenomeno: dei
nuvoli di polvere moveotisi da' punti opposti dell^orlzzon-
te, si ravvicinarono; ed incontratisi, presero quindi una
direzione assolutamente diflerente: questo potrebbe forse
spiegarsi pel movimento dell'aria respaota in senso con-
trario in una bassa pianura d' una quindicina di miglia in
larghezza, e da ogni tato circondata da alte montagne? Ci
fu detto cbe Dgelalabad era stata inondata dalla pioggia ,
mentre noi non ne avemmo ne anche una goccia .
Una montagna al nord del fiume di Cabul e del villaggio
di Bassaul ci presentò vaste escavazioni nel masso , cbe
rìferisconsi a' tempi de^ KaflBrt od infedeli; elleno son di-
sposte a grappi : le aperture d' ingresso son separate , ed
hanno appresso a poco la grandezza d* una porta ordinaria •
Esse formaron forse altrettanti villaggi, avvegnaché sem-
bra essere stato uso in Asia d^ abitare in consimili ca-
verne , come diversi istorici cbe parlan de' Trogloditi ci
138 BURNBS
narrano • Io non suppongo che si possa trarre alcuna in-
duzione relativamente a tale o tal altro popolo , dall'esi-
stenza di tal costume ne^ diversi paesi; poiché la maggior
parte delle nazioni non civilizzate riguardar dovevano
una cavità dentro una rupe ben più sicura nelle loro di-
sordinate società , che una capanna nel piano .
Vedonsi presso Dgelalabad sette torri rotonde , ma per
la loro costruzione totalmente diflerenti da^ tape. Dicesi es-
ser desse antichissime , ed infatti si sono trovate nelle lor
vicinanze grandi medaglie. Nel paese di Laghman^ tra
Dgelalabad e le montagne , gli abitanti fan veder la tom-
ba di Metar Lam, ossia Lamech padre di Noè. Alcuni ri-
feriscon quel monumento al secolo de'Kaffiri ; mai buoni
musulmani son contenti di credere che sia la tomba di
un' proi^ta , e che non ve ne sian che altre tre sulla su-
perficie della terra .
Noi ci fermammo per un paio di giorni a Dgelalabad ,
che è una delle città piti sudicie che io abbia veduto in
Oriente. Dessa è piccola , possiede un bazar di 50 botte-
ghe , ed ha una popolazione di 2,000 anime : ma questo
numero divien dieci volte più considerevole nella fredda
stagione^ perchè gli abitanti delle vicine montagne vengo-
no a rifugiarvisi.
Dgelalabad è la residenza d' un capo della famiglia Ba-
rakzia, che ha una rendita annua di sette lae di rupie. Il
fiume di CahuI passa ad un quarto di miglio al nord della
città 9 ed ha in questo punto una larghezza di 450 piedi,
e non è guadabile . Tanto al nordiche al sud ^ aspre catene
di nevose montagne si estendono parallele V una alP altra •
La catena del sud è chiamata Safaed Koh , ma più d^ or-
dinario Radgigal , e diminuisce d^ altezza prolungandosi
air est , ove non ha più sommità nevoseP sino a Dal^a .
J
TIAGGIO 1»
Nelk parti superiori la neye non si scioglie mai , il che ,
sotto questa latitudioe, su^poue un^altexza di 15,000 piedi
al disopra del livello del mare. Il famoso picco di NurghiI,
di coi ho precedeotemente parlato , sorge a una trentina !
di miglia al nord di Dgelalabad ; e i superbi picchi del-
l'HindùKuch cominciano di qui a farsi vedere dalla parte
di Dord-ovest.
Discostandoci dal fiume di Cabul , entrammo nella vai- i
■
lata di Baia - Bagh : allora noi potevamo distinguere i fé- i
condi giardini situati alle falde delle nevose montagne , i
quali prodttcon le famose melagrane senza acini, che sono
spedite neirindia. Noi ci fermammo in un recinto pian-
tato di viti , le quali non sono ivi né potate, uè rimonda-
te , ma si lasciano ags^rapparsi fino alle cime di grandi al-
beri-, ve n'erano a Baia - Bagh che si avviticchiavano agli
agrifogli fino alKaltezza di 80 piedi; ma le uve non son buo-
ne quanto quelle d'una pergola • Pioveva a Baia- Bagh; e
la nostra abitazione era più romantica che comoda , il che
ci costrinse all' imbrunir della notte a cercar ricovero in
una moschea. Gli abitanti parevan troppo occupati decloro
aflàri civili o religiosi per curarsi di noi , e fin^ allora non
c'era stata usata da alcuno la piìi piccola cortesia, quan- J
tunque ci aggirassimo da ogni parte .
Non pareva che fosse in quelle genti prevenzione al-
cuna contro i Cristiani ; giammai ho sentito uscir dalla
bocca loro la parola di cane o d^ infedele, che si eminen-
temente figura nelle relazioni di molti viaggiatori. — • Cia-
scun paese ha i suoi usi • — è un proverbio tra loro usita-
tissimo; e gli Afghani musulmani sembrano aver pe' Cri-
stiani de** riguardi, che a^brahmanisti loro concittadini non
concedono. Eglino ci chiamano il popolo del libro, men-
viii. 17
130 BURNBS
tre riguardan gli altri corno immerai n^lte tOMbre^ e pt ivf
di profeta •
A GaadaQiaJc ^ aggiugneinaio alla linea di aeparazime fra
i paesi caldi ed i freddi : dicesi che nevichi da uoa parte
del piccolo ftume ,. e piova dair altra. La vita, vegetabile
vi prende una nuova forma ; il grano ^ che a Dgelalabad
era sul punto della maturità, a Gandamak non aveva
che tre pollici d' altezza^ e trattaAta la distansa da un luo-
go air altro noo è che di 25 miglia • Noi vedenmo nei
campi la margheritina bianca in mexzo al Irifoglio; i
mooli , lontani soltanto dieci miglia , tran coperti di fo*
reste di pini, che cominciavano a 1,000 piedi al disotte
del limite inferiore delle nevi : ci fu d* uopo aggravarsi
«n poco più le vesti a motivo deli^ aria troppo fresca .
I viaggiatori son soggetti a incontrare uoa folla di pie*
coli ostacoli che o dilettano q mettono a prova il caratte-
re, secondo la disposizione dello spirito nel momento.
In ({uella sera un gatto carpi il mio desinare , quando per
V appunto io stava assidendomi per mangiare ^ mi rasse-
gnai a soddisfare un divorante appetito con pane ed acqua,
e , debbo aggiugnere « in una sordida stalla : ma noi eram
beati di aver trovata un simile alloggio. Devo del resto
far Telogio del pane di quel paese , che è lievito, ben cotto
e saporito.
A tre miglia da Gandamak , vedemmo il giardioo dì
Nimla, celebre pel campo di battaglia ove ScUidgta -el-
Mulk nel 1809 perde la sua corona . Questo giardino è si-
tuato in una valle eccellentemente coltivata , e circondata
da nude montagne . È un luogo delizioso, ove gli alberi o
sono stati tosati « osono pervenuti alla medesima alteiza;
adombran co' loro rami numerosa varie tàdi fiori, tra^quaH
distinguesi per la sua bellezza il narciso. Cosi ornato dal-
VIAGGIO ia
r arte 9 questo silo loa è opporlaoo per pugnare ^ e ^1 de-
stiÉO della guerra ri tm stranameote capricoioso: Sciiidgia
fu flcoofllto da HO eserciCD dieci volle aneno numeroso
del suo , e vi perde 'i suo visir ed il trOM. Ben lungi
dal temere un tal resuUalo ^ egli aveva menato seco le
sue gieie i suoi tesori j t si stimò troppo fortunato se ab-
bandonandoli al nemioe potè salvar la vita » Fetb Kban 9
visir di Mabmud ^ avendo riportato la vittoria pel suo si»
gnore, lo assise sopra uno degli elefanti di parata eh* erano
stati preparati pel re 9 e prodamò cosili suo trionfo. Sciu-
dgia se ne fuggi nei paese de'Khiberi^ e da quelP epoca
ba fallito in tutti i tentativi impresi per riconquistare il suo
regno.
Niuna cosa è più sorprendente in questo paese della ma*
nìera di tenere i cavalli, diflerendo essa moltoda quella del*
rindia. Non mai durante il giorno logliesi loro la sella,
credendo cbe il cavallo possa meglio dormir la notte • Non
mai si fa passeggiare un cavallo accaldato innansi e indie*
tre , ma e si cavalca o si fa girare in tondo fino a che egli
siasi rinfrescalo. Nella presento stagione non gli si db bla*
da^ ma si nudrisce con orzo fresco non ancora spigato •
Si legano otto o dieci cavalli a due corde Ornato le une
alle altre paralielamente per mezzo di pezzi di l^oo. Si fa
sempre un nodo alla coda del cavaUo; gli si tiene cosUn*
tornente coperta la groppa con un feltro pulito orlato di se-
ta e rattennto dalla groppiera • Si usa la sella uzbeka, che
assomiglia a quella de' nostri ussari; io la trovai baste*
volmente comoda e non ne adoperai d^ altra foggia. Il
cavaliere annoda il frustino al suo polso. Gli Afghani
son diligentissimi pe' loro cavalli , ma non li trattano con
spezierie come oelF India e sono pur sempre io buono
stato*
iSai BURNES
Noi proseguimmo il nostro cammino verso Dgiagdalal^ ,
e passammo il Surk rud ( flume rosso) sopra un ponte,
come molti altri torrenti gonfi pello scioglimento delle
nevi del Saraed Kob, che vanno ad ingrossar quel flu*
me ; le loro acque son tutte di color rossastro , e da ciò
n^è derivalo il nome a! fiume . Il paese è sterile e misera-
bile; Dgiagdalak è un luogo meschino con delle grotte in
luogo di case . Un proverbio ne fa conoscere V estrema
povertà: • Quando il legno di Dgiagdalak comincia a bru-
• ciare, fondete délPoro • • Infatti, nelle triste montagne
de^ suoi contorni non si trovan legna.
Noi facemmo la fermata sotto un gruppo d^ alberi che
è memorabile, poiché quivi fu privato della vista Sciàh
Zeman, re di Cabul. Potevam riconoscere, camminan-
do su questa strada , Pantico argine e le case di posta, fab-
bricate ad una distanza dì 5 o 6 miglia le une dalle al-
tre dagP imperatori mogolli,onde mantener la comunica-
zione fra Delhi e Cabul ; e si può seguir la traccia di que-
sti stabilimenti attraverso alle montagne fino a Balkh,
perchè Humalun e Aurengzeb furono nella lor gioventù,
governatori Tnoo e Taltro di questo territorio. QuaPalta
opinione non fa ciò concepire della grandezza delf imperp
mogollo! poiché vediamo, tra le pro\incie più distanti, un
sistema di comunicazione tanto perfetto quanto quello del-
le poste di Cesare !
Sulla via di Cabul, incontrammo delle migliaia di pe-
core guardate dai Ghild(;i, tribù di Afghani nomadi. Allo*
ra che la neve più non ricuopriva la terra, eglino con-
ducevano il loro gregge suir Hindù Kuch, ove passa Tes-
iate . Tutto era perfettamente pastorale : gli uomini segui-
vano le pecore che pascolavan sulle pendici de* monti ; i
fanciulli , guidando gli agnelli , formavano il retroguardo
VIAGGIO 133
a un miglio o due di distanza ; uoa vecchia pecora inco-
raggi vali ad andar avanti, e i fanciulli favori van questi
sforzi con leggieri colpi di fili d^erba e con delle grida.
Alcuni di que' fanciulli eran si piccini che appena potevan
camminare, ma M piacer delP esercizio li stimolava.
Noi passammo dinanzi a diversi attendamenti sulP argine
della strada, clie già stavan per esser tolti, già si affardella-
van gli arnesi. Gli Afghani han le tende basse, nere o piut-
tosto brune . Le donne accudivano a tutte le faccende in-
vece de' loro indolenti mariti, caricavano i cammelli e gli
cacciavano innanzi ; elleno son brunissime, e per bellezza
poco notabili. Tutte queste genti eran del resto ben vesti-
te, e calzate di sandali con larghi chiodi di ferro; i fan.
ciulli eran sani e paffuti: dicesi, che tra queste erranti po-
polazioni non è permesso il matrimonio fino air età di venti
anni .
Dopo aver valicato il Surkh rud , arrivammo ad Ispa-
ban , villaggio conosciuto per un' altra disfatta di Sciudgia,
soffertavi prima del suo innalzamento al trono. Raccontasi,
che il visir Feth Khan temesse d^ esser supplautato su
questo campo di battaglia da Mir A lem, nobile durant\ che
aspirava a subentrargli neir impiego . Mir Alem aveva , in
una precedente occasione, insultato Feth Khan , e rottogli
con uno schiaffo uno de' denti anteriori; ma pareva che
r ingiuria fosse stata perdonata, poiché posteriormente
aveva sposato una sorella del visir ; questi però non aveva
aderito a tal matrimonio senonchè per metter più agevol-
mente ad esecuzione gl'iniqui suoi progetti: la notte che
precede la battaglia egli uccise il suo cognato. Un muccbio
di pietre, cbiamato quivi ioda^ indica il luogo dell'assas-
sinio • La sorella del visir gittossi a' suoi piedi , e chiese
perchè avesse ucciso così il di lei marito : • — e che ! le
134 BUENBS
• rtspos' egli ; hai tv piìra cuore il tuo sposo , che V aiior
t di tuo fratello 7 guarda il mio deote infranto , e lappi
• or che P insulto è vendicato. Se sei affKUa per ia perdita
• d\uo marito, io ti aposerò ad un mulattiere. •
Quesr avTenimrato fa abbastansa conoscere il morale
e gl'impetuosi sentimenti degli Afghani. Secondo «n loro
proverbio, devesi tanto più temere uno cui si è recato of-
fesa, io quanto che un^ apparente riconciliazione sia ef-
fettuata per mezzo d' un^ alleanza di famiglia .
11 30, a mezza notte, giugnemmo al passo diLatÀ-Bend ,
daU'al to del quale vedesi per la prima volta la città di Cabtii,
in distanza di 25 miglia : questo passo ha una limgheiia
di circa sei miglia ; la strada corre sopra una mobilissima
ghiaia. Noi ci fermammo ad una sorgente chiamata KM
Tscestnà (fontana deUa pernice) , e dormimmo a cielo sco-
perto in una notte crudamente fredda ; il rigor della tem^
peratura fece morire i falconi della nostra guida , con suo
gran cordoglio. — Lata signiBca un pezzetto, nn hoc*
cono di qualche cosa ^ e fu dato questo nome al passo,
perchè i viaggiatori lasciano sempre agli sterpi che il con-
tornano qualche piccol brano delle lor testi : -^ nelP in»
verno è chiuso dalla neve •
Alzatici colia stella del mattino, noi continuammo la
nostra via verso Cabul, oyo non arrivammo che dopo
mezzo giorno . L' esteriore di questa celebre città non è
in alcun modo imponente; e non fu che quando mi tro-
vai air ombra, sotto il suo bel hazar, che potei credermi
BeHa capitale d'un in^pero.
Noi eravam passati pel villaggio di Butkhak , sulla atra*
da, ove dicasi che Mahmud di Ghazna, al suo ritorno del-
r india, sotterrasse il ricco idolo brabmioiGo ohe aveva
tolto dal famoso Soouiat. Entrati in Cabul, andammo di*
TIAGGIO 435
retlameiiie all^ abitazioDe del nabab Dgebbar Khan , fra**
tello del governatore ; egli ci accobe cordialmente j e
maodb a prender de' cibi al baiar, i quali oiangiai di buon
appetito. Cosi non fu del mìo sventurato compagno , la cui
salute andò deperendo daccbè avevamo passato V lodo; ed
in quel raomenta era in una eetrema mancanza di forze .
Insorsero dubbi ne' doganieri salta visita de' nostri baga*
ali 9 ma io giudicai esser prudenza presentar loro la no*
stra povertà , piuttostocfaè lasciarli concepir sospetti cou*
tro la nostra pretesa riccbeaia: ma siccome noi non erar
vam preparati alla visita j il mio sestante e i miei libri ^
colle boccette e tutto l' apparato del Gerard, furono espo*
sti in gran mostra agli sguardi della folla radunata . ìiia-
n' oggetto ebbe a soffrir danno; ma l'aspetto di tante cose
delle quali ignoravasi l' uso , ci fece probabilmente pren-
der per stregoni.
Mohammed Scerif 9 nostro buou conduttore, avendoci
rimessi sani e salvi nelle mani del nabab, si separò da noi
per abitar finalmente la sua natale città , che da otto anni
non aveva più veduta : egli era ciocché si pub chiamare
un buon ragazzo ; aveva esercitato il commercio , e, seb-
bene ancor giovane, aveva accumulato una coosiderevol
fortuna , della quale godeva divertendosi alla caccia collo
schioppo e co' falconi , e bevendo del meglio che potea. Era
corpulento e dava indizi di disposizione alPidrope, pur
nuUadimeno lo vedevam partire ogni mattina polla caccia ,
co' suoi cani e co'suoi falconi • L' altro divertimento poi
se lo prendeva sempre in segreto. — lo non vidi mai per-
sona di lui più felice come quando entrammo in Cabul ;
fosse questi stato l'Eliso, egli non lo avrebbe tanto van.
tato. Ci era stato eccellente compagno di viaggio , poiché
136 B U R N E S
riunìTa la cortesia d^ un Persiano e la vivacità e M baon
cuore d** un Afghano .
Ai nostro arrivo in Cabai sopravvenni^ un incidente,
che avrebbe fatto piacere a molti non che a lui ; un
mendicaoie , avendo indovinato chi egli era , cominciò ^
quando eravamo ancor lontani mezzo miglio dalla porta
della città , ad invocar sul suo capo tutte le benedizioni
del cielo ; lo salutò chiamandolo per nome^ e io seguì Goo
alla sua abitazione culmandolo di carezze. — » Date qual-
> che cosa a quel pover' uomo , disse Hohammed Scerif
» al suo domestico, » — facendo colia testa un movimento
che annunziava il piacere ! Era assolutamente dilQcile de-
cidere , chi del Persiano o del mendicante fosse piii lieto •
Il nostro conduttore ci disse addìo , raccomandandoci di
non fldarci che alle persone che volontariamente ci offrìs*
sero i loro servìgi, perchè non aveva grande stima la mo-
ralità de' suoi compatriotti. Egli ci obbligò a promettergli
di pranzar .seco, e lo ringraziammo de^suoi consigli e
delle sue attenzioni .
rise?*
L
SOMMARIO
DEL CAPITOLO QUINTO
IL NABAB DGEBBAD RQAN — PUBSENTAZIINE AL CAPO
DI CABCL — TOUBA DELL*IMPBRATORB BABBR— CA-
BUL — TBADlZIOFfl — ARHBNI — DIVBRTIMENTI , GIAR-
DINI, FRUTTI — IL BALA BISSAR — DIFFERENZA DEGLI
USI dell'europa e DELL'ASIA — TOMBA DI TIMOR SCI-
All — SEGRETI E ALCHIMIA — ORIGINE DEGLI AFGHA-
NI—I RAFFIRI — MERCANTI DI SCIRARPDR — AGGIU-
STAMENTO RELATIVO ALLE NOSTRE FINANZE — INCIVI-
LIMENTO — facilita' pel COMMERCIO .
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I OH erao che poche ore che erava-
' mo a Cabul, quaodoci Tu fatta ao-
I ta la disavventura del Wolf. mis-
To^^d'iM^ sionario degli Ebrei ; egli era de-
tenato in un vinaggio vicino, e noi ci afi^ettammo di spe-
dire in suo soccorso. L' indomane esso venne a trovarci,
e ci fece nn lungo e siogolar racconto della maniera per
la quale gli era riuscito sottrarsi alla Kbiavilii ed alla
morte. Pare che, nuovo Beniamino di Tadela, ei viag
glasse per raccor documenti sopra gli Israeliti: «gli en-
tròoelTorkestancome israelita, cheèil miglior nome che
140 BCRNBS
assumer si possa in un paese musulmano, il Wolf si è da
poco tempo convertito al cristianesimo ^ ed ba pubblicato
la sua professione di fede concernente la rovina del popo-
lo ebreo. Ha detto inoltre, che occupa vasi della ricerca
delle tribù perdute ; ma non avrà attinto molte notizie tra
gli Afghani di Gabul , malgrado ch'eglino pretendano di-
scendere da una tribù dMsraeliti.
11 racconto delle avventure del Wolf eccitò la nostra sim-
patia e la nostra compassione ; e quantunque non conve-
nissemo in alcune sue idee sulla fine del mondo, pur gli
facemmo buone accoglienze , ed accrebbe la nostra socie-
tà per tutto il tempo della dimora che facemmo a Gabul •
Egli era stato a Bukbara; ma non aveva ardito di predi-
care in quel centro deir islamismo . GPinfortuni successi-
vamente incontrati derivavano dalPaver egli presa la qua-
lità di hadji^ cioè pellegrino musulmano, e d^ essere sco-
perto per europeo ; per lo che era stato derubato e percosso.
Àvevam precedentemente udito parlare del carattere
amabile del Nabab Dgebbar Khan , nostro ospite : quando
ne avemmo fatta la conoscenza , riconoscemmo esser egli
un vero patriarca. Egli acqueta tutti i litigi che tnsorgon
tra^suoi turbolenti fratelli . Sebbene sia il primogenito
della famiglia^ egli è scevro da ambiziosi progetti ; eppure
fu altre volte govemator di Gasmira e d^ altre provincie
delP impero de'Durani. Il fratello suo, che ora esercita
r autorità suprema a Gabul ^ Tha ricompensato de^sttot
numerosi servigi confiscandogli i beni; ma Dgebbar Khan
di questa iDgratitudioe non parla : ei dice che Dio gli ha
concesso abbondantemente pe^ suoi bisogni, e per ricom-
pensar coloro che Io servono ; che pochi piaceri uguaglian
quello di poter dare a coloro clie ci stanno dintorno, e
vivere in questo mondo senza essere obl>ligati a governare.
"1
VIAGGIO i41
DorAnte il nostro soggiorno a Cabul , avemmo luogo di
«
conoscere che il nabab parla sinceramente • £ impossibile
di veder nn nomo più modesto e pia amato : le genti si
arrestan per le vie per benedirlo ; i politici lo assediano
in sua casa per impegnarlo ne* loro intrighi . E rispet-
tato da tatti , ed in questo momento niun personaggio deità
famiglia de' Barakzi esercita maggiore iuflaenza morale
diluf in tutto r Afghanistan . 1 suoi modi sono notabilmen-
te dolci e piacevoli ; né mai dalle sue vesti si penserebbe
esser egli nn membro iofluen te d'una bellicosa famiglia.
Si sta seco in conversazione con piacere , e ne gode
l'animo ad esser presente alle di lui azioni. Egli sente
una decisa parzialità per gli Europei, ed accoglie tutti
quelli che arrivano a Cabul . Tutti gli u£Qciali francesi del
Pendgiab sono stati suoi ospiti, e iotrattengoo seco lui ami*
chevoli relazioni . Tale è il patriarca di Cabul , delF età di
50 anni) e presso il quale avemmo la fortuoa d'alloggiare.
Nostro primo oggetto, dopo che arrivammo, fu d'esser
presentati a Sidar Dost Mohammed Khan, capo del Cabul.
Comunicatogli dal nabab il nostro desiderio, fummo con
molta gentilezza invitati a pranzo col governatore, per la
sera del 4 maggio : attesa la sua malattia il Gerard non
potè intervenirvi. Il Wolf ed io fummo condotti, al mo-
mento prefisso, al Bala-Hissar , o palazzo reale. Il capo o
re ci fece la più cordiale accoglienza ; si alzò quando en-
trammo, ci salutò alla persiana , quindi e' invitò ad assi-
derci presso di lui sopra un tappeto di velluto . Ci disse
cb^eravamo i ben arrivati nel suo paese, e che, sebbene
avesse veduto poch' Inglesi , rispettava la nostra nazione
e'I nostro nome . — A qaesto complimento risposi quanto
piò potoì urbanamente, lodando l'equità del suo governo,
e la protezione che al viaggiatore ed al negoziante accor-
14i BURNBS
dava. La comitiva componevasi da sei a oUo Afghani coi
tre figliuoli del capo.
Noi eravamo io una piccola sala , pulitissima^ nella quale
altro mobile non vedovasi fuorché un tappeto. La conver-
sazione fu SI variata , e si aggirò sopra tanti soggetti , che
mi sarebbe molto diflSciledi parlarne minutamente , tanta
fu l'istruzione, T intelligenza e la curiosità che il capo di-
spiegava . Si mostrò voglioso di conoscere lo stato delPEu-
ropa, il numero dei suoi potentati^ in quai termini tra
loro vivessero, e , siccome sapeva che i territori loro eran
contigui, come , senza reciprocamente distruggersi esister
potessero. logli nominai le diverse nazioni, gii dipinsi la
lor relativa potenza , e gli feci conoscere , che i nostri pro-
gressi nello incivilimento non ci rendevano immuni pia
de^ suoi compatriotti da contenzioni e da guerre ; che noi
invigilavamo attentamente gli atti degli uni e degli altri ,
e che procuravamo per ogni possibile maniera di mante-
ner r equilibrio fra stati diversi, onde impedire che un re
sia dair altro soggiogato; ed aggiunsi, molti esempi for-
nirne la storia delP Europa. Questo capo aveva sentito par-
lar di Napoleone .
Hi pregò poi dMstruirlo del sistema finanziario delF In-
ghilterra , del modo con cui le rendite erano percepite ,
dei modo della compilazione delle leggi , e de^ naturali
prodotti del paese : una succinta spiegazione bastò per far-
gli perfettamente comprendere la nostra costituzione . Al-
lora ei disse nulla esservi di sorprendente ne^ nostri suc-
cessi d^ ogni genere , poiché la sola rendita che dal po-
polo ritraevamo , era suflSciente a pagare i debiti e le
spese dello stato . • La vostra ricchezza , proseguì a di-
• re, deve venir dairindia: • Ma io lo assicurai che le
entrate di questo paese vi erano spese; che il solo vantaggio
VIAGGIO 143
che da tali contrade si ritraesse, quello era d' offrir uno
stNMXO al nostro commercio ; che tutte le ricchezze in-
viate alla metropoli consistevano in alcune centinaia di mi-
gliaia di lire sterlinee, somme costituenti d'altronde la
fortuna óegV impiegati del governo .
lo non aveva incontrato ancora un Asiatico, che a que-
sto fatto avesse prestato fede : • Questa circostanza , mi
» disse Dost Mohammed Khan , spiega in modo soddisfa-
• cento la soggezione delF India • Voi avete abbandonato
• molte delle sue ricchezze a' principi indigeni: non avete
t avuto a combattere la loro disperazione, e le vostre corti
• di giustizia son rette . •
S'informò dello stato de' principati musulmani dell' in-
dia e della potenza reale di Rendgit Sing ; e non volle cre-
dere che fosse nostra intenzione di risparmiare il paese di
questo monarca : egli volle sapere se aveamo qualche pro-
getto sopra Gabul .
Aveva udito parlare dai negozianti Russi del metodo di
reclutare un'^armata nell' impero per mezzo della coscri-
zione , e domando se tal metodo fosse generalmente adot-
tato in Europa . Questi negozianti lo avevano ancora in-
trattenuto sopra i loro spedali di esposti , e e' indirizzò
diverse domande sulla utilità di questi stabilimenti .
Hi pregò dargli delle notizie sulla Cina ; indagò se gli
abitanti fosser bellicosi, e se, partendo dall'India, si potes*
se invader questa contrada ; se il suolo vi era fecondo ^ il
clima salubre , e finalmente , perchè i Cinesi tanto dagli
altri popoli diflerissero .
La menzione delle manifatture cinesi, naturalmente con- i
dusse ad una notizia di quelle della Gran Brettagna. Dopo
d' aver soddisfatto alla sua curiosità relativamente alla no-
stra meccanica ed alle nostre macchine a vapore , mani-
•
i44 BDRNES
festò grande stopore per la mediocrità de^preizi delle no*
stre merci .
M' interrogò sopra i monumenti notabili che io aveva
osservato^ e quale delle città delP India maggiormente
ammirassi : Delhi , io gli risposi . — Mi chiese poi se
aveva veduto il rinoceronte , e se gli animali dell^ India da
quelli del Cabul diOTerivano. — Gli era stato parlato della
nostra musica , e desiderava sapere se fosse migliore di
quella della sua patria .
Passò da queste materie a quelle che personalmente mi
riguardavano : s' informò del motivo per cui avevo ab-
bandonato r India , e perchè avessi cambiato il mio vestia-
rio ; ed io gli risposi , che dominato dalla passione di visi-
tare stranieri paesi , andava a Bukhara per quindi ritor-
nare in Europa; e che io non aveva conservato le mie \e-
sti , per non esser mostrato a dito in quelle contrade, ma
che non aveva in verun modo V intenzione di nasconder-
mi né a lui né ad altri capi dei paesi pe^ quali sarei per
passare , che io era un Inglese , e che , per la completa
adozione delle vestimenta degli orientali , mi trovava più
comodo assai • Dost Mohammed replicò in modo cortesis-
simo, approvando il disegno e la convenienza d^ un tal
cambiamento.
Allora egli si volse al Wolf perché gli narrasse la sua
istoria : e siccome ei ben conosceva la sua professione ,
aveva riunito tra le persone della compagnia alcuni dot-
tori musulmani per discuter sopra certi punti di religio-
ne . Potrei esporre minutamente i vari argomenti che dal*
r una e dalfaltra parte venner prodotti : ma io non voglio
arrogarmi una tal priorità sopra al dotto viaggiatore , che
tali contenzioni farà probabilmente di pubblico diritto.
Ma siccome suole accadere sopra materie di sìmil sorta ,
VIAGGIO 14S
una parte noa rìesei a cmiyiiicer P altra; e senia ramni*
rabii tatto del capo y potevao derìvame dispiaceyoli con-
iegociiae.l mnsolmani crede?aao d^esier rimasti ritto*
riod , e se ne sarebbero anche stati alla mia decisione; ma
io ricosai questo difficile incarico^ adducendo per motivo
cbe non ero on moDah (sacerdote). Ciò non ostante, sio>
come qoeMottori parean liasar la loro credenxa sulla ra-
gione , giodicai r occasione troppo favorevole per non
dovermela lasciare sfuggire 9 sebbene T argomento che io
contava d* impiegare non avesse il merito d* essere in-
teramente nuovo, lo gP invitai ad indicare i tempi nei
quali eglino facevano le loro preghiere;. ed essi nomina-
ron fra gli altri il momento prima dello spuntar del sole, e
quello dopo il suo tramonto . — « Son queste , dissi loro ,
• le ore rigorosamente comandate dal Corano? — Sì, ri-
» spose un sacerdote, e chiunque ricusa di conformarvisi
» è un infedele. » — StabiUte queste premesse , pregai il
dottore a farmi sapere come questa regola osservar si
potesse sotto il circolo polare artico, ove il sole non si
leva e non tramonta per molti mesi successivi !
Il teologo non aveva mai inteso quest^ argomento : bal-
bettò confusamente alcune frasi, e Onì con affermare che
in que^ paesi tali preghiere non si esigevano, e che bastava
ripetere il eoloma cioè la profession di fede musulmana. —
lo invitai sulHto il dottore a nominar il capitolo del Cora- ;
no sul quale egli fondava questa dottrina , poiché non mi
rammentava d^ averla veduta in quel libro: ma non lo
potè citare. Allora una viva disputa si accese tra gli Afgha-
ni : il soggetto non fu più ripreso , e si parlò di cose più !
intelligibili •
Al momento della nostra uscita , il capo ci offri in mo-
do amichevolissimo d^ aiutarci nel nostro viaggio , e di
I
I
vie. 19
146
BUKN1I8
darci delle lettere pe'capi dei paesi bagnati dall^Ojnu^e
pel re; di BaUcara . C incitò parimente a venire a trovarlo
fiovente ; durante il DOStro soggiorno aCabul, pereh^egli
amava mollo di sentir parlare degli altri paesi, e ci rice-
verebbe cpn piacere. Noi lo lasciammo a mezza notte , in*
cantati del nostro ricevimento , come dell' urbanità e delie
bnone maniere delle quali Dost Mohammed era perfetta*
mente adorno •
Io non perdei tempo a far delle escursioni nelle vicinao*
se di GabaI, e colsi la prima occasione per visitar la tom-
ba deir imperator Baber , che è distante un miglio dalla
città nel luogo più delizioso de* contorni. Il buon nabab
fu il mio duca in quel pellegrinaggio •
lo sento un profondo rispetto per ia memoria di Baber ,
e per me è divenuto più grande ancora dacché ho letto le
di lui interessanti memorie. Egli ordinò che '1 suo corpo
fosse sepolto in questo luogo, perchè quello era che mag-
giormente piace vagli in tutti i suoi vasti stati. Ecco co-
m'egli si esprime sopra Gabul. » Il clima qui è stupendo,
• ed una città simile non trovasi in tutto U mondo cono •
• écinto • . — • Bevete il vino nella cittadella diCabul,
• e fate circolar la coppa senza discontinuare; poiché
• «Ila é ad un tempo una montagna, un lago , una città,
• ed un deserto . » •
Questa tomba é distinta da due lastre di marmo bianco,
e le ultime parole delP inscrizione indicano , secondo V u-
sanza , la data della morte deir imperatore • Felice mi
par che sia stata la scelta de^ termini impiegati polla epi-
grafe di questo sepolcro : • Buzvan, che é in cielo, chic-
» deva ia data della sua morte: io gli dico che il cielo è
» reterna dimora di Baber Badsciàh. •
I
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'• i
■■■ I
I
VIAGGIO 147
Baber morì Del 1530; molli de'sooi figli e deHe sue mo*
gli 80Q sotterrate presso di lui. Il giardino, ehe b piccolo ,
fa aDticamente circondato da uo muro di marmo. Un lim-
pido ruscello irriga gii odorosi fiori di questo cimitero, che,
nei giorni festivi, è 'i gran punto di riunione per gli ahi*
tanti di Cabul. Sorge di faccia alla tomba una moschea di
marmo, piccola, ma bellissima i on^inscriaione incisa nella
facciata, fa conoscere dessa essere stata costruita nel 1640,
per ordine deirimperator Scikh Dglhan, dopo la disfatta
di Nessìr Khan nel paese di Balkb e di Badakscian , • af*
• finché i poveri musulmani possan quivi recitar le loro
• preghiere. • Mirasi con sentimento di compiacenza la
tomba d* un uomo sì grande come fu Baber , grandemente
onorata da'" suoi discendenti .
Dal colle che domina il sepolcro di Baber godesf di ona
bella veduta , e Scikh Zeman vi ha fatto erigere un padi«
glione, donde la si può meglio contemplare : io tì salii col
nabab, e lassii ci mettemmo a sedere . Se il lettore può ima*
ginarsi una pianura di venti miglia di circuito, cosparsa
di campi e di giardini con dilettevole irregolarità, solca*
ta da tre ruscelli che vagamente vi serpeggiano e bagnan
fortezze ed innumerevoli villaggi, avrà V idea d^ una deUe
praterie di Cabul • Sorgono al nord i monti di Piuman ,
fino alla metà della loro altezza coperti di neve , e sepa«
rati dallo spettatore per un tappeto della pia bella verzu*
raj dalPaltro lato , monti cenerognoli e sassosi segnau la
bandita della caccia de' re • I giardini di questa città si ce-
lebre pe* suoi frutti, sono di sotto, e Tacqua vi è condotta
con molta intelligenza . Or io non mi meraviglio se il
cuore degli abitanti h invaghito di qnesta veduta , e se la*
ber l'ammirò; perchè, come dice questo principe, » la
148 BUEIIBS
• sua verxara ed i suoi fiori reudoD Cabul di primavera
• uo luogo celeste • .
Le nostre relaiioni cogli abitanti vi erano in migliore
stato che a Peisciaver, poiché più non alloggiavamo nella
casa d^ un capo, e non eravamo dissestati da si gran nu-
mero di visite . Il nabab occupava un quartiere d^ una
gran casa, lasciandone a noi il rimanente. Siccome rìuni-
vansi presso di lui molte persone di buona compagnia, noi
ne facemmo la conoscenza; ezii ce le presentava, e passa*
vamo ad ogni momento dalle nostre alle sue stame , dalle
sue alle nostre . Il vestiario cbe avevamo adottato ci era
vantai^gioso per le nostre relazioni con tutti , Noi stavam
con loro a sedere sullo stesso tappeto, mangiavamo con
loro, e vivevamo familiarmente nella lor società.
Gii Afghani sono una nazione seria, semplice, costante ;
eglino indirizzavanmi precise domande snlPEuropa, ed
era cosa piacevole il veder la curiositii di quegli uomini ,
anche dei pio provetti in età. Il maggior male deir isla-
mismo è quello di tener le persone che lo professano in
una sfera di civilizzazione determinata : i loro stessi co-
stumi sembrano non esser soggetti a cambiamento; pos-
seggon deir istruzione , ma ella è d* un altro secolo^ e né
loro modo di scriver V istoria , tutto ciò che ha della filo*
sofia V* è sconosciuto •
La lingua degli Albani h il persiano; ma non è come
V idioma dolce ed elegante delP Iran : il pesctii è il dialetto
della bassa gente; ma nelFalta classa molte persone non
lo sanno neppur parlare.
Gli Afghani sono una nazione di fanciulli ; si battono
nelle loro contese, e senza alcuna formalità ritornano
amici . Eglino non sanno nascondersi i loro sentimenti , e^
non mancando di una certa perspicacia, si possoo sempre
TIAGGIO i49
iDdoyioare i loro disegni. Secondo quello che loro stessi
dicono, il vizio da cui sono dominati è P invidia, clie tra
loro regna anche tra t piò strettì e più affezionati parenti ,
e non vi sodo uomini più atti di loro a tessere intrighi . Io
fai singolarmeote colpito dalla loro iofingardaggine^ par
che ahhian diletto a starsene a sedere tutto il giorno, guar»
dandosi Tun T altro senza pensare a nulla; sarehbe diffi-
cile lo scoprir quali sono i mezzi di lor esistenza; frat-
tanto eglino vanno ben vestiti , godon buona salute e son
felici . Io concepii favorevolissima idea del lor nazionale
carattere .
Cabul è una città popolosissima e romorosa ; dopo mezzo
giorno il fracasso è tale , che nelle strade è impossibile
farsi sentire da un^ altra perscma. Il Tsciauseiai^ o gran
baxar, è un elegante fabbricato sostenuto da arcate , che
ha quasi 600 piedi di lunghezza e 30 di larghezza : egli
è diviso in quattro parti eguali, la volta è dipinta, le genti
della città dimoran sopra le botteghe . Il piano di questo
ediOzio è molto ben concepito , ma ei non è terminato ;
le fontane e le cisterne che ne costituivauo una parte, son
rimaste neglette. Ciò non dimeno, pochi bazar delP Oriente
lo uguagliano , e si è compresi da meraviglia in contem-
plar le seterie , le tele ed altre merci che sotto i suoi por-
tici sono messe in mostra. La sera offre Cabul un^ inte-
ressante prospettiva : ciascuna bottega è iilumioata da una
lampada anteriormente sospesa, il che dà alla città Taspetto
d^essere illuminata . Notabile è il numero delle botteghe ,
nelle quali vendonsi frutta secche accomodate in modo
pieno dì gusto. Nel mese di maggio vi si comprano uva,
pere, mele, prugne, ed anche poponi dell'anno prece-
dente , raccolti tutti dieci mesi prima . Ti son botteghe di
pollaiaoli, nelle quali si hanno beccaccini, anatre, per-
ISO BCRNES
Dici , pivieri ed altra cacciagione ; le botteghe de^ calzolai ^
de^ chiocaglieri sono con particolare eleganza parimente
disposte . — Ogni ramo di commercio ha '1 sno parti-
colare bazar, e tutti sono animatissimi. Yi son librai e
cartolai; molta carta yien di Russia , ed è d'un colore
azzurro.
Il mese di maggio è la stagione del salodèh^ il quale è
una gelatina bianca estratta dal frumento ; beTesi col sor'
bello e colla neve . Gli abitanti ne sono molto avidi , tal-
ché , in ogni parte della città , le pèrsone che ne vendono
sono costantemente occupate a servire i loro avventori •
Un mucchio di neve s^inàlzada On lato di queste botteghe,
e da presso vi scorre una fontana , il che dà a questi luo*
ghi una freschezza ed untarla di pulizia piacevolissime.
Intorno alle botteghe dei paoattieri vedesi una folla di per-
sone che aspettano il loro pane, il quale si fa cuocere,
come ho veduto , applicandolo alle pareti del forno .
È famosa Gabul pe^ suoi Kabob^ o carni acconciate che
son ricercatissime ; poche persone fan la cucina nelle pro-
prie case . Il rhauach era a Cabul nel mese di maggio la
ghioltornia della stagione ; consiste nel rabarbaro sempli-
cemente imbiancato col preservarlo diligentemente dal-
l'azione del sole; cresce selvaggio alle falde delle vicine
montagne ed è d'un gusto delizioso: per tutte le strade
non si sente gridare che iciabach rhauach ( buon rhauach)
e ciascuno ne compra .
Nei più frequentati quartieri della città , de^ cantatori
di storie diverton gli oziosi , oppur de' dervis altamente
proclamano le gesta e le glorie de' profeti . Se qualche for-
naio abbattesi dinanzi ad uno di questi pii personaggi , gli
è chiesta una focaccia in nome di qualche profeta; e se giù-
dkv si deve <U) DDinen) di qaeUt t.ui
pnfessiOBe , elU debb'etwr Ituii iul.
A Cabul Dan Tedomi uè e^iri. ^
Tettara qualunque colle ruolt: ; ii: a.
strette , e oell' aacjotu itagiooc uiiiuit;
to; son tr^Tcnate da piccoli ac^yvuu..
ra, CMechè agU abitanti reuAnf^nm lu.
!■ MKzio ala Mia aenza cbe auoauiiv .
corcbè oiuoo ci accampa jaaiue. 1 Lu.
melilo detta •*« ili più de' iuru iiji..
wwlfi^ dipr!>eàBaatocw,«ildV(...
futa a cauta 4eU> quanUlà deli
dalli haa le fot« rawe, « da prii:
OBcalore artificiafe^ ma poi mi ^
daHa aaturad fresc^ena d^ia ^,-
«lasautde ■■ «li-
Cabal è ut cJujcMDpalu ; il
! alTclefaoza. l
, e pbcL
> di quel le.
I m fa Mcendere a Gu^(i<
t^Oi. È attraversala ^
tre wille^ lecauli» la Iradiziuu-
lueaD ÌBoadala : — qnaadu più-
Otta» di Cabul-
Ciftactne Tìfelii the Cabul •
tribniacta mù mila «■iud*tìÌA.
eoa Ghaiaa naa ciUà tribuUi
eflutr^Ou di circuslaatc '. (j.
r undecioM* Mscuti' -, divealii i
ira la vetrufNiii di tihaiai «
ai I hi ■■■■m u> «bIk» Ztiu.
1(1 be-
<bul e
i5S B D a A B 8
infedele fondatore di lei; da ciò deriva la denominaaione
di ZabtUistan . Alcuni autori hanno scritto che si fan Te*
dere in questa città gli avanzi del sepolcro di Cabul o Cai-
no , figlio d^ Adamo; ma gli abitanti non conoscono nessuna
simigltante tradizione: tuttavia, dietro la popolare creden-
za, il diavolo, discacciato dal cielo, cadde a Cabul.
Non esiste tradizione positiva circa Alessandro Magno ,
ma credesi che Herat e Labora sieno state fondate da due
schiavi di quel conquistatore che vien qui qualificato co*
me profeta : eglino chìamavansi Heri ( antico nome di He-
rat) eLahor. — Si dice che Candahar sia più antica dt
tutte queste citta.
Durante il mio soggiorno a Cabul, feci ogni possibile
tentativo per procurarmi delle medaglie; ma fu invano ,
e non potei ottener che un" antica moneta cufica di BuÌLha-
ra ; essa aveva ottocento quaranta anni d^ antichità . Fra le
rarità portate alla zecca di Cabul , udii parlar d^ una mo-
neta della grossezza e della forma d* un uovo di passero ;
bizzarro modello ! Le monete triangolari e quadrate sono
comuni ; le ultime appartengono al secolo d* Acbar .
Fra le persone che venivano a vederci, era un Simon
Magarditcb , Armeno , che si suoleva chiamar Solimano;
ei ci fece il tristo quadro della dispersione d^una tribù
della sua nazione stabilita a Cabul : non vi son più che
ventidue individui avanzo d'una colonia d^ alcune centi-
naia d^ Armeni, che Nadir Sciàh e Ahmed Sciàh avevan
condotto da Dglulfa e da Mesced in Persia. Le inscrizioni
delle tombe del lor cimitero provano, che i negozianti Ar-
meni si eran fissati a Cabul prima di quest^ epoca : sotto
la monarchia durana , essi cuopri vano deglMmpieghi nel
governo , e fino alla morte di Timur Sciàh f uron rispet-
tati. A cagione delP anarchia , eOetto delle contese che
(
(
VIAGGIO
IS3
insonero per la succeMiooe ^ egliDO si sono a poco a poco
ritirati colle famiglie loro in altri paesi ; e T attuai capo di
Cabul , colle migliori inteniioni possibili , ha dato il colpo
di graiia alla colonia armena rigorosamente proibendo il
▼ino ed i liquori . — Ha inoltre inibito il giuoco de^ dadi
ed ogni sorta di crapula ; ed ha similmente minacciato
di far arrostire ne' loro forni, i panattieri che non ven*
dessero al peso legale. Dopo d*a?er menato una vita, che
eerto non era stata segnata dalla temperanza , questo ca-
po lia rinunziato al vino , ed ordina , con comminazione
delle pene più severe , che i suoi sudditi egualmente se
ne astengano . Per questo motivo gli Armeni e gli Ebrei
soo fuggiti da Gabul, per rifugiarsi in altre contrade ; poi*
che r unico lor mezzo d^ esistenza era la distillazione dei
Hqoori spiritosi e la fabbricazione del vino .
Non vi sono più a Cabul che sole tre famiglie ebree, re-
siduo d^un centinaio che vi abitavan Tanno decorso . Se
Dost Mohammed Khan riesce a distruggere la crapula ed
il vizio dell'ubriachezza, al prezzo delP assenza di alcuni
abitanti d^ origine straniera, egli non è biasimevole, poi*
che vi si posson comprar quaranta bottiglie di vino o dieci
d'acquavite per una rupia; e siccome il capo da il buon
esempio al suo popolo, noi non ne criticheremo i motivi,
e ci asterremo dal far severe osservaiiooi sopra un he-
vone riformato. NuUadimeno noteremo, che Cabul è
sempre stata famosa pe'suoi piaceri e pe'suoi diverti-
menti.
Gli Armeni si affezionarono a noi come fossimo stali
ona parte della loro colonia: andavamo spesso a far cor
lazione presso Simon Magarditch e sua famiglia, ed ivi
incontravamo tlitti i membri della comunità -y i fanciulli
accorrevan verso di noi , ci baciavan le mani , poi appli«
VIIT.
20
154
BVBHBS
cavante sulla iora franto • Gli Amairi di Gabal tona b^
lisrimi : Tadamna la ìaro chiesa , angusto fabbrìcaCo cbe
non ba mai poluto contenere cento persone •
Simon ci offrì ano sfuisito lianchetto servito sapra nna
tela coperta di frasi del Corano . • Questa è ma tela ma«
» solmana , dim^egii ( ma queste frasi non fann^ akttn
« danno ai cristiani^ i quali maogian con tnttocio di buon
« appetMo . • -^ Gii Armeni hanno adottato i oostumi e b
usanBC de^ musnlmani; entrando in chiesa , levaos* il tur»
bante e le scarpe » Questa nazione è paciAca^ inoffensiva;
ma venale .
Dopo la nostra partensa da Latiora^ nei avevam pra«
vate cootinnamente caMo : gli alberi comlociavano a fio-
rire, aiiorcbè nel mese di febbraio uscimmo da quella cit*
là ; e li trovammo in piena fioritura a Peisciaver nel mese
di marzo. La campagna ci offri lo stesso rìdente aspetto
a Cabul, ove arrivammo nella opportuna steglone per
vederla. Questo stato della primavera può dar un'e-
satta idea deM' altaica relativa delle diverse città , e del»
1* andamento delle laro stagioni .
Csbul trovasi a pie di 6,000 piedi al disopra del livello
del mare : io passai deliziose giornate nessuni magnifici
giardini. Una sera andai a vederne uno, bellissimo ^ in
compagnia del nabab, alla distanza di sei Ssiglta dalla città.
Son tutti ben accomodati ed accuratamente tenuti ; gli aK
beri fruttiferi son piantati a regolari distanze gli uni da*
gli altri . Quasi tutti questi giardini sorgono sul pendio del
terreno e son formati a ripiani o ordini gli uni sopra gli
altri . II suolo era coperto di fiori caduti cbe erano stati
spinti negli angoli a guisa di neve . Il nabab ed io ci aa-
sidemmo sotto un pero di Samarcanda, che è la specie pia
rinomata nel paese, e di la contemplamsM la proapetiiva.
VIAGGIO 155
La varietà e la qiiaalilà degli alberi fruttiferi eraa censi-
dereyoli: oel medesimo verziere vedevaosi peschi, susini 9
albicocchi, peri, meli, ciliegi, noci, gelsi, melagrani e
viti . Usignuoli, merli , tordi e colombi svolazzavano fra i
loro rami graziosamente cantando , e quasi sopra ad ogni
albero odivansi garrir le piche , ciocché per me era un
gran diletto rammentandomi V Inghilterra . lo fui soprat^
tutto rapito in udire il rosignuolo , ed allorché fummo di
ritorno^ il nabsb me ne mandò uno in gabbia checan*
lava tutta la notte • Questi ha nome 611/611/ 1 azar da$iaM
(l'usignuolo dalle mille voci), e par che realmente egM
aappia imitare il canto di tutti gli uccelli . La gabbia era
involta in nna tela ; ma T uccello diventò un compagno cosi
clamoroso , cbe fui costretto a rimandarlo perchè non mi
Issciara dormire. Questo volatile vien qui da Badakseian.
11 più bel giardino de* dintorni di Cabul è queiio che
chiamasi giardino del re ; egli fu piantato da Timur Sci-
ab, ed è al nord delhi città : la sua super flcie è presso a po-
co d^ un miglio quadrato; la strada che vi conduce, lun-
ga tre miglia , è il passeggio gradito delle persone reali •
Un gran' padiglione ottagono sorgeva nel centro del giar-
dino ; de' viali , che da ogni lato di esso dipartonsi sono
ombreggiati da alberi fruttiferi, ciocché produce un ya-
l^iissimo efletto. Un sedile di marmo dinanzi alla facciata
iodica il punto do^e i re di Cabul asside vansi, mentre la
fortuna loro arrideva . Gli abitanti sono ardentemente ya-
ghi d^ andare a diporto In questi giardini, e ?i si vedono
egid sera in schiere numerose •
Quivi il dima è estremamente gradevole. A mezzo gior-
no, il sde v^è più caldo che in Inghilterra; ma le serate
e le notti son fresche : soltanto nelP agosto gli abitanti
ion costretti a dormir sui loro balconi • — Non vi si co-
156 lUAKBS
Dosce Stagione piovosa ; perlaoto han luogo frequenti ac-
quaizooi come nella patria mia. Di maggio ^ il termome*
tro mantenevasi a 64® (là? 21) nel più gran caldo del gior*
no; il vento del nord che generalmente soffiava , era raf-
frescato dalle nevi , delle quali le montagne vedeansi co-
perte ; e questo vento è senza dubbio il più frequente, poi-
ché tutti gli alberi di Cabol sono inclinati a mezzo giorno.
Questa città è particolarmente celebre pe'suoi frutti , f
quali sono in gran quantità spediti neir India. L' uva v' è
tanto abbondante , che per lo spazio di tre mesi se ne dà al
bestiame. Ve ne son dieci varietà ben distinte; ma le mi»
gliori son quelle delle pergole ; quelle prodotte dalle viti
che si lasciano toccare la terra , sono inferiori ; le viti
si potano nel maggio . Il vino di Cabul ha un gusto molto
simile a quello di Madera ; e non si può mettere in dub-
bio, che con un poco di diligenza non se ne potrebbe fare
in questo paese d'una qualità superiore. Gli abitanti di Ca-
bui impiegano V uva ad usi moltiplici più assai che nella
massima parte delle altre contrade: eglino spremono il
sugo sulla carne arrostita ; e nel tempo del pasto una pol-
vere d' uva è da loro adoperata in vece di pepe : se la
procorano pestando il frutto prima che sìa maturo e dopo
averlo fatto disseccare ; questa polvere è simile al pimen-
to polverizzato ed ha un gusto acido assai grato. Fanno
inoltre moUo siroppo d^ uva, ed una gran quantità d^ute
secche • Una libbra d* uva costa cinque centesimi .
Ho già parlato del rabarbaro (rhauach) di Gabul, il
quale spontaneamente cresce alle falde de* nevosi monti di
Piuman : Gabul è rinomatissima per questo prodotto . Gli
abitanti lo consideran come sanissimo, e lo mangiano tan-
to crudo che cotto , come noi si fa degli ortaggi . Eglino
raccontan un'istoria di certi medici deirindia , che non
VIAGGIO
157
esercitaroo Parie loro a Gabul che per breve lasso di tem-
po : aspettarao la stagione de' frutti 9 nella speranza elides-
si probabilmente genererebbero delle malattie : ma quan-
do in maggio e giugno videro questo rabarbaro, affretta-
rono la loro partenza, dicendo che la popolazione aveva
in esso uno specifico contro tutti i mali ! In ogni caso,
ciò prova che questa pianta è considerata come un sano
Dudrimento. — Quando la vien portata ne' mercati, i suoi
steli hanno circa la lunghezza d'un piede, e le foglie stan-
no per svilupparsi; queste son rosse, e gli steli bianchi.
Appena tratta di sotto terra , questa pianta ha un gusto di
dolcezza come il latte, ma si altera nel trasporto, A misu-
ra che cresce V ortolano la circonda di mucchi di sassi per
difenderla dal sole : la radice non è impiegata come medi-
camento .
Non vedonsl palme dattilifere a Gabul, quantunque se ne
trovino a Peisciaver all' est, a Candahar air ovest. Gli abi-
tanti di queste due città ignoran l'arte praticata nell'In-
dia per eslrarne un liquore inebbriante .
Peisciaver è celebre per le sue pere, Ghazna per le
sue prugne, che vendonsi nell'India sotto il nome di pru-
gne di Bukhara ^ Candahar pe' suoi fichi , Gabul per le sue
more: ma quasi tutte le frutta, specialmente quelle col
nocciolo, vengon bene a Gabul, ove il futto è più comune
del pane, ed è considerato come una delle necessità della
vita. Yi si conoscon quattordici differenti maniere per
conservar le albicocche ; si fan seccare col nocciolo e sen-
za, e alcune volte si sostituisce a quello una mandorla;
se ne fa ancora una pasta schiacciata, che piegasi a guisa
di cartoccio: — tra i frutti secchi questo è'I più squisito.
Degli edifizi di Gabul, il Baia- Hisar o cittadella è'i
più importante ; ma non già per la sua forza • — Questa
J
lo6
lURIfES
citta è drcoDdata al Bad ed air ovest da colli alti e sasso-
si pi Baia • Hidsar che la comaoda , è fabbricato all^cst re-
rolla di quelli. Esdi è sor una collioetta alta 150 piedi circa
ai disopra delle praterie delle vicinanze. Più in basso v'è
un altro forte similmeste chiamato Baia- Bissar , che è oc-
capato dal governatore e dalla sua guardia. Il capo attuale
non abita nella fortezza ; il suo fratello vi fece costruire
un palazzo chiamato il Kullah i Firinghi ( cappello del»
r Europeo) che h il più alto fabbricato. Dost Mohammed
KhansMmpradron\delBala*IIissar facendo saltare una delie
sue torri. Del resto questue una misera forti6caziooe irre-
golare quasi rovinata, che non potrebbe giammai sostenere il
piti piccolo assalto. Il forte superiore è piccolo, F inferio-
re può contener circa 5,000 uomini, e racchiude il palai-
zo del re. Il Baia Hissar fu fabbricato da Baber, e da al*
cnni altri principi della casa di Timur che gli succederò-
no. Aurengzeb vi fece scavare i vasti sotterranei clie sono
ancor visibili per deporvi i suoi tesori. ^ Fintantoché il
Bala-Hissar fu M palazzo de' re di CalNil , egli servi pure
di prigione a^ principi cadetti della famiglia reale , che
v'eran detenuti per tutta la lor vita . Raccontasi, ch^ea-
sendosi ultimamente liberati dalla loro cattività coir ucci-
eione del carceriere, eglino videro scorrer V acqua con stu-
pore, tanto erano stati tenuti ristretti fra quattro mura.
È diiBcile dire se quegli sciagurati fossero allora meno in-
felici di quello che neir attuale loro stato non sono, trovan-
dosi ora nella pih abbietta povertà ; parecchi Agli di Timor
Sciàh , derditti per fame , son venuti a chiederci V eterno*
«ina ! io lor consigliai d^ indirizzare una supplica al capo
per sollecitare un soccorso permanente ; ma eglino mi ri*
sposero che nulla compassione aveano a sperar da uno della
Cmugria de' Barakzi , che attaalmeote ha In sve maoi 9
potere , e che he sete del loro songoe.
ProffiimamenCe al Baia-Hiasar^ aia in nn quartiere eepa^*
rato da qneslo forte e dalla città ^ dimorano i Persiani o
Kixilbachi : eglino eon Torchi ^ principalmente della trilm
di DfeTansctr^ e furono atabiliti in questo paese da Na«
dir Sciàh. Sotto i re di Cabnl ^ servi? ano oocue goardie del
corpo, ed eran potenti stromenti delia loro politica . Con*
•errano ancora il loro idioma ^ e sono aiEezionati al capo
attuale ^ la cui madre è della loro tribà • lo ebbi occasione
di reder queste genti con tutto mio comodo ^ essendo stato
invitato ad una festa data dal naib Mobammed Scerif , che
quivi ci aveva accompagnati da Peisciaver; mi trovai
co* principali persooairgf, e Sclrio Khan loro capo: lafe«>
sta fu pio persiana che afghana • lo riconobbi un popolo
nuovo ed un nuovo modo di pensare , imperocché questi
uomini ancor ritengono una parte di quello spirito che i
lor compatriotti distingue . Verso la 6ne delia serata , il
capo invitò uno di quelli eh' eran presenti a dar una prova
del suo ingegno, facendo , non un racconto, ma il ritratto
delle vicine nazioni. L'improvvisatore cominciò dagli
Afghani , e dopo un esordio assai piacevole , nel quale , ec*
eettuò i duraai o capi , i quali , egli disse , non assomi*
glian punto agli altri Afghani , descrisse V ingresso d' una
trentina di naitoni in paradiso: quando giunse agli Afghani, j
raccontò, da vero bestemmiatore, che il loro orribii lin- l
^ ' I
gm^Egio era inioteHigibile , e che , il profeta avendo pro-
nunziato quello essere il dialetto delP inferno , non poteva
esser \1 posto in cielo per quelli che lo parlavano. Que-
st'uomo era gioviale, e pronunziò diverse frasi afghane
con gran diletto ddla compagnia. — Inveì poi contro gli
IJzbeki, sul loro modo particolare di preparare il tè e sulle
160 BURIVES
lor maoiere poco urbane^ volse iaseguilo i suoi frizzi
contro i fraudolenti Gasmiraiii ^ iogaoDatori e furbi ;
questo popolo, se non è caluoniato, gli altri tutti pe'suoi
vizi sorpassa: tuttavia , il suo ingegno e la sua abilità
son riconosciuti , e ciò forma un considerevoi compen*
so . ~* Gli abitanti di Herat, e le particolarità del loro dia*
letto, occuparon quindi la vena del garrulo Mìrza; imitò
la furfanteria de^ loro doganieri , e facendo la parte d^ un
impiegato in funzione , si lasciò corrompere per non fare
il proprio dovere, accettando del vino che diceva non
avrebbe bevuto .
La diflerenza tra i costumi delP Oriente e quelli dell'Eu-
ropa , non è mai tanto distinta quanto nel modo di dir
cose di rilievo : un Europeo prova piacere a raccontar
un aneddoto, ma sarebbe estremamente sorpreso se in
una conversazione fosse invitato a inventarne de* nuovi
per divertir la compagnia. In Oriente vi son de^ novellieri
di professione; in Occidente, ci contentiamo di qualche
facezia nel corso d'Anna conversazione. Tal diversità si
può riferire al governo, perchè in Oriente, quantunque vi
sia molta familiarità , vi son però poche relazioni sociali ;
in Europa, il buon costume consegna a considerar tutti
quelli che sono alla medesima tavola come fossero sulla
medesima base d'uguaglianza.
Durante il nostro soggiorno, venne T epoca delPiif, che
è una festa da' musulmani celebrata in memoria dell' in*
tenzione che ebbe Abramo di saeriHcare il proprio figlio
Isacco . Fu essa osservata con tutte le dimostrazioni di
rispetto; le botteghe furon chiuse, e '1 capo andò a far la
preghiera nel luogo fissato, con frequenza grande di popò-
lo . La sera la folla si diresse verso i giardini ; io non potei
resìstere all' impulso e seguii la moltitudine . — A Cabul
VIAGGIO 161
appena asciti dal bazar, si è sulle rive del Buine che son
soavemente ombreggiate da gelsi, da salci, da pioppi. Qua-
si tutte le strade dei contomi della citta van lungo ad
acquedotti od a corsi d'acqua attraversati da ponti; sul
Gume ve ne son due o tre , ma ninno è di buona archi-
tettura . 1 più bei giardini di Cabul sono al nord della cit.
ti ; ma pur questi cedono a quelli che son più lontani nel
territorio dUslatif, al disotto delle prime nevose montagne
dalla parte deir Hindii Kuch le quali scorgonsi da Cabul .
Io fui condotto alla tomba di Timur Sciàh • che è fuor
delle mura ; è questo un edifizio ottagono in mattoni al-
to 50 piedi, r interno ha una superflcie di 40 piedi qua-
drati; r architettura esimile a quella di Delhi, ma il mo-
numento non è terminato • Anticamente vi stava sempre
accesa una lampada r, ma '1 sentlmeoto del benefizi di que*
sto monarca come di tant' altri, si è dissipato. — Timor
Sciàh fece di Cabul la sua capitale ; però vi fu situata la
sua tomba. Suo padre fu sepolto a Candabar, che è il pae-
se natale dei Durani •
lo andava passeggiando tutto il giorno, e godeva fre-
quentemente la sera della società del nabab nostro ospite ;
egli cerca come molti altri suoi compatriotti la pietra filo-
sofale . Uo^ occasione come quella della nostra venuta, sem-
brò promettergli ricca messe; ma io non indugiai a disin-
gannarlo, e risi de'crogiuoli e delle ricette che mi fece ve-
dere . lo gli spiegai come la chimica succeduto avesse al-
l'alchimia, e come V astronomia avesse soppiantato T as-
trologia; ma siccome non potei fargli un corso minuto ed
esatto di queste scienze , le mie asserzioni di non esser
alchimista non sortirono un grand"* efietto , e perciò egli
s'indirizzò al Gerard, al quale domandò delle ricette per
fare il calomelanos , de' cerotti e de* linimenti di chinina ;
VID.
21
ie2
BURNBS
lì che non era àgeyol cosa potergli concedere. Egli non
voleva credere che V arte d^ ordinare i medicamenti , e
quella dì prepararli fosaero distinte, laonde ci considerò
ignoranti, o molto caparbi» Ricosò i medicamenti preparati,
persuaso che non potessero esser per Ini d^afcun uso, quan-
do che fossimo partiti. Riconoscemmo che quest^ opinione
generalmente prevaleva ; e guai al medico che in quelle
contrade amministra medicamenti che non pub preparare !
Noi mantenemmo il nabab di bnon umore, sebbene non
volessimo credere aver egli V abHith di convertire il ferro
in oro : egli ci fece conoscer la situazione di molte minie-
re metalliche di quel paese . Fra le altre cariosità ci fe-
ce vedere dell' amianto o 9ing i puMiba ( pietra di cotone )
trovato presso Dgelalabad . Questo buon nomo ci disse ,
che in contraccambio di quanto egli volonterosamente ci
aveva detto , doveam qualche cosa comunicargli della no-
stra scienza : non sapendo dunque come fare a liberarmi
da insistenza cosi importuna, e scorgendo il suo gusto de-
ciso pelle cose arcane e mistiche, io gli dissi che apparte-
nevo ad una setta detta de* liberi muratori , e lo misi a
parte di alcuni particolari risguardanti le sue pratiche e
V associazione : egli chiese d^ esservi aamiesso senza indu-
gio ; ma dovendo il numero de' membri esser eguale a
queOo deHe pleiadi, come ognun sa, rimettemmo la cosa
a più conveniente occasione. Eg|H era intimamente persuaso
di potere finalmente pervenire allaioognizioae della magia
nella sna più pura essenza; e. se fesse stato in mio potere,
ben volentieri io lo avrei iniziato •
Volle da me la promessa d' inviargli de'semi di Bori del
nostro paese, cfa^ei desiderava di vedere a Cabul } ed io
gli ho fedelmente mantenuto la parola « — Distaccai le
tavole della Relazione del Cabul del Elphinslone, e le
VIAGGIO 165
prMentai al Aabab in una numerosa società ; non solamen-
Ce fa trovato esatto il vestiario, ma con grande lor sod-
disfacun^ito quegli Afgani diseooprirooo ancor della ras-
aomiglianta nelle figure: i ritratti son proibiti presso i
moaulmani sunniti \ ciò non ostante, in questa clrcostania
furon gratissimamente accolti. -* Fra gli amici del nabab,
vedemmo un uomo di ceoto quattordici anni , che aveva
servito sotto Nadir Sciàh da ottanta anni ; egli dimora a
Cabol, ed aveva veduto sorgere^ e cadere la dinastia dei
Durani. Questo vecchio irenerando avea ancor fona di
salire le scale fino ai nostri appartamenti •
Siccome dal nostro ospite veniva molta gente, pensai di
raccoglier de' documenti sull'origine degli Afghani, i qua-
li, a quanto supponesi, discendono dagli Ebrei; punto
moltissimo contestato • Mi furon portate tutte le storie
della nazione Afghana ; ma io non aveva il tempo d'esami-
narle, e chiesi delle orali testimonianze. — Gli Afghani
appellansi essi stessi Ben i hratl ( figli d'Israele) ; tutta-
volta considerano il vocabolo d' iahudi$ ( giudeo ) come un
insulto. Eglino dicono, che Nabuccodonosor dopo aver
distrutto il tempio di Gerusalemme, li trasportò nella città
di Ghori presso Bamian, e che il nome d'Afghani vien dal
loro capitano Afghama , uoo dei figli del zio d' Asaf , che
era visir di Salomone e figlio di Berkia • Si fa ascendere
la genealogia di questo personaggio ad un ramo collatera-
le , a cagion dell' oscurità del proprio genitore , ciò che
non è raro in Oriente. Gli Afghani dicono di esser rima-
sti Ebrei fino al tempo in cui Khaled , designato col tito-
lo di Gsliflb, chiamoUi nel primo secolo dell'islamismo
perchè lo aiutassero nella guerra contro agl'infedeli. Rai-
tè lor capitano, in remunerazione de' servizi in quel-
l'occasione da esso prestati, ricevè il nome d'Abdalrescid
161 BURNBS
( servilor del giusto ) . Gli fu dello ioollre di coDsiderarsi
come il baian^ o F albero della sua Iribù, a coi la prospe-
rità di questa sarebbe sospesa e per mezzo del quale la
nave dello stalo sarebbe diretta • Dopo quest'epoca gli Af-
ghani soo qualche volta chiamati Patani^ ed è sotto que-
sta denominazione ch'eglino sono comunemente eonosciult
nell^ India • Non aveva mai sentito dar questa spiegazione
di tal vocabolo. Dopo la guerra di Kbaied, gli Afghani
ritornarono nel loro paese natio , e furon governati da
un re della stirpe di Kaian o Ciro, fino alP undecìmo seco-
lo , in cui furon soggiogati da Mabmud il Gbazoevida .
Una razza di re uscita da Ghort, rovesciò la casa di
Gbazna e conquistò Tlndia . Si sa che alla morte del suo
fondatore 9 questa dinastia si divise in due rami, Funo
air est, r altro air ovest dell'Indo; quale slato di cpsn^--^^
durò fino al momento in cui un discendente di Timur li
sottomise tulli e due ad un nuovo giogo.
Dopo d'aver esposto l'istoria e le tradizioni degli Afgha-
ni , io non scorgo nessuna buona ragione per non prestar-
vi fede, quantunque elleno inchiadan diversi anacro-
nismi) e le date a quelle dell' antico testamento esatta-
mente non corrispondano. Nelle storie di Grecia e di Ro-
ma , rin vengbiamo pur simili alterazioni , nel modo slesso
che nelle ultime opere degli scrittori arabi e musulmani .
Gli Afghani per molti segni assomigliano agli Ebrei; per
esempio presso di loro il fratello cadetto sposa la vedova
del fratello maggiore conformemente alla legge di Mosè •
Nulladimeno è negli Afghani una forte prevenzione con-
tro la nazione israelitica , ciocché starebbe a convalidare
ch'eglino non reclamino senza un giusto motivo la di-
scendenza loro da quel popolo: e se è vero che alcune del*
le tribù d'Israele furon condotte verso l'est, perchè non
J
VIAGGIO i65
ammetter la coogettura dietro la quale gli Afghaai ne sa-
rebbero la posterità convertita alP islamismo 7 Io so che il
mio parere dissente da quello deir Elpbinstone , che è una
autorità imponente (1); ma credo aver appoggiata la mia
opinione a ragionevoli basi (2) .
(I) Cabul , p. IS9, etc .
(1) TuU'i popoH barbari che hanno abbracciato T Islamismo, e che prima
mancaTaiio d' annali ignorando essi i' arte della scriltura , si son fabbricali
dopo la lor conversione delie genealogie, le quali rannodansl a quelle del
Tecchio testamento, perchè gli Arabi, come noi, lo riguardano qual libro
storico e sacro, li cui contenuto non può esser soggetto ad alcun dubbio .
Quindi è, che le cronache musulmane fin discendere i Berberi della Mauritania
da Golia , e le tribù turche e mogoile da llendgè Khan , che dicono figlio di
Glafet, figlio di Noè: finalmente esse fanno ascendere la genealogia degli Afgha-
ni Ufino ad Aslf e Afghana, due figli postumi del re Saul , 1 quali unitamente
ad altri Israeliti fUron transplantatl ne' montuosi territori di Ghori , di Gha-
ma, di Cabul, di Candahar , di Finii Kob .
Questa ftTola là per lungo tempo sconosciuta In Europa; e non fti rivela-
la al mondo dotto che nel 1784 dal Vansittart, che la estrasse da un libro sto-
rico. Intitolato : Secreti degli Afghani. Egli la comunicò a sir W. Jones»
r mostre presidente delia società asiatica di Calcutta , Il quale la ricevè a brac-
cia aperte e la confermò coli* asserire , che l'esame d'un vocabolario afghano
lo aveva convinto che questa lingua oflìriva manifeste affinità colla lingua del
Caldei.
U Klaproth è stato 11 primo Europeo che abbia esaminato l' idioma de-
gH Afghani , sul quale ha fatto stampare una memoria a Pietroburgo , nel
laiO. ( Vber die Spraehe und den Ursprung der Aghuan oder Afghanen) .
Egli vi dimostra, che questa lingua appartiene al gran ceppo Indo-germanico,
che non ha niente di comune col caldeo , e che l' asserto di slr W. Jones è on-
ninamente gratuito . In una seconda memoria sul medesimo soggetto, inseri-
ta nel teno volume delle sue Jf «morte relaiive ali* Asia (Parigi 1828), lo
stesso dotto die maggiore sviluppo a questa materia . L' Elphlustone , che ha
visitalo 11 paese degli Afghani , ha giudicato la questione come lui , e gli au-
tori del Supplemento al Miiridaee dell' Adelung hanno adottato la sua opi-
nione , tanto per riconoscer V Indole Indo-germanica dell'afghano idioma , che
per rigettar l' opinione che fa discender gli Afghani dagi' Israeliti . Finalmen-
te Il dotto professore S. Lee di Cambridge , a tal proposito dice : • Se vi fosse
la più piccola cosa che approssimar si potesse alla verità, neli' Istoria della lor
dlieentettza dagli Ebrei , egli è ragionevole il supporre che la lor lingua fosse
0 dell' ebreo puro , od un dialetto che molto se ne avvicinasse ; ma invece è tut-
to il contrario . Questa pretesa discendenza è dunque una pura favola , come
la lor premura, II loro zelo miracolo^ In abbracciar l' Islamismo. Alcune per-
sone sono slate credule abbastanza per prestar fede ali' Istoria di questa discen-
denza, e per imaglnarsl inseguito d'avere scoperto presso questo popolo le
L-_
166 BURIfES
Passai uo** altra serata presso del capo 9 siccome ne ave-
va mostralo desiderio , ed il Gerard 9 che era io conva-
lescenza) mi fece compagnia; il Wolf aveva prosegui-
to il suo cammino verso Tlndia. — Dost Mobammed
Klian fa amabile come pel solito ; egli ci trattenne lunga-
mente dopo la mezza notte, e ci diede completa idea degli
affari politici del suo paese, siccome delle disgraziate con-
tese che fra lui ed i suoi fratelli esistevano • Manifestò la
speranza che nudriva di poter ristaurare V afghana monar-
chia , ed espresse il suo odio cordiale contro HendgU Slng^
come pure un vivo desiderio di sapere se il governo bri-
tannico fosse per accettare i suoi servigi di ausiliario
per rovesciarlo. — lo gli risposi, che questo principe era no-
stro amico : — ed ei mi promise allora il comando della sua
armata , se avessi voluto rimaner presso di lui : la quale
offerta ripetè poi , dicendo : — • Dodici mila uomini di ca-
» vaHeria e venti pezzi d^ artiglieria saranno a tua dispo-
» sizione I » Quando vide che io non voleva accettar que*
sti onori, mi pregò dMnviargli uno de' miei amici per far-
lo suo generalissimo .
In questa occasione avemmo una conversazione estre-
mamente interessante sopra i Kaffiri, popolo che abita
le moDtagne al nord di Peisciaver e di Gabul, e che suppo*
nesi originato da Alessandro • Il capo mi avevafatto vede-
vesUgie delle dieci tribù d'braeie; doccile è asMi più di quel che gU Afgha-
ni slessi suppongono. Quesia parte della naaione tornò tutta dalia cattività»
tranne gì' individui che avevano abbracciato la religione degl' idolatri i del che
il nuovo Testamento non permetle di dubitare un solo istante. ( Jtti dtgU
Apostoli, cap. XXVI, T. Ti Epistola di & Giacomo, cap. i> v. !.)• Io
dunque non vedo la più piccola probabilità di ritrovarle , né nel Candahar, né
altrove. ( The Travels of 16» Batuia troMlaisd from tke akrìdgsd arahie
manuscript copies viits notes t by the 'Reo, Samuel Lee, DD. ^ London ^
1829, in 4.0, p. 99.)
VIAGGIO i07
re VD gioTioe Kafflro, che era ud suo schiavo , preso due
anoi prima. Noi gli facemmo ripetere diverse parole della
8«a lingua, alcune delle quali erano indiane . — I Kaffiri
dlIferiscoDO completamente dagli altri abitanti delle circon-
vicine contrade ; ma sventuratamente tutto ciò che li con-
ceroe è inviluppato nelP oscurità più profonda: in seguito
ne parlerò più minutamente .
Noi avevam passato a Gabul quasi tre settimane, bre-
Temente trascorse come tre giorni . Era intanto necessa-
rio prepararci alla prosecuzione del nostro viaggio; il che
non ci si presentava come agevoi cosa. Ninna carovana era
ancor pronta, e di più non si aveva certezza che le strade
fesaero praticabili , poiché nel mese era caduta della neve •
Pensai allora , che il miglior partito cui appigliarsi, fosse
quello di contrattare con un Kafila basci o cooduttor di
grandi carovane , perchè fosse intieramente a nostro servi-
zio; il che ci procurerebl)e la facilità di partire quando vo-
lessimo , ci risparmierebbe i ritardi che dal camminare in
carovane risultano, e ci presterebl>e la medesima sicurezza.
Il nabab non approvò né il nostro piano , né la nostra par-
tenza precipitata; egli avrebt>e voluto trattenerci per pa-
recchi mesi. Frattanto noi concludemmo un aggiustamento
con un tal Haiat, vecchio burbero ma vigoroso , che ave-
va più d^ una volta traversato V Hindù Kuch • Allorché il
nabab vide che eravamo determinati a partire , fece pre-
mura al suo parente Terairo Mulk, nobil personaggio,
che era stato legato a Sciàh Mahmad ex-re , e che fa il
commercio con Bukhara ed in Russia, perché ci dasse un
uomo di fiducia. Fu per conseguenza risoluto che ihilet.
Afghano rispettabile, fratello del suo nezir o intendente, ed
egualoMBle qualificato nezir , verrebbe ad accompagnar-
ci. Egli aveva degli affari a Bakhara , ed andava anche Ono
168 BURNBS
ia Russia; però i nostri moTimenti affrettarono i suoi.
Tutto presentava uo favorevole aspetto, e, grazie alla bon-
tà del nabab , fummo provveduti di lettere per gli Afgha-
ni di Bukhara. Il più cospicuo tra costoro era Beder-ed*
Din.
Khodadad , suo agente a Cabul, che portò le di lui lettere ,
aveva deciso pagarsi del suo incomodo godendo della no-
stra società ; egli era mollab. Restò costui a pranzo con noi ,
e disse , cbe qualunque fosse la nostra saviezza come na*
zlone , noi non avevamo un^ idea esatta di quel che sia ben
vivere. Egli non amava i cibi inglesi perchè cotti nel-
Inacqua, ciocché, secondo lui, non è buono che per un
malato. — Khodadad era uomo intelligentissimo; aveva
viaggiato nelP India e nel Turkestan, ed era molto versa-
to nelle scienze delPAsia. Aveva inoltre letto Euclide, al
quale ì suoi compagni, egli diceva, avevan dato il so-
prannome d'^akl duzd (che toglie la saviezza) a causa del-
la confusione che 'aveva fatto nascere nella mente degli
uomini ; laonde ei non amava per niente le matematiche ,
e voleva saper per qual motivo noi le avessimo studiate ,
non avendo mai inteso dire eh** elleno sien atte a perfezio-
nar la facoltà di ragionare : e considerava le persone che
sapevano Euclide , come quelle che soltanto han letto piii
delle altre .
Dost Mohammed Khan preparò egli pure le sue lettere :
ma fra gli Afghani e gli Uzbeki esiston poche relazioni ,
perciò ci furono inutili. Quella che era indirizzata al re
di Bukhara fu perduta o rubata. ^
Hadgi Kauker , addetto alla corte del capo di Cabul,
e governatore di Bamian , ci rimise delle lettere che molto
ci giovarono, siccome inseguito vedremo. Sebbene que-
sta uomo sia al servizio di Dost Mohammed Khan, egli
VIAGGIO 169
sente per lui minore amicizia cbe pel capo di Peisciaver:
da costui eravamo stati raccomandati a questo Uadgi Kau-
ker, ed io tenni segrete le relazioni cbe aveva seco lui. Egli
ci offri una scorta di cinquanta cavalieri ; ma io opinai cbe
fosse prudente ricusarla •
Prima d^ abt>andonar Gabul, feci la conoscenza di molti
commercianti brahmanisli di Scikarpur: tutto il commer-
cio dell^Asia Centrale è nelle mani di questi uomini, i
quali banno agenti da Astrakban e Mesced fino a Calcutta.
Essi stanno assorti nei loro negozi, e non prendon mai par-
te ad altra cosa se non al commercio cbe gP interessa, e
si assicuran la protezione del governo, qualunque sia , pre-
standogli del denaro. Essi banno una particolar fisonomia ,
con naso rilevatissimo , e vanno ignobilmente vestiti ^ un
piccolissimo numero soltanto ba ^1 permesso di portare il
turbante . Lascian le proprie famiglie nel loro paese , cbe è
il Sindbi superiore, e continuamente vanno a farvi delle
visite , il cbe mantiene fra loro lo spirito nazionale • A Ca-
bul vi sono considerevoi case di commercio appartenenti
a questi Scikarpuri , cbe vivono intieramente separati da-
gli altri abitanti brabmanisti, dei quali si contano circa
trecento famiglie, lo incontrai uno di questi negozianti
scikarpuri air isola di Kiscem, nel golfo Persico. Se i brab-
manisti fossero tollerati in Persia, son persuaso che si spar-
gerebber presto in quel paese, ed ancbe in Turcbia, in
virtù del gran numero degli agenti di questi scikarpuri re-
partiti in tutte le contrade dell'Asia che eravam per viag-
giare.
Non fu tanto difficile come si sarebbe potuto imaginare
il nostro aggiustamento pecuniario; e furon prese tali mi-
sure , cbe noi potevamo aver denaro ancbe a gran distan-
za dairindia. Le nostre spese doveano essere poco consi-
VIII. 22
170 BURNBS
derevoli^maiQlaoto noi avevam cucito diligentemeote dei
ducati d^oro nelle nostre cinture e ne^nostrì turbanti , e ne
avevamo messi perGno nelle pantofole ; ma siccome era-
vamo obbligati di lasciarle alia porta di ciascuna casa, per-
ciò non sempre approvai tale specie di nascondiglio, lo
aveva in mio possesso una lettera di credito di 5,000 ru-
pie, pagabile dal tesoro pubblico di Lodiana o di Delhi. 1
negozianti di Gabul non ebbero alcuna difficoltà a ricever-
la; essi dissero d'esser pronti a pagarla alP istante in oro,
odare in cambio delle tratte sulla Russia, pella fiera di
San Macario a Nijoei Novgorod e sopra Astrakhan^o per
Bukhara:e considerando questi uomini come solventissimi,
presi delle lettere di cambio sopra quest^ ultima città. Gli
Scikarpuri mi raccomandarono il più assoluto segreto , e
la loro sollecitudine superava ancora il nostro desiderio di
passar per poveri, poiché il possesso di tant'oro poco sa*
rebbe stato consentaneo colle grossolane e logore vesti che
essi portavano . Ma qual prova soddisfacente avevam qui
della buona riputazione della nostra nazione, in veder le
lettere di cambio di persone che, come noi, avevanFaspetto
di mendicanti , ricevute senza difiìcoltà e cambiate in dena-
ro contante , nella capitale d^un paese straniero e dal nostro
tanto lontano! Ma principalmente T ammirazione nostra
era eccitata, dal trovar le ramificazioni del commercio,
che senza interruzione si estendevano per regioni tanto va-
ste, tanto lontane e tanto tra loro difierenti, per lingua,
per religione , per costumi e per leggi !
(H^ft^^-imm^!^^
SOMMARIO
DEL CAPITOLO SESTO
PARTBNZA DA GABUL— IL CARLA BB8CÌ — DGBLRAIZ —
VALLATA DBLFIUIIB DI GABUL — PASSO D'UNNA— BP-
PBTTO DBLLA IfBYB — HBZARBS1 —PASSO D'HADGIGAK
B DI KALC* — BAMIAIf B SUOI COLOSSI — USCIAMO DAL-
L*AFGHAlfISTAlf — PASSO DI DAIVDAN SGIKAN — PIBtV
DB6LI UZBBKl — OPINIOHB DBGLl ASIATICI SULL'BU-
ROPA— PASSO DI BARA BUTTAL— AVVBHTUBB— TBB-
RIBILI GOLB — BHULUll— PIAlfURB DBL TURBBSTAH.
LE MONTAGNE NEVOSE
DELL'HINDI! KIICH
I oi eravamo partiti da Peisciaver col
I baoni auguri del capo pel oostro fé-
f lice viaggio : qui furoD quelli di suo
fratello che ci accompagoaroDo. —
U dì 18 maggio, giorno di venenfì, uscimmo da Cabul
dopo la preghiera del mezio giorno, cODrormemenle al-
l'uso de' viaggiatori, onde non urtare i pregiudizi del
popolo, che considera egualmente quest' ora come favo*
revole. Noi credevamo d'easerci separati dal buon na-
bab alla porta della di lui casa ove ci diede la sua be<
Dedizione, ma prima che fossimo fuor della città egli ci
174 BURNES
raggiunse, e venne a cavallo con noi fino ad una di-
stanza di due o tre miglia. Non credo aver mai provato
un s\ vivo dispiacere nelP abbandonare un asiatico, co-
me quello che io sentii dicendo addio a questo buon no*
mo , che pareva vivere per tutti fuorché per se stesso .
Durante il nostro soggiorno egli ci aveva trattato nel mo-
do il più ospitale, ed ogni giorno ci supplicava perchè sce-
gliessimo tutt^altra via fuorché quella del Turkestan ; egli ci
pronosticava sinistri accidenti d^ogni specie. Ed ora, egli
prendeva da noi congedo con molta sensibilità , e noi non
potemmo rattener le lagrime nel dirgli addio. Quantunque
il principe suo fratello, tant' affezione non ci avesse mo-
strata quanto quello di Peisciaver , egli pure ci dette prove
di gentilezza e di grandi attenzioni ; e prima della nostra
partenza gli facemmo intendere le espressioni della nostra
riconoscenza .
Ci riposammo la notte al piccol villaggio di Killa Kazi,
e riconoscemmo fino da questa prima stazione la felice in-
fluenza e r utilità del nostro ca/Qa basci. E^li fece sgom-
brare una casa per noi , guadagnandosi un mollah per mez-
zo di doni; ed essendo un freddo assai mordace, un buon
alloggio ci fece molto comodo. Haial era uomo di buon umo-
re: noi avevam seco lui concluso un ragionevole aggiu-
stamento; dovevamo, cioè, ricompensarlo secondo i suoi
meriti, che noi stessi aveamo a giudicare. Noi ci confidam
mo a lui come fossimo balle di mercanzia, e gli dicemmo
di viaggiare come più conveniente credesse . Gli consegnai
i miei libri ed i miei strumenti , che erano in piccol nu-
mero , ed egli li fece passare come fosser di proprietà delie
famiglie ebree che Panno precedente avevano abbandona-
to Cabul.
YIAGGIO 175
Voleva la prudenza che molto chetamente camminassi-
mo in questa parte del nostro viaggio ; noi eravam desi*
guati col nome di mirza cioè segretario , che in quelle con-
trade è comune appellazione , e che in seguito conservam-
mo ; il Gerard lasciò dormire il suo titolo di dottore . Nul-
ladimeno ci fu dato di riconoscer ben presto ^ che senza il
nostro cafiia bascì, noi non ci saremmo cosi agevolmen-
te tratti dMmpiccio; poiché T indomani mattina, un uo-
mo investito d' una certa autorità , afferrò le redini del
mio cavallo e chiese di visitar le mie valìgie : mi prepa-
rava a rappresentargli la mia povertà , quando un motto
del nostro conduttore pose termine alle ricerche . Ninno
qui ci riconobbe per Europei , ciocché ci lasciava certa-
mente una piacevole libertà nelle nostre azioni .
Fra le mercanzie di contrabbando che gl'impiegati del-
le dogane del Cabul erano incaricati di cercare, una ve ne
era veramente singolare ; i Corani ! Pare che i negozian-
ti ne avessero esportato al di là delPHindù Kuch tan-
ta quantità, che i credenti dell'Afghanistan temessero di
rimaner privi di quelli che ancor possedevano . L' inibizio-
ne di lasciar uscir gli esemplari del libro santo aveva in-
contrato favore nella popolazione , questi lavori essendo
carissimi per la pena e fatica che costano ad esser copia-
ti, per lo che sono in una parola preziosissimi .
Lasciando a sinistra la strada che conduce a Gandahar,
risalimmo la vallata del 6ume di Cabul fino alla sua sor-
gente a Sirtsciachma . La nostra prima fermata fu a Dge-
Iraiz, COSI chiamato da due voci persiane che suonano
aequa corrente ^j presso questo villaggio scorre van due belli
e limpidi ruscelli, le cui rive erano adombrate da albe-
ri maestosi. Son questi ruscelli che rendon delizioso questo
paese a dispetto de' tristi suoi scogli . La vallata non aveva
176 BURNBS
più d^ao miglio di largbezia ed era molto diligentemente
coltivata^ poiché in alcuni punti T acqua era condotta al-
l'altezza di 100 piedi sulla montagna. Nella parte infe-
riore ì campi di riso pittorescamente innalzavansi grada-
tamente gli uni sugli altri , e da ciascun lato la sommità
de^ monti era coperta di neve ; il termometro mantenevasl
a 60»(12<>43).
A Sìrtsciacbma, onde il nome letteralmente significa
sorgente della fontana , visitammo due stagni naturali 9
donde scaturisce il fiume di GabuK Le acque zampillanti
riunisconsi in due serbatoi con molta diligenza mantenn-
ti , cbe servon di vivaio pel pesce . Questo è un luogo di
pellegrinaggio consacrato ad Ali 9 cbe , per quanto di*
cesi , lo visitò ; pietosa menzogna che non si appoggia a
niuna autorità , poiché il genero di Maometto non mai
venne a Gabul , sebbene le azioni cbe in questo cantone
gli si attribuiscono , sieno numerose e sorprendenti . Noi
demmo del pane a^ pesci, cbe, in quantità di molte mi-
gliaia, lo facevan tosto sparire: non v'é alcuno cbe gl'in-
quieti , giacché si é persuasi, cbe la maledizione minac-
cia il capo di chiunque osasse disturbarli.
Prima d^ entrar nella vallata, lasciammo al sud la famosa
città di Ghazoa ^ essa non disia che di 60 miglia da Gabul .
Queirantica capitale del paese ora dipende da quest^ ul-
tima ciaà e non é cbe un luogo di poca importanza. Vi si
vede la tomba del gran Mahmud suo fondatore ; ma un più
oDorevoI monumento per la memoria dì lui , é un argine
magnifico costruito mercé grandi spese, il solo cbe dei set-
te che erano , ancor rimanga • E cosa meritevole d^ osser-
vazione, cbe il sovrano del Pendgiab, in una negoziazione
cbe recentemente intavolò con Sciudgia Ul Mulk ex-re
di Gabul, stipulasse, come una delle condizioni del suo ri-
VIAGGIO 177
stabiliineiito sai trono de'suot antenati ^ la restituzione del-
le porte di legno di sandalo che sono al sepolcro dell' impe*
ratore Mahmud , ebe son le stesse di qnelle che questo con*
qnistatore portò vìa da Somnat neir India , allorché per*
cosse ridoioe le pietre preziose caddero dal corpo di que*
sta statua. Quasi ottocento anni son trascorsi dall'epoca
di quest'avvemmento; ma gF Indiani non han dimenticato
tale depredazione , quantunque queste porte abbiano sì
lungamente ornato la tomba del sultano Mahmud. Baber
esprime il suo stupore , in veder che un monarca si gran*
de abbia pensato a far di Ghazna la sua capitale ; ma gli
abitanti vi diranno, che il freddo rende questo luogo inac*
cessibile per sei meri delFanoo, ciò che dava fiducia di si*
carezza pella sua capitale al conquistatore nel tempo che
desolava Tlndla e 'I paese degf infedeli.
Noi risalimmo per una via sinuosa la vallata, che grada*
tamente si fa più angusta 6no al punto in cui pervenimmo
nelle montagne sur uno spazio appianato ^ che è il passo
d'Uraia; la salita che vi conduce è difesa da tre piccoli
forti. Prima di pervenire alla sommità, avevamo incon-
trato la neve ; era la prima volta che io la calpestava dopo
dodici inverni, e ne provai an certo piacere: nevicò nel
tempo che traversavamo questo passo, che è circa 11,000
piedi al disopra del liveHo del mare • — Entrammo finalmen-
te, non senza soddisfazione, in un piccol villaggio, ove pò*
teauM) stare al coperto dalle ingiurie d^un vento glaciale che
aveva soflato tutto il giorno. Già ci eravamo considerevol-
mente inoltrati attraverso alle montagne , e i fiumi ora
scorrevano in opposte direzioni ; eravam giunti nelP antico
paese degli Hezaresi ; i paesani aravano e seminavano, men-
tre avevamo veduto la raccolta già fatta a Peisciaver, ed
il grano in spiche a Gabul !
_j
vili 23
178 B*U E N B S
Noi proseguimmoil nostro cammino nelle montagne^ lun-
go la base de^ monti Kob i Babà, la sommità de^ quali,
coperta di eterne nevi, è notabile per tre picchi che sMn-
naizano presso a poco a 18^000 piedi d' assoluta altezza.
Nella sera del 21 maggio , pervenimmo nel fondo del passo
di Hadgigak , estremamente abbattuti dalla fatica e mezzi
acciecati dalla viva lucereflessa dalla neve. Pel tratto di
quasi dieci miglia, avevam camminato nel letto d'un torren-
te coli' acqua fino al ginocchio, che risultava dallo sciogli* {
' mento della neve, e che più di venti volte attraversammo • |
Entrammo allora nella regione delle nevi, che avevano
tuttora una gran profondità; a mezzo giorno la tempera-
turasi fece si dolce, che i cavalli affondarono buttando
giù cavalieri e fagotti , ed in alcuni punti non f uron rial-
zati se non con estrema difficoltà • Ne' luoghi , liberi dalla
neve, il suolo era talmente impregnato d'acqua che era ri-
dotto un vero pantano , in modo che ci conveniva calpe-
stare ora il fango ora la neve. Il caldo, pel riflesso della
neve, io suppongo, era opprimente: avevo intieramente
perduto Tuso degli occhi, ed il mio naso s'era sbucciato dal
freddo prima che arrivassimo ad un picco! forte al disotto
dei passo; ivi la sera ci riposammo presso una famiglia di
Hezaresi .
Così avemmo occasione di veder le genti di questa na-
zione nel loro stato naturale, in mezzo alle loro montagne .
Fummo ricevuti da una vecchia, in una miserabii casa a
tetto piano , scavata da un lato sotto terra , con due o tre
fori nel tetto, che servian di finestre: questa donna era oc*
cupata a custodire un suo nipotino; essa ci accolse col
titolo d' a j^Aà (signore ); io la trattai di macfr^ : ci par-
lò poi della sua casa e degli affari di sua famiglia. Eravam
creduti Persiani; ed essendo gli Hezaresi nella fede stessa
TIAGGIO 179
di quelb nazione, noi fummo ospiti beo venati: il nostro
vestiario da mendicanti non permetteva che si sonoprìsse
che noi fossimo Europei . Questa buona donna ci assicurò^
che la neve impediva qui d^uscire alia campagna per sei
mesi deiranno, e che mai non pioveva ; raccontò che si
seminava 1* orzo nel mese di giugno , e che si raccoglieva
in settembre •
Queste genti non hanno moneta e ne ignorano intiera-
mente il valore: noi ci procurammo tutto quel che c^ era
necessario per mezzo di baratti ; cosi non avemmo moti-
vo di mostrar loro oro, che fa si agevolmente riconoscer
gP Inglesi nelle terre straniere. Un che viaggi tra questi
montanari , non può acquistarvi le cose di prima neces-
sità, sennonché dando qualche braccio di grossa tela,
un poco di tabacco, del pepe o dello zucchero, oggetti che
quivi sono apprezzati al dìlà del loro valore. Gli Hezaresi
sono una popolazione di gran semplicità , e molto difléri-
Beano dalle afghane tribù. PeMelineamenti del loro viso,
che è quadrato , e per gli occhi piccoli , eglino molto as-
somigliano ai Cinesi: nulladimeno son di origine turca, ed
una delle tribìi loro è attualmente chiamata Hezarè Tatar.
Credesi generalmente ch^ eglino cedano le proprie mogli
alloro ospiti, ma quesf opinione è certamente erronea. Le
donne godon d^una grand^ autorità e vanno senza velo;
son belle e la lor castità non ha gran fama, ciocché for-
se ha cagionato qualche scandalo presso i lor vicini sun-
niti , da* quali son detestati siccome eretici . Se il lor pae
se non fosse naturalmente forte , essi sarebbero in poco
tempo esterminati , non avendo che nemici da ogni parte .
La buona donna che ci aveva dato ricovero contro la
neve ed il gelo, mi favori ancora i suoi consigli per i miei
occhi , che essa disse essere stati bruciati dalla neve : mi
180 BURNBS
raccomandb Poso deiraDiimonio, che io v'applicai per
messo d* uq pennellino ; la mia fisonomia vi acquistò mol*
io in beilezia , per quanto questa donna mi disse ; na io
posso con ptìi verità aggiugnere, che mi sentii sollevata e
molto meglio assai^ quando nuovamente mi trovai in mez*
10 alla neve •
Io osservai 9 che questi montanari (alcuni de' quali vi-
vono ad un'elevazione di 11,000 piedi al disopra del livel-
lo del mare) vanno assolutamente esenti dalla noiosa maiat*
tia del gozzo, che aveva veduto nella stessa catena ^ cioè
neir Himalaya , all'est dell'Indo, anche al disotto di 4,000
piedi: il broococele è forse un'infermità propria alle medie
altezze , e qnest' opiniene è sostenuta da medici abilissi-
mi: ma frattanto , in un trattato sopra questa malattia, trat«
tato che fòodasi sopra una personale esperienza fatta du-
rante on lungo soggiorno nelle montuose contrade del Ni-*
pai, il Braoriey, medico di Calcutta, cita de' fatti che
condurrebbero ad una contraria concluaioQe relativan^n^
te alla località del goozo, poiefaè egli espone esser il gozzo
slesso più generale sulla cresta d' un alla montagna , che
nella vallata del Nipal .
lo credeva , che gli abitanti di queste alte e triste re-
gioni di tutt' altro si occupassero che di punti astraili di
teologia; ma era fra loro arrivato n mollah o prete , che
annunziava nuove dottrine, e fra le altre questa, che Ali
era la divinità, e più grande che Maometto stesso • Questo
fanatico avea raggranellalo alcune centinaia di settatori ,
ed aveva loro inspirato si grande idea della sua potenza,
che gli credeva n quella perfino di resuscitare i morti e di
attraversare impunemente le fiamme • Uno de' capi He-
zaresi, indignato dalle bestemmie di questo falso profeta,
aveva predicato una spedizione contro colui che faceva
VIAGGIO 181
COSI prevaricare i credenti , indacendoli uelV errore ; e
molli de^ftuoi compatriotti lo accompagoarono per aiutarlo
a ricondarre nelle buone vie dell' islamismo tutti quelli
che se n'erano allontanati • Ci fu detto che questi settari
eran chiamati Ali tllahi ed avevano adottato turpissime
usanze, singolarmente quella della comunanza delle donne ;
celebravan poi delle orgie nell'oscurità, ove si abbando-
navano ad ogni eccesso, per lo che era loro stato imposto
il nome di Uciragh iucA (spengitori di lumi), per allu*
sione alle tenebre che le loro iniquità nascondevano. Son
certo che uoa tal setta non è del tutto nuova , poiché i
MogoUi di Gabul han da gran tempo professato alcuni di
questi principi , ed ancora li praticano in segreto ; essa è
parimente conosciuta in di verse parti della Persia e della
Turchia, ma l'andamento dello spirito umano non Taveva
ancora estesa alle gelide regioni deirHindù Kuch •
La spedizione degli Hezaresi fu per noi una sfortunata
combinazione, poiché Yezdan Bakch, capo di dodici mila
famiglie e signor di quelle gole, e la cui soggezione al capo
di Cabul é dubbiosissima, era sul punto di marciare per
prendervi parte. Badgi Khan Kauker ci aveva dato per lui
una commendatizia , ma quello che ci venne raccontato del
di lui carattere non ci faceva sperar dal canto suo che le
gientilezze d'uso, e forse qualche cosa meno. Noi evitammo
frattanto il centro del religioso tumulto, dopo d'aver aspet-
tato un'ora alle porte della sua fortezza , e dopo che ognu-
no di noi ebbe pagato una rupia a titolo di pedaggio al
suo luogotenente, per non esser musulmani. La nostra
lettera forse impegnò gli Hezaresi a lasciarci passare per
sì modica tassa; ma molto tempo trascorse prima che
avessero aggiustato le loro pretensioni col cafila basci , il
quale, od tempo della negoziazione del trattato, mi aveva
idi
BUR5ES
fatto cogli occhi alcuni segni significanti. Il Gerard ed lo
non cercammo di estender relazioni con que^ montanari
fino air intimità; anzi ci limitammo a guardarli: e dal
canto loro^ essi ci giudicarono per quanto parve assoluta-
mente indegni della loro attenzione •
Dopo una intera notte di riposo, cominciammo ad
ascendere il passo del Hadgigak, che era 1,000 piedi al
disopra di noi, e 12,000 sopra ai livello del mare: noi
partimmo il 22 di maggio di buonissima ora. 1 nostri ea-
valli sostenevansi sulla neve agghiacciata , ed arrivammo
alla sommità del passo prima che P azione del sole P aves-
se rammollita ; il termometro scese quattro gradi disot-
to al punto di congelazione, e il freddo era incomodis-
simo quantunque fossimo vestiti di pelliccie col pelo volto
interna Mente. Io mandava frequenti benedizioni al buon
nabao di Cabul , il quale mi aveva obbligato ad accettare
una pelliccia di lontra che mi fu utilissima .
Non si eflettuò il passaggio senza accidenti , avvegna-
ché non eravi strada tracciata che potesse guidarci attra-
verso alla neve : Mohammed Ali rotolò giù per un pendio
col suo cavallo per un centinaio di piedi; un simil caso in*
travvenuto a qualcheduno del vanguardo, servi d^ avverti-
mento a coloro che dietro ne venivano onde sceglier mi-
glior via ; ma non si potè far a meno di ridere vedendo il
povero Mohammed AH che capitombolava col suo cavallo,
giacché pingue per natura e tutto inviluppato di pellicce ,
presentava un volume che di gran lunga superava la sua be-
stia a lunghe gambe, che faceva più profondi intagli nel-
la neve .
Incominciavamo a salire il passo di Kalù , il quale è di
1,000 piedi ancora più alto di quello d'Hadgigàk, quan-
do la neve nuovamente dtOìcuUò il nostro cammino . Moi
VIAGGIO i83
>o salimmo a sghembo , aggirandoci intorno ad ano de^suoi
^cbi , e prendemmo una via laterale per una vallata ba-
da un affluente deirOxus; questa valle ci condusse
'Q . Nulla uguagliar poteva la maestà dei quadro
offri : orrendi precipizi stavan sospesi sulle no-
I immensi frammenti di rupe sparsi dinanzi a
iavano la poca solidità ; per lo spazio di cìr-
A impossibile d'andare innanzi a cavallo
.luminammo paurosi a piedi sulPorlo d^ un
4.a valle presentava una sezione, lo spaccato della mon-
tagna, scena per un geologo interessantissima; vi si scor*
gevan tracce d^ antiche forti flcazioni^ sebbene nonfossevi
che un angusto sentiero. Ci furono indicati alcuni avanzi
di case di posta fattevi edificare evidentemente dagl'im-
peratori mogoUi, quantunque se ne assegnasse il maggior
numero al tempo di ZohalD, re di Persia. Un castello , in
partìcolar modo situato all'estremità settentrionale della
vallea, della quale dominava lo sbpcco, era stato con im-
menso lavoro costrutto sull'orlo d^un precipizio , e prov-
veduto d'acqua in modo ingegnosissimo. — Stimo inuti-
le di ripetere il racconto delle favole narrate dal popolo in-
torno a que' ruderi.
Bamian è celebre pe'coiossali suoi idoli, e per le inou-
merevoli escavazioni che in tutte le parti di questa vallata
per un^ estensione di otto miglia , si scorgono e che sono
la dimora delia maggior parte della popolazione : tuttora
gli abitanti chiamano tali grotte sumotch. Una collina,
isolata nel mezzo della valle, è traforata come un favo,
e richiamava alla nostra memoria le dimore de' Trogloditi
descritti dagli Storici d* Alessandro . Essa porta il nome di
citta di Ghulghula, e consiste in una serie coatinoa di ca*
1S4
BURIVBS
vita e grotte praticate io tutte le direzioni , le quali si
considerano opera d' un re cbiamato Dgelal. Non è molto
difficile il forar le montagne d^Bamian, essendo composte
d^ argilla secca e di ghiaia; ciò nonostante 9 la grand"" esten-
sione data a questi lavori eccita V attenzione . Sono state
fatte escavazioni da ciascun lato della valle , ma il mag-
gior numero trovasi su quello del nord, ove sono gli
idoli; esse formano nn^ immensa città. Vison frequente-
mente impiegati operai per farvi delle escavazioni , e le
«
cure di coloro che li pagano son ben ricompensate con
anelli , medaglie , utensili ed altri oggetti. Le medaglie
hanno generalmente iscrizioni cufiche, e son posteriori al
secolo di Maometto •
Quest* iocavamenti , questi fori ed antri, non hanno al-
cuna pretensione architettonica, che altro non sono che
semplici aperture quadre praticate nella montagna : alcune
hanno la volta in forma di cupola con un fregio scritto nel
punto donde si spicca • Gli abitanti spaccian molti singolari
racconti su queste cave, e fra gii altri quello di una madre
che vi tenne perduto il suo figliuolo dodici anni ! Non è
possibile prestar fede a questa novella ; ma essa serve a
dare unMdea dell* estensione di queMavori. Vedonsi da
ogni parte escavazioni intorno agFidoli colossali diBaihiao,
ed un mezzo reggimento potrebb* essere alloggiato in quel-
la solamente che trovasi al disotto del più grande di essi .
Bamian dipende da Cabul: ella sembra esser città prò-
digiosamente antica ; forse è pur dessa la città che Alessan-
dro incontrò alle falde del Paropamlso, prima d'entrar
nella Battriana : il paese di fatti a Cabul a Balkh è chia-
mato ancora Bakhtar Zemin ( terra de' Battriani ) . Il nome
di Bamian derivra dicesi dalla sua elevatezza , barn signifi-
cando un balcone, e l'annesso ion paese . Le si può appli-
VIAGGIO i85
car questa denominaiione a cagion deUci caverne che a' inal-
zano le une sulle altre nella rupe.
Nrasun avanzo d^ asiatica anticaglia ha tanto eccitato la
curiosità de'dotti quanto gl'idoli giganteschi di Bamian.
Fortunatamente io posso presentare un disegno di queste
imagini: esse consistono in due figure; d^uomo Tuna,
l'altra di donna: la prima chiamata Silsal^ la seconda
Seiahmama . Queste statue sono scolpite in tutto rilievo
sul davanti della rupe, e rappresentano due imagini colos-
sali «L^ uomo è il piò grande^ e la sua altezza è di 120
piedi : egli occupa una superficie di 70 piedi , e la nicchia
lidia quale è collocato appresso a poco ha la medesima prò-
rendita. L'idolo è mutilato; le sne gambe furono fracas*
aste dalle palle di cannone , e al disopra della bocca il viso
è distrutto. Le labbra son grossissime, le orecchie lunghe
e pendenti , e sembrerebbe che la testa fosse stata sormon*
tata da una tiara . Il corpo è avviluppato io un mantello,
che da ogni parte lo cinge , il quale è fatto con una specie
dMntooaco; e de^cavicchi impiantati in diverse parti della
statua devono aver servito a poterlo fissare . La figura non
presenta alcuna simmetrìa , e il panneggiato ha poca ele-
ganza : le mani che sostenevano il manto sono state in-
frante .
La statua deNa donna è meglio eseguita di quelia del-
r uomo 5 ma non ne è migliore il vestimento : è scolpila
nel medesimo scoglio alla distanza di 600 piedi ^ ed ha
dimensiooi nrinori della metà . Dai ragguagli somministra-
timi dagli abitanti riconobbi che la statua deir idolo mino-
re è quella del figlio o del fratello del personaggio rap'
presentato neiraltro colosso. Il disegno che presento darà di
queste statue un* idea piii esatta di quel che noi potrebbe
fare una minuta descrizione.
Vili.
2ì
18C
BURNES
Le aperture qaadre e centinate che vedonsi sulla ta •
vola rappresentan T entrature delle caverne o escava-
zioni , e attraverso di queste una via conduce alla som -
mita de^ due idoli • — Le caravane di Gabul fan general-
mente la fermata nelle caverne inferiori : le superiori ser-
von di granai alla popolazione di Bamian.
Debbo ora parlare di quel cbe %V idoli offrono di mag-
giormente curioso. Le nicchie di ciascheduno sono state
pel passato rivestite d^un intonaco ed ornate di pitture
d^ umana figura ^ che son da pertutto disparse fuorché
nella parte immediatamente situata al disopra della testa
delle statue: anzi ivi i colori sono tanto vivaci, le pittui^e
tanto distinte 9 quanto quelle delle tombe egiziane. Poca
è la varietà del disegno in queste figure , le quali rappre-
sentano il busto d^una donna con una ciocca di capelli sul
capo f ed un manto che cuopre la metà del corpo; il resto
è circondato d^ un** aureola, e da una seconda è coronata la
testa. Potei distinguere in una parte un gruppo di tre don-
ne, runa dietro all' altra. L^ esecuzione dell^ opera è me-
diocre, e poco superiore a quella de^ quadri che i Cinesi
fanno ad imitazione de' lavori d' un artista Europeo •
Le tradizioni degli abitanti relativamente agP ìdoli di
Bamian, son vaghe e poco sodisfacenti; raccontasi eh' e-
giino furono sculti verso T epoca deli' era cristiana da una
tribù di Kaffiri o infedeli, per rappresentare un re chia-
mato Silsa e la moglie di lui, il quale regnava in remoto
paese ed era adorato per la sua potenza . Gl'Indiani affer-
mano, ch^essi furono scolpiti dai Pandusi, e che il gran
poema epico del Màhabarat ne fa menzione . Certo è che ì
brahmanisti , passando dinanzi a quest*idoli, alzan le mani
in segno d' adorazione ; eglino non fanno loro oblazioni ,
forse perchè cadute in disuso dopo la nascita delf islamis-
> >..
VIAGGIO 187
mo . — So che una congettura attribuisce queste imagini
ai buddhisti^ e le lunghe orecchie della statua maggiore
rendon probabile tal supposizione. Non potei scorgere al-
cuna rassomiglianza fra quest' idoli e le gigantesche fi-
gure delle caverne di Salsetta presso Bombay. Trovai a
Manikiala nel Pendgiab ^ presso al celebre tope , un vetro
o antica cornalina con un^ impronta perfettamente simile
a quella testa; ed osservai nelle pitture al disopra degFido-
li^ una perfetta conformità di lineamenti colle imagini
deUempli dgiaini deir India occidental€^ sul monte Abù ^ a
Ghirnar ed a Politana nel Kattivar. Io penso ch^ elleno rap-
presentino figure di donna ^ ma il disegno è grossolano?
quantunque i colorì sieno brillanti e belli.
Nulla nelle imagini di Bamian mostra gran progresso
nelle arti ; non vi si vede se non quel che artisti i più
ordinarli avrebber potuto agevolmente eseguire : per con-
seguenza non si posson riferire air invasione de^ Greci,
tanto più che ninno degli storici d^ Alessandro ne parla.
Ma lo Scerif Eddin Ali, storico di Timur, ha descritto
le caverne e gP idoli di Bamian. Egli dice questi esser tanto
alti , che ninno degli arcieri potè arrivar a colpirne le te-
ste ; e quest' autore fa pur menzione della strada che dal-
l' interno della montagna conduce alla lor sommità. Li
chiama Lai e Marni ^ nomi di due idoli^' celebri menzio-
nati nel Corano.
Non esiste inscrizione a Bamian che possa seguir di
guida per riguardo all'istoria; e tutte le tradizioni mo-
derne son talmente confuse col nome d^Alì (il quale,
come ben si sa , non mai venne in questa parte delP Asia),
che mm son molto atte a soddisfare • Non è impossibile ,
che r opera degli idoli di Bamian debbasi al capriccio di
qualche considerevol personaggio, che dimorava in que-
188 B U R x\ E S
Sta regione piena di caverne scavate dall' arte , il qnale
cercò d' immortalizzarsi con queste statue colossali .
Dopo un gioroo di ripeso a Bamian , ove non avemmo
a lodarci d^ essere ricevuti con troppa ospitalità ^ avvegna-
chà si durò fatica a trovare un piccol ricovero^ e fum-
mo costretti ad uscir da diverse case nelle quali ci era-
vamo introdotti, partimmo per Sighan che B*è distante
30 miglia • — Alle gole d' Akrobat j che passammo in par-
te, abbandonammo il territorio attuale del regno di Ga-
bul, a mettemmo il piede su quello del Turkestan | che gli
Europei chiaman Tartarta o Tataria. Dietro la guida delle
nostre carte, io mi aspettava di trovar al di là grandi e
nevose montagne ; ma erano invece nella catena situata
posteriormente, e noi le scorgevamo dietro alle nostre
spalle. UKob i Babà ò il vero gran prolungamento del-
rHindù Kucb.
Avevamo ancora davanti una larga cinta di monti da
valicare; ma tran però quas' intieramente sgombri da ne-
ve, e molto più t>assi di quelli che già avevam traversati.
Fummo condotti al passo di Akrobat da venti cavalieri,
in virtù d^ una lettera di raccomandazione d' Badgi Khan
di Gabul pel governator di Bamian; questa scorta era de-
stinata a proteggerci contro i Dih Zaoghi, Hezaresi che iur
festan quelle strade . Questi cavalieri montavan superbi
cavalli turcomanni, ed eran seguiti da veltri del paese,
razza di cani agilissimi al corso, de' quali il corpo e le
zampe ricopre ispido pelo • Que' cavalieri licenziaroosi ,
nelle strette dei monti e noi dicemmo addio a loro ed al re-
gno di Cabul.
A Sighan, noi ci trovammo sul territorio di Mohammed
Ali Beg , capo uzbeko , che alternativamente è suddito
del Gabul e dei Khunduz , secondqchè i sovrani di questi
VIAGGIO 189
due Siati diveogoa rispeltivameiite pia potenti. Egli sod*
' disfa al capo di Cabtd mercè un picco! numero di cavalli,
e al signor di Khunduz , mercè schiavi , presi io alcune
escursioni da^suoi figli e da^suoi ufficiali, ai quali di
laoto in tanto commette queste spedisiooi . Tale è la dif •
I lerenza di gusto fra il suo vicino del nord e quello del
0ttd • Gli schiavi sono Hezaresi , ai quali gli Usbeki fanno
continua guerra , per essere sciiti e affinchè possano con^
vertirsi e divenir sunniti e buoni musulmani.
Un amico di questo capo gì* indirizzò non ha guari delle
j rappresentanze , sopra questa grave infrazione della legge
del profeta, cioè di rullar gli uomini* Mohammed Ali Beg
I convenne del delitto: » ma, diss*egli, poiché Iddio non
• turba i miei sonni , e la coscienza è tranquilla , io non
» vedo per qua! ragione rinunziar debba ad un traffico
' • tanto husroso! » Avrei desiderato poter amministrare
una narooCiea pozione a quell^Uzbeko tanto soddisfatto della
propria coscienza .
Egli non gode buona fama , tanto per V equità che per
la protezione che accorda a^ viaggiatori ; V anno trascorso,
una carovana d^ Ebrei che andava a Bukhara passò per
Sighan, ed egli trattenne alcune delle loro donne: imprese
a palliar questa violaziooe del diritto delle genti , ad ogni
rimostranza rispondendo che i 6gli di esse diverrebbero
musulmani , il che giustificava nelP opinione dei devoti
la di lui condotta • In tal modo questo malvagio rapisce gli
nomini , e fa oltraggio alla moglie d^ un viaggiatore ; per-
chè pretende che così diportandosi le sue azioni sien
grate a Dio , e conformi a^princfpii della sua religione!
11 nostro cafila bascì si rese presso Mohammed Ali Beg
per annunziargli il nostro arrivo , e par che gli dicesse
che noi eravamo de^ poveri Armèni: egli scherzò seco lui,
1
i :
ino BURNES
e gli rispose cbe forse eravam Europei ; ma Haiat invocò
la testimoDianza d'una commendatizia diCabul, nella quale
non eravam designati sotto questo nome • Una pezza di
naokioo e ottoo nove rupie, tassa usuale per una cara-
vana, soddisfecero quest^ Uzbeko mercante di carne urna-
na , e noi passammo quetamente la notte in un Mehman
Khanè^ osteria pulitissima e guernita di tappeti, situata
air estremità del villaggio; il capo cMnviò una coscia di
capriolo, perchè eravam conosciuti da^ suoi amici di Ga-
bnl.
Già scorgevasi cb^ eravamo in una contrada differente;
il pavimento delle moscbee era coperto di feltro , ciò cbe
indicava una maggiore attenzione a tutto quel cbe riguar-
da la religione; e questi edifizi erano meglio fabbricati di
quelli cbe per P innanzi avevamo veduti • Fummo av-
visati di non addormentarci co' piedi volti verso la Mec*
ca , il cbe indicberebbe dispregio per la città santa .
D' allora in poi io non stesi più le mie mappe e non
le orientai colla bussola se non nelP intemo delle case,
mentre fin allora aveva fatte fuori le mie osservazioni; non
ci misi però minor^ attenzione. Tagliai pure la porzione
centrale e intermedia dei miei mustaccbi, percbè la di-
menticanza di quest^uso mi avrebbe segnalato come scii-
ta, e per conseguenza come un eretico •
Noi facemmo tutti questi aggiustamenti a Sigfaan, bel
villaggio con ameni giardini , sebben situato in una triste
vallea sprovveduta d' ogni vegetazione . Quando V indoma-
ni mattina ne partimmo, un uomo venne con noi fino ad
una distanza di 1,500 piedi per darci il fatiha^ ossia la
benedizione, conforme all'usanza del paese: noi ci bat-
temmo seriamente la barba, nel ricever un tal onore, e
partimmo •
VIAGGIO i91
Vedendo la rigida osservanza delle leggi di Maometto ^
e il costante ritorno alla pratica del Corano in ogni azione
della vita , io augurai sfavorevolmente circa V accoglimen-
to che proveremmo tra gli uomini che eravam per fre-
quentare, e circa la confidenza che in essi potremmo avere .
mi venne in mente la spedizione del principe Bekevitch ;
mi risovvenni di Moorcrofl e de^ suoi compagni di sventu-
ra , ì quali prima di noi eran penetrati in queste contrade.
La sorte deiruiSciale russo e del suo piccolo esercito è ben
nota; eglino furon traditi e crudelmente trucidati .
Non fu meno tristo il destino di Moorcroft , che mori
di febbre con tuttM suoi e non senza sospetto d^una fine
più violenta • — Ma non potemmo tuttavia far a meno di
persuaderci, che dinanzi a noi aprivasi una prospettiva
più incoraggiante: noi non viaggiavamo in cerca d^oro o
per fondar colonie , come i Russi ; né tampoco avevam le
ricchezze del viaggiatore inglese, le quali , non ho esitanza
dirlo , furon la causa della sua sventura. Non avevam ne
anche doni pe^ capi , giacché meglio era passar per pove*
ri, che metter a repentaglio la vita, eccitando la cupidigia
d^ uomini venalissimi .
È facile imaginarsi, che in quel momento le nostre sen-
sazioni non eran di troppo lieta natura ; ma un'esperienza
piò compiuta , dissipò molti de^ nostri timori. Lo stesso no-
stro cafila bascì aveva idee alquanto strane : poco tempo
dopo la nostra partenza da Cabol , tolsi da terra un sasso
lungo la via per esaminarne la formazione ; il nostro uo-
mo, che stava guardandomi, tosto mi chiese con inquieta
curiosità: — • L'hai tu trovato? • — » Cosa? » —L'oro. • —
Buttai via subilo il sasso, e fui in seguito più circospetto
nelle mie osservazioni .
193 B C R N B 9
Dopo d* aver abbandonato Sìgban , traveraamoio il [>as-
80 di Dandan Scikun{iì roa^pi- denti ), nome ehe gli è stato
adequatamente applicato tanto egli è ripido e difiicUe • Yi
trovammo a profusione la pianta dell* assafetida ed i ufh
stri compagni di viaggio ne mangiarono con delizia, lo
credo ch^ella sia il silghium degli storici d^ Alessandro ;
poiché le pecore se ne pascolano con graod^ avidità, egli
abitanti la riguardano come molto nudritiva • Scendemmo
poi in una stretta vallata, ove era un bel verziere d^ albi-
cocchi, che per qualche miglio estendevasi ai di là del vii-
laggio di Kamard. Le rupi de^ due lati innalzavansi 3,000
piedi , ed erano non di rado molto scoscese; la vallata in
nessuna parte eccedeva i 900 piedi in larghezza • Non po-
temmo scorger le stelle onde far qualche osservazione in
tempo di notte: questo quadro era estremamente impo-
nente .
Kamard è la residenza di Rahmat Ullah Khan, altro pic-
colo capo ; costui è un Tadgdiko molto dedito al vino , cbe
ne era privo da otto giorni, il cbe strappavagli esclanui-
zioni e doglianze, che molto dtvertiron le nostre genti pei
rimanente del viaggio di quel giorno: — > Senza il mio
• bicchiere ricolmo, egli diceva, il cielo e la terra son nul-
• la per me ^ • e ci fece vedere un^ enorme bottiglia, seria-
mente pregando il nostro cafila basci di riempirla a Kul-
lum, e di rinviargliela per la prima occasione. Una gros-
solana cintura , unita alla promessa del vino , soddisfece
questo capo; poiché egli reclama anche una tassa sopra t
viaggiatori , sebbene egli altro non sia che un tributario
di Khundoz. La sua potenza è limitata; ed il modo con cui
compie i suoi doveri verso Mobammed Ali Beg suo signo-
re, è veramente curioso . Incapace di far degli tscepaussi
o scorrerìe , come fa il suo vicino di Sighan, per rapir de-
VIAGGIO 195
gli uomini, sMinpadroQi protervamente Tanno passato di
tutti gli abitanti d^ uno de' suoi villaggi , e gli spedi tutti ,
uomini, donne e fanciulli, a Khunduz come schiavi. Egli
fu ricompensato della sua divozione e de' suoi servigi , col
dono di tre villaggi ; ciò nonostante noi prendemmo per
scortarci nel nostro viaggio il figlio di quel furfante, e
facemmo bene ad agire in tal modo .
Il capo di Kamard, in una contesa che alcuni anni so-
no ebbe con uno de' suoi vicini, vi perde la moglie la qua-
le fu presa : ella venne tosto menata nelP harem del suo ri-
vale, e col tempo gli diede una prole numerosa. Dopo un
certo lasso di tempo , una circostanza la rese al suo primo
sposo; ma questi commise a' dottori musulmani la cura di
decidere, se fosse conveniente riprenderla nella sua fami-
glia: ma siccome questa donna era stata rapita senza il suo
consenso, essi pronunziarono poter nuovamente esser ri.
cevuta con tutta la sua progenitura . Del resto , è cosa tra
i Turchi comune di prender per spose quelle de' loro ne-
mici , che loro sono state tolte in battaglia ; ma tal co-
stume è barbaro, e sembra in opposizione co' sottili prin-
cipi di delicatezza, che relativamente alle donne i musul-
mani professano.
Ho finora obliato di dire , che il nazir nostro compa-
gna, aveva seco un certo Mohammed Hossein, lepido
personaggio, il quale aveva viaggiato in Russia, e che
spesso ci raccontava deUe particolarità sopra questa con-
trada e sulla capitale degli Gzari , la quale gli era sembra-
ta, siccome a molt' altri Asiatici che ho successivamente
incontrati, atta ad offrire , pel vino e per le donne, un'idea
abbastanza precisa del paradiso di Maometto . Un musul-
mano , trasportato fuor del suo paese ove le donne stan
recluse , non può non essere meravigHato del gran cam-
T1II 25
I
194 BURNES
biamejìto cbe osserva a questo riguardo in uoa contrada
europea: ma in Russia, ove, secondo tutte le relazioni,
il contegno morale della società sembra essere alquanto li-
bero, debbe essere estremo il suo stupore. Gli spedali de-
gli esposti e gP individui cbe li abitano, son soggetti di eoa-
tioue oeservaziopi \ e per severo cbe sia staio il profeta
ce! proibir le bevande inebbrianti , potei discuoprire da
coloro che tra i suoi settatori avean visitalo la Russia,
ch^ eglino non avevan potuto resistere alla tentazione del-
r acquavite e del punch. Molti Asiatici erano diventati an-
che giuocattri, eU commercio aveva introdotto le carte
nella città santa di Bukhara . .
Y'è molta uniformità nella descrizione de^ sentimenti
provati da un Asiatico alla vista dell'Europa ; non ostante
i loro racconti san sempre interessanti . Notan essi con
singolare gravità una moltitudine dMnezie e di bagattelle
cbe ci sfuggono: ma nulla è più sorprendente per un Asia-
tico della tenuta e disciplina militare, cb' ei considera co»
.me una specie di tortura e di oppressione • Io ho dovuto ri-
.spondere a ripetute ed infinite domande , sulla utilità di
far guardare un uomo sempre dal medesimo lato, e di far-
lo sempre partire nelle parate col medesimo piede innan-
zi. Non avendo costorp 3eot ito parlar mai di Federico il
Grande, non potei rimandarli all'imponente autorità del
suo nome per un esempio ; ma citai loro V India e la Per-
sia , come atte ad offrir prove certe del vantaggio della
dlscijriina suir indisciplinato valore • Gli Asiatici hanno
idea più aita della saviezza che della bravura degli Euro-
pei ; e in verità , poiché il secolo della forza iuica è fi-
nito, la saviezza è il coraggio .
Il 26 maggio traversammo il Kara SuUal , cioè passo
nero, cbe è l'ultimo del Caucaso Indiano*, frattanto ave*
VIAGGIO IH*
vamo ancora a percorrere^ 95 miglia prima d^ esser fuori
delle montagne. Noi discendemmo nel letto del Kuliim, e
seguimmo questo fiume fino al villaggio del Duab ^ tra
spaventosi precipizi 9 che nella notte non lasciavan vede*
re altre stelle tranne quelle poste al zenit. — NelP attra-
versare quel passo, un^avventura ci fece conoscere i costu-
mi del popolo in mezzo al quale viaggiavamo 9 la quale
avrebbe potuto diventar seria •
11 nostro cafila basci ci aveva già avvisati cbe eramo
in un pericoloso cantone ; e perciò prendemmo una scor-
ta comandata siccome ho già detto dal figlio di Rbamat
Uliab Khan • Nel mentre che ascendevamo il passo , in-
contrammo una numerosa caravana di cavalli cbe anda-
vano a Cabul;e pervenuti alla sommità , scorgemmo una
frotta di ladri che eran sulla cima d^ un monte dalla parte
dell' Hindn Kuch* 11 grido d'a//aman / allamanJ cbe si-
gnifica un ladro ^ si fé sentire all'istante ; e noi ci spin-
gemmo innanzi colla nostra scorta, per ricevere, e se
possibilera^ combatter la masnada. Gli i^sassini osservava-
no i nostri movimenti ; e f uron raggiunti da altri uomini
cbe erano stati in agguato , ciocché fece ascendere II lor
numero ad una trentina . Ciascuna delle due parti man-
dò innanzi on par di cavalieri , cbe arrestaronsi ad una
distanza d' un centinaio di piedi gli uni dagli altri e par-
lamentarono. Gli assassini erano Uezaresi Tatari , coman-
dati da Delaver, famoso nuasnadiero , cbe era corso in trac*
eia della caravana di cavalli: or, avendo saputo eh' essa
avea traghettato, e die noi eravamo in sì buona compa-
gnia com'era quella del figlio del capo di Kamard^ rinun
ziarono a qualunque idea d'aggredirei ; laonde affrettam-
mo il nostro cammino. Subito cbe fummo usciti dal passo,
essi occuparonlo } totto il lor bottino coiuistea in due cam-
19b
B U R N E S
melli carichi 9 che erao rimasi^ iodietro alla caravana.
Eglino arresiaronli sotto i nostri occhi ^ siccome ancorai
lor conduttori j i quali rimaneano schiavi pel rimanente
della lor vita; e se noi non avessimo preso la nostra scorta,
forse ci sarebbe toccata la stessa trista sorte ^ e saremmo
subito diventati guardiani delle greggia nelle montagne. La
banda de* ladri era ben armata e composta d' nomini riso*
luti ; frustrati della lor preda ^ attaccaron nella notte il
villaggio di Duab ove avevamo pensato di riposarci ; ma
fortuoalamente eravamo andati tre miglia più in là , e
passammo la notte alfarìa aperta nel letto d* un torrente.
Tali incidenti eran di natura da suggerirci delle riflessio-
ni ; noi dovevamo dei ringraiiamenti al nostro cafila bascl
per averci fatto scampar dal pericolo colla sua prudenza j
il vecchio si percosse la barba, benedisse il giorno fortu-
nato, e rese grazie a Dio perchè aveva preservato la sua
buona riputazione e la sua persona dalle aggressioni di si-
mili scellerati.
' Poco dopo , il nostro viaggio divenne piacevole più as-
sai di quello che il racconto de^ nostri pericoli e delle no-
stre pene non darebbe a credere . Ogni mattina alla punta
del giorno montavamo a cavallo , e generalmente cammi-
navamo senza fermarci fino a due o tre ore dopo mezzo
giorno . Noi percorrevamo ogni giorno , ragguagliatamen-
te, una ventina di miglia ; ma gli abitanti di quelle con-
trade non hanno regola per misurar le distanze; le miglia
e tutte le altre misure lor sono ignote, e contan sempre
a giornate di cammino. — Facemmo sovente colazione con
pance formaggio, senza smontare: dormivamo sempre sul-
la terra ed a ciel sereno ; dopo il viaggio del giorno, noi
stavam seduti colle gambe incrociate, finché la notte ed il
sonno ci sorprendevano. — Le nostre genti nulla ci lascia-
VIAGGIO 197
▼ano a desiderare, poiché il nazir e'I suo faceto compagno
di viaggio erano in tutto compitissimi: non eravamo
che otto di numero; tre di loro eran naturali del paese ,
e due altri erano stati instrniti a fingere di essere intiera-
mente disciolti da noi ; uno di essi rilevava le direzioni
del viaggio colia bussola , lavoro del quale io non poteva
convenientemente occuparmi , senza risvegliar de' sospetti
che avrebber potuto farmi riconoscere.
Koi dunque eravam completamente felici in mezzo a
questo treno di vita ; ed alla nofità di tutte le cose che ci
si paravan dinanzi , sentivamo parimente della consolazio-
ne allorché riconoscevam delle piante e degli arboscelli 9
simiglianti a quelli della nostra patria. L'uva spina ed il
lampone, o rovo ideo, crescevan sulle sponde del fiume,
e la cicuta dalPodor nauseabondo, che sorgeva all'ombra
di quelli, mi pareva pur bella per le rimembranze che alla
vista di essa si associavano. — La società degl* altri viag-
giatori ci procurava essa pur del diletto^ ed io coglieva ogni
opportuna occasione per mescolarmi tra quelli che incon-
travamo per via e nei luoghi ove facevam le fermate. Nulla
più m' impicciava de'di versi modi di salutare in uso presso
gli Afghani, co^ quali il tempo solo può familiarizzar lo
straniero. Quando incontrate una comitiva d'uomini,
posate la mano destra sul vostro cuore e dite: salam
aleikom ! ( la pace sia con voi ! ) ; vi si risponde che siete
il ben venuto: e quando ve n'andate, ripetete la stessa
cerimonia , e di bel nuovo vi si risponderti che siete il ben
venuto. — Per istrada un viaggiatore vi saluta, dicendovi :
manda na basei ! ( possi tu non stancarti! )} al che voi ri-
spondete: zinda basci ! (possi tu viver lungamente!) — Tra
conoscenti i saluti divengon più numerosi. Ti si dice: Sei
tu forte ? stai tu bene 7 sei esente da disgrazie 7 etc. etc. ;
108 BURNES
ai cbe dovete rispondere : seiuker ! ( gratta a Dio! ) . —
Allorché partite , il vostro amico vi augura che il viaggio
Don vi sia noioso 9 e vi raccomanda alla custodia di Dio!
(ba aman ikkuda! ) — Se vi s'invita a pranzo, dovete gen*
tilmente replicare: • la casa tua sia popolata t ! (kkana
i io abad ! ) e se vi si dirige un complimento in qnalsivo-
glia occasione, dite: ■ io non son degno di te, è tua gran-
dezza ! • — Ogni uoaM> , qualunque ne sia il rango , deb-
b' esser qualificato khan o aghà,onde cattivarsene la be-
nivolenza. Scegli è mollah o prete, bisogna chiamarlo
akkund (padrone); se è figlio di mollah: akkundxadè>. Un
segretario è chiamato mirza^ ciocché d'altronde é 'I so-
prannome dato a tutte le persone la cui qualità non é defi-
nita^ infatti, siccome ho detto, noi fummo classati in que-
sta categoria . Le persone tra le quali é intima rdazione !
trattansi di lalà (fratelli). I
Gli Afghani han senza dubbio imparato da' Persiani tut-
to questo cerimoniale; poiché, quanto a loro, non v'è in
tutta V Asia popolo più semplice • Era veramente piacevole
il sentire i variati saluti cbe erano indirizzati al nostro
cafilabascì; pareva che tutte le persone che incontrava-
mo per via lo conoscessero *, ed a misura che andavamo in-
nanzi , avea T abitudine di darci delle lezioni di buona cre-
anza, ed io, come docile alunno, coglieva tutte leocca*
sioni per far veder che ne aveva profittato .
Noi continuammo a discendere per Kurram e Sarbagb
ino ad Heibak, che non é distante pih cbe una camminata
dal termine delle montagne; e quindi i nostri alti e sterili
scogli convertironsi adagio adagio in meno inospite terre •
Attraversammo spaventevoli gole, le cui pareti, alte due
e tremila piedi al disopra delle nostre teste , stavan sospe*
se sulla via, e le aquile ed i falconi descrivendo de'cir-
VIAGGIO 199
coli, libravansi neiraria; disUngoeiiinio tra que* volatiK
raqaiianera, che è bellitsima . Io prossimità di Heibak,
il passo si fa talmente aogusto, che gli è stato dato il no-
uie di darai undan (cioè valle del carcere oscuro); le
rapi sono taoto alte, che i raggi dei sole ne anche in pie-
no meriggio non mai penetrano in alcuni punti. — Trovasi
quivi una pianta venefica , che anche pe^ cavalli e permuti
è deleteria; si assomiglia alquanto ad un giglio, ed il fio-
re , lungo circa quattro pollici , sta pendente , e presenta
on cilindro allungato coperto di semi, il quale, sicco-
me le foglie, ha il tatto dei piii fino velluto. Questa pian-
ta ha nome zakur buia ; ciò che iodica semplicemente la
sua venefica qualità. Ne ho portato una mostra a Calcut-
ta: il dottor Wallich, botanico distinto e soprintendente
del giardino della Compagnia , mi ha detto esser una specie
di arum.
Ben presto vedemmo numerosi greggi pascer le pian-
te aromatiche delle montagne, ed estesi verzieri pieni
di alberi fruttiferi . De^ branchi di daini saltellavan sol-
le sommità delle rupi, e nelle valli la terra era tutta ri-
voltata da* cinghiali , che io quel cantone sono in grandis-
sima copia. La popolazione diveniva più numerosa a mi-
sura che ci approssimavamo alle pianure del Turkestan .
Ad Heibak incontrammo Babà Beg, altro capo IJzbeko ed
abbastanza fangoso tirannetto •
Ci avvicinavamo aHa sua città ^ ed on viaggiatore e' in-
formò che questo capo aspettava Parrivo de^ Firiogbi , la
futura venuta de^ quali eragli stata da quakhe tempo an-
nunziata. -— Questo Babà Beg è uno de' figli dì Khilitch
Ali Beg, che aveva governato Khuoduz con molta modera-
zione; egli però non ha seguito r esempio del padre suo :
avvelenò il proprio fratello in on festino, e sMmpadroiA
200
BURlf BS
de' tesori di suo padre prima ch^ei morisse. Aveva su-
scitato grandMociampi al Moorcroft, e sapevasi non es-
ser egli mojto favorevolmente disposto verso gli Europei •
I suoi sudditi, stanchi di tanta tirannide, Io avevano scac-
ciato da Kbunduz, e non possedeva in allora che il terri-
torio di Heibali . — Noi scorgemmo il suo castello verso le
quattro ore dopo mezzo giorno ; e non ci andammo se non
con repugnanza ; ma i nostri aggiustamenti furon condotti
con abilità, ed anche allora ne uscimmo sani e salvi.
Noi ci eravam fermati fuori della città, e coricati per ter-
ra come viaggiatori affaticati , coprendoci con una grosso-
lana coperta da cavalli • Nella serata , Babà Beg venne in
persona a far visita al nazir , e non parve in modo veruno
sospettar della nostra presenza : fece esibizioni di ogni ge-
nere di servigi , e propose d^ inviar immediatamente la no-
stra comitiva a Balk con una scorta ch^ ei stesso fornireb-
be, ed evit^ir cosi Khunduz; mi piacque una tal dispo-
sizione; e, siccome inseguito vedremo, essa ci avrebbe
risparmiato unMn6nità di disgusti: ma i nostri compagni
di viaggio ricusarono i buoni uiHci di Babà Beg, e tanto
vantaronsi del loro credito a Khunduz, che non paven-
tammo d^ avviarci a quella città dove finalmente fummo
presi in trappola. Nel mentre che Babà Beg faceva la sua
visita al nazir, noi mangiavamo un quarto d'agnello ac-
canto al fuoco ed a breve distanza da lui , talché potevamo
vederlo ed ascoltarne la conversazione : egli era di trista
flsonomia , ed il suo corpo dimostrava un logoro Ubertino .
Siccome egli avea degli obblighi verso i nostri compagni
di viaggio, mandò per loro della carne, e delforzo pei
loro animali j del che noi ed i nostri profittammo . Non fu
concepito sospetto sul conto nostro. La notte era si bella,
che io non volli lasciar fuggire questa prima occasione di
VIAGGIO «)l
osservar la nostra latitudine , al nord deirUindù Kucb. —
Partimmo P indomane prima dello spuntar del sole, ral-
legrandoci d^ essere così felicemente scappati dalle roani
d^un uomo che ci avrebbe certamente maltrattati.
Heibakè un villaggio animato, ed ha un castello di mat-
toni seccati al sole 5 fabbricato sopra un poggio che domi-
na il paese. Per la prima volta in queste montagne apresi
la vallata , e presenta de^ giardini ed un tappeto della più
bella verdura ; il clima stesso subisce un notabii cambia-
mento, poiché vi si trova il fico, che non cresce né a Ca*
bui, né più in alto ne^ monti. — L'elevazione d' Heibak so-
pra al mare è di circa 4,000 piedi ; il suo territorio é gras-
so 9 la vegetazione magnifica. — Ci eravamo lusingati di
essere ornai liberi dai serpenti e dagli scorpioni , compa-
gni incomodi della temperatura del tropico; ma essi eran
qui più numerosi che nell'India, e molti ne uccidemmo
sulla strada; uno de' nostri domestici fu morso da uno scor-
pione, e siccome secondo la popolar credenza il dolore
cessa se Taoimale é ucciso, fu messo a morte neir istante .
La costruzione delle* case ad Heibak lissò la nostra at-
tenzione: esse han delle cupole invece di terrazze , con
un foro nel tetto a guisa di cammino; talché questo vil-
laggio rassembra ad un gruppo di grandi e bruni copigli •
Gli abitanti hanno adottato questo genere di fabbricati a
cagione della scarsità del legname . Gli uomini , che diffe-
rì van come le case loro, da quelli che pel passato avevamo
veduti, portavan berretti conici in luogo di turbanti, e
quasi tutti quelli che incontravamo, tanto viaggiatori che
paesani, calzavan lunghi e scuri stivali. — Le donne pa-
re van prediligere i più vivaci colori pel loro vestiario, lo
potei distinguer visi bellissimi, poiché oeNillaggi le mu-
sulmane non si piccano d'esser sempre velate: elleno
vili. 26
aOS BCRNBS
eran molto più bianche de^ loro mariti , e nulla acorgeasi
di spiacevole nel loro aspetto , sebben le fossero di razu
turca. Allora potei comprender gli elogi che gli Orientali
fanno della bellezza di queste Turche .
Il 30 maggio facemmo V ultima nostra tappa nelle mon-
tagne , e sboccammo nel Turkestan a Kulùm o Tach Kur-
ghan , ove avemmo una magnifica prospettiva del paese ,
che al nord prolungasi in dolce pendio Ano airOxus. A due
miglia da Kulùm lasciammo gli ultimi monti , che brusca-
mente sVinnalzano in modo imponente e son dirupati . La
strada che li attraversa va per un passo angusto che pò*
trebb^esser facilmente difeso. — Kulùm conta 10,000 abi-
tanti : ella è la città di frontiera di Murad Beg di Khun«
1 duz, capo potente, che ha soggiogato tutto il paese al nord
deir Hindù Kuch. Noi scendemmo ad un caravanserraglio,
ove appena si fece attenzione alla nostra presenza. Un ca-
ravanserraglio è troppo conosciuto perchè sia necessario
di farne lunga descrizione ; è uno spazio quadrato circon-
dato di muri , sotto ai quali son delle cellule o apparta-
menti 9 in cui si prende alloggio : le merci e gli animali
stan nel cortile • Ciascun individuo ha la sua cella, ov' è
assolutamente segregato; poiché è contrario air uso che
uno r altro importuni: quelli che veggonsi son de^ viaggia-
tori, tutti affaticati e stanchi. Se dappertutto la società si
contenesse ne^ limiti come in un caravanserraglio , il mon-
do sarebbe esente dai mali della calunnia. — Colà ci ripo-
sammo dopo una lunga e laboriosa giornata fra monti e ru-
pi ; e questo cambiamento fu per noi di gran sollievo . Do-
po la nostra partenza da Cabul, avevam dormito sempre
vestiti, e non avevam potuto che raramente cambiar di ve-
sti, quantunque più volte dovessimo, far alto in mezzo ai
VIAGGIO fiU5
fango, traversare i fiami a guado, marciar nella neve , e
negli ultimi giorni fossemo stati arrostiti dal sole !
Ma queste non son che lievi pene per un viaggiatore,
e sembrano anche insi{{ni6canti allorché si paragonano al
piacere di veder nuovi paesi e nuove $;enti , costumi ed
usanze straniere; e di poter temprare i pregiudìzi della
propria patria, osservando quelli delle altre nazioni.
J
SOMMARIO
DUZ — FARTBIIZA DA QCBSTA CITTA — PABTINZA DA
KDLÙM — PBBICOLI DILLA 8TBADA DI BALKH — MI-
BACCIO — MAZAB ~ TOMBA DI TBBBBCB — ABBITO A
BALKH .
DEL CAPITOLO SETTIMO
difficoltà' a KULÙM — QOADBO DBLLB STBlfTUBB
DBL MOOBCBOFT — PABTBRZA PBB KBCNDUZ — AVYBIV-
TUBA NOTTITBHA — CONTO CHB L' A17TORB BBNDB DI St '
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MBDB81M0 ~ IMFBUDBIIZA DBL CONDUTTOBB — MODO ;
DI BBTBBB IL TÈ — CONFBBBNZA COL CAPO DI KHUN- l
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CiBTA GCKEBALC DEI VIAGGI W ALESSANDRO BUBNES
VIAGGIO
H KHUNDUZ R» A BALHK
oi eravamo entrali a Kuliim col-
riQteoziooe di partir riodomaDe
per Balkh^ perchè avevamo ua^im*
Kbumiu. plicita coofideoaEa nelle asserzioni
de'oostri compagni , i quali ci dicevano, che cosi agendo,
nulla avevamo a temere. Si giudichi dunque della nostra
sorpresa allorché apprendemmo, che gli utBciali della do*
gana aveano spedito un messo al capo di Kunduz , per in-
iOS BURNES
formarlo del nostro arrivo e chiedergli le sue istruziooi
relativamente a noi , e nel tempo stesso fummo invitati ad
aspettar la risposta . Il nazir fu estremamente dolente di
questa detenzione ; ma era omai inutile il rampognarlo
per averci menati a Kulbm •
Egli d'altronde ci assicurò quello non essere che un tem-
porario disgusto^ e spedì dal canto suo una lettera al mini-
stro a Khunduz, pregandolo a non volerci ritenere ^ perchè
senza di noi non avrebbe potuto fare i suoi interessi in
Russia • Quel ministro era un amico della famiglia del na-
zir; e se noi eravamo immersi nelle difficoltà 9 le cose
sembravano almeno presentarsi favorevolmente abbastan-
za perchè potessimo sperare d^uscirne senza disgrazie. Non
potei fare a meno di sentir rammarico d' essermi lasciato
trascinare dagli altrui consigli, ed avrei anche in quel mo-
mento stesso tentato d^ evadermi alla volta di Balkh , se il
cafila basci) con tutti gli altri, non mi avesse fatto sentire
ciò esser temerario ed impraticabile. Nulladimeno, in al-
tro momento , cioè verso la mezza notte , il cafila base!
aderì a questo progetto , ed anche recitò il primo versetto
del Corano , come volesse impegnarsi per giuramento e
benedir l'imprendi mento : ma siccome io non compresi ,
che il piano, V esecuzione del quale era diO*erita alla notte
successiva, dovea tenersi segreto al nazir, io innocente-
mente glielo rivelai Tindomane, il che molto dispiacque al
cafila basci ; il nazir dal canto suo se ne sgomentò estre-
mamente ed andò per le furie : • Aspettate la risposta da
i Khunduz, ci disse , non c^è luogo a dubitare che non sia
» favorevole. •
Noi dunque aspettammo, e 'I primo giugno ricevem-
mo una sommazione di doverci sbrigare e renderci a
Khunduz ; mentre il ministro, rispondendo alla lettera
VIAGGIO Wè
iti nostro conduttore , lo pregava a non lasciarsi trat-
tenere per eagioo nostra ^ ed a continnare il suo viaggio
a Bukbara . Si può concepire, non descriver la nostra
sorpresa. Era ornai tardi per scappare, poicbè eravam
guardati a vista nel caravanserraglio e gli ufficiali della
dogana non vollero neppar permettere che il mio cavallo
fosse condotto in città per esser ferrato • Il disegno avreb«
be potuto esser messo ad effetto al nostro arrivo, ma allora
sarebbe stato considerato come imprude«ite ; era d^ uopo
dunque rassegnarsi, e far fronte alle difficoltà della nostra
situaaione con prontexza ed in modo conveniente, lo feci
premura perchè mi si facesse partir subito per Kbunduz ,
lasciandoa Kulìim il Gerard con tutti gli altri, all'eccezione
di due Afghani. Mi risolvei allora a farmi credere Armeno,
e pensai che la celerità in obbedire mi sarebbe vantaggiosa
e calmerebbe i sospetti, lo aveva lettere del santone di Pei-
sciaver,che pensava potermi essere utili per la nuova parie
che intendeva di rappresentare, poiché egli ci dava il no*
me di Armeni; nonostante , i miei compagni di viaggio mi
accertarono , che il solo possesso di simili carte svelereb-
be la nostra vera condizione; ed io le distrussi tutte , sic-
come ancora tutte le lettere del capo di Cabul, che si-
milnaente eran di natura tale da comprometterci. Distrussi
tutta la mia corrispondenza persiana , e lacerai fra le altre
alcune lettere di Rendgit Sing , le quali io quel momento
mi parvero pericolosissime.
Nel mentre che io prendeva queste giuste misure, scoprii
che il nazir non aveva alcuna voglia di vanire a Kbunduz;
e , quasi pazzo per disperazione , sembrava disposto a ri-
manere indietro : ma la vergogna è uno stimolo potente per
far agire ; lo pregai di volermi accompagnare , ed egli vi
acconsenti .
vili.
27
sto BURNES
AflÌDcbè meglio si compreoda la crìtica posìzioDe io
cui eravamo caduti , darò uo rapido ceooo sulle sveoture
successe al Moorcroft, nel 1824, in questo stesso paese, e
che ebber per motore Murad Beg , il personaggio stes-
so dal quale eravamo chiamati a Kbunduz . Quaudo il
Moorcroft ebbe valicate le montagne , andò ad ossequiar
questo capo, e dopo d^ avergli fatto de* regali proporzio-
nati al suo rango, ritornò a Kulum. Era appena arrivato,
che ricevè da parte di Murad Beg un messaggio , il quale
annunziava, che alcuni de' suoi soldati erano stati Teriti,
e lo pregava a compiacersi di ritornare in fretta co^ suoi
strumenti di medicina, e col Guthrie, (inglese nato nel-
l' India), che lo aveva accompagnato come chirurgo. An*
che il Moorcroft era di abilità conosciuta in chirurgia ,
poiché aveva già dato a que* popoli molte prove del suo
ingegno. Egli dunque partì per Kbunduz senza alcun so-
spetto, ma trovò arrivandovi che niun bisogno esisteva del»
la di lui capacità chirurgica , ed altro non essere stata
quella chiamata che una gherminella per impadronirsi del-
la sua persona . Murad Beg gli ordinò di far venir tutte le
sue genti co^suoi bagagli, ed il Moorcroft obbedì all'in-
giunzione • — Dopo il lasso d^ un mese, non riuscì a svin-
colarsi dalle mani di questo capo , se non che ottemperan.
do ai di lui esorbitanti voleri : usando ogni sorta di mez-
zi, Murad Beg pervenne ad impossessarsi di una somma
io ispecie di 23,000 rupie, prima che il Moorcroft aves-
se da lui ottenuto il permesso di partire. Né fin qui vi
sarebbe stato gran male se tutto con ciò fosse terminato \
ma la cupidigia di questo capo non era atata che vie mag-
giormente incitata • Si dice ancora eh' ei concepisse qual-
che timore sui disegni del Moorcroft, a cagion delle armi e
di due piccoli pezzi da campagna, che per difendersi, so-
VIAGGIO 211
leva seco menare . La caravana del M oorcroft fece i suoi
preparativi di partenza da Kbanduz per Bukbara ; ma la
vigilia del giorno fissato essa fu circuita da 400 cavalie-
ri, e nuovamente chiamata a Kbunduz : era in tal modo
evidente , che Murad Beg era deciso d'impadronirsi di tut-
to quel che il Mooreroft possedeva e di far perire tutte le
sue genti. Laonde si appigliò questi all'unico partito che
poteva salvar lui ed i suoi compagni: egli si travesti da
abitante del paese e di notte tempo fuggi 9 e dopo un viag-
gio veramente straordinario pervenne a Taligban, città
oltre Kbunduz, ove viveva un sant'uomo che era creduto
esercitare una grande influenza sulla coscienza di Murad
Beg : si gettò a' suoi piedi 9 lo prese pel lembo della sua
veste ed implorò la di lui protezione • — • Alzati , escla-
» mò il santone : ella ti è concessa : non temer nulla. • —
Questo brav' uomo spedì subito un emissario a Kbunduz
per intimare al capo di venire al suo cospetto : ed infatti
comparve in persona colla sua risposta: gli fu inibito,
pena la testa , di torcere nemmeno un capello al Moor-
eroft ; ed ubbidì ; e '1 sant' uomo ricosò ogni più piccola
cosa in ricompensa del suo servigio .
Dopo la fuga del Mooreroft, gli Uzbeki forzaron Gior*
gio Trebeck, suo compagno di viaggio e tutte le sue genti
a rendersi a Kbunduz con tutto il bagaglio: né cessaron
le loro inquietudini fino al loro arrivo in questa città, ove
seppero il buon esito de' passi fatti dal Mooreroft per la
sicurezza di lui e di loro stessi •
Dopo questo disastro, il Mooreroft continuò il suo viag-
gio nel regno di Bukbara ; ma sventuratamente l'anno
seguente al suo ritorno mori nel villaggio di Andkbodi di-
stante 80 miglia da Balkh. Il Trebeck non potè proseguir la
sua via al di la dlMazar, nelle vicinanze di questa cit(à ,
MS BUEIII8
perchè il capo di KbuDdBi avea deciso di trucidar la s«a
truppa al ritorno ; e d* altronde la sola strada sicura per
arrivare a Cabul ^ passava per KuKim 9 ove già incontrate
a trovano tante difficoltà. Cosicché languì ne* dintorni di
Balkh per quattro o cinque mesi ^ e per tutto quel tempo
fu tormentato dalla febbre che finalmente lo estinse. Il
suddetto Gutbrie era già perito per la stessa malattia , del-
la quale la maggior parte de' suoi compagni fnron pur vit-
time ; e così ebbe termine quella malaugurata spedizione
del Moorcroft al Turkestan •
Nella sera del 2 giugno , partii per Khunduz , che è
situato al disopra di Kuliun nella vallata dell* Oxus: T uf-
ficiale della dogana 9 il quale era un Indiano 9 acconsoulì
ad accompagnarmi. Io non imprendeva quel viaggio sotto
favorevoli auspici ; poiché aveva scoperto, che un Indiano
di Peisciaver avea benevolmente istruito le autorità di
molti particolari concernenti la nostra condizione e le no-
stre azioni , dacché avevamo abbandonato Tlndia^ e ave-
va inoltre aggiunto numerose esagerazioni al suo racccm-
to, avvegnaché ci rappresentava come persone opulente le
cui lettere di cambio avevan perfino prodotto un effetto
sul valor del denaro . Allorché fummo fuor della città ,
trovai una diecina di negozianti di té di Badakscian e di
Yarkend, i quali avevano venduto il loro genere e ritor-
navan nel loro paese ; essi si unirono alla nostra parlico-
lar comitiva , clie comprendeva il qazir , il caflla bascì e
me; in fine Tsciamaodass , V ufficiale di dogana , che non
aveva nessuna guardia seco, lo conobbi che questo perso-
naggio possedeva esatta cognizione dei nostri affari : ciò
non pertanto io non lo aiutai a rettificar quel eh* egli non
ben sapeva, e arditamente mi diedi per un Armeno del -
Plndia ; il nome d^ Inglese che per ogni altra parte ci aveva
▼ IA66I0 213
fatti passar sani e salvi, era qaivi accompagnato da pe-
ricoli, perchè dava idea di grande ricchezza non solo,
ma dava anche a credere che avessimo il potere di cam-
biare in òro i meno preziosi metalli. Tuttavia, io m' era
subito accorto che T Indiano Tsciamandass era un bra-
v'uomo; poiché il modo con cui aveva visitato al cara*
vaoserraglìo i nostri bagagli , mentre arrivammo a Ku-
linn , aveva lasciato nel mio spirito una favorevole im-
pressione: egli avea detto al nazir: — > Non è mia colpa se
» voi ed i vostri amici siete condotti a Khunduz ; io non
• sono che un ufficiai di dogana; e 4 mio dovere mi ob-
• biigava a dar avviso del vostro arrivo. — Fu per me evi*
dente potersi agire sopra i di lui sentimenti colla persua-
sione e coir oro, e giudicai da certi suoi discorsi che
il denaro esser poteva il suo dio . Non tardammo ad at-
taccar discorso insieme: seppi egli esser nativo di Multan^
e da molto tempo dimorante nel paese ove io lo incontra*
va, gli parlai moUodeirindìa, de'suoi abitanti e delle sue
costumanze : gli dissi che io era stato nella sua città nata*
le, ed Impiegai tutta T eloquenza che poteva per far elogi
al suoi compatriotU e a tutto quel che alla sua patria ap-
parteneva.
In meszo alle moltiplici materie della nostra conver-
sazione, era stato difficile lo scorger che io era in pre-
da ad irrequiete incertezie . lo passai a rassegna tutte le
divinità del brahminismo , per quanto potei rammentarmi
i nomi loro, e cagionai qua» un delirio di soddisfazione
nel mio interlocutore , che da lunga pezza piìi non era ac-
costumato a sentir citare questi numi se non che coi termi-
ni del più profondo disprezzo. Giudicai allora essere il
momento di trar partito dall^ affetto che io era riuscito a
produrre ; e siccome la nostra conferenza succedeva in
214 B U R N B S
liDgua indiaDa ^ aian della nostra compagnia ci compren-
deva. Io esposi schiettamente a Tsciamandass la nostra
condizione infelice e disperata, trovandoci nelle mani d*un
uomo qual^è il capo di Khanduz ; e gii domandai, se dietro
la sua intima convinzione, il nostro bagaglio non depone-
va della nostra povertà: gli dimostrai, che abitando P In-
dia, potrei un giorno essergli utile in quel paese, e fi-
nii con offrirgli una ricompensa in denaro, e lo scongiurai
per tutti gli dei del suo Panteon ad assisterci in quelle
nostre tribolazioni .
Ci riposammo al villaggio d^ Angarak distante una doz-
zina di leghe da Kulùm , onde far mangiare i nostri ca-
valli. Allora io pensai , che T occasione di battersela fosse
realmente favorevole. Non v'era né guardia, né scorta
che ci accompagnasse, e r ufficiale della dogana non era
in caso di chieder soccorso a chicchessia , ed anche man-
cante di mezzi per dar T allarme; mentre, senza affret-
tare il passo, noi avremmo potuto oltrepassar la frontiera
degli stati di Murad Beg. ed arrivare a Balkh anche prima
del giorno. Ma questo piano , sebben praticabile, non pote-
va evidentemente esser eseguito perchè il dottor Gerard
era rimasto a Kulùm , ove la sua salute era io maggior
pericolo che mai; cosicché altro non poteva fare, che forte
rammaricarmi che qnest^ idea non mi si fosse più presto
affacciata alla mente . Le espressioni dell'* Indiano aveanmi
frattanto fino a un certo segno riconciliato colla mia situa-
zione , e ripresa la via sul far del giorno, ritornammo al
nostro colloquio. Prima del sorgere del sole io era convin-
to , che se onorevoli motivi non avevan toccato il cuor di
quest^uomo, i preziosi metalli almeno avean prodotto
r effetto: e quasi credei che saremmo per trionfar deUe
nostre disgrazie; ma ecco che insorse un nuovo incidente .
VIAGGIO 215
Fipo ad uD^ora circa avanti Taorora percorremmo una
strada orribile attraversando gole profonde fra due col-
line , senza vedere neppur un albero , e senza che vi fos-
se una gocciola d^acqua in tutto il tratto di 45 miglia. In
quest* orrido deserto , alcuni lumicini accesi innanzi a noi,
i quali sembravano attraversarci la strada , risvegliaron
la nostra attenzione, e dovemmo concludere, ch^essi an-
nunziavano la presenza di ladri , giacché il paese era ve-
ramente infestato da malandrini. Uno de^ nostri negozian-
ti si mise subito a strappar de* cenci, li stropicciò con
polvere da schioppo e li accese , per dar ad intendere che
noi eravamo bene in forze; a giudicarne dal numero delle
fiaccole della parte opposta, la truppa sconosciuta dove-
va far la medesima dimostrazione, ciò che avrebbe dato
alla faccenda un aspetto ridicolo, se non avessimo con-
eluso che tutte quelle faci erano altrettanti fucili . Non
avendone noi che un solo ^ con una mezza dozzina di scia-
bole , non avremmo potuto oppor che una trista resisten-
za; ma il talento di comandare si può spiegar con poca
gente come con un numeroso battaglione, e *1 nostro mer-
cante di tè , che sembrava abituato a scene di tal fatta ,
invitò a smontare ed aggredire. Io non voglio nascondere
i sentimenti che in tal istante provai ; eran quelli della
contrarietà e dello sdegno per quella serie di sinistre, vi-
cende. Finalmente , essendosi le due truppe Funa air altra
avvicinate fino a portata di voce , un giovine ardito della
nostra s'indirizzò in persiano agP incogniti ; ma un vec-
chio gì* impose bruscamente silenzio, e loro parlò in tur-
co: il persiano essendo la lingua de' negozianti, ci avrebbe
presto fatti conoscere, mentre sarebbe stato conveniente
che fossimo creduti militari. GP incogniti non ci risposero,
e ripiegaronsi verso Kulùm , e noi continuammo la no-
216 BUHNES
«tra VIA alla volta di Kbuaduz , mutuameate cooteoti ^ io
suppongo, d'esserci disbrigati gli uni dagli altri . Noi ap*
preodemoio io quella città, che avevam cercato di venire
alle mani con pacifici mercanti, i quali, come noi, dove-
vano essere stati ben contenti d'essere scampati dal pe*
ricolo .
Verso le ore undici del mattino pervenimmo ai prind
campi coltivati , e ci riposammo a una dozzina di miglia
da Khunduz in Un giardino d'albicocchi , ove godemmo di
alcune ore di sonno , dopo una lunga notte che avevam
passato viaggiando . Io mi trovai presso ad una siepe di ca*
prifogli; quest'arboscello mi cauzionò infihita delizia, non
avendolo mai fin allora incontrato in Oriente . Entram*
mo suir imbrunire in Khuoduz , dopo un viaggio di più
di 70 miglia .
Fummo ricevuti al nostro arrivo in casa d* Atmaran ,
ministro o divan-beghi di Murad Beg, e aspettammo
alla porta finch' egli uscisse : mi ricorderò lungamente del
taciturno sguardo che Atmaran e '1 nazir scambievolmente
lanciaronsi. La nostra accoglienza fu tale da sembrarci un
favorevol preludio, poiché il ministro ci condusse nella
sua casa degli ospiti, e ci furon portati buoni letti ; ma
nulla egli disse sul soggetto che più c'interessava, e fum-
mo abbandonali alle riflessioni de' nostri propri aflari •
Eccomi ora a sostener la parte d' un viaggiatore pove*
rissimo ; e siccome era d' uopo che mi conducessi in modo
conforme a questa condizione, mi assisi in un canto io as-
petto umile e dimesso ^ mangiai co' domestici, e trattai il
nazir qual mio padrone con gran rispetto; finalmente
mostrai in tutte le occasioni la maggior sommissione che
fosse possibile . Frattanto la prudenza comandava che nel
caso che fossimo interrogati raccontassimo tutti la mede-
VIAGGIO 217
«ma storia, e in un momento di tranquillità , prima di
coricarci , diedi i seguenti ragguagli sul mio stato : — Io
sono un Armeno nato a Laknau ; il mio nome è Sikao<
der Alaverdi, la mia professione è quella d'orologiaro.
Quando son venuto a Gabal ho sentito parlare di certi
miei parenti che dimorano a Bukhara: questo è che mi ha
fatto imprendere il viaggio per quella città; e tanto più
sono stato incoraggito a seguir tale divisamento, in quanto
che io poteva contar sulla protezione del narir , essendo
in certo modo addetto al servizio di suo fratello a Gabul .
Lasciammo da parte V idea di dir che io doveva accompa-
gnare il nazir inRussia, perchè a ciò potevao succedere di-
spiacenti ricerche. Doveva in seguito esporre che 'i Gerard
era un mio parente , e che era rimasto malato a Kulum ;
ed accomodai così brevemente tutto ciò che li mio spirito
potè inventare onde trarmi d" impiccio. Tutti i miei com-
pagni convennero esser molto più prudente prendere il no-
me d' un Armeno che quello d' un Europeo , cui doveva
sssolutamento rinunziare ; il cafila basci chiese pertanto ,
fino a qual punto potess^ essere a proposito lo spacciar
tante madornali menzogne , che aveva» suscitato la sua
ilarità ; ed io gli risposi con queste parole di Sadi : —
• Una menzogna che conserva la pace è migliore d* una
» verità che suscite la discordia ». — Egli mosse la teste in
segno, d* approvare , e ammirò la saggezza di queste mo-
ralità ; cosicché in seguito k> trovai il più ardito della bri-
gate neir appoggiare il mio racconto e tutte le sue circo-
stanze. Ci trovammo d'accordo in dover prima comuni-
car queste narrazione al doganiere, eppoi adottarlo in
complesso; e il nsizir promise, che nel corso deli' indoma-
ue lo parteciperebbe al ministro.
VII! 28
SiS B e R N B S
Passò il 4 giugno ^enza che i nostri affari facessero un
sol passo in \ia d^ agginsUinento ; il nazir mostrò insop-
portabile imliecillità e debolezza di spirito • À momenti ri-
peteva in modo lamentevole e lacrimando alle persone che
venivano a visitarci , la narrazione delle nostre sventare;
edora se ne stava ritto in aria di fierezza e di presonzione,
come ad un uomo di riguardo si conviene. Nel dopo mezzo
giorno egli ritirossi in un giardino , quindi ne uscì con nu-
meroso seguito , come fosse stato un gran personaggio in*
vece d^ un prigioniero; non era nella giornata neppur an-
dato presso il ministro 9 e i nostri siluri non avevan prò-
gredito la sera più cbe la mattina. Appena si fece buio ,
colsi l'occasione per rappresentargli P estrema indecenza
della sua condotta ^ ciocché mi valse una buona dose del
suo sdegno, lo gli dissi cbe la di lui afflizione come la sua
alterigia er^no egualmente intempestive ed impolitiche ;
che ogni ora il nostro pericolo cresceva , e cbe s'egli agir
voleva coovenientemeale ^ andasse subito a sollecitare un
abboccamento col mioistro^o procurasse di convincerlo o
d' ingannarlo.
• Tu sei io casa d'un brahmioo soggiunsi, e puoi tutto
• ottener da lui, dicendo ch'egli è responsabile della tua
» vita, e stando senza mangiare fino a che la tua doman*
» da non sia soddisfatta • La tua condotta è intieramente
• opposta al disbrigamento del. nostro affare, poiché sem-
» bra che tu ami meglio farti vedere in gran pompa nel
• suo giardino e mangiar con buon appetito i cibi eccel-
» lenti ch'ei ci manda. •
Il serio contegno con che gli parlai produsse buon eflbt-
to; egli spacciò subito un messo al ministro per dirgli, che
s' era V amico di sua famìglia non avrebbe dovuto rite-
nerlo in quel modo poiché egli non era venuto a mangiar
VIAGGIO »9
delle sue vivande come un caoe j ma bensì come un ami-
co per clìiedere un favore. Io mi rallegrai della risoluzio-
ne che allora prendeva, e dal cantuccio deir appartamen-
to ove mi trovava altamente espressi la mia soddisfazione ;
ma il nazir m^ invitò a condurmi con gran discrezione ed
esser più quieto. Io meritava il rimprovero, e fui contento
d' aggiustar cosi le cose tra noi .
U ministro avendo ricevuto il messaggio, fece chiamare
H nazir, e ne segui una lunga spiegazione de^nostri affari , i
quali, per quanto potei sapere, lo avevan lasciato confuso
sulla loro realità . Parve tuttavia che avessimo a poter con-
tare sui di lui buoni uflBci , poiché fu convenuto che V in.
domani mattina saremmo partiti per la casa di campagna
del capo , ove avremmo potuto vederlo . Essendo il nazir
un uomo di qualità, gli fu consi^iato di non presentarsi ^
colle mani in mano ; e '1 ministro gli rese gentilmente uno
scialle che da esso aveva al suo arrivo ricevuto, e dissegli
che lo regalasse, con un altro simile, a Murad Beg.
Io aveva veduto nella giornata buon numero d^ abitan-
ti di Khunduz , perchè vi furon molte visite ; e sebliene per
lo piò facesser la corte al gran personaggio, alcuni avan*
zaroosi fino a me , che stavo rannicchiato nel mio can-
tuccio. In questo paese nulla si fa senza he ver del tè, che •
si mesce a tutti, in ogni tempo e ad ogni ora; il che
imprime alla conversazione un carattere sociale e piace-
volissimo . Gli Uzbeki prendono il tè col sale invece che
collo zucchero , e a volte lo mescolano con del grasso , e
preparato io quel modo lo chiamano keimak geiàk . Dopo
che ciascuno ne ha bevuto due o tre grandi tasze, se ne
fa passar a vicenda una più piccola preparata: nel modo or-
dinario , ma senza latte ; e le foglie rimaste nel vaso sono
290 BCRNES
divise allora Ira le persone presenti, e si masticano a gui-
sa di tabacco .
Molti tra gli stranieri mostraron deir interesse per gli
affari di Gabul: alcuni pfl»rlaron di Rendgit Sing; ed altri,
ma in piccol numero^ degl'Inglesi neir India. La mag-
gior parte di quelle genti eran mercanti che fanno il com-
mercio tra Kbunduz e la Cina r diluogaronsi sulle loro re-
lazioni col popolo siiigolare di quella contrada, ed enco-
miarono V equità e la giustizia , che negli affari commer-
ciali lo caratterizzavano • Que^ mercanti eran Tadgiki na-
tivi del Badakscian , paese sulla frontiera del quale in al*
lora eravamo.
Raccontaron quelle genti diverse particolarità sui pre-
tesi discendenti d'Alessandro Magno, i quali diceano che
esistono ancora ne' dintorni , nella vallata dell' Oxus e nei
paesi vicini all'Alto lodo. Tal soggetto aveva molto risve-
gliato la mia attenzione , e un mercante di tè della nostra
piccola caravana mi aveva assai divertito, per la strada
da Koltun a Kbunduz , co' minuti racconti relativi alla
discendenza di que' Macedoni: egli era prete, e conside-
rava Alessandro Magno come uo profeta; lo che, nella
sua opinione , in modo soddisfacente spiegava la genera-
zióne continua de' Greci , poiché ninna creatura umana
nuocer poteva a razza si santa.
Il dì 5, di buonissim'ora , partimmo alla volta della re-
sidenza di Murad Beg : — lo trovammo nel villaggio di
Kbanaabad,- distante una quindicina di miglia da Kbun-
duz, e situato sul fianco de^ colli che sorgono al disopra
delle paludi \ egli è bagnato da un ruscello che scorre con
rapidità dinanzi ad un forte ombroso di magnifica verzu-
ra. Traversatolo sopra un ponte , arrivammo alla porta di
un edifizio l»en fortificato; colali capo teneva la sua corte.
j
VIAGGIO S21
Circa cinquecento cavalli stavano insellati alla porta, e i
cavalieri andavano e venivano in gran numero; eran tut-
ti stivalati, ed avevano delle scimitarre pendenti dalle
loro cinture ^ e delle quali alcune eran riccamente monta-
te in oro. Noi ci assidemmo lungo il muro, ed avemmo co-
modo di esaminar la scena che ci si presentava , V aria
marziale e il bellicoso contegno di quelli Uzbeki . Ninno
de^ capi avea più d'un sol uomo addetto al suo servizio, e
tutto annunziava una grande semplicilà di costumi •
Un Indiano appartenente al ministro, entrò per annun-
ziare il nostro arrivo^ ed io intanto ripetei la mia istoria e
mi misi li stivali , tanto per esser calzato come tutti gli al-
tri, quanto per nascondere il collo del piede che era d^ una
pericolosa bianchezza . Il mio viso da luogo tempo ab-
bronzato dal sole, aveva preso il colorito degli Asiatici, e
da quel lato non temeva d'essere scoperto . L^ufflcial del-
la dogana mi sosteneva, ed io aveva avuto cura di bene
istruirlo di tutte le particolarità di sopra enunciate •
Dopo un' ora d' espettazione fummo chiamati : — pas«
sata la prima porta , ci trovammo in una corte ove
eran i domestici ed i cavalli del capo : sei o otto ytisauli
0 uscieri , annunziaron la nostra presenza a misura che
procedevamo neir interno del fabbricato. 11 nazir andava
innanzi, s'inoltrò verso il capo, gli baciò la mano e gli
offri i suoi scialli: poi veniva V uflzial della dogana con due
pani di zucchero bianco di Russia, che presentò in dono j e
siccome all' umile mia condizione cònvenivasi , io passai
ultimo a far atto d'ossequio, e ad alta voce pronunziando
il ia/am aleikam^ mettendo quindi le mie fra le mani del
capo , le baciai secondo il costume , ed esclamai : taksir ,
modo usitato per esprimer l' inferiorità • Murad Beg fece
atto d'approvazione, e voltandosi da una parte, disse;
2» BURlfBS
• ab ! ah ! egli sa il salam ! • L* yessaul fece allora un
segnale perchè mi ritirassi, ed io me ne stetti presso alla
porta colle roani incrociate tra gli ultimi servitori.
MuradBeg era seduto sopra una pelle di tigre, e stendeva
le sue gaml>e coperte da lunghi stivali , in onta a tutte le
regole dell* etichetta orientale. Egli se ne stava alla porta,
giacché, per una usanza opposta a quella di tutte le corti
d^Asia, quello è'i posto ove questo Uibeko si colloca, e
le persone che vengono a visitarlo passano nelP intemo
deir appartamento. — Murad Beg è uomo d* alta statura ,
di rudi fattezze, con occhi sì piccoli da render bruttura ,
larga la fronte e rugosa : non aveva barba, che è T orna-
mento del viso della maggior parte delle nazioni d^ Oriente .
Egli attaccò discorso col nazir e gli fece molte domande
sopra Cabul , e poi sopra i suoi propri affari; ed allora si
trattò della nostra povertà e della nostra condizione. Toccò
poi alfuiBciale di dogana a far la sua parte , il quale cosi si
espresse : > Il tuo schiavo ha visitato i bagagli de^ due Àr-
• meni , ed ha riconosciuto esser e$(lino poveri viaggia-
• tori . Dicon tutti eh' essi son Firinghi , e io mi sarei ti-
• rato addosso il tuo sdegno, se gli avessi lasciati par-
> tire ; ho perciò condotto un di loro ^ per aspettare i
• tuoi comandi . • — 11 momento era critico : il capo mi
squadrò , e disse in turco al doganiere : » — Sei tu sicuro
ch^egli sia un Armeno? » — Una seconda asserzione lo
convinse , e allora dette ordine che ci fosse rilasciato «o
salvacondotto per passar la frontiera . Io era in prossunità,
e vidi il suo segretario preparare e sigillare il foglio ; cre-
do che V avrei abbracciato quando disse che tutto era fi-
nito.
Ora occorreva ritirarsi con circospezione, e 'non dar
menomamente a conoscere la gioia che sentivamo. Mu»
VIAGGIO ' «5
rad Beg dod mi aveva giudicato degno neppnr d^una
sua domanda , e le mie lacere vesti non potevan dare al-
cun indizio sulla mia condizione • Ciò non pertanto i suoi
capitani e le persone del suo seguito mi diressero diverse
interrogazioni , e il giovane di lui figlio, chiamato Atalik,
nome di trista memoria , mandò a cercarmi onde cono*
scere i principi religiosi degli Armeni: mi domandò se
recitavamo pregliiere; se credevamo in Maometto, e se
mangeremmo co^ fedeli. Io gli risposi che noi eravamo
un popolo del libro e che avevamo i nostri profeti ; ma
quanto alla nostra fede in Maometto , dissi che il Nuovo
Testamento era stato scritto prima che questo personag-
gio, su cui sia pace, fosse comparso sulla terra. Allora
il giovine volgendosi a' brahmanisti , disse loro : • Ebbe-
ne ! questo pover' uomo è migliore di voi . • — Allora
io raccontai al principe la mia istoria con più confidenza,
e gli liaciai la mano per V onore che mi aveva fatto in
ascoltarmi •
Noi non tardammo a uscir dalle fortificazioni e passare
il ponte; ma il calor del sole era eccessivo e ci fermam-
mo a un giardino per riposarci qualche ora. 1 brahmanisti
ci spediron de' viveri : continuando a far la parte d^ un
pover^uomo, io ebbi una parte del pilao del nazir, che
questi mandommi e che mangiai con buon appetito . Dopo
mezzo giorno rientrammo a Khunduz; l'officiai della do-
gana cammin facendo mi disse, che gli Uzbeki eran pessi-
ma gente e non meritavan che ior si dicesse la verità :
» ora, egli soggiunse, ovunque tu ti troverai sarai si-
> curo. »
Questo felice esito del nostro viaggio a Khunduz mi ri-
colmò di gioia ; avvegnaché , se Murad Beg fosse un sol
istante venuto nel sospetto della nostra coudizione reale.
tS4
BUR5E9
ci avrebbe Collo tutto il Dostro denaro ci avrebbe fatto
soffrire grandi angherie e ci avrebbe forse fatti rinchiu-
dere per molti mesi nella sua capitale, il coi clima è
tanto insalubre. In ogni modo, sarebbe stato uopo abban-
donar la speranza di continuare il nostro viaggio , e ben
presto la nostra finta povertà sarebbe tornata vana, poiché
erano persone intorno a noi che avevano indovinato la ve-
rità del nostro stato . Tutto quest' affare denota per parte
degli Uzbeki una semplicità sì grande , da sembrare ap-
pena credibile; ma non v'è popolo più ingenuo di quello :
il vecchio cafila bascl sebben fosse un musulmano gra-
ve , riserbato, di barba bianca , si affezionò grandemente al
dottor Gerard , mio compagno di viaggio ; cosicché tutta
la corte di Murad Beg ignorò completamente ciò che pa-
recchi brahmanisti sapevano bene come noi, cioè che era-
vamo Europei.
A Khunduz alloggiammo nuovamente presso il mini-
stro . — Questa città è situata in una valle da ogni lato
circondata da monti, fuorché al nord, ove la campagna
apresi verso l' Oxus , che ne é distante una quarantina di
miglia Khunduz è bagnata da due fiumi, i qnali in seguito si
riuniscono al nord . Il clima è sì insalubre che dicesi pro-
verbialmente : — • Se hai voglia di morire, va a Khun-
• duz. • —
La maggior parte della vallata é così paludosa, che gli
argini son posti sopra pile di legno ed attraversano i can-
neti : vi si coltivan frattanto il grano e T orzo, come pure
il riso, io quelle parti che non sono completamente inon-
date. Si dice che nella state il caldo v'é insopportabile:
ma frattanto la neve vi cuopre la terra per tre mesi del-
l'anno.
VIAGGIO 'nr*
Kbunduz fu anlicameote una ragguarde?ol città; ma
PaUual sua popolazione noo oltrepassa le 1,500 aoìme:
chiunque abbia la possibilità di vivere altrove non vi ri*
mane, sebben questo sia il mercato delle vicinanze. Il
capo non ci viene che nelP inverno : vi ha un castello che
è circondato da un fosso , e la piazza è bastevolmente for-
te; le mura son di matton cotti al sole; T eccesso del caldo
li fa cadere in polvere , ed obbliga quindi a farvi continui
ripari.
Le alte montagne delP Hindìi Kuch, sempre coperte di
neve , sono al sud ed in vista di Kbunduz ; i monti più
vicini sono eminenze non molto elevate, coperte d^erbe e di
fiori, ma spoglie di alberi ed anco di buscioni. Risalendo al-
quanto nella valle, non solo il clima divien più salubre,
ma gli abitanti parlano eziandio con delizioso trasporto dei
boschetti, de ruscelli, de^ frutti e de' fiori del Badakscian,
provincia che colassù rimane .
Mohammed Murad Beg, sovrano di Kbunduz, è un
Uzbeko della tribù di Katghan, recentemente pervenu*
to al potere . Ora egli conquista da ogni parte , e possie-
de tutta la vallata delP Oxus *• esercitava non ha guari
tempo la sovranità anche sopra Balkh , per cui le sue mo-
nete sono contate colla comune denominazione di questa
capitale, che è chiamata la madre delle città. — Murad
Beg è onninamente independente , e regna ora sopra tutti
i paesi immediatamente situati al nord deir Hiodù Kuch .
Senza la formale approvazione del ministro noi non potè- .
vamo uscire da Kbunduz , e ci convenne aspettare i suoi
comodi fino a tre ore dopo mezzo giorno . Inviò allora un
khellat o abito d' onore al nazir, e una tonaca ed altri og-
getti di vestiario al caGla basci ed a me; poiché, per
quanto pare , non potevamo abbandonar la casa degli ospiti
vili. -29
I
I
I
±a; b u r n e 8 1
4* un sì gran persooaggio senca ricevere qualche segno
della di lui boulà . Fraltaoto io cooobbi , che il natir il |
quale ai era fioaloieDte rimewo dalla paura, aveva deter-
Hìinalo di profittar per quanto poteva della generosilìi del
mipiatro ; al qual fine avea intelaiata una negoziaxiooe ,
per noieazo d^ un suo domestico, onde ottener il più censi*
derevoi presente che fosse possibile, lo fui sdegnato da
una condotta simile ^ la quale avrebbe potuto invilupparci
in nuove ambagi, e crearci altre difficoltà; ma quest^ uomo
vile ottenne il suo intento ^ e fummo tutti rivestiti d^ abili
d^ onore: egli poi ebbe anche un cavallo. E necessario av*
vertlre, che il ministro aveva in animo di fare un viaggio
a Cabul, e contava sui buoni uffici della famiglia del na-
zir. — Quanto a me io non era che spettatore degli avve-
nimenti e mi divertiva ad osservare i tratti di carattere
che da essi venivaoo tn evidemta.
Indossate le nuove vesti , montammo a cavallo tre ore
dopo mezzo giorno, ed arrivammo in una sola gita a Ku-
liim,ove giugnemmo rindomani mattina estremamente op-
pressi dalla fatica , essendo rimasti in sella per venti ore
consecutive, lo viaggiava (cosa alquanto singolare! ) su
queiristesso cavallo , che il fratello del capo di Peisciaver
mi aveva dato , e che egli mi aveva quasi forzato ad no
cettare nella certezza che avrebbe potuto essermi utile per
trarmi dMmpiccio presso gli Uzbeki: un cavallo delia stessa
razza aveva servito altra volta a Moorcroft per fuggire a
Talighan. Qual coincidenza singolare, oche singolarità più
grande ancora è quella di questo dono !
Fu ben sincera la soddisfazione che provai trovandomi
col Gerard e tutti i nostri compagni e in veder la gioia
generale che il mio ritorno ad essi cagionava. Dopo aver
loro minutamente raccontato le mie vicende a Khunduz ,
VIAGGIO ±27
CeoCai di dormire , ma noi potei per soverchia slaucbez*
za. Io bo sperimentato, cbe quando la lassitudine oltrepas-
sa un certo limite , più non si può gustare il sonno ; egli
più non ritorna a ristorare e rianimare il sistema vitale, se
non che dopo che il corpo è stato ben stropicciato e ri-
posato , e ristabilito lo stomaco per mezzo del tè, che è
la bevanda più salutare per lo spossato viaggiatore» Presso
gli Uzbeki non vivevamo spesso che di solo tè .
Kulùmè una città più piacevole assai di Khuoduz; essa
ha bei giardini in gran numero e frutti eccellenti. Le albi-
cocche, le ciliegie, le more vi eran già pervenute alia loro
maturità. — Inrraltanto, siccome non era prudenza il correr
nuovi pericoli, e coir esempio dello sciagurato Moorcroft,
ci preparammo a partire V indomani mattina . Rendem-
mo dunque ostensibile T ordine di Murad Beg al valli o
governatore , ed egli ci promise la scorta prescritta per
accompagnarci • Feci passar nella notte una parte del mio
oro alPuiBcial di dogana pe'di lui eminenti servigi, e
per non essere scoperto mi servii delP intermedio del na-
zir ; ma si può concepire M mio stupore, quando mi accor-
si nella mattina, che di venti monete d'oro egli ne aveva
ritenute quindici , e ne aveva date cinque soltanto air lu*
diano : non era quello il momento d'una spiegazione ; dopo
d^aver constatata Tesattezza dei fatto, pagai una seconda
volta, e partii daKulùm in compagnia del nostro spilor-
cissimo amico il nazir. Questo pio personaggio ci fece
fermar per la strada, onde lasciargli il tempo di leggere un
capitolo del Corano, Itbro che mai non lasciava nessuni
viaggi; egli lo teneva in un sacco sospeso al pomo della
sua sella, e lo tirava fuori a ore fisse .
Il Gerard ed io , ci Tacemmo innanzi lasciando la nostra
gente colla caravana , che più lentamente procedeva, e 1
tìS BDRNBS
di 8 , dopo mezzo giorno, arrivammo a Mazar, dopo di
aver percorso 30 miglia da Kulùm.
La campagna fra queste due città è d^uoa sterilità spa-
ventosa : la strada traversa il calle d^Abdù, che è poco
elevato ma è la spelonca di tutti i ladri del paese , poiché
tutti i capi della contrada vi esercitano il ladroneccio . La
nostra scorta d^ Uzbeki andò ad esplorare il passo, donde
si scorge Mazar , che ne è distante una quindicina di mi •
glia; quindi ci lasciò soli a proseguire il nostro cammino.
Queste genti parlavan della preda che pochi giorni innan-
zi avevan fatta , per cui non posso dire che la lor parten-
za mMncrescesse. Bovine di case e d'acquedotti annun-
zian che quel paese fu un di popolato^ ora è mancante di
acqua, e per conseguenza d** abitanti .
Vedemmo a destra un magni6co miraggio : era questa
una linea tortuosa di vapore, grande quanto rO&us, la
quale offeriva l'apparenza di quel fiume. Ella pareva pren-
dersi giuoco delle nostre fauci inaridite , poiché da lungo
tempo avevamo esaurito V acqua degli otri che sempre
portavamo con noi .
Mazar racchiude circa 500 case , può armare un mi*
gliaio di cavalieri, ed é independente da Balkh e da
Kbunduz; appartiene ad un prete, o mutaualli , che eser-
cita le sue funzioni in una moschea di gran santità, de-
dicata ad Ali. — Mazar significa una tomba: quella di que>
sto luogo consiste in due alte cupole , fabbricate trecen-
to anni fa da AH Mirza, sultano diHerat. lo visitai la
moschea, ne feci il giro, e come pellegrino lasciai la
mia oblazione. Se non poteva prestar fede alle leggende di
quel preteso santuario , e unirmi con sincerità al popolo
nelle sue devozioni, poteva almen porgere i mìei ringra-
ziamenti a Dio per la nostra recente liberazione : la riu-
VIAGGIO ^
nione alla preghiera della sera era namerosa; e i sacer-
doti seduti alla porta , dividevansi il prodotto della giorna*
ta moneta per moneta con alcune famiglie, che per eredi-
tà godevano d^ un tal diritto • Presentossi al mio cospetto
un prete, e mi domandò perchè io non pregava cogli al-
tri ; al che risposi non esser musulmano ; nulladiuieuo mi
si permise che io entrassi nel tempio , benché non fu pru-
dente tentare una tal prova . Nulla d^ interessante ofiTriva
quella moschea, nulla che dagli altri ediOzi di simil gene-
re diflérisse: la sera venia illuminata con lumiere di rame.
Fu a Mazar che mori il Trebeck, P ultimo degli sven-
turati compagni del Moorcrort : un pellegrino che viaggia-
va con noi lo aveva assistito negli ultimi suoi momenti , e
ci condusse nel posto ove egli era sotterrato : è una picco-
la tomba air ovest della citlà , sotto un gelso che in quel
momento la copriva carico di frutti . Quel giovine ha la-
sciato onorata ricordanza delP eccellenti sue qualità in tut-
to il paese che abbiamo percorso , e non potei che com-
piangere la sua trista sorte : dopo aver reso gli ultimi uffi-
ci aMue Europei co^ quali viaggiava, dopo quattro mesi
di tormenti anch' egli soccombè sulla terra straniera ^ sen*
za amico, senza soccorso, senza consolazione ! Tutto ciò
eh' egli possedeva fu o sottratto da un prete che faceva
parte delia brigata, o confiscato da' santi personaggi del
tempio , i qnali sei tengono ancora : consistevano i suoi
effetti in cavalli di valore, in un treno da campo, in da-
naro, e in un picco! numero di libri stampati. Tutti i ma-
noscritti di Moorcroft furono fortunatamente recuperati ;
e per giustizia verso un uomo commendabile che sacrificò
la sua vita alla passione pe' viaggi, questi scritti avrebber
dovuto esser da lungo tempo stampati . I suoi danari non
3Sa BCRlIfiB
cadder nelle mani defili abitanti di Masar : può scuopritfti
chi li ha , Dia non è facile ricuperarli .
La sera del 9 giu(|[Do, entrammo neir antica città di
Baliih, che fa parte de^ stati del re di Bulthara: fu d' uo*
pò camminar per quasi ite ore in mezso alle sne vaste
rovine, prima d' arrivare al caravanserraglio nella parte
abitata di questa madre delle città ( amo uld Belai ) ^ an-
ticamente sì grande •
Gammin facendo, fummo arrestati da dne Turcoman*
ni , ulfiziali di polizia , che ci visitarono onde veder se ave-
vamo del danaro^ per tassarlo. Io lor risposi che noi ave-
vamo venti tiglià d^oro (1) per ciascheduno; e ne chiese-
ro uno per ogni venti ^ in conrormiià della legge loro^ per
che non eravamo musulmani. Pagammo, e ricevemmo
una quietanza sigillata ; nonostante la sera ritornarono e
domandaron di più, giacché, per nostra confessione,
eravamo sudditi di Europei , non sudditi d* un principe
musulmano : avendo riconosciuto che la lor pretensione
era legittima , pagai la somma ; ma io aveva una prov-
visione d' oro più considerevole di quella che portava ad-
dosso.— Quest^ uomini non ci molestarono : il nostro ba-
gaglio e i nostri libri furon liberamente esposti agli sguar-
di e allo stupore della polizia, ma avremmo voluto na-
sconderli se avessimo potuto .
Uno de' più dolci sentimenti che provassimo entran-
do in Balkh, fu la sicurezza d'essere omai in salvo dal-
le angherie del nostro nemico di Khunduz , e ora pos-
so anche aggiungere dal cattivo modo di procedere del
nostro conduttore; avvegnaché di recente egli si era
(i) U" tiglià vai dii'iotlo franchi.
VIAGGIO 251
COSI iadegnafuenle coadotto, che noi eravamo decisi a doq
aver più io esso veruna confldenza . Siccome eravamo al-
lora sui territorio d* un re , potevamo dire al nazir il no-
stro modo di pensare, quantunque fosse stato più pru-
dente ritenerlo in noi .
Ma se V esperienza ci aveva provato che non più do*
vevamoaver fiducia in queiruomo, ilcafila basci al con-
trario, per la sua sensata condotta e per la sua fedeltà ^
era presso di noi nel maggior favore : egli biasimò la bas-
sezza del nazir , e se ne mostrò indignato ancora più di noi.
Haiat era dotato d^ una grande penetrazione: non fu lieve
la mia sorpresa, allorché approssimandoci a Balkh e ra-
gionando seco lui sui motivi che ci avevano fatto impren-
dere un sì lungo viaggio , io gli dissi che Bukhara trova-
vasi sulla strada d'Europa; ma egli mi rispose, che i
Firinghi cercavan d' aver notizie sopra tutti i paesi , e
che r immatura morte del Moorcroft avendo impedito
che si ottenessero esatte nozioni sul Turkestan^ noi era-
vamo stati probabilmente spediti per procurarcele sotto
apparenze più modeste, poiché gran parte delle sventure
che avevano oppresso queir infelice, al modo sfarzoso con
cui viajzgiava poteva attribuirsi . Io sorrisi a quella prova
di perspicacia, ed esclamai in tuono d'ironia: Bukillal
( bravo ! ) ^ e lodai Haiat della sua sagacità . — Ma noi
eravam diventati buoni amici ; e piuttosto che aver nulla
a temere da lui, molto anzi avevamo a sperar da^suoi
buoni uffici .
♦#'<^4
SOMMARIO
DEL CAPITOLO OTTAVO
DEJiCRIZlOKiE DI BALKH — MOBTE TROVATE IN QUE-
STA CITTA — IL CAPILA BASCÌ — TOMBA DI MOOR-
CROFT — PARTENZA DA BALKH — L' ANTICA BATTRIA-
NA — B^iATTBZZA DI QUINTO CURZIO — DESERTO DEI
TURCOMANI — L* OXt'S — MODO SINGOLARE Di TRA-
VERSARLO — LA CAROVANA — EIR — KL'DAK — KIR-
KlNDGlAlf ~ KABSCEY —MALATTIE NELLA CAROVA-
NA — KARSAN — UZBEKi — ARRIVO A BL'EUARA .
Vili.
30
SOMMARIO
DEL CAPITOLO OTTAVO
OESCBIZIONB DI BALKM — MONETE TROVATE IN QUE-
STA CITTA — IL CAPILA BAStì — TOMBA DI MOOR-
CBOFT —PARTENZA DA BALBI! — L* ANTICA BATTRIA-
NA — ESATTEZZA DI QUINTO CURZIO — DEJìERTO DEI
TURCOMANI — L' GIUS — MODO SINGOLARE DI TRA-
VERSARLO — LA CAROVANA — KIR — BUDAK — KIR-
KINDGIAIf — KABSCEY — MALATTIE NELLA CAROVA-
NA — BARMAN — UZBEKI — ARRIVO A BUBUARA .
Vili.
30
BALKH
E CONTINVAZIONfi DEL VIAGGIO
oi rìaiaMionio per Ire giorni a Bai*
i(ii 9 ood' esaminar gli araari di qae*
ita aoticaineiile soperba ciUà* — Le
L'ot» fue rofine eompreodooo osa eir*
conferema da 20 miglia, m ooo prefeoCaoo aleno feali*
gio di magailiceoia ; eate CMMistooo io moschee diroecale
ed ia guasti aepolcri, i qaaH ediflzi eraoo fabbricati di
madOBi diiwccali al sok: aiomi è aolerìore alPepeca di
MaoBietto, «oaDtniMine Balkb sì ?aalì d^u'anlIcMtà cbe
rìsale mollo piò sa di quella della aiaggìor parte delle cit'
là della terra. — I Persiani, come bo già dello, la rbia'
man la madre delle città , e dicon cb^ essa f o fabbricata
256 BURNBS
da Kaiamur, fondalorc della monarchia persiana. — Do-
po la conquista d^ Alessandro Magno ella fiorì sotto il no-
me di Bactra^ e come capitale degli stati d^una dinastia
di re greci. — Nel terzo secolo dell'era cristiana, P au-
torità d^Artaserse Tu solennemente riconosciuta da una
grand^ assemblea che si tenne aBalkh nel Korassan (1);
e continuò ad esser soggetta air impero persiano 9 e ad
esser la residenza delFarcimago, fino all'epoca in cui i
settatori di Zoroastro furon dispersi dalle scorrerie de'ca-
lifB. — I suoi abitanti furon trucidati a sangue freddo da
Gengiskhan^ e sotto la casa di Timur o Tamerlano, essa
appartenne all'impero mogoilo: la sua provincia formò il
governo d'Aureng Zeb, nella di lui gioventù. — Final-
mente fu invasa dal gran Nadir: — alla fondazione della
monarchia de'Durani, dopo la morte di questo conquista-
tore, cadde in poter degli Afghani; e da otto anni a que-
sta parte è stata invasa dal re di Bukhara, che la fa go-
vernar da un suo luogotenente .
L^ attuai popolazione di Balkh , che non eccede le 2,000
anime, componesi principalmente d^Afghani, quindi di Ra-
ra nukari, specie di milizia che i redurani vi stabilirono ,
e vi sono eziandio alcuni Arabi . il capo di Khunduz le ha
tolto una gran parte de^ suoi abitanti, e continuamente la
minaccia ; cosicché eglino si rifugian ne' vicini villaggi .
Ella sembra aver racchiuso innumerevoli giardini nel suo
vasto recinto , lo che accresceva la sua estensione , non
in proporzione ai numero degli uomini . Se debbo giudi-
carne da' fragili materiali impiegati nella costruzione de-
gli ediOzi ora rovinati , i cui fondamenti non sono che di
k\) Gibboii, rap. Vili.
DIACCIO
On cbka in csHep raateli «....^.^
cb^cssi MB» ia éBfommt^ e k kr cmkr fiut tutie
Tvole. — Cm — r» éi lenra cirwdi una parte éelk <àtLa ;
£1 di ^ A émt Mgfa lanm k rs^im; al A fi
L'oWb, Mù h cìllirfdh, che èj^Mf^^èri
a ; li a ^eie asi pwtra fi aura» buao» cke juDcra «i
Apercttere iUU il timméà EaiKJÉw^ wnCin».
Balkli è ìm ■■& pùkDnra, a sei miglia dalie flMuUf oe ^
Le cMipsgBeche la firriiiìiiii cfiraa noUe if putii m
le, iaiift fané au indori ed aDe ro^iae. — Q«eilacillii^
[iiier liliiJMii^ r diieatataper k l'irinr fampijMi — ■
Tera cava 41 lalIfMi^ che aan» di i^ura «cbioaiga a%«ici'
Baalea ai fasÉdrato . La autepar parte de|;ti aatieU ciar-
dtei or aaa» aegktti e pkaì di triste erbe; gii acf aeMii
fiOMDasecm;au da«ipù parte mv-swi grufifiì d' alberi «
È aci papaG as cna rispetta per Balkb*, credeaduewer
deiai aao de"^ priaa pasti «ila terra pupidali^e beai ri-
yafrariaae sarà aaa de' taalaad dell'appromnarM della
iaedelaMBdo!
I Cnriti di BaUkfc rtm niirlln liihnadinti di arteria lao
rtafiaa ^ specsalaHiiie le aUiìDMxrlfte, che Ma ^raaiìe e<^aie
k aMde ; pare kaa poca vakre^ polendoseae eoaiprar
2,000 per aaa rapia: riiiireficate eutfacf aa iiliiarriala m»-
BO aa cibo aq oisilo^ sebbea perkolufio. — La aeie è por-
tala la graa yiaaritìi dalk aiaalague ébe aoao a aaa %eali-
aa di kghe al aad di BalLh^ e cj veude tatto Taufio a «i-
238 BORNES
li clima di Balkh, benché molto insalubre, non è di-
spiacevole : nel mese di giugno il termometro non ascese
al di sopra di 80» (2P 31'); il mese di luglio è il più cal-
do, ed allora è che il grano matura; così la raccolta vi
si fa 50 giorni più tardi che a Peisciaver • L^insalubrità di
Balkh è attribuita all'acqua, la quale è talmente mesco-
lata con terra ed argilla, che sembra come un pantano
dopo la pioggia. Il terreno è di color bigiastro, simile alia
cenere, ed è grassissimo ; inumidito che sia , diventa vi-
scoso. — Si fan buone raccolte nei campi di Balkh; la
paglia di grano v'è alta come In Europa, non già corta
come neir India.
L'acqua è stata distribuita in Balkh con molta industria,
per mezzo d'acquedotti derivati da un fiume. Dicesi che
vene fossero almeno diciotto; ma in oggi è impossibile
poterli tutti riconoscere : essi frequentemente traboccano
e forman dei pantani che il sole presto dissecca ; e proba-
bilmente questa è la causa de' morbi del luogo. Tutte le
città e le rovine antiche son forse , o più o meno , iosa
lubri: non è frattanto probabile, che tanti re e principi
abbian voluto proteggere una città , la cui posizione sia sta
ta costantemente contraria alla salute delPuomo; ed in ve
ro Balkh non è in una regione naturalmente paludosa,
mentre è situata sopra un terreno alto circa 1,800 piedi
sopra al livello del mare, e che si abbassa in agevol pendìo
verso l'Oxus; l'acqua della sua riviera si perde molto
tempo prima d'arrivare aU'Oxus medesimo.
Nulla trascurai a Balkh per procurarmi delle medaglie
antiche, che in si classico paese non potevan a meno d'es-
ser ben preziose. Me ne furon portate diverse di bronzo ,
simili a quelle che io aveva trovate a Manikiala nel Pen-
dgiab ; esse rappresentavano una figura umana in tutta la
VIAGGIO 239
sua laoghezza , eoo uà vaso o turibolo nella destra, coperto
il capo eoo UQ gran berretto; il che decide, io credo,
rh^ elleno soo tutte d'origine persiana. Si sa che Tlndia
Tormava una delle satrapie di Dario , e gli autori ci parlan
de' vincoli ch'esisterono in antico fra i due paesi, e che
forse dilucideranno l' istoria di queste medaglie . Il lavoro
oe è grossolano ; e siccome differiscon le une dalle altre ,
parrebbe che fosser piuttosto semplici monete che meda*
glie . Le persone che s^ interessano dello studio di questi
monumenti apprenderanno che altre medaglie di simil na-
tura sono state trovate nel India . Fra quelle che esaminai
a Balkh, alcune eran cuflche ed arabe, ed un* intiera serie
ne vidi di quelle degF imperatori dell'India : una moneta
d' oro di sciàh Dgihan, somministrava vantaggiosa idea
deir abilità degli artisti de^suoi tempi . E cosa notabile, che
ne' paesi al nord deirHindù Kuch, la moneta attualmente
in corso sia quella dei monarchi che regnavano a Delhi pri-
ma dell'invasione di Nadir Sciàh.
Il 12 giugno, la carovana arrivò da Kulìim colla no-
stra gente, e noi ci disponemmo ad accompagnarla 6no a
Bukbara: avevam convissuto per tre giorni col nostro
amico cafila bascì, che ci portava riso e carne dal bazar ;
ma quanto alla nostra cucina ella era fatta malissimo, pie*
colo inconveniente però al quale potevamo sperar di rime-
diare • Intanto rendevasi necessario di dar permesso al no-
stro cafila basci di ritornare a Gabul , poiché un Afghano
non potrebb' esserci piii utile infra gli Uzbeki . Io era do-
lente di dovermi separare da Haiat ; avvegnaché ei posse*
desse un carattere ed un naturale mirabilmente adattati
per trattar cogli uomini , e dappertutto avesse amici che
lo stimavano e lo rispettavano . Grandemente io temei di
non trovar più un uomo come lui , capace di procurarci
S40 BURNBS
alloggio e outrimeoto, purché non fosse umanamente im-
possibile, ed al bisogno spacciar bugie sulla nostra condi-
zione. In contraccambio de^ suoi buoni servigi gli facem-
mo de' regali, il valor de^ quali molto superava le sue
speranze ; e la sua felicità fu al colmo : di più gli lasciai
in scrìtto l'attestato della nostra riconoscenza pe'suoi
buoni uffici . Si diede gran movimento per assistere a' pre-
parativi delia nostra partenza; chiamò in disparte il cafila
bascì della nuova carovana e gli fece intendere esser di
suo interesse il ben servirci. Aspettò che la carovana par-
tisse , e vedendoci accovacciati ne' nostri gran panieri ,
impiegati colà per viaggiar sui cammelli , ci disse addio
e ci raccomandò air Eterno . Onde dare un esempio della
onestà di quest'uomo, dirò, che ritornando a Cabul ei
trovò un coltello che avevam lasciato in un ospizio;
egli ce lo spedì per un viaggiatore del quale poteva fidar-
si, il quale andava aBukbara; ci scrisse nel tempo stesso
una lettera, nella quale esprimeva la sua riconoscenza per
la nostra bontà, di che serbava grata memoria.
La carovana si riunì fuor della città, e presso un luogo
ben tristo, la tomba dello sfortunato Moorcroft: fummo
condotti a vederla. UGuthrie riposa accanto al suo com-
pagno •
Era un bello splendor di luna, e non ostante ci fu diflì-
cile di trovar il sito. Finalmente i nostri occhi si diressero
verso un muro di terra che era stato gittalo sopra alle lor
fosse a bella posta: i superstiziosi abitanti di Balkh, non
vollero permetter che que' viaggiatori fosser tumulati nei
lor cimitero, e non acconsentiron che la sepoltura di que-
sti stranieri fosse prossima alla città se non a condizione
che si celasse, per timore che un qualche musulmano non
la prendesse per quella d' un vero credente , e non invo*
VIAGGIO 241
casse sa di lai le benedizioni dell* Altissimo in passarle
da presso! Era impossibile, nell'oscarìtà della notte, consi-
derare ana simile scena senza abbandonarsi a melancoliche
riflessioni. UnMntiera brigata di viaggiatori, sepolti a meo di
12 miglia gli uni dagli altri , non era cosa da inspirar molto
coraggio in noi, cbe facevamo la medesima via ed eramo
spinti daglMstessi motivi. Ella fa grata cosa pe^ viventi il
non soffrire i disdegni e le onte cai furon soggetti i trapas*
satì, giacché niano ci recò la menoma ingiuria, sebben la
nostra religione e la nostra patria fosser l>en note. Il corpo
del Moorcroft fa ivi portato da Andkhui^ ove mori ad una
certa distanza dalle sue genti : era accompagnato da un
piccol numero deUe persone del suo seguito, che gli abitanti
derubarono. — Se egli mori di morte naturale, credo però
che non spirasse senza far nascer qualche sospetto : niu-
00 de^ suoi compagni Europei , ninno de^ suoi domestici di
confidenza segui il suo corpo, che fu ricondotto senza vi-
ta sopra un cammello nel luogo donde egli non era assen-
te che da otto giorni ; il Trei)%k non potè , a cagion della
sua salute vacillante ^ esaminar il cadavere .
Noi partimmo da Balkh a mezza notte ^ con una piceo-
la carovana di venti cammelli: i nostri cavalli furon cam*
Iriati con questi utili animali : si ooliocan sopra ciascuno
due grandi panieri chiamati kadgianoi ; il signor Gerard
fo messo in contrappeso con un Afghano, ed io lo fui
con Ghuiam Husn , mio domestico indiano . Da princi-
pio questa specie di vettura ci parve incomodissima ,
poiché i panieri non avevan che quattro piedi di lunghez-
•
za e due e mezzo di larghezza, ed io ebbi bisogno d^un
poco d^'atrftità e di cedevolezza per adattare in questo spa-
zio un corpo di cinque piedi e nove pollici, ficcato lì dentro
VII!
31
242 BURNBS
come un fagotto di merci: ma I^abitudiae ci ebbe presto
familiarizzati co' balzi del cammello e '1 ristretto spazio
della vettura , e non fa una piccola compensazione il ve-
der che potevamo leggere ed anche prender delle note
senza esser veduti •
Dopo d' aver percorse 30 oUglia , pervenimmo al limite
deir acqua di Balkb , traversando un paese dappertutto
intersecato da canali . Essi inroducon un tal eflfetto sulla
temperatura ) che la mattina il termometro scese al di-
sotto di 52® (8^ 88)9 sebbene le campagne fosser per due
terzi non coltivate • I nostri cammelli pascevansi avida-
mente d' un arboscello spinoso che gli abitanti cbiaman
musce 0 Aw.
U linguaggio d' alcun geografo non potrebbe con più
esattezza descriver quel paese meglio di Quinto Curzio ;
ed io notai sul luogo stesso il seguente passaggio : —
L'aspetto della Battria^a oiTre contrasti all' infinito;
in molti luoghi vigne ed alberi fecondi dan magnifi-
ci frutti di squisito sapore; numerose sorgenti (canali)
irrorano il pingue terreno^ Qui il grano seminasi nel-
Je terre più ubertose ; le altre campagne somministran
pascoli al bestiame • Piì^ lungi, sterili arene occupano
gran parte del paese 9 e so vr' esse regpa una trista ari-
dità , e r uomo non vi si può nudrire poiché alcun ve-
getabile non vi cresce — Allorché soffia il vento dal
mar delle Indie, egli sommo^ve le instabili arene che si
inalzano in vortici: ne* punti, ove esse si accumulano,
forman masse a guisa di colline , e le orme delle anti*
che strade dispariscono. Ma nelle regioni più ospitali la
terra è coperta di uomini e di cavalli. — Battra, la
capitale , è situata sotto il monte Paropamiso , e 11 Bat-
VIAGGIO 245
» tro che bagna le sue mnra^ dà il suo Dome alla prò*
• ¥iiicia (1) • *
Gli alberi ^ i frutti > il grano di Balkh , hanno una gran-
de celebrità; e i suoi cavalli non sono men rinomati. Seb-
bene questa città non abbia fontane , e che in oggi alcu-
na riviera non P attraversi , la campagna è però interse-
cata da canali , dedotti da uno di quei fiumi che scendon
dalle vicine montagne , la cui acqua è divisa dair arte
prima d'arrivare alla città.
Il 4i 14 giugno entrammo nel deserto, e camminammo
tutta la notte dirìgendoci verso POxus. II. timor de'ladri
ci fece deviar dalla strada maestra da Balkh a Kilef , luo-
go ove ordinariamente si tragitta il fiume in chiatta j e
viaggiammo atro vesl. — Alio spuntar del sole ci fermam-
mo, ed allora scorgemmo quel che ci si apparecchiava
ne' deserti del Turkestan •
Le montagne dell' Hindii Kueh erano intieramente di'-
sparse sotto r orizzonte, e un'immensa pianura , simile ad
un oceano di sabbia , da ogni lato ne circondava. Scorge-
vansi qua eia akune kkirgahe^ che son capanne tonde abi-
tale da nomadi Turcomani . — Gli abitanti erano in piccol
numero: lo [straniero trova in essi a prima giunta un as-
petto feroce e terribile.
Ci fermammo ip prossimità d^ una di queste capanne :
t Turcomani co' loro larghi berretti di pelle di montone in
testa , se la passeggiavano altieramente , ina non ci re-
caron alcuna molestia. Piantammo il nostro campo nei loro
deserti ; ivi trovammo una piccola quantità d'acqua, che
dai canali da' Balkh perveniva fino a quel punto. Noi
\) ifuinto CurMiOt llb. Vii, cap. 4.
(
244 BURNBS
Doo avevamo più né lelCo, uè tenda di sorta alenila ^ tran«
ne una grossolana coperta di lana che mettevamo intraver*
sata sopra dei legni 9 e questo era il tenue coperto che
doveva ripararci da' raggi del sole; nella notte poi si to-
glieva e dormivamo al bel sereno del cielo. Il nostro nu-
trimento consisteva in pane ed in tè; i Turcomani ri-
cusan sovente di vendere i loro agnelli , credendo che ciò
faccia torto alla loro ricchena ; cosicché era d' uopo gettare
uno sguardo d'invidia sui loro innumerabili armenti, bra-
mando un agnello che non sempre ci era concesso • Gli
Europei che sono assuefatti al nutrimento animale soffro-
no pei cambiaiùento di cibo; ciò non pertanto trovammo
il pane sufficientemente nutritivo , ed il tè, .che continua-
mente bevevamo y mangiando c'era d' un gran sollievo •
Quanto ali* astinenia del vino e de' liquori spiritosi , rico-
nobbi essermi piuttosto salutare che incomoda, e credo,
che non avremmo potuto sopportare le vicende del clima
se ne avessimo fatto uso •
Quantunque avessimo deviato dalla strada maestra, par
nuUaostanto che non avessimo potuto intieramente scansa-
re quella de' ladri • Prendemmo dunque una scorta di Tur-
comani perchè ci accompagnasse fino all'Oxus, donde
non eramo lontani che d' una sola gita •
Partimmo allo spuntor del sole e dopo aver viaggiato
quindici ore e percorse trenta miglia , ci trovammo in
sulle rive di questo gran fiume , il quale io contemplai con
infinito piacere: scorreva maestosamente dinanzi a noi
nella solitudine , e la sua vista ci ricompensava di tante
pene e di tante inquietudini , che in avvicinarcene aveva-
mo sofferte •
Parca non fosse stato di tutta prudenza l'affidarci a
una guardia di Turcomani in un simil deserto ; ma eglino
VIAGGIO 245
ci cmidauer pertanto sani e salTi , e coDtentaroDSi di far
poche domaode sui coato nostro ; noo parlavanche ii tar-
CO) e cayalcayan buoni cavalli. Armati d^nna sciabola e
di una lunga lancia ^ non avevan T impaccio , come gli al*
tri Asiatici, degli scudi e delle fiasche da polvere, che
pochi soltanto portavano schioppi : ammazsavan il tempo
cantando insieme, ki una lingua rude si ma non senza ar-
monia ; e mi parvero offrire il bello ideale de^ nostri dra-
goni leggieri , tanto pio che i lor l>erretti davano alla bri-
gala una convenevole uniformità • Non mai facevan uso
che d^ una sola redina ^ il che dava miglior aspetto ai loro
cavalli : in seguito notai , che alcuni capi Turcomanni or-
navan la testa de' destrieri con rosette e striscioline di
cuoio intrecciate con oro e argento le quali cadevan dietro
aD' orecchio delF animale e mirabilmente Tornavano.
Fino ad un miglio e mezzo dal fiume , noi avevam viag-
giato in un paese stranamente inospito , orrido e assolu-
tamente privo d'acqua. Poca e misera erba cresceva su
quei monticelli di mobile sabbia alternata con colline di
argilla indurita . lo mi rammenterò per lungo tempo del
tristo nostro viaggio nello avvicinarci airOxus, e degli
uomini feroci che in questo tragitto ci accompagnarono .
Noi ci fermammo sulle rive del fiume , presso il pic-
colo villaggio di BLhodgia Sala. Le terre prossime air Oxos
son tagliate da canali per un' estensione di quasi due mi-
glia^ ma son poco accuratamente coltivate : non pertanto
ccmoficevasi che si era in un paese tranquillo , vedendo la
casa di ciascun paesano distante da quella del suo vicino,
ed in mezzo ai suoi propri campi . — Fummo trattenuti
per due giorni presso Khodgia Sala, aspettando che venisse
la nostra volta per passare il fiume nella chiatta ^ che il dì
17 trasportò la carovana in compagnia della quale eramo,
246 BURNES
nel Turkestan , cioè sulla riva destra o settentrìoliale del-
r Oxus . Il fiume ayea in quel sito la larghezza di circa
2,400 piedi, e la profondità di venti; le sue acque fan-
gose scorrevano con una rapidità di tre miglia e mezzo per
ora. Gli Asiatici lo chiamano Dgihun o Amù.
Singolare è il modo con cui passammo TOxus, e lo
credo proprio del paese : fu attaccato un cavallo a cia-
scun" estremità del batteUo, con una corda legata alla cri-
niera; fu messa poi la briglia all'animale, come se si avesse
avuto a cavalcarlo j il battello è spinto nella corrente , e,
senza altro aiuto che quello de' cavalli , traversa in diritta
linea il canale più rapido. Un uomo, a bordo della barca,
tien le redini di ciascun cavallo , eecitandido senza tìo-
lenza a nuotare: guidato in tal modo, l'animale va in-
nanzi senza difficoltà . Non si fa uso di remo p^ ajutar
l'andamento del battello; è sufficiente muovere di die-
tro una pertica grossolanamente acconciata , onde impe-
dir la barca di volgersi in giro, e dare a' cavalli un' poco
d'aiuto colla voce. S'impiegan qualche volta quattro ca-
valli, ed in questo caso due se ne collocan posterior-
mente. Non è necessario addestrarli a ciò anticipatamente ^
poiché quelle genti prendono indistintamente tutti quelli
che son per passare il fiume . Un de' battelli fu tratto da
due de' nostri stanchi ronzini ; ma una barca che tentò di
seguirci senza il soccorso di questi animali , fu spinta tanto
lontano , che bisognò aspettare un giorno intiero sulla
riva del fiume , finché non si fosse fatta risalire al campo
della nostra carovana . In grazia di tale ingegnosa maniera
d' eCTettuare il traghetto valicammo in quindici minuti quel
rapidissimo fiume largo un miglio e mezzo ; e se f unmio
soggetti a qualche ritardo , questo successe poiché bisognò
camminare attraverso i banchi di sabbia che separano i
VIAGGIO 347
rand deirOxus. — Noo so qaai molivi possano impedire
d' adottar dappertutto questo metodo spedito per passare
i grandi fiumi 5 V uoiformarvisi sarelibe un miglioramento
inestimabile nel paese al disotto dei moti Gbati nell^ India-
Io non aveva veduto mai per l' innanzi impiegare i cavalli
a quest* uso ; ami aveva sempre considerato 9 ne' miei
viaggi neir India ^ questo l>eir animale come d' imbaraiso
al passaggio d* un fiume.
Appena tragittato V Okus , ci rimettemmo in via alla
volta di Bukbara) e ci fermammo a Sciurkhaddak ^ ìnogo
disabitato; vi trovammo uua ventina di pozzi, T acqua
de' quali era limpida ma di cattivo gusto ed amara .
U nostro modo di viaggiare si era fatto in allora mi-
gliore di prima . Noi partivamo verso le cinque o sei ore
dopo mezzo giorno , e non ci riposavamo piò fino alle otto
o nove ore della mattina seguente • Le gite non soperavan
le 25 miglia , poiché il caldo impedisce ai cammelli di per-
correre una maggiore^ distanza senza riposarsi * Nella notte
faoeano il costante cammino di due miglia per orav ^
mono d' un paio di campanelli, sospesi al pettorale ed alle
oreccbia dell'animale più prediletto, che precede ciascun
fuiiiar o fila , gli anima e li sollecita . Del resto , questo
tintinnio diverte e rallegra; e quando cessa, perchè la ca-
rovana si è fermata, il silenzio che ne succede nel deserto
inabitata è veramisnte da sorprendere polla mestizia pro-
fonda che ispira.
Al sorgere come al tramontar del sole , la carovana si
(èrma perchè il pellegrino possa far la sua preghiera ; e
il sonoro rimbombo del grido allah akbar , chiama tutti i
veri credesti al cospetto di Dio: eglino si percuotoo la
barba , e volti gli occhi verso la Mecca , fauno le genu-
flessioni dalia religione loro prescritte.
ìm burnbs
Noi restavamo seduti contemplando quest' azione soien-
ne , senza sopportar né ingiurie né motteggi , e ci si osava
una tolleranza clie avrebbe fatto onore al paese piii inci-
vilito d^ Europa.
Una caravana offre buona e piacevo! compagnia, e per
un uomo egoista , una quantità di lezioni preziose • Ogni
distinzione tra padrone e domestico è pareggiata; tutti e
due dividon le medesime cose , poiché il ravvicinamento
è indispensabile : i nostri servi mangiavan con noi ne* me-
desimi piatti . Un Asiatico del deserto non prende mai un
pezzo di pane senza offrirne una parte a' circostanti^ men-
tre i musulmani delPIndia si formalizzavano in veder che
i loro correligionari ci mettevano a parte de' loro cibi , e
liberamente partecipa van de* nostri.
Andammo in seguito a Kiz Kudak , nome che in turco
significa Pozzo della Tergine : io benedissi la donzella che
l'aveva fatto scavare , secondo che vuole la tradizione ,
poiché per difetto d^ acqua avevamo molto sofferto • Non
é descrivibile il piacere che provasi nelP incontrare un bel
pozzo di acqua dolce in mezzo a moltissimi altri l'acqua
de' quali é salata come quella di tutte le sorgenti di quella
strada ! — Jeri eravam mancanti d* acqua , oggi di legna ;
e non fu che raccogliendo lo sterco dei cammelli che pò-
temmo pervenire a far bollire T acqua pel nostro té: chi
si sarebbe potuto imaginare che fossimo prossimi a Sa-
markanda ed a Bukhara, i paradisi dell'Oriente! Noi
avevam camminato tutto il giorno fra basse colline, o
piuttosto su piccoli poggi di una rena mobile , privi di al-
beri e d'arbusti, e coperti d' un'arida gramigna che na-
sce in un terreno duro e ghiaioso: i pozzi avevan circa
18 piedi di profondità. Incontrammo in diversi punti della
strada deVo6al, o caravanserragli, che soo contigui a gran-
VIAGGIO ^9
di cisterne coperte chiamate sardabas ( vasi da rinfre-
scar acqaa)) le quali riceyoo le acque delle pioggie per dis-
setare i viaggiatori ; in quei momento però eran tutte vuo-
te • — La temperatura era asciutta e variabile; il termo-
metro , cbe nel giorno sostenevasi a 103^ (31^ 54) , nella
notte abbassavasi a 60^ (ìi^ 43 ), ciò che produceva un
fresco delÌ2Ìoso : in questa contrada , un vento costante
soflto generalmente dal nord. —La nostra giornata terminò
alle ore tre e venti minuti , e il crepuscolo fu lungo e fre-
scOi ciò che 9 fino a un certo segno, ci compensò deU^ ar-
dore de* raggi del soie .
Uno de' mercanti di tè^ che faceva parte della carova-
na, ci visitava frequentemente nelle nostre fermate, e pre-
sto fuouno seco lui in intima relazione • Era costui un
Khuadgia , nome dato a^ settatori de' primi califfi , e in-
siememente prete e commerciante. Sembrava compiacersi
non poco della nostra conversaiione e prendemmo insieme
del tè sulle rive delPOxus^ ove gli palesammo la verità
sul conto mio •
I nostri trattenimenti con quel Khuadgia mi sommi-
nistraron qualche nozione sullo stato della letteratura ira
gli Uzbeki. lo gli feci leggere una piccola opera persiana
wtitolata: Memorie di Seiudgia re di Cabul j la quale era
scritta da quello sventurato monarca, che me la diede , e
contiene un minuto racconto delia sua vita e delle sue
sventure; lo stile n'è semplice, esente da citazioni del
Corano , da metafore ed altre stravaganze comuni ^gh o-
riestali scrittori. Egli non racconta tampoco quei mira-
coli , che secondo le narrazioni degli storici costantemente
produconsi in favor de' despoti delP Oriente .
Questo libro offriva realmente ciò che noi chiame-
remmo una narrazione interessante d'avvenimenti: il Khua-
vili
32
250 BURNE9
dgia me Io rese alcuni giorni dopo, dicendomi esser quella
UQ^ arida produzione, che non ispirava il timor di Dio, non
faceva menzione alcuna del profeta , ed era invece total-
mente ripiena di cose personali e proprie dell'autore: ma
poiché quello appunto si era l'oggetto del libro, mi par
che non potesse farne un più grand' elogio . Del resto il
Khuadgia non è il solo che abbia trovato simili difetti in
opere di tal genere ; poiché un reverendissimo personag*
gio (1), che ci ha dato un giornale interessante ed ammi*
rabile de' suoi viaggi nelP India , é stato da alcuni biasi-
mato per la sua mondanità . Presso i musulmani la lette-
ratura limitandosi esclusivamente a'mollahi^ non dobbia-
mo esser sorpresi se eglino riprovan un'opera che non ha
quella tinta letteraria che alP ordine loro si conviene ; ma
presso di noi la cosa é ben diversa .
In prossimità del paese nel quale entravamo , vivono i
Lakai, tribù d' Uzbeki famosa per la sua inclinazione al
latrocinio. Un dettato in uso fra loro maledice chiunque
muore nel suo letto, poiché un vero Lakai deve perder
la vita In un tciapao , o spedizione di ruberie. Mi é stato
raccontato che le donne accompagnano i loro mariti in
queste scorrerie ; ma narrasi ancora , e ciò é più probabi-
le , che le ragazze mettono a ruba le carovane che passa-
no in prossimità delle loro abitazioni, — Questa tribù vive
nelle vicinanze d' Bissar , strano paese , ove independenle-
mente dalle amazzoni de^ Lakai , tre o quattro tribù vici-
ne han la pretensione di discendere da Alessandro Magno !
Colla gita successiva pervenimmo a Kirkindgiak , luogo
^ve é un casaletto di Turcomani ; il paese non offriva più
(OiJ vescovo Hebcr
I
I
VIAGGIO 251
colline , ma semplici poggetti di para sabbia : la profon-
dità de* pozzi era di 36 piedi dalla superOcie del suolo.
Gii armenti de'Turcomani pascevan le sterili erbe
■
de^ dintorni; e i cavalli, i cammelli, i montoni andavano
erranti da ogni parte come nello stato lor naturale. Il
pastore che stava a guardia di quel bestiame si arrestò
lungamente presso al nostro campo : era nn infelice Per-
siano, da otto anni rapito nelle vicinanze di Mesced, con
300 altri suoi compatriotti : egli sospirava la sua libertà,
affine specialmente di poter visitare la famosa moschea deN
Pimam Reza, nella santa città ove aveva veduta la prima
luce . Pel passato chiamavasi Hohammed , poi questo no-
me si era cambiato in quello di Daulet (il ricco): singo-
iar soprannome per un povero disgraziato, ridotto a guar-
dar le pecore io un deserto, ed incessantemente esposto
a' raggi cocenti del sole. Egli ci disse, cbe i suoi padroni
lo trattavkn benissimo e oontavano di comprar per esso
una donna, ma che non avea speranza alcuna di ricuperar
la libertà. Quel pover^uomo ronzava tutto il giorno intor-
no alla nostra carovana ^ e più volte espresse il vivo desi-
derio che era in lui d' accompagnarci ; ma era costato
trenta monete d^ oro al suo proprietario, e formava così una
parte non piccola del di lui patrimonio .
Io intesi una controversia agitata fra alcuni de' nostri
negozianti, rìsguardante i cristiani: erano essi, o non
erano infedeli? . . . Ecco il fondo della discussione . Facil.
mente si concepisce che io era in preda ad una viva curio-
sità per conoscerne la decisione • Una persona delF assem-
blea, (era un mollah), sostenne ch^ eglino non potevan es-
sere infedeli , poiché erano un popolo del libro ; ma qual-
cheduno avendo 80g;riua(o ^ non creder dessi a Maometto ,
li soggetto diventò piii complicato. Da questa conversazione
253 BVRNBS
appresi , che secondo una generale credenza tra i masul-
mani ^ la religione loro sarà rovesciata dal crìstianeaimo •
• U Cristo è vivente , dicon essi , e Maometto è morto . t
Strano frattanto è '1 modo loro di ragionare ; poiché Ge^
sa 9 secondo essi , deve discender dal quarto cielo , e tut-
to M mondo diventerà musulmano . — Raccontan queste
genti un rimarchevor esemplo di bestemmia : un uomo di
Badaksctan essendosi annerito il viso^ se ne andò sulla
strada maestra dicendo a tutti quelli che passavano , • clie
avendo egli pregato inutilmente Dio per otto anni , attual-
mente così si mostrava per far onta al creatore in presenza
delle sue creature • » — Strano fanatismo d* uno stolto !
Il dì tO dopo mezzo giorno , avvicinandoci alla città di
Karscey, scorgemmo mollo lontano verso Pest^ al mo-
mento del tramontar del sole, un^ enorme catena di mon*
lagne coperte di neve. Or^ siccome eravam nel cuor del*
Testate 9 la loro elevazione debb^ esser più considerevole di
quella che si assegna a qualunque altra catena al nord
deirHindùKuch: que^ monti eran forse ad una distanza
di circa 150 miglia . L* indomani mattina non li potevano
più distinguer che debolmente ^ e quindi non li rivedemmo
più.
Allo spuntar del giorno scorgemmo Toasi di Kar*
scey, vista confortatrice , dopo d^aver percorso , fin dalle
rive deir OxuS) uno spazio di 85 miglia senza neppure un
albero: avanzandoci verso questa oasi eramo entrati in
un paese di pianura ^ uguale, ed assolutamente nudo; le
testuggini, le lucertole e le formiche sembravano esserne
i soli abitatori .
A guisa di felicitazione sul nostro arrivo in questa pri*
ma città turca, un de' nostri amici della carovana ci man-
dò, come una ghiottornia, due vasi di ketmak seiàh o tè,
TIA66I0 2»
sol quale il grasso cosi abbondantemente galleggiava, che
io lo credei del brodo; era pertanto del tè condito con
grasso e sale, cbe per gli Uzbeki è la bevanda del mattino •
lo non potei mai assuefarmi e quel le; ma gli Afghani no-
stri compagni di viaggio, ne parlavan compia pomposi elo*
gi , e la maniera coHa quale il nostro presente in un mo*
mento disparve, quando glieP ofiiìmrao , non ismenti per
niente quest^ espressione del loro gusto.
0 nostro arrivo in luogo abitato, dopo lunghe gite nel
deserto, era per noi cagion di vivo piacere ; tuttavia, pro-
Tammo ivi la disgrazia a cui i viaggiatori son piò soggetti
degli altri uomini, voglio dire una malattia. Da alcuni
giorni, qualcun di noi erasi lagnato d^ un senso di disagio:
appena entrati in Karscey , un fiero accesso di febbre in*
tenaitiente mi privò delle forze ; e ne fu affetto nel tempo
stesso Mobammed Afi, e nel giorno appresso cadder malati U
Gerard e due altre persone della nostra brigata • I nego-
zianti e le genti della carovana eran similmente indispo*
sti ; il che ci fece arguire, che avevamo acquistato la ma-
lattia o a Balkh o sulle rive deir Oxus • 11 timor della
febbre di Balkh era svanito, e non avevam paventato di
aver in noi germe di malattia. Adottammo il metodo di
cura che si usa nell* India ; prendemmo purganti ed eme-
tici ; quanto a me aggiunsi delle dosi di chinina e ne ot-
tenni il più felice resultato. In tre giorni cessai di battere
i denti e di ardere dal caldo ; ma il dottore avendo persi-
stito a curarsi col calomelano, $eeundum artem^ non fu
così fortunato e non si liberò dalla malattia che molto
tempo dopo d^aver abbandonalo il paese. Uno de^ nostri
compagni di viaggio, cbe era un negoziante di Bada-
kscian, vinto dall^aflezione medesima, arrivato a Bukba-
ra cessò di vivere; eppure egli aveva più probabilità de-
!254 BURNBS
gli altri di superar la malattia poiché offriva de' sacrifizi e
ricusava la chinioa.
Il nostro soggiorno a Karscey si prolungò per tre o
quattro giorni , durante il qual tempo dimorammo in un
giardino , senza aver altro letto che quello degli alberi .
Era il nostro un ben meschino spedale ; ma potevamo spe-
gnere l'ardente sete, sott« una temperatura di 108® (33.**
76) 9 con sorbetti di ciliegie preparati col ghiaccio, che in
quel luogo era abbondante .
In mezzo a* guai della malattia fummo eziimdio turbati
da increscevoli voci che a nostro riguardo si facevan circo-
lare . — Ci fu detto, che il re di Bukharia, informato del
nostro avvicinamento , non solo aveva proibito che entras-
simo nella sua capitale, ma volea ancora opporsi alla con-
tinuazione del nostro viaggio. Questo racconto fu amplili-
cato: — si aggiunse^ che degPYessauli, o messi della corte,
erano stati spediti per catturarci; e tanto più fummo di-
sposti a prestar fede a questi romori , in quanto che que-
ste gentr non ci fecer meno di tre visite per esaminare i
nostri bagagli , il che accresceva le nostre inquietudini .
Noi c'eravamo abbastanza assuefatti a' terrori d'ogni spe-
cie, poiché un Europeo che viaggia ne' paesi d'Oriente
dev'essere apparecchiato a provarne in gran numero .
Io mi accinsi a far immediatamente qualche passo onde
prevenire la sinistra impressione che per conto nostro ri-
svegliar si potesse, e scrissi al ministro del rediBulcha-
ria una lettera, che subito gì' inviai per mezzo di Solima-
no, l'Afghano che era a nostro servizio . Impiegai, parlan-
do al ministro, tutte le forme dell'etichetta e delP elo-
quenza orientali; e siccome eravamo io un paese di bac-
chettoneria, lo chiamai; — • la torre dell'islamismo: la
t perla della fede; la stella della religione; il dispensator
VIAGGIO 255
• della giustizia; la coloona dello stato, t — Gli narrai
tutte le particolarità che c^erao relative; gli dissi che noi
avevam traversato con sicurezza gli stati di molti altri
priocipi; espressi il piacere che provavamo nel trovar-
ci in prossimità di Bukhara — • la cittadella dell' islami-
smo • — . Terminava con esporgli, che in tutte le contra-
de, nelle quali avevam viaggiato, noi c^eravam conside-
rati come sudditi del sovrano; e che inallora noi ci avan-
zavamo verso la capitale del comandante dei fedeli (cosi
si qualifica il re di Bukharia) , eh' è rinomalo Gn ne^ più
remoti angoli delP Oriente, per la protezione che a' ne-
gozianti ed a' viaggiatori concede . Io aveva già sperimen-
tato, nelle precedenti occasioni, il vantaggio d^essere il
primo a dar avviso del nostro prossimo arrivo , e non du-
bitava punto del buon esito dell'attuale comunicazione:
infatti non furon deluse le nostre speranze -^ prima di
arrivare a Bukhara scuoprimmo, che un Persiano della
nostra carovana, cui la menzogna non dispiaceva, aveva
dato corso a quelle voci, che poi non avevano alcun fon-
damento • Il ministro ci rimandò il nostro domestico inca-
ricandolo di dirci , che saremmo i ben venuti in quella ca-
pitale .
La nostra fermata a Karscey mi procurò T occasione di
veder questa città; essa ha un miglio di lunghezza ; le ca-
se a tetto piano , ma meschine , son disco3te le une dalle
altre ; bello è il bazar; la sua popolazione è di 10,000 ani-
me. — Un fortilizio di terra , circondato da un fosso pieno
d^acqua , è situato al sud • ovest della città , e forma una
rispettabii difesa. ~ Un fi ume , che scende da Sceher Sebs,
città lontana circa una cinquantina di miglia, e celebre per
essere stata la cuna di Timur, passa al nord di Karscey e
somministra agli abitanti il mezzo d' aver un grandissimo
»6
BUBNES
numero di giardini j adombrati da alberi carichi di fratti
e da alti pioppi di beU'' apparenza 9 le foglie de' quali^ agi-
tate dal vento, prendono un color bianco argentino quan-
tunque elleno sìen verdi ; dò che produce un effetto sin*
gelare e piacevole per la vista • In nessun luogo i benef à
dell^ acqua son tanto manifesti quanto a Karscey, che , se
quel terreno non fosse annaffiato 9 altro non sarebbe che
un arido deserto: tutto è verdeggiante e magnifico sulle
rive del fiumicello e de' suoi rami; ma al di la 9 tutto è
sabbioso e sterile. — Dopo la capitale, Karscey è la più
grande città della Bukharia: La sua oasi ha circa 22 miglia
di lunghezza , ed il fiume si spande per le campagne che
Io circondano .
Da Karscey andammo a Karsan , villaggio che ne è di-
stante 16 miglia, situato air estremità deiroasi. Noi vi
arrivammo in giorno di mercato, che nelle citta del Tur-
kestan , siccome in quelle d' Europa , suol tenersi a giorni
fissi. Vedemmo molte persone che avanzavansi verso la
folla , ma niun individuo camminava a piedi , eran tutti
a cavallo. Ella è piacevoi cosa per uno straniero, il vede-
re un cavallo trasformato litteralmente in vettura di fa-
miglia, ed uo uomo trottar colla moglie io groppa: le
donne non vengon fuori se non velate ; esse preferiscon ,
come quelle di Cabul, le vestimenta azzurre alle bianche,
e son personaggi d' umore cupo .
Noi ci trovavamo intanto fra gli Uzbeki , popol grave ,
pacifico, di viso largo, di fisonomia veramente turca •
Essi bau la pelle bianea ; akuni son belli , ma la gran
massa del popolo , gli uomini almeno , son privi d' avve-
nenza; non ho vednto mai tanti uomini di vecchio sem-
biante come tra loro. -- Avevamo allora abbandonato le tri*
bù turcomaone^ che poco si estendono al di là deirOxus.
V 1 A e 6 1 O 257
Nella nostra seconda gita da Karscey, ci ferroammo a
Karaal Tappa, ov^è un caravanserraglio costrutto da
Abdallah re di Bukharia, nel sedicesimo secolo, il che
mi richiamò alla mente P India e i suoi monarchi . Pas-
sammo eziandio davanti a tre «rrandi sardabai^ ossieno
serbatoi, che furon fabbricati per ordine di questo prin-
cipe filantropo, a fronte del coosiderevoi dispendio che
Importarono in un paese piano e deserto com^è questo ;
r acqua delle piogge v^è condotta per mezzo di piccoli ca-
naletti che non di rado sono di grandissima estensione.
Questo re Abdallah aveva fatto un pellegrinaggio alla Mec-
ca, ma narrasi ch'egli sMmaginò che quell'atto di devo-
zione non fosse ben accetto a Dio ; laonde , alBn di con-
ciliarsi il divino favore, costruì de^ caravanserragli e delle
cisterne in tuttM suoi stati; azioni più utili agli uomini,
e per conseguenza , io oso crederlo , più grate air Eter-
no, che le edificazioni delle moschee o delle tombe .
A Karscey fummo ra<i({;iunti da altri viaggiatori , tra i
quali trovavasi un moUah di Bukhara, che subito fece me-
co conoscenza : gli abitanti di questo paese son di affabi-
lissime maniere e piacevoli compagni . NelF ultima nostra
gita verso la capitale, camminai a cavallo a Iato a questo
prete; di tutta la carovana noi eravamo isoli che avessimo
adottato questa maniera di viaggiare: egli mi diede deVag-
goagii sul collegio al quale apparteneva in Bukhara, e mi
invitò a visitar questo stabilimento, al che fare io non man-
cai. L'altro amico mio, iIKuadgia, prese poi presso di
me il posto del mollah , e procurommi un grato diversivo
tutte le sere, recitandomi e spiegandomi delle odi e
squarci di poesia, ciò che a sollazzo più che ad edificazio-
ne giovommi, essendo sempre in scena e usignuoli ed
amore . E singolare trovar tante composizioni relative a
vili :«
iS» BUHNBS
questa passione in un paese ove realmente amore regna si
poco! — par che it p(^lo nonne sia penetrato, e frattanto
alcuni deloro versi spirano un sentimento, il quale par che
la riveli quella passione; per esempio : » Io son divenuto
t amante d^ una donzella che non ha religione . Quello è
» r amore; e che ha egli a far colla religione? • — Ciò
nullameno queste genti maritansi senza essersi scambievol-
mente vedute, senza saper nulla de^ fatti loro rispettivi ,
se tolgasene il sapersi di sesso diverso. Ma ciò non è tut-
to : un mercatante che è in paese straniero, vi si marita
pel tempo che deve restarvi, e ripudia la moglie quando
ritorna alla sua patria; e F uno e T altro cercano quindi
di stringer nuovi lacci.
li nostro viaggio dairOxus a Bukhara fu penosissimo
ed estremamente malagevole: nel Cabul eravamo stati
quasi gelati dal freddo, ora eravam quasi bruciati dal cal-
do : inoltre, il nostro modo di camminare era stato estre-
mamente noioso , poiché non essendo la celerità del cam-
mello che la metà di quella del cavallo , bisognò impie-
gar il doppio del tempo nelle nostre gite , ciò che mag-
giormente accresceva la stanchezza . L^ unico cavallo che
ci accompagnava era talmente attratto , che cadde molte
volte prima d^entrare in Bukhara. D'altronde noi marcia-
vamo di notte, e il sonno del quale si gode sopra un cam-
mello, è interrotto e turbato: avevamo bevuto troppo
spesso acqua cattiva, e'I nostro nutrimento consisteva prin-
cipalmente in duro biscotto .
Ma tutti questMncon venienti eran per cessar presto; e
prima che fossimo pervenuti alle porte di Bukhara, avean
ceduto il posto a riflessioni di più piacevol natura. — Al
principio del nostro viaggio non potevam pensare se non
con certa inquietudine al trattamento che saremmo per
L_
VIAGGIO 259
ricevere in questa capitale, ed anche nella maggior parte
delle città lontane per le quali eravamo già passati ; ma a
misura che ci eravamo inoltrati queste apprensioni eran
diminuite <, e gettavamo indietro uno sguardo di sorpresa
sulla vasta estensione di paese che sani e salvi avevamo
ornai attraversato. Bukbara, che un tempo c^era sem-
brata da noi tanto lontana, attualmente era dinanzi ai
oostri occhi ; e il buon successo che fln allora aveva co-
ronato gli sforzi per noi operati, ci dava la speranza di
condurre Telicemente a termine il nostro viaggio .
Con tali sentimenti, un'ora dopo il levar del sole, il 27
giugno 1832 , ci trovammo alle porte di questa gran città
deir Oriente . Impertanto , V avvicinarsi a Bukhara nulla
porgeva di sorprendente : la campagna è pingue e fertile ,
ma piana ; e gli alberi nascondono le mura e le moschee,
che non scaopronsi finché non si è a brevissima distanza. —
Noi entrammo colla carovana , e smontammo in un quar-
tiere appartato e solitario, ove il nostro messaggiere aveva
preso a fitto una casa .
L_
SOMMARIO
DEL CAPITOLO NONO
CAMBIA MSHTO DI VBSTIAHIO— VISITA AL MINISTRO —
IL RBGHI8TAN O «RAN BAZAR — 80CIBTA*— BAZAR
DR6LI SCHIAVI — RIGOR DBLLB OSSERVANZE RBLI6I0-
SB — 6L' INDIANI — BAGNI — CONFERENZA COL MINl-
SiTRO — IL RB— SCHIAVI RUSSI — CONOSCENZE rATTE A
BUE RARA .
RIIKH4R*
OSTKA prima cura , eppeoa arnva-
(. ti, fu quella di cambiare il vestia-
: rio, ed ODifomiarci agii usi pre-
scritti dalle legni del paese. Una
supplica al ministro ci avrebbe forse esonerato da tal De-
cessila; aia quel parUto era codiodo a' nostri principii, e
non ne titubamuM) uo istante ad adottarlo. 1 nostri tur-
banti cambiaroDS' io brutti berretti di pelle di montone
Col pelo inlemameute; buttammo via i nostri cinturini o
kammarband^ per sostituirfi un grossolano pezzo di corda
o di tessuto di canapa; lasciammo da parte Pesteroo
vestiario del paese , siccome le nostre calza ^ essendo que-
264 B U R N B S
sti de^ segni che fan distinguere P infedele dal vero cre-
dente nella città santa di Bukbara. — Sapevamo inoltre ,
che i soli musulmani posson andar a cavallo nel recinto
delle mura di questa città, ed un intimo sentimento ci di-
ceva, dover esser soddisfatti se per cosi lieve sacrifizio ci
si permetteva di prolungare il nostro soggiorno in questui
capitale .
Un distico, che rappresenta Samarcanda come il para-
diso delP universo , nomina ancora Bukbara come la forza
della religione e della fede ; ed empi e deboli siccome era-
vamo , non potevamo desiderar di tentare alcuna prova
fra uomini, che in apparenza almeno sembravano esse-
re molto bacchettoni. — 11 descritto modo di vestire non
è comandato in alcuna parte del Corano, e non è stato
adottato in queste contrade che due secoli dopo il profe-
ta, vale a dire quando i pregiudizi d^alcuni califfi esige-
rono che i credenti dovessero esser distinti da tutti quelli
che non fossero musulmani .
Entrando nella città , gli agenti del governo non visita-
ron neppure il nostro bagaglio ; ma venne nel corso della
giornata un uflBcialea dirci, che ci presentassimo al mini-
stro. Il Gerard, non ancora guarito dalla febbre, non potè
accompagnarmi, perciò m^incamminai cogli altri \erso
r ark o sia palazzo , ove il ministro dimora solo col re . Io
non poteva riavermi dallo stupore alla vista della nuova
scena che davanti armici occhi si presentava , poiché eam-
minammo quasi due ore per le vie di Bukbara prima d^ar-
ri vare alla cittadella.
Fui subito introdotto: il ministro, o , secondo la quali-
ficazione che gli si dà, il kusce beghi (signore di tutti i
beg)è un uomo attempato che gode d^ un gran credito -, era
sedente, in un piccolo appartamento preceduto da una
VIAGGIO t65
corte particolare . Egli noo mi concesse d'assidermi che al
di fuori sul pavimento, ma mi mostrò nel tempo slesso
tanta bontà e riguardo nelle maniere, che il mio spirito
rimase tranquillissimo. La durezza del mio seggio, e la
distanza alla quale mi tenne, noo mi accorarono, poiché
suo Aglio, che sovraggiunse nel tempo della visita , si assise
anche più lontano di me. Io presentai al ministro un oriuolo
d* argento ed una vesta di casmira, che espressamene
te aveva portato; ma egli noo volle ricever nulla, dicen*
do non esser desso cb^ lo schiavo del re. M*inlerro<2Ò poi
per quasi due ore sui miei propri affari, e sui molili che
mi avevan condotto in un paese tanto lontano come è la
Bukharia: ed io risposi, conformemente all'* istoria ebe abi-
lualmeote raccontavamo, cioè che nloroavamo o^^ila no-
stra patria; e mostrai il mio passaporto rilascialo dal go-
%eroalor generale deirindia, che il ministro lesse alien-
Cissimaoiente: aggiunsi ^ che la Bukbaria era una contrada
taolo celebre tra le nazioni d^Orieule* che priueipale mio
scopo ^ tenendo nel Turkestan • era stato qudio di visitar-
la. — • Ma quaPè la tua professione? • mi disse il mini'
Siro: al c^ risposi^ esser io ufficiale neiresercito delPlu-
dia. • — Or dimmi , soggiunse, qualche cosa di quel che sai .
Egfi lece quindi diverse osservazioni Mille usanze e sulla
fioiitica deU^ Europa, specialmente della Russia, e n'era
bes ìdtmtlo . In risposta ad alcune domande sul nostro
barrasiio, giudicai cosa prudente il confessar d'avere un
sestante^ poicbè io era persuaso che i nostri effetti sareb-
bero visitati: perciò era meglio farsi un merito della ne-
cessita : gli feci similmente sapere eh' io amava d* osservar
Ir «Ielle e gli altri corpi ceiesti, essendo questo uno studio
piacevolÌ!»siuio.
\iii ')i
BDRMES
Eccitaron queste parole rattenziODe del oiinistro, e mi
pregò con una certa gravità e con umil tuono di voce a
volerlo istruire d' una favorevole congiunzione di pianeti ^
e del prezzo del grano ch^ esaa indicar doveva per V anno
successivo . Io gli dissi che le nostre cognizioni in astrono-
mia non ci procuravano alcuna nozione su tali materie ;
la quale risposta , ei ne convenne , frustrava le sue spe-
ranze . In generale , sembrò soddisfatto di ciò che gli esposi
intomo alla nostra condizione , e ci assicurò, della sua pro-
tezione. Ci avvertì, che durante il nostro soggiorno in Buk-
bara egli ci doveva interdire V uso della penna e dell' ib-
chiostro, poiché ciò potrebbe produrre, diceva, che la no-
stra condotta fosse presentata al re sotto uno sfavorevol
punto di vista, ed esserci nocivo. Mi disse inoltre, che la
strada, che mena al mar Caspio per Khiva, era stata chiusa
Tanno precedente; e che se avevamo intenzione d^entrare
io Russia , noi dove vam prendere o la via che da Bukhara
va al nord, o traversare il deserto dei Turcomani al di-
sotto d^Urghendge, onde pervenire ad Astrabad sul mar
Caspio .
Due giorni dopo questa conferenza, fui nuovamente
chiamato dal visir, e lo trovai circondato da un gran nu-
mero di persone rispettabili , alle quali pareva avesse de-
siderio di farmi conoscere. Fui interrogato in modo da
farmi credere essersi concepiti de^ sospetti sul nostro con-
to; ma il visir mi disse in tuono d'ilarità: • io suppongo
che tu abbia scritto sopra Bukhara ! » — Avendo detto la
verità la prima volta io non temetti di contradirmi, ed in-
genuamente risposi esser venuto per vedere il mondo e le
meraviglie di Bukhara , e che in grazia del favor del mi*
nistro, io aveva passeggiato per la città ed aveva visitato
i giardini che son fuori delle sue mura. Il solo ministro
TIAGGIO d87
mi sembrò soddisfatto della mia siocerità, e mi disse che
gii avrei fatto piacere se la sera fossi andato da lui • Mi
chiese se avessi a fargli vedere qualche curiosità 9 sia del-
r India, sia della mia patria; ma espressi il mio rincre*
sctmeoto per i^impossibilità, in cui io era di poterlo su tal
oggetto contentare.
Ritornando aHa mia abitazione, mi venne io pensiero
che quel visir così curioso potesse veder con piacere una
bussola di nuova invenzione munita di tutto il suo ap-
parecchio; ma pensai pur anco ch'ei potrebbe considerare
il possessore di questo pezzo di meccanica complicata sotto
un aspetto poco favorevole : ciò non ostante uscii con in
tasca il mio strumento. Tornato nuovamente dal kusce
begbi: ecco dissi, una curiosità, che, per quanto io ere*
do, è capace d^ appagarti; e gli mostrai la bussola che era
assolutamente nuova e d^ un bellissimo lavoro: ne descrissi
rutilila, e gli feci osservar la perfezione delF opera .1]
visir parve aver intierafliente dimenticato di wm esser al-
tro che Io schiavo del re , e dì non poter perciò nulla rice-
vere ; poiché cominciava a mercanteggiare sul prezzo del-
Poggetio , quando, interrompendolo, lo accertai io aver
quello strumento portato dair India apposta per fargliene
dono, perchè aveva inteso parlar del suo zelo per la religione
e qoesl^ istruaento lo metterebbe in stato di poter con
esattezza trovare la direzione della Mecca, e rettificare il
kibli della gran moschea che in Bukhara faceva attual-
mente costruire ; che per conseguenza nulla io poteva ac-
cettarne in prezzo, essendo noi abbastanza ricompensati
col favore della sua inestimalule protezione. Il kusce be-
gbi chiuse la bussola colla fretta e ransieta d^nn fanciul-
lo, e disse che andava immediatamente a portarla al re e
descrivergli il genio miracokMo della nostra nazione .
368 BURKBS
la questo modo io rimasi privo d^ uoa delle mie busso-
le , la quale era uo belP istrumeoto di Schmakalder; ma io
ne aveva an^ altra, e penso si* converrìi non averla io sa-
crificata senza un ampio contraccambio. Se fossimo stati
inBokhara sotto qualche travestimento, facendo uoa parte
che avessimo impreso a imitare, i nostri sentimenti sareb-
bero stati ben diversi da quel che erano in quel momen-
to; simili a'' gufi, non avremmo osato farci vedere fuor-
ché la sera: ma dopo F accennato incidente, potemmo
uscire e passeggiare di pieno giorno , visitando ogni parte
della città. Il luogo che ordinariamente io frequentava la
sera , era il Reghistan : così chiamasi una spaziosa piazza
presso al palazzo che ne occupa uno de'^lati; sopra due
altri sorgon massicci fabbricati , phe sono collegi abitati
da' dotti; e sul quarto v'è una fontana zampillante da
grandi alberi ombrata . Qui è che gli oziosi e i narratori
di novelle radunans^ntorno alle mercatanzie d*Asia e di
Europa , che là si espongono in vendita . Lo straniero non
ha che ad assidersi sopra un banco del Reghistan per co-
noscer gli Uzbeki e la popolazione di Bukhara : egli vi può
conversare cornativi della Persia, della Turchia, della
Russia del Turkestan , della Cina, deir India e deir Afgha-
nistan: vMttcootrerà i Turcomani, i Calmucchi ed iKir-
ghizi de* vicini deserti, siccome anche gli abitanti di paesi
dal cielo più favoriti . Ivi potrà osservare il contrasto che
gli offrono le gentili maniere de' sudditi dei gran re, e gli
usi grossolani del nomade Turco; potrà vedervi gli Uzbeki
di tutte le contrade del Marvar-al • Nahar, e dalla loro
fisonomia speculare sui cambiamenti che il tempo ed i luo-
ghi producono in una famiglia del genere umano.
L'UzbekodiBukharia, per la sua miscela col sangue
persiano , difficilmente apparisce Turco ; gli Uzbeki del
VIAGGIO %9
Kokand, contrada viciDa, han rabUo minore aUerazio-
ne; e i naturali della Kfahia^ P antico Kharism , conser-
vano ancora nna crudezza dì delineamenti , che loro è
particolare: si posson distinguere da tutti gli altri pel loro
kalpak, o berretto di pelle di montone nero, alto an piede.
Una rossa barba, occhi bigi, una pelle bianca, atti-
reranno su questa piazza non di rado lo sguardo del fo-
restiere: e la sua attenzione si fisserà sopra qualche po-
vero Russo che ha perduto e patria e libertà , e che ivi
mena una vita meschina nelle miserie della schiavitù. Di
tanto in tanto vedrà un Cinese nello stesso deplorabile sta-
to ; la sua lunga coda è stata recisa , e la sua testa è co-
perta da unUurbante, poichfe, egualmente che il Russo,
egli deve fingersi musulmano. Viene quindi un brahminì-
sta , coperto d* un vestiario che non ^li è meno estraneo
del paese: un berrettino di forma quadra , ed un cordone
in vece d'una cintura, lo differenziano dai musulmano; dif-
ferenze le quali siccome dicono i settatori del Corano , im-
pediscono che costoro non profanino le salutazioni pre-
scritte nella loro lingua, indirizzandole ad un Idolatra:
ma anche prescindendo da questi segni distintivi, V India-
no è riconoscibile pel suo riservato contegno , e pegli stu- '
diati modi co*quali scansa di mescolarsi colla folla ; egli
non si riunisce che a piceni numero di persone, che tro-
vansi nelle medesime circostanze di lui .
L'Ebreo ha un carattere altrettanto distinto che il Bra-
hminista : porta un vestiario alquanto diverso ed un ber-
retto oonico ; ma nulla il fa meglio discernere de' tratti del
viso sì conosciuti e proprii del popolo ebreo. Egli compo-
ne in Bttkharia una bellissima razza, e nelle mie gite ho
veduto più d'una donna che richiama vami alla mente le
Rachele e le Rebecche che 11 genio de* pittori si è com-
STO B C R !C B S
piaciuto di rappresentare : i capelli che lor pendono ina*
nellati snlle guance e sugli omeri fan risaltar mirabilmente
la vaghezza del loro viso • Si contano in Bukbara circa
4,000 ebrei , emigrati da Mesced di Persia, i quali si oc-
cupano specialmente della tintura delle tele, e son trat-
tati nel modo stesso de*" brabministi .
Un armeno smarrito , vestito in modo diverso da^pre*
cedenti, mi porse unMmaginedi questa errante nazione:
. gli Armeni in Bukbara sono poco numerosi •
Oltre gli uomini de'quali ho fatto parola, lo straniero
contempla ne' bazar una massa di popolazione di bella sta«
tura, bianca e ben vestita; son questi i mnsulmani del Tur-
kestan. Un grande e albo turbante, ed una pelliccia {tdo*
ga) di scuro colore sovrapposta a tre o quattro altre del
medesimo genere, son le loro ordinarie Yestimenta. Ma il
Begbistan mena al palazto, e gli Uzbeki aman di comparire
dinanzi al loro re con vesti di seta variegata, che chiamano
adrass , tinti dei più vivi colori , in modo che per tutt' al*
tri che per un Uzbeko, sarebbero insopportabili. Qualche
gran personaggio si veste di broccato : e si può anche
distinguer la gradazione de^gradi fra i magnati, poiché co*
loro che sono in favore entrano a cavallo nella cittadella,
mentre gli altri smontano alla porta . Quasi tutte le per-
sone che Tanno a visitare il re sono accompagnate da
schiavi classe quasi tutta composta di Persiani o de' loro
discendenti : dicesi che i tre quarti degli abitanti di Buk-
bara provengono da schiavi , poiché non si permette che
a un piccol numero di cattivi menati nel Turkestan dalla
Persia, di ritornar nella loro patria; e secondo quel che
universalmente si crede , ve ne son molti che non se ne
curano affatto . Buona parte della popolazione di Bukbara
non si mostra in pubblico senonché a cavallo j ma^ o che
VIAGGIO 271
8ia 8opra oo corsiero, o che sìa a piedi, è sempre io sti*
▼ali, e i pedoqt cainaiiDan sopra taccili tanto alti e
stretti , che io molto ne soffriva noo solo nel passeggiare ,
laa anche a stare in piedi • Questi tacchi sono alti diciolto
linee, e l'estremità inferiore non ne ha che sei di dia-
metro ! Tale è il vestiario naiionale degli Uzbeki, alcune
persone di distiniione portano sopra lo stivale una scarpa,
che , entrando in un appartamento, si levano.
Quanto alle donne 9 le quali non devo obbliare , gene-
lalmente elle non escoa fuori se non che a cavallo , e ci
sanno stare come gli uomini ; nn piccol numero di esse va
a piedi 9 ma tutte poi le son coperte da un nero velo di
crino . La difficoltà di vedere attraverso a quest' inviluppo,
I fa eh'' elleno guardin fisso le genti che incontrano come si
1 fa in una mascherata • — Ma ninno deve loro parlare ; e se
passa qualche bella delP harem del re , si è avvertiti di do*
I versi voltar da una altra parte; e rischia di buscarsi un
eolpo nella testa chi trascurasse di profittar dell^avviso;
tanto le belle della santa città di Bukhara son sacrosante !
Potrà ora il mio lettore farsi probabilmente unMdea
deU*apparenza degli abitanti di Bukhara •
Da mattina a sera, la folla empie Taere di un remore
coafuso , e si è storditi dallo strepito che la massa degli
esseri umani in movimento produce .
In mezio della piazza, le frutta sono esposte in vendila
aU^ombra d^un pezio quadro di stuoia sostenuta da una
sola pertica. Si è maravigliati a vedere tutti i frutlaioli
continuamente impiegati a vender uva , poponi , albicoc-
clie, mele ^ pesche, pere, susine, a una folla di compra*
lori così fitta , che non è senza difficoltà potere aprirsi una
via attraverso le strade , e non vi si perviene che corren-
do ad ogni momento il rischio d^essere rovesciati per terra
27S BURNES
da ua uomo che corre sopra un cavallo od ud asino; i qua-
li ultimi animali sono estremamente belli e trottan benis-
simo. locontransi pure de^ carretti di leggiera costruzione,
poiché le vie non son tanto anguste che le vetture a ruota
non ci possan passare .
Su tutt^ i punti del bazar vi son persone che fanno il tè ;
in luogo di vasi da tè usano di grandi urne d^ Europa,
le quali mantengan in caldo per mezzo di un tubo di me-
tallo. La passione de'Bukbari pel tè, parmi sia senza pari,
bevendone essi a tutte V ore , In ogni luogo , in una mezza
dozzina di maniere; con zucchero e senza, col latte o senza
latte, col grasso, col sale ec. ec.
Dopo i venditori di questa calda pozione , vedonsi quelli
del rohat i dgian o delizia della vita: questue una gela-
tina o stroppo d^uva, mescolato con ghiaccio soppesto: e
P abbondanza del ghiaccio è una delle cose più gradevoli
di Bukbara , ove se ne può avere Ano al momento in
cui la fredda stagione lo rende inutile . NelPinverno* si
ammucchia nelle Ghiacciaie , e si vende ad un prezzo che
non eccede le forze neppur delia piò povera gente. Ninno
in questa città beve acqua fuorché in ghiaccio , ed è fa-
cile vedere un mendico comprarne , nel tempo che grida
esser miserabile e sollecita la carila di quelli che passano.
Quando il termometro è a 90® ( 25® 75 ) , sì può dire es>
sere una veduta rinfrescativa quella delle enormi masse di
ghiaccio colorito, che scorgonsi ammonticchiate come col*
line di neve.
Non bi finirebbe mai se enumerar si volessero tutti i
mercanti del Reghìstan ; mi limiterò a dire che ivi trova-
si da comprar qualunque oggetto: vi son botteghe di oreO-
cerie e di coltellerie d'Europa, ma per verità il genere è
inferiore; v'è del tè della China, dello zucchero dell'In*
Si apre b pmnuiM co* lolUi Mcdiierooi , colle iolile li'
knìott éi le; e eMii«aia di rafani e <fi asiai carichi di
latta, ifcitfMjj d*jrrirarc prcaaa b foUa aCKceodala: il
iallam tcade im Ricadi piallcUi. Milla Mperficìe de'qoaK
VIAGGIO t73
dia , delie speiierla di Manila • Se ai ¥ttol^eaieDdere la pro-
pria islniiione nei Tarco o oel Pertaano , si pub andare
alle bellegbe di libri , ove i dotti, o quelli che 9i danno
Paria di esser taK , eaaminaiio ceo atlenxieoe le opere cbe
già son passate per le Dumi di anolli.
Allontanandomi la sera da quella folla agitata per per^
▼enìre alle coalrade più remeta , attraversavo de** minori
basar fatti a volta, cbe in queUs ore erao vuoti ; e passa*
ve dnaaozi a meaclise sormontale da l>elle cspole e dccou <
rate di tatti quegli ornameati cbe da'musulmaai vengono
ammessi: dopo le ore del baa«r, elleno rigurgitano dalla
foHa cbe per la preghiera della sera vi accorre • — Alla
porta dei collegi, situati generataneote di faccia alle mo-
acbee , vedonsi gii studenti cbe dopo k fatiche del giorno
se ne stanno a diporto; costoro non sono ne cosi gai, né
con giovani quanto gli alunni d* una università europea ;
naolti tra k>ro son d* una certa età, gravi e misurati, più
ipocriti forse ou nea nwao villosi certamente de^ gìovaai
d^altri paesi.
Al crepvfcalo tutto questo gran moto cessa, batte il
tamburo del re, ne rispondo» altri in tuU^ i quartieri della
eitlà;eadnn^ora Jissata, none più permesso ad alcuno
d^oscir di casa senza lanterna. La peliria dì Bukhara è
eccelleala, per cai graase balle di mercatanaia stanno tatla
la notte per ogni strada davanti alle botteghe colla mas-
sima sicarezxa: il pie proCando silmsio regna nella citta i^
no air JndamMJ mattana, che nel Regbistao ricomincia il
vili.
35
274 BURNES
galleggia /a crema ; ogni ragazzo ne porta al mercato da
venti a trenta sopra a certe tavolette sospese alle spalle per
mezzo d' un bastone ; ma qualunque sia la quantità che
apportarvi se ne possa , tra il tanto prodigioso numero di
bevitori di tè di questa gran città ^ in poco tempo spa-
risce.
Quasi subito dopo il nostro arrivo , andai a far visita
ai mercanti di tè nostri compagni di viaggio , che erano
alloggiati in un caravanserraglio, occupatissimi a sballare ^
lodare e vendere la lor mercanzia: essi maodaron a pren-
dere del ghiaccio e delle albicocche al bazar, e, messici
a sedere, facemmo assieme banchetto. Un compratore, ve-
dendomi in quella comitiva, mi prese per un mercante di
tè, e mixhìese la nota del mio assortimento; la qual di-
manda fu di molto divertimento tanto per me cbe per i
negozianti, i quali non avvertendo quest' uomo dell^error
suo, continuammo a conversare insieme: egli parlò delle
notizie del giorno, delle ultime conquiste del re a Sceher
Sebz,edelie minacce de^ Persiani d*" assalir laBukharia,
non sospettando per nulla eh* io non fossi un Asiatico .
Un altro giorno, ricevemmo in contraccambio le visite
di que' mercanti , e di altre persone ancora che venivan
per soddisfar la loro curiosità a spese nostre: e non essen-
doci permesso di scrivere , era questo per noi unpiacevol
passatempo, essendo tutta quella gente molto comunicativa.
Gli Uzbeki sono un popol semplice, col quale sventra fa-
cilmente in relazione , a fronte del «ingoiar tuono di voce
che hanno, che sembra denotar disprezzo o collera. per la
persona cui parlano. Eglino non impiegan giammai nel
salutare alcuna delie formole fra i musulmani usitate; e
pareva avessero espressioni d^ altra sorta, le .più comuni
delle quali sono : — § Possa la tua ricchezza aumentarsi !
VIAGGIO 275
( danset %iada ) o possi tu viver lungamente ! ( timr da^
raz). » — Nondimeno, recitavan sempre prima d^ assider-
si il faiùcia o preghiera del Corano, stendendo le mani
e percuotendosi la barba ; e noi facevamo lo stesso .
Diverse persone tra quelle che venivano a farci visita ,
maaifestaron de' sospetti sulla nostra condizione, e non
mostraroD pertanto alcuna ripugnanza per conversare so-
pra qualunque materia , dalla politica del loro re Ano alle
cose del mercato. Quale semplicità fra quegli uomini!
Essi credon che uno spione debba occuparsi a misurar i
loro fortino i loro bastioni; non hanno alcunMdea del
valor d' una conversazione • Con quella prontezza che ave.
vano i nostri ospiti a dar delle risposte, io non mi sentiva
infastidito a spiegar loro gli usi dell'Europa; ma devo
consigliare al viaggiatore di munirsi d'un consìderevoi
fondo di simili cognizioni prima di imprendere una pere-
grinazione nelle contrade deir Oriente: è necessario aver
qualche nozione sul commercio, sulle arti, sulle scien-
ze, sulla religione, sulla medicina, in somma sopra tutte
le cose ; le risposte che danno qualche spiegazione , valgon
sempre più di quella che si limita ad un • nonne so nul-
la t , poiché V ignoranza , pretesa o reale che sia , è inter-
pretata come un volontario disegno di nasconder ciò che
si sa.
io volli profittare dell' occasione che mi si offrì per ve-
dere il mercato de' schiavi, che ha luogo a Bukhara ogni
sabato mattina. Gli Uzbeki menan tuttM loro affari per
mezzo delli schiavi, che i Turcomani traono principal-
mente dalla Persia . Queste povere creature vi sono espo-
ste in vendita, ed occupano una ventina di casotti dove
sono esaminate come il bestiame , con questa differenza
ch'elleno posson render conto di quel che sono. Andai dun«
376 B C R II B S
qiie una mattina a qael baxar ; non v'eran che ni di que-
st'infelici, e fui testiaione del omnIo con cui son Tenduti.
Prima di tutto gif si domanda qual sili la loro parentela ,
dove sono stati fatti cattiFi, e se eoo musulmaiii ^ cioè,
sunniti. Tale domanda si fa per la ragione , che gli Csbeki
non consideraDo uno sdita come on vero eredente ; come
tra i primi cristiani, a settario è per Iona più odioio d'un
infedele. Dopoché V aoquirenle ai è assicurat» che lo schia-
vo è un infedele (kaffir) , visita il suo corpo specialmente
esaminando che non sia aflbtto da lehbra , tanto comune
nel Turkestan ; poi mercanteggia pel prezao . '
Tre giovanetti persiani erano in vendita per trenta tiglià
d*oro (500 fr.) per uno: era cosa sorprendente il vedere
la contentezza di qne' poveri ragasi nella lor trista con-
dizione ! io sentii raccontar da un di loro come lo avessero
preso mentr^egli guardava il suo gregge al sud di Mesoed;
un altro che udiva una conversazione tra gli spettatori
relativamente alla vendita degh schiavi in quel momen-
to , disse loro che n^ era stato rapito un gran nuBoero ; e
il suo compagno soggimise allora con una certa emoiio*
ne: « tu ed io siaBM> i soli che cost pensiamo , a cagion
» dei nostro infortunio; ma quelle genti devon saper me-
• glio di noi come stian le cose • •
Era por colà unMnfelice giovinetta, cbeavea per mol-
to tempo servito un uomo, il quale essendo ora diventato
povero, trovavasi costretto a venderla. — Son cerio,
che non poche lacrime sono state versate «ila corte ov'io
considerava questa scena: nuUadimeno mi si assicurava da
ogni parte , che gli schiavi son trattati con dolcezza ; e sic-
come un gran numero rimane nel paese dopodiè sono sta-
ti liberati , par che quest'asserzione debba esser vera.
.^-^
VIAGGIO 977
La Khìvia è qsella che ordinariamente provvede il /ba-
zar éegli schiavi a Bukhara , ove parimenle vmdonsi dei
Cinesi e de* Russi, bm raranente. — Un l^nropeo non
poè che provar un sentimento d^ tadignazione air idea di
questo traffico odioso , ma un Uzbeko è ben lungi dal con-
cepir simili pensieri; egli crede di render servizio ad un
Persiano comprandolo, e obbligandolo a rinnnziare airere-
ttofae sie religiose opinioni •
in quella mattina io passai dal mercato degli schiavi al
gran bazar; la prima cosa che colpi i miei sguardi fu la
punizione de' musulmani , colti in fallo contro la religione
il venerdì precedente : trattavasi di quattro uomini ch'era-
no stati sorpresi addormentati all'ore della preghiera, e di
un giovanetto che aveva fumato in pubblico : tutti eran
legati gli uni agli altri, e*l gioflne fumatore apriva la mar-
eia tenendo in mano la pipa ( hukak) • L^ ufficiale di po-
lizia li seguiva, frustandoli con una soda coreggia, e gri-
dando ad alta voce: » O voi, seguaci ddlMsiamismo ,
• contemplate la punizione di coloro che violano la
• kfge! •
Frattanto , non vi fu mai in nessun luogo una serie
tale di contraddizioni e di assurdità, come nella pratica
e nella teorica della religione a Bokhara: si può aperta-
mente comprare del tabacco e tutto V apparecchio neces-
sario per aspirarne il fumo , ma se si è veduti fumare
in pubblico , immediatamente si ò tradotti dinanzi al cast
e puniti col bastone, o mandati a passeggiar la città sopra
un asinelio col viso scarabocchiato di nero per servire agli
^Itri d* esempio : — 9e qualcuno è sorpreso a far la cac-
cia a* piccioni in giorno di venerdì, è subito collocato so-
pra un cammello e condotto in mostra per le vie coi cor-
p 0 del delitto appeso al collo : — Chiunque è veduto per le
?78
BDRNB8
Strade neli* ora della preghiera , e sia eonvinto d* aver
r abiCudioe di questa negligeoia, paga prima UD^ammeo-
da ed è poi coDdannato alia prigionia ; e f ratt^iDto de^ scia-
gurati frequeotao la sera le vie , per commettervi delle
abbomioazioni contrarie al Corano non men che alla na-
tura . Insomma tutte le cose qut presentano un mostruoso
intreccio di contrasti , e niooo fu per me più manifesto di
quello della punizione de^ colpevoli ^ che passavan con
tutto l'apparato della pubblicità davanti alla porta del-
r edifizio in cui umane creature eran messe a livello colle
belve della foresta, in opposizione senza dubbio colle
leggi deir umanità e certamente non meno in opposizione
con quelle dettate da Maométto .
Gr Indiani di Bukhara ricercavan la nostra società, poi*
che questi uomini parevao considerar gP Inglesi come i
loro naturali signori : in tutr i paesi , che attraversammo
vennero sempre a visitarci , e non vollero conversar con
noi che in lingua hindustana , il che costituiva un pegno
di vicendevole unione • Eglino parevan godere in questa
contrada di un grado tale di tolleranza che bastava a farli
vivere felicemente, quantunque a prima giunta ia enume-
razione delle restrizioni alle quali son soggetti , potrebbe
farli considerar come una razza perseguitata. Essi non
posson costruir templi , eriger idoli , né far processioni ;
non vanno a cavallo per la città , e devou portar un ve-
stiario distinto t pagano un dgiza^ o diritto dicapitazio*
ne , che varia dalle quattro alle otto rupie per anno , ma
che è parimente imposto su chiunque non sia musulma-
no . Non mai devono uè insultare , né maltrattare un cre-
dente • Quando il re passa pel quartiere da loro abitato ,
eglino debbono uscire, schierarsi in lunga fila ed augu-
rargli salute e prosperità; e quando vanno a cavallo fuor
VIAGGIO
279
delle mura , se incontrano il monarca od II cazi , soo te-
nuti a smontare . Non è loro permesso V acquisizione delle
donne come schiave ^ perchè un infedele contaminar po*
trebbe una vera credente; e niun di loro trasporta la sua
famiglia al di làdell'Oxus. Mercè questi sacrifiizi , grin-
diani vivon tranquillamente a Bukhara ; e in ogni coote-
stasione o litigio, è loro resa giustizia con quella stessa
equità che a* musulmani.
lo non intesi citare alcun esempio di forzata conversione
alP islamismo , sebbene da tre o quattro anni alcuni brah-
ministi avessero abbracciato la dottrina del Corano. L'^este-
rior di queste genti è estremamente regolato e composto;
si sarebbe tentati a supporre ch^essi abbian rinunziato al
ridere, se giudicasene dalia gravità della loro flsonomia.
Parlano con soddisfazione de^ loro privilegi , e son conten-
tissimi della prontezza colla quale posson guadagnar del
denaro., quantunque ciò sia ad onta deMor pregiudizi. Si
contano in Bukhara circa trecento Indiani, i quali vivo*
no in un caravanserraglio di loro proprietà ; eglino son
quasi tutti nativi dì Scikarpur nel Sindhi, e da alcuni
anni il numero loro si è accresciuto. Gli Uzbeki, come
i musulmani lutti, son \inti dal genio commerciale di que-
st^uomini, che anticipan per tenuissimo benefizio ragguar-
devotissime somme .
Trovai tra gP Indiani un disertore delFesercito britanni-
co a Bombay ; esso pure venne a vederci : egli era diserta-
to per andare in pellegrinaggio a tutt^ i santuari del mondo
brahminico , e in quel momento dirigeva i suoi passi ver-
so i tempH del fuoco aBakii, sulle rive del mar Caspio.
Avea servito costui nel 24'' reggimento dei cipay; ed
io che conosceva diversi ufficiali di quel corpo, intesi
con molto piacere ripetere i loro nomi in cosi lontana città.
SM EURNBS
Ascottai eoa vivo interesso il raccooto delle avventure e
da^ viaggi di qQOSl' uomo, cui V idea ch^io lo volessi de-
nunziare e farlo quindi arrestare lo sgomentò alquanto: ma
io lo considerai come un fratello d^anne, e molto mi
diverti quando ampiamente mi raccontò di Murad Beg ea«
pò diKhuoduz, ch^egli lo aveva seguito alla guerra come
bombardiere. Allorchò questo scorritor di paesi venne per
la prima volta in casa nostra, era vestito da pellegrino ;
ma r andatura d* un soldato non si sbaglia ne andie a Badi-
bara.
La casa nella quale eravamo alloggiati, era estrema-
mente piccola e da tutte le parti dominata ; ma noi non
ne avevamo rincrescimento veruno , perchè quest* incon-
veniente ci procurava T occasione di vedere una bellezza
turca , giovine e genti) doma cbe passeggiava sopra un
Ticino balcone, e cbe desiderava di potersi maginare di
non esser veduta ; né fu trascurata una Anta fuga da que-
ste bella, che la curiosità spinse più volte a getter di
soppiatto un** occhiate sui Firinghi . Siccome nel cambio
il nostro guadagno era certo, ella non cMocomodava per
niente affatto; ma dìsgraiiatemente essa trova vasi da noi
troppo lonteaa perchè potessimo indirizzarle qualche dolce
parola . .
Le donoe di Bukhara tingonsi completemente t denti di
nero; intrecciano i loro capelli e II lascian cadere in lun-
ghe treccie sulle loro spalle • il loro vestiario poco differi-
sce da quello degli uomini; portan come loro delle pel-
liccie , ma le maniche , in luogo di servir per infilarci le
braccia , son ripiegate indietro ed allacciate insieme . Au-
dio nelle proprie case , porten per calzatura enormi sti-
vali di velhito, carichi d^ ornamenti; ed è un gusto vera-
mente strano, per creature che son continuamente rin-
VIAGGIO
S81
chiuse, r impastoiarsi con quegli stivaloiii come se fossero
ai pQDto di dover imprendere un gran viaggio. Han la
testa coperta da grandi e bianchi turbanti , il viso coperto
da un velo , in guisa che più d^ un giovine sembiante è
condannato ad arrossire senza che altri se ne accorga. L*oc-
«
cupazlone di mostrar nel più vantaggioso modo la pro-
pria bellezza, occupazione a cui le donne in più felici
contrade consacrano una si gran parte del loro tempo ^ è
quivi scooosciota.
Un uomo può uccidere il suo vicino con un colpo di
fucile , se lo vede al suo balcone in altre ore fuor di
quelle che sono stabilite: Tomicidio segue il sospetto, per*
che le leggi del Corano , relativamente alle donne, son
osservate nel. più stretto rigore. — Se la gelosia è una
l»assione raramente sentita da* maomettani , ella è sostitui-
ta da un vizio ancor più degradante .
Durante il mio viaggio nel Gabul j io aveva sovente go-
duto de* piaceri del bagno secondo V uso degli Orientali ;
questo godimento io me lo procurai anche a Bukhara, ma
non potei profittarne che in certi dati luoghi, avendo
affermato i moUah, che l'acqua di tali e tali bagni che
da una donna o da un infedele venisse contaminata, con*
vertirebbesi in sangue.
Son troppo noti i bagni orientali perchè qui abbia bir
sogno di farne la descrizione ; ma l^operaaione ne è ben sin-
golare: si è distesi in tutta la lunghezza, fregati, palpati,
battati , e tutto questo rinfresca é — I bagni di Bukhara
sono vastissimi: molte piccole cellule a volta circondano
una gran sala circolare a cupola , e sono scaldate a diver»
se temperature . Di giorno la luce viene dai vetri coloriti
della cupola ; di notte , una sola lumiera situata in basso
illumina contemporaneamente tutte le celle . La parte del
vui.
36
BUHNBS
eircoio, che guarda verso la Mecca, è Impiegata come
moschea , e il sensuale maomelCaiio può far la sva pre-
ghiera nel tempo che gode una delle delizie promesse in
paradiso dal profeta.
Esistono in Bukbara diciotto bagni ; ma solo un piecoi
numero di essi ha grandi dimensioni: nuliadimeno, la tota*
lità dà una rendita media di 150 tigHà o sia di 1,000 ru*
pie per cadauno . Questa somma può servire a valutar la
quantità degli abitanti ; poiché ciascun individuo paga al
padron del bagno dieci monete di rame , 135 delle quali
equivalgono ad una rupia: per conseguenza, circa 100
individui si posson bagnare per un tigUà , e 150 di queste
monete danno 15,000 persone per ciascun iiagno: e sicco-
me ve ne son 18 , ne risulta che annualmente ci vadano
270^000 individui • Ma non se ne fa uso che per una me-
tà dell'anno ; ne^ mesi freddi non si usa illMgno, ed i po-
veri non mai possono procurasi una tale soddisfazione in
alcun tempo.
Aggirandomi perla città, non omisi d^andare a pre-
sentare i miei ossequi al ministro, e al terrafaie di dieci
giorni 11 Gerard Ai in istato d'accompagnarmi: il ministro
non ci fece minor numero di domande del naliab di Cabul
sulla preparazione delle medicine e de' cerotti, e pregò il
dottore perché gliela insegnasse. Evidentemente nd era-
vamo in una regione piò civilizzata e vicina all'Europa,
poiché il visir aveva rtcovuto da Costaintinopdi della chi-
nina ed altri medicamenti . Noi rimanemmo col kutsoe be-
ghi , mentre egli occnpavasi d* afturi ^ e io vedemmo riscuo-
tere i dazi dai meromti , che in quel paese son trattati
con mollo favore: se portano delle pezze di tela il gabel-
liere ne prende per dazio una sopra quaranta , lo che la-
scia al mercante il suo profitto, senza infastidirlo pel
VIA0610
denaro eootante • Uà maMBlmaBO non ba che a ioTocare
il nome del pitrfeta, batterri la barba 9 e diehiararsi pò-
▼ero^ per eiser esonerato da ogni daiio: un nonio disse
ayer de* testimoni cbe proverebbero egli esser oppresso dal
deMli, e che gli addurrebbe: al cbe il ministro rispose:
• ginra, non occorre testimoni • t L'nomo si unifornib alla
domanda 9 e gli assistenti esclamarono: • Dio è grande I •
e recitarono il fatihai quindi le merci foron restituite
senia pagar nulla* Sebben dispostissimo a giudicar favo-
revolmente degli Asiatici, e quantunque a misura che
meglio li conobbi più guadagnassero nella mia opinione 9
pure debbo confessare cbe non tt ho trovati esenti dalla
menzogna ; credo perciò che fra loro abbian luogo non in-
frequenti i falsi gioramenti .
Ninn principe ba mai cercato di favorire e d' incorag*
giare il commercio più dei sovrani della Bukharia. Sotto
il regno deirultimo monarca, i dazi non pagavansi finan-
che la mereansia non fosse venduta, nel modo stesso che
nel sistema delle convenzioni d^una dogana inglese. Nel*
r attuale occasione, il visir si dihmgò molto sul soggetto
del commerefo relativamento alla Bukharia ed alla Gran
Brettagna, ed espresse il vivo desiderio d* accrescere le re-
lazioni tra i due paesi ; m'invitò anzi a ritornar come am«
basciatore a tale oggetto, e non dimenticò di pregarmi a
portargli un paio d"" occhiali per suo uso . La nostra rela*
zione era in tal guisa stabilita sopra una base da promet*
ter molto ; però io volli profittar della circostanza per di-
svelare al kutsce beghi il desiderio cbe nudrivamo di pre«
sentare al re 1 nostri omaggi • Io a^eva toccato una corda
ben delicata x giacché mi sembrò che il ministro temesse
che fossimo incaricati di fare al monarca qualche propo*
sisione che a hii non dovess' èsser comunicato. — • to
284 BURNES
• son da quanto P emiro , egli disse (cosi ehiainasMl re);
• e se non avete affari da trattar seco , perchè cercate di
» avei* che fare colia corte? • Io lo misi a parte della no*
stra curiosità su questo punto; ma a lui non conveniva che
avessimo quest'onore 9 e ciò basto perchè datai disegno
desistessimo .
Ciò non pertanto 9 io era risoluto a voler vedere il re :
e il venerdì seguente a meizo giorno ^ andai alia moschea
maggiore, edifizto costrutto da Timor. Là vidi il monarca,
che con tutta la sua gente usciva dalla preghiera: egli
mi sembrò avere circa 30 anni , e mancare di prestante
flsonomia ; ha piccoli gli occhi 9 magro e pallido il viso :
egli era sempHeemente vestito d'una tonaca di seta, con
il capo coperto da un bianco turbante sul quale non di
rado porta un pennacchino ornato di gemme. Un Corano
è portato innanzi a lui , ch'era preceduto e seguito da due
uscieri con mazze d'oro, i quali gridavano in turco: » Pre-
gate Iddio perchè U duce de'f edeli si comporti rettamente! »
U suo seguito non componevasi di più d' un centinaio di
persone, la maggior parte addobbate con vesti di broccato
di Bnssia, e armate di sciabole , che piii volentieri chiame-
rei scimitarre, ornate d'oro; quest' è un segno di distin*
zione in quel paese. 11 re attuale ha piii fasto de' suoi pre-
decessori ; ma forse ei giudica esser d' uopo affettar umiltà
in un tempio, ed al ritorno da una religiosa cerimonia. 11
popolo scbieravasi dalle parti allorché egli passava, eibat-
tevasi la barba ed augurava pace al monarca : io feci al-
trettanto •
Bahador Khan, tale è il nome del re, è molto rispettato
da' suoi compatriotti : all<Nrchè assunse il trono, cede ogni
suo avere privato • Egli osserva con esattezza i doveri del«
la religione, ma è meno bacchettone di suo padre Mir
VIA66I0 385
Haider. Si conforma in tutto ai precetti del Corano , e di
più si pretende ch^ei vira colla sola capitazione imposta
sogli Ebrei e sogi^ Indiani : dicesi che le rendite del paese
sieao iffifMegate pel mantenimento de^ mollabi e delle mo-
schee . Ma questo giovine re è ambizioso e guerriero , e
parmi quindi pin probabile ch'egli impieghi i suoi tesori
per mantener le sue truppe e per V accrescimento della
sua potenza.
La vita di questo principe è meno invidiabile di quella
della maggior parte de^ particolari • L' acqua ch'ei beve è
portata dal fiume in otri sigillati e custoditi da due uflBcia-
li: questi otri sono aperti dal visir, e P acqua è prima as-
saggiata dalle sue gentil poi dal ministro; inseguito l'otre
nuovamente sigillato è inviato al re . I giornalieri cibi di
questo monarca subiscon le medesime prove ; il ministro
ne mangia e ne offre alle persone che lo circondano; e que-
ste aspettano che sia trascorsa un'ora per giudicar deU
r effetto di questi alimenti, i quali sono quindi rinchiusi
sotto chiave in una scatola e poi spediti: il re ha una chia-
ve, il ministro un'altra. Le frutta, le confetture, ogni og-
getto commestibile, tutto è assoggettato ai medesimi saggi;
talché non si può gran fatto supporre che il buon re de-
gli Uziteki mangi mai una petanza ben calda, ed un de-
sinare di recente preparato. L' uso del veleno è comune ; e
fortemente si sospetta, che l'elevazione del re sul trono
ove ora si asside , non sia Teffetto di una liberale distribu-
zione di dosi di tal genere . — Una volta un Bukharo mi
presentò de' fichi ; ne presi uno e lo mangiai, per fargli
vedere che io apprezzava il dono ; quest' uomo mi avvertì
d' essere un poco pio guardingo in avvenire : • tu devi mi
• disse , invitar prima la persona che offre una cosa a
r
m^mm^
386 BirmiiBS
» maogiarne , e se ne mangia , puoi allora con tutta sica-
• rezza seguirne V esempio » »
Pochi giorni dopo il mio arrivo aBukhara, mostrai de«
siderio di veder qualcbeduno degli sventurati Rossi cbo in
quel paese sono stati venduti é Una sera ^ un uomo vigo-
roso e di maschio aspetto si gettò a^miel piedi baciando-
li ; era costui un Busso chiamato Gregorio Puialcov ; era«
no scorsi 25 anni dall'epoca che Io ebber rapito mentre
dormiva in un posto avaniato. Egli era figlio d^ un soldato
ed esercitava il mesUer di legnaiuolo . Io gli dissi che si
assidesse con noi e ci raccontasse le sue vicende e le sue
tribolazioni; era il momento del nostro pranzo^ ed il pove*
ro Gregorio ci aiutò a mangiare il nostro pilau«
Quantunque non contasse airepeca deHa sua cattivith
che soli dieci anni , egli non aveva obliato la sua lingua
materna) e ^1 suo più ardente voto era quello di ritornar
nel seno della sua patria. Pagava sette ttglià per anno
al suo padrone, che gli permetteva d^ esercitare Usuo me-
stiere ^ e di ritenersi tutto ciò che guadagnava al di Ih di
questa somma . Aveva seco, parimente schiavi, un figlio e
la moglie : • lo son trattato abbastanza bene , disse ; vado
» ove mi piace , mi associo con tutti, e faccio le parti di
• musulmano; ma il mio cuore arde di amor pella mia pa-
» tria, e vi servirei con gioia anche in un esercito soggel*
» to al più dispotico giogo: se mi fosse dato soltanto di ve-
» derla , io morirei contento • Confido a voi questi miei
« sentimenti, ma agli Uzbeki li nascondo. — io sono an*
• Cora eristiano (e qui il pover' uomo si fece il segno del-
» la croce alla maniera della chiesa greca), e vivo tra po«
» poli che di tutto cuore detestano ogni uomo di questa
• fede j non è che per la mia tranquUlith che mi dico
• musulmano.
(I) TroYast la retoilone di ^piest' ambasciala nell'opera seguente : Viag-
gio da Orenburgo a Bukhara , fallo nei 1820, dal Barone di Meyendor/f s
Parigi 18S«y I Tol. In 8.
VIAeeiO 387
Qael povero diavolo avea praso tutti gli Qgiatatte le abi*
tudini d' un Uabako^ a non lo avrei mai potuto distipguere
che agli occhi cileatri, la rossa harba, la cute bianca .
Richiese eoa molta pramura se vi fosse qualche speranza
di Uberaiione per lui e pe^ suoi oompagui ; ma altra con-
solazione io non potei dargli ^ se non quella di farlo parte-
cipe di alcuue voci relative all^ intensione dell'imperato-
re di Russia di metter fine a quello infame traffico dei
schiavi per mezzo d^una spedizione armata.
Egli mi disse che V ultima ambasciata russa in Rukha- i
ria 9 sotto la condotta dei Negri (1)^ non era potuta per*
venire ad ottenere il bramato intento , ma che nulla os-
tante la vendita degli schiavi russi in Bukharia era da dieci
anni cessata; non ve n'erano neppur 130 in tutto il regno ,
ma nella Khivia 9 il lor numero andava crescendo come
pel passato . La totalità di quelli che trovans^ in Bukharia
sarebbe stata riscattata dalP ambasciatore , se delle discus-
sioni religiose non fossero insorte sulla convenienza di per-
mettere a de' cristiani divenuti musulmani di ricader nella
kNTO idolatria: imollahi aveauo veduto delie imagiui dipin-
te nelle chiese russe , e niun ragionamento poteva rimuo-
verli dal credere che i Russi adorano gr idoli •
Sopra ciascuna materia esiste generalmente una diffe-
renza d'opinioni , e quelle de' Russi e de'Bukhari sulla
schiavitù sono onninamente opposte: i musulmani non
credon di commettere un .peccato a ridurre i Russi in
schiavitù) sostenendo che la Russia offre T esempio d'un
paese intero di schiavi j specialmente nel modo dispotico
288 BURNES
con cui son governati i militari, t Se noi compriam
• de^ Russi, dicon^ essi, i Bussi comprano sulla nostra
• frontiera, de'Kbirghizi KaisalLi , clie son musulmani ,
> e cìrcuiscon questi uomini con minacce, con lusinglie
• e con speranze , per far clie abbandonino la fede loro
■ e renderli idolatri . D^ altra parte , considerate i Bussi
» in Bukharìa, il lor modo di vivere , la libertà e i co-
• modi di che godono ; ciò è paragonabile al pan nero, al*
• r inesorabile tirannia che su di loro pesa nella propria
> patria? » •— Finiron parlando ^ della crudeltà della re-
legazione In Siberia, che non meotovaron senza un fre-
mito d' orrore , ed assicurarono, che in molte circostanze
il timor di questo gastigo avea spinto i Bussi a cercar un
rifugio nella Bukharìa !
Noi non tenteremo di decider tra le due parti ; ma è in-
vero trista cosa per la libertà della Bussia , che la possa
esser messa in paralello colie istituzioni d^un regno turco,
la cui pietà d*" altronde è posta al pari delP afghana tirannide .
• Prescindendo da^ Bussi, dagl'Indiani, e dagli Uzbeki ,
la sfera delle nostre relazioni si accrebbe ben presto in
Bukhara, e la maggior parte de'negozianti afghani ricerca-
ron la nostra società: noi non potemmo fare a meno di pro-
vare unMntima compiacenza, vedendo in che buona opi-
nione fosse presso di loro il governo britannico nelP India r
uno di essi. Servar Khan, ricchissimo negoziante di Lo-
han presso del quale noi non fummo mai introdotti , ci
offrì denaro quanto potesse abbisognarcene, e questo fece
in modo tale, che dubbio alcuno non lasciava sulla sua
sincerità. Scir Mohammed, altro mercatante nativo di Ca-
bui, fu per me d' utilissimo soccorso, nelle nostre ricer-
che sul commercio delPAsIà Centrale.
VIAGGIO »tf)
Noi eravam costantemeate assediali dagli AfghaDì, ed
aoche dagli Uzbeki , per aver delle note scrìtte di nostro
pu^Qo, le quali attestassero che noi li conoscevamo ; poi-
ché essi credeano , che una tal nota equivalesse ad una
raccomandazione pegP Inglesi , e il possederla assicurasse
loro neir India, In caso di bisogno, un ricevimento onore-
vole . Cedemmo ai voti di coloro che della nostra confi-
denza credemmo meritevoli .
Era nel numero dei nòstri amici Abmed Dgiui, nego-
ziante di Gasmira, uomo abile e parlatore ; egli grande-
mente bramava che io lo assistessi nella preparazione di
una specie di cocciniglia , che io credo non si possa pre-
parare fuorché a Bukbara. — Vera ancora Hadgi Mirak ,
vecchio che aveva girato il mondo da Canton (Ino a Co-
stantinopoli : questi portommi di soppiatto autiche e pre-
ziose medaglie battriane, che per un Europeo son molto
gradite .
Tra le persone di nostra confidenza, la più intima era
forse il nostro ospite Makhsum , mercante Uzbeko che
commerciava con Yarkend. Egli veniva ogni giorno a
visitarci, ed* ordinario conduceva qualcuno de' suoi ami-
ci : devo citare un fatto per lui stesso onorevolissimo .
Essendo egli molto comunicativo ci aveva somministrato
moltissime vantaggiose notizie. A misura che la nostra in-
timità si accresceva, io gli dirigeva precise domande sulle
rendite e sulle risorse della Bukharia, sulla di lei estensio-
ne e potenza. A tal uopo, un giorno spiegai in sua presenza
una piccola carta del paese ; egli mi soddisfece in ogni pun-
to, ma poi mi pregò di chiuder lamia carta, e mi supplicò
di non far vedere mai più un tal foglio in Bukhara ; av-
vegnaché immenso numero di spie circondavano il re, e
la vista di queir oggetto avrebbe potuto dar luogo a dispia-
vili 3
390 BURNBS
cevoli conseguenze . Non discontinuo pertanto, né di far le
sue visite, né di darmi de' ragguagli . — Al nostro arrivo,
il custode del caravanserraglio aveva ricusato di darci al-
loggio, non avendo noi alcuna qualità , poiché non era-
vamo né commercianti , né ambasciatori : ma Makhsam
ci offerì gentilmente la sua casa.I suoi vicinilo avevano
con ciarle infastidito, gii amici lo avevano con riflessioni
spaventato, ed egli stesso aveva da principio tremato pel
rischio a cui si esponeva. Ora poli il custode del caravan-
serraglio per vergogna si nascondeva , e Makhsum gode-
va della pienezza della nostra amicizia : i suoi vicini im-
ploravan la di lui protezione per esserci presentati , e la
nostra conversazione era ricercata più di quello che desi-
derassimo per la nostra comodità .
oro^i©**^—
SOMMARIO
DEL CAPITOLO DECIMO
DESCRIZIONE DI BUEHARA — STOBIA DI QUESTA CITTA
— RIGORE dell' ISLAMISMO — LETTERATURA DELL' A-
SIA CENTRALE ~ COLLOQUIO COL VISIR — NOTIZIA SO-
PRA SAMARCANDA — TOMBA DI BAHUADIN — ANTICA
CITTA* — FAMIGLIA UZBEKA -- IL VENERDÌ A BUKHA-
BA — VISITA DI CONGEDO AL VISIR ~ PARTENZA .
I •
J
iiit'i.: j«i
BIKHARU
A Storia tradizionale degli Asiatici
attribuisce la foDdazione della città
di Bukhara a Sikaoder Dhul Gar-
Bukiun» naia o Alessaodro Magoo , e lo sta*
to fisico dei paese, e la localtlà, viene in appoggio del-
V opiaiooe che questa città abbia avuto principio in epoca
molto remota. Un terreno fertile annaffiato da un fiumi-
cello e circondato da un deserto, è come un porto pel na-
vicante .
Bukbara k circondata da alberi e da giardini ; da una
certa distanza la non si può vedere: insomma, ella è un
luogo delizioso di clima salubre , ma io non posso esser del
294 BURNBS
parere dei geografi arabi , che ne parlano come del para-
diso deir universo. — Ferdusi, il gran poeta persiano, di-
ce : » Allorché il re vide il Mavar el Nabar , volse lo sguar-
• do sopra un numero infinito di città. • — E ciò può esser
vero in confronto delP Arabia e delle aride pianure della
Persia : ma le rive d^alcuni fiumi delP india ofiron altret-
tanta ricchezza, bellezza e fertilità della valle di Bukhara.
U circuito di Bukhara sorpassa le otto miglia inglesi, e la
sua Ggura è triangolare; un muro di terra alto venti piedi,
forato da dodici porte, circonda questa città. Conforme-
mente alle consuetudini delFOriente, queste porle hanno il
nome dalle città o da' luoghi ai quali accennano.
Dal di fuori di Bukhara si scorgon pochi de^ suoi gran-
di edifizi; ma quando il viaggiatore è penetrato nel suo re-
cinto, egli segue la via fra elevati bazarri, fabbricati di
mattoni e a volta, ed incontra ogni specie di traffico in uu
quartiere separato: qui i mercanti di mussoline, là i cal-
zolai ; un' arcata è piena di seterie , una altra di tele . Da
ogni parte oflronsi a^suoi sguardi vasti e solidi edifizi,
collegi , moschee ed alti minaretti .
1 negozianti delle diverse nazioni hanno alloggio in una
ventina di caravanserragh ; ed un centinaio di conserve e
di fontane , costrutte di pietre a scalpello, provvedon dì
acqua una numerosa popolazione . Bukhara è intersecata
dì canali ombreggiati da gelsi i quali conducon Pacqua dal
Kohik ; una credenza invalsa nel popolo merita d^ esser rife-
rita , e questa è, che la sommità del più alto minaretto^ che
8^elevaacìrcal50 piedi, sia allo stesso livello di Samarcan-
da. Del rimanente Bukhara non è che mediocremente prov-
veduta d^ acqua; il Gume scorre a sei miglia dì distanza, e
il canale non è aperto che una volta o^ni quindici giorni .
In estate gli abitanti di Bukhara son qualche volta privi
VIAGGIO S95
d^ acqaa per de' mesi iotieri , e durante il nostro soggior*
DO ^ il canale era stato asciutto per sessanta giorni ; non
essendosi sciolta la neve nelle alte terre di Samarcanda , la
piccola quantità d'acqua del fiume veniva consumata
prima d'arrivare aBokhara. Perciò, la distribuzione di
questo liquido, indispensabile per la vita, divien cosa della
più alta importanza , ed un ufficiai del governo è special-
mente incaricato di tal dovere. In una parola, l'acqua
è catti va^ e credesi cbe produca il verme di Guinea, ma-
lattia cbe in Bukbara è fatalmente comune; gli abitan*
ti dicon provenir essa dall'acqua, ed aggiungono che que-
sti vermi son quelli stessi che tormentarono il corpo del
sant^uomo e profeta Giobbe .
Appena evvi in tutto il recinto delle mura di Bukbara
un giardino od un cimitero • Eccettuati i pubblici edifizi,
quasi tutte le case son pìccole e non hanno che un piano ,
ma vedonsene molte le quali sono bellissime. Alcune han-
no le interne pareti di stucco elegantissimamente dipinte j
altre bau delle volte a sesto acuto ornate di dorature e di
lapislazzuli, e gli appartamenti ne sono eleganti e comodi
al tempo stesso. Le ordinarie abitazioni, tutte a tetto pia-
no, son di mattoni asciugati al sole, e sostenute da un'ar-
matura di legname. Nei paesi d'Oriente, le case non han
veduta all^ esterno, essendo da ogni parte circondate da
muri.
11 più grande tra i pubblici ediflzi è una moschea , che
occupa k> spazio di 300 piedi, e onde la cupola s'innalza
a un terzo circa di questa quantità: ella è coperta di te-
goli azzurri inverniciati , ed il suo aspetto ha della magni-
ficenza. Questo tempio è molto antico, poiché la sua cupo-
la danneggiata da un terremoto, fu ristaurata dal celebre
Tamerlano; e il minaretto, che è altissimo, fu eretto
^N> BURNBS
Panno 542 dell'egira; anch^esso è in mattoni distribaiti
con ingegnosissimo disegno: i delinquenti son precipitati
dalFalto di questa torre. Il principal sacerdote è il solo che
abbia permesso di salirvi, e solamente il venerdì, per con-
vocare i fedeli alla pref^hiera ; poiché si teme che di lassù
si abbiano a scorgere gli appartamenti delle donne nella
città .
Il più beiredifiiio di Bukhara è M collegio del re Abdal-
lab. Le frasi del Corano tracciate sopra un^alta arcala
che ne forma P ingresso^ han più di due piedi di dimen-
sione « e sono scritte soprai bei tegoli verniciati de** quali
ho parlato. La maggior parte delle cupole sono ornate nella
medesima foggia, e le ior sommità son coperte da nidi
dei lagtag^ specie di cicogna, che frequenta di passaggio
questo paese ^ e che dal popolo è considerato come di fau-
sto augurio.
Parrebbe che in antico Bukhara non fosse stata una
città molto considerevole . La sua lontananza da tutte le al-
tre parti del mondo musulmano le ha dato della celebrità ;
ed essa fu d'altronde una delle prime conquiste dei califli.
E facile a concepire come la numerosa posterità de"" pri-
mi comandanti de' fedeli cercasse la gloria in questi lonta-
ni e deliziosi boschetti : poi se ne sparse lontano la fama
pel gran numero d'uomini dotti e religiosi ch'ella produs-
se, e P epiteto disceriffa^ o santa, le fu ben presto attri-
buito da' suoi devoti conquistatori.
Si considera come un segno certo d*^ infedeltà il dir che
i muri delle fabbriche di Bukhara son torti; frattanto la
loro architettura è cosi difettosa , che io credo non si trovi
in tutta la città un sol muro il quale stia in piombo. I sa-
cerdoti attuali affermano, che in tutti gli altri paesi del
globo la luce scende dalPalto sulla terra, ma che invece
VIAGGIO 297
daBukbara la santa la luce stessa sMonalza; e pretendono
cbe Maometto, nel suo viaggio al cielo inferiore osservas-
se questo fatto, e che gli fosse spiegato dall* angelo Gabrie-
le , come il motivo di questa denominazione . Prescinden-
do dali* assurdità manifesta di questa favola , mi limiterò
a dire che Tepiteto di santa è piò moderno assai delPepoca
del profeta, poiché io ho veduto delle monete che noi por*
tano, e avevan meno di 850 anni d* antichità.
Bnkhara esisteva come città al tempo di Kizzil (Alp?)
Arslan. Fu distrutta da Gbinghis Khan , e minacciata da
Hulagn suo nipote. Narrasi un aneddoto relativamente ad
alcune negoziazioni con quel devastatore, che io mi rioor*
do aver sentito raccontare anche a proposito di qualche
altra città. — Gli abitanti inviarono al conquistatore un
giovanetto dotato di molta sagacità, accompagnato da un
cammello e da una capra; allorché il guerriero vide un si»
mil corteo , domandò perchè gli fosse stato spedito per de-
putato quello sbarbatello . • Se vuoi una creatura più gros-
» sa, disse il fanciullo, eccoti un cammello ; se cerchi del-
• la barba , eccoti una capra ; se desideri della ragione ,
• ascoltami . • Hulagn prestò orecchio a^ savi discorsi del
giovanetto ; per lo che la città fu risparmiata e protetta , e
concesse agli abitanti la permissione d' ingrandir le forti-
flcazioni di essa .
Le mura attuali f uron costrutte da Rahim Khan, a tem-
po di Nadir Sciàh ; e poiché V equità de' sovrani Bukhari
segue la via delF accrescimento della di lei estensione, que-
sta città promette d* essere anche ne' secoli futuri consi-
derevole, più di quello che negli antichi non fosse .
Profittai della conoscenza che io aveva fatta di un mol-
lah venendo da Karscey , per visitare il collegio al quale
egli era addetto, vale a dire il medressèi taxi Kalam^
vili. 38
298 BDRNBS
che è UDO de^ principali ediflii di simil genere in Bakhara .
Questo sacerdote e il suo compagno, che mi offerì del tè e
chiacchierò meco lungamente, mi fornirono i pin circo-
stanziati ragguagli sulle istituzioni di tal sorta .
Si contano in questa capitale 366 collegi, tra grandi e
piccoli , un terzo de' quali consiste in vasti fabbricati che
contengono da 70 a 80 studenti , molti non ne hanno più
di 20, ed alcuni 10 soltanto . Questi edifizi rassomigliano
ai caravanserragli, consistendo in un fabbricato quadro e
circondato interiormente da un gran numero di piccole
celle chiamate hudjras , le quali si vendono pel prezzo di
sedici tiglià, e qualche voltali valore ne ascende fino a
trenta. Una retribuzione fissa è devoluta al professore, ed
una dote a -ciascuno degli scolari che dimoran nel recinto;
i collegi posseggono ricchi patrimoni, perchè tuttM bazar
ed i bagni della città , comeppure la maggior parte dei
campi delle vicinanze , furono comprati a tal effetto da pie
persone .
Secondo la legge , la pubblica rendita è appropriala al
mantenimento della chiesa; a Bukhara ve n'è impiegato
un quarto; e il prodotto della dogana è similmente tra i
preti diviso . Si trovan nei coUegi uomini di tutte le vicine
contrade , eccettuata la Persia ; e gli studenti altri sono
giovani, altri attempati : dopo sette o otto anni di studi essi
ritornano in patria arricchiti di cognizioni e di riputazio-
ne; alcuni poi rimangon per tutta la lor vita in Bukhara.
II possesso d' una cella dà ad uno studente un diritto a
certi emolumenti annui, pagati o dalla fondazione, o dalla
rendita puMl>lica.
1 collegi rimangon chiusi la metà delPanno per ordine
del re , onde lasciare a' loro addetti la possibilità d^ an-
dare a lavorare ne^ campi e guadagnar così qualche cosa
VIAGGIO f99
che accresca la lor pensione. Cosa penserebbero i mem-
bri de' collegi d' Oxford e di Cambridge dell' occupazione
di mietere il grano? La stagione delle vacanze è chiamata
tatti ^ e quella degli studi tascil.
Gli studenti hanno la facoltà di maritarsi , ma non pos-
sono menar le loro mogli ne' collegi. Nel tempo degli
studi , dal sorgere al tramontar del sole le scuole son sem-
pre aperte , il professore è costantemente al suo posto gii
scolari disputano in sua presenza sopra de' punti di teolo-
gia , ed egli dirige il dibattimento. — Qualcbeduno dice :
• Prova che v'è un Dio • 9 e circa cinquecento specie d'ar-
gomenti si mettono in campo -, e cosi è di tutte le altre ma-
terie.
Gli studenti si occupano esclusivamente di teologia; ella
tiene il posto di tutte le altre scienze ^ essi sono assoluta-
mente ignoranti degli annali storici della loro patria . Non
mai si vide un simil ragunamento di marzocchi ; eglino non
conformansi'neppure a' precetti della loro religione ^ ec-
cettuatane la preghiera; ma hanno grandi pretensioni di
metodismo che eccessivamente affettano.
Ho già parlato del rigore col quale si esige a Bukhara
che la legge musulmana sia praticata; ne citerò ancora al-
cuni esempi . — Dodici anni fa 9 una persona che aveva
violata la legge si recò al palazzo e chiese d'esser giudi-
cata a tenor del Corano • La singolarità di vedere un
uomo che da se stesso si accusava, indusse il re ad ordi-
nar che fosse cacciato fuori; ma l'indomani l'uomo ri-
comparve, e di bel nuovo fu rimandato indietro. Tornò
per la terza volta al palazzo j confessò tutti i suoi pecca-
ti, e sgridò il re per la sua lentezza in amministrar la
giustizia, che come islamita egli sollecitava , afiSochè iu
questo mondo piuttostochè nell'altro gli fosse inflitto il
300 BURNES
meritato gastigo. Il consiglio de'teologi fa adunato: la mor*
te era la pena che la legge portava , e il colpevole , che
era un mollah, ad una tal decisione si aspettava. Fa con*
dannato dunque alla lapidazione : egli volse la faccia verso
la Mecca, e coprendosi il capo colla sua veste, ripetè il
koloma: » Non v^è che un solo Dio, e Maometto è M suo
• profeta • — e subì la sua sorte. 11 re era presente e sca-
gliò la prima pietra; ma aveva ingiunto a' suoi ufficiali
che lasciassero fuggir questo stravagante , se di fuga fa-
cesse qualche tentativo. Come fu morto, il re pianse sol
suo cadavere; ordinò che fosse lavato e seppellito, assistè
al funereo convolo , e lesse T esequie sulla tomba. Rac-
contasi che ei rimaoesse vivamente commosso da questo
fatto ; e infino ad oggi de^ versi ricordano tra il popolo la
morte di questo sciagurato , che non poteva esser che an
fanatico od uno stolto.
Un consimile avvenimento successe anche in quest' an-
no stesso. Un figlio che aveva maledetto sua madre si pre-
sentò e chiese che fosse fatta giustizia ; egli denunziava
il proprio reato e la madre il discolpava sollecitandone
il perdono: ma il figlio supplicò per esser punito , e T ule-
ma ordinò la di lui morte : — fu giustiziato come un de-
linquente in una delle strade della città.
Avendo un mercante recentemente portato alcune pit-
ture dalla Cina, esse furono immediatamente messe in
pezzi, e 11 governo ne pagò il valore; poiché è contrario
alla legge musulmana dipingere il sembiante d'una crea-
tura che vive sulla terra •
Le nozioni di queste genti sulla giustizia sono in alcuni
casi molto singolari. Un Afghano avendo svaligiato una ca-
rovana , fu condannato a morte; ma egli ebbe la facoltà
di riscattare il proprio sangue , conformemente alla legge,
PIAGGIO sol
se, essendo egli straniero, si esiliasse dalla Buktiaria . Tat-
tavolta , prima clie qaest' aggiustamento si effettuasse un
secondo latrocinio fu commesso da una masnada della me-
desima oaiione, per cui il clero decretò la morte degli as- |
sasMuì e siccome pensò , che il gastigo del primo delin-
quente congiunto a quello degli altri , offrirebbe un esem-
pio piò efficace e piò salutare , restituì il denaro del ri-
scatto, cancellò il perdono, e fece subir la pena estrema
a tutt* i colpevoli .
L'animo di noi altri Europei è indignato da simili arbi-
trari cambiamenti : ma' non si può dire cbe la punizione
sia ingiusta; e se qualche effetto ella produce nelle persone
al mal oprare inclinate , certamente non è neppure sra-
glonevole. Qualunque esser possa la nostra opinione sopra
queste costumanze e queste leggi , elleno bau consolidata
resistenza e favorita la prosperità di questo paese ; in tutta
l' Asia non ve n' ba un altro in cui gli abitanti sieno al-
trettanto protetti ; e quelli che non sono musulmani , non
hanno che a conformarsi a un piccol numero di usi pre-
scrìtti, per esser messi al medesimo livello de* credenti.
Il codice delle leggi è sanguinario , ma pertanto non è in-
giusto : se collochiamo i vizi della Bukharia accanto alle
sue leggi ed aUasua giustizia, molto avremo da condan-
nare ; ma il popolo è felice , fiorente il paese , prospero il
commercio, la proprietà protetta! Cose che raramente si
trovano nelle contrade soggette ad un assoluto governo
com'è questo di Bukharia.
Un'opinione prevalente in Europa riguarda queste parte
delPAsia come una delle antiche sedi della civilizzazione
e della letteratura; infatti non si può mettere in dub-
bio , che i greci monarchi della Battrìana , non avessero
conservato nel loro regno di recente conquistato, le arti e
302 BURNBS
le scienze della loro patria. Uà celebre istorico, il Gibbon,
ha enunciato una congettura ; e questa è , che la maggior
parte della scienza della Scizia e dell* India traesse Pori*
gine da questi Greci monarchi . Per ora noi non abbiamo
ad esaminar ciò che riguarda T India ; ma per quel che
concerne P Asia Centrale ed Occidentale, io non posso con-
venir nel parere di questo grande istorico. Nel quinto se-
colo dell'era nostra, allorché le orde barbariche invase-
ro r impero romano, una parte delle quali veniva dal-
l'Asia superiore, queste regioni non avevano né arti , né
letteratura: nelP ottavo secolo, quando le furon conquistate
da^ califfi , esse non avevano maggiormente progredito né
in questa né in quelle : nel decimo secolo , quando queste
contrade avevan già dato nascimento alla dinastia dei re Sei-
dgiukidi, non vi vediamo che de* pastori, i quali abbraccian
V islamismo che i califfi avevan solidamente stabilito. Le ir-
ruzioni di Gengiskh^n , al tredicesimo secolo , non ci pre-
sentano qui che un^ òrda di barbari ; e niun progresso vi
scorgiamo verso la civiltà nel seguente secolo, sotto Ti-
mur il devastatore •
Tutte le citate invasioni furono intraprese da uomini
rozzi; e non é che all'epoca della morte di Timur,cbe
e' é dato vedere una letteratura nelP Asta Centrale . I la-
vori astronomici d'Ulugh Beg hanno illustrato Samarcanda,
e questo principe pub aver attinto dalla Battriana la sua
scienza; poiché ne' primi tempi gli Arabi non erano astro-
nomi senza merito, ed allora si può riferire con più pro-
babilità ciò che concerne questa scienza a quel popolo ,
che sMmpadronì di questa contrada dieci secoli dopo i Ma-
cedoni •
In epoca posteriore a quella della casa di Timur, un'al-
tra tribù, gli Uzbeki , che sbucava dalla medesima regione
VIAGGIO 505
che produsse Attila e Geiigiskhan, similmente inoDdò la
Battriana ; ma questi non erau meno barbari di coloro che
mine anni innauzi lì avevano preceduti. E certo, che la let*
teratara ricevè in quel paese grande incoraggimento nel
secolo di Timur; e regnando Baber, ella ci offerse una
costellazione di poeti di merito distinto , e questo principe
stesso, colle sue citazioni e co* suoi versi, ci fe^ conoscere
lo spirito del suo tempo. Pare che i suoi naturali talenti
si perpetuassero fino ad un' epoca recente , poiché ancora
il popolo mostra deir inclinazione per la poesia: ma temo
che ornai ella non sia per dare un eterno addio alla Tran-
soxiana .
11 regno di Mir Haider o Said ( il puro ) , ultimo re , ha
introdotto ungerà di bigotteria ed* entusiasmo religioso.
Egli prese 11 nome d'emir al mumenin (comandante dei
fedeli) , e compiè le funzioni d* un prete piuttostochè quel-
le d'un re: leggeva le preghiere alla tumulazione de'morti,
disputava nelle moschee, dirigeva il servizio divino ed in-
segnava ne' collegi ; smontava da cavallo nella strada per
render il saluto ad un Seid o Khuadgia, ed impiegava tutti
isuoi momenti d'ozio in religiose contemplazioni. — 11
suo vicino, il khan di Kho-khand, comportavasi nel-
ristesso modo , e si arrogava dal canto suo il titolo d'etnir
al muilemin ( comandante dei musulmani ) : ed ambedue
daccordo introdussero un nuovo ordine di cose nel Tur-
khestan. Da quel tempo, i mollahi de' collegi hanno sde-
gnato ogni altra scienza dalla teologia in fuori , e rinun-
ziato ad ogni altro studio tranne quello del Corano e dei
suoi comenti.
Si pub dir che la Bukhara ed il Khokhand compreo-
dan tatto il.Turkestan, poiché dessi sono i due più potenti
stati di questa contrada . Non si può non sentir rincresci-
501 BURNBS
mento a vedere , che i 366 collegi di Bukbara sono attoal-
mente immersi io un complicatissimo guaizaboglio dMnu-
tilissime polemiche e discussioni, spettanti argomenti e
sofismi religiosi.
Una quindicina di giorni dopo il nostro arrivo in Buk-
bara , il visir verso mezzo giorno ci mandò a chiamare/e
c^intrattenne fino alla sera ; egli avea del tempo da perdere,
e prese le sue misure per impiegarlo . Era in compagnia di
un gran numero d^Uzbeki, e le materie sulle quali ave»
va pensato dMnterrogarci non erano in niun modo ter-
restri : voleva sapere se credevamo in un Dio , e cono-
scer ìe nostre idee generali di religione • — lo gli dissi, che
secondo la nostra credenza non v'era che un solo Iddio,
che era per tutto ed aveva inviato de^ preseti sulla ter-
ra; che vi sarebbe un giorno di giudizio, che v'era un
paradiso e un inferno . — Allora egli passò a punti piìi de-
licati, come per esempio sul figlio di Dio , e sul carattere
profetico di Maometto ; ma quantunque egli non potesse
approvar V opinione de^ cristiani sopra nessuna di queste
materie , pur non si oBese della mia risposta , perchè sul
loro profeta io non mi espressi che con rispetto • —
• Adorate voi degl'idoli ? ■ continuò egli a dire : e quando
gli risposi in tuono positivo che noi non ne adoravamo , ri-
mase fortemente sorpreso; volse lo sguardo ad alcuni de-
gli uditori , e un di loro esclamò , che noi nascondevamo
la verità , poiché facil cosa era il discoprire che portava -
mo sospesi al collo e idoli e croci • A queste parole io seno-
prii il mio petto, e convinsi tuttM musulmani del loro
errore; e il visir sorridendo disse: — • non son cattivi,
non son cattivi ! • —
I domestici preparavano il tè della sera, ed il visir prese
una tazza dicendo : ■ Bisogna che beviate con noi , poiché
VIAGGIO 305
• voi assai meglio che i Russia siete il popolo del libro, e
• sembrate aver uoziooi bastaotemente esatte della veri-
• là. • A tale distioziooe rispondemmo col saluto, e suc-
cessivamente avemmo Poaor del tè in tutte le nostre visite
dal ministro • E siccome avevamo intavolato il discorso in-
tomo alle nostre professioni di fede, egli si decise esaurir-
lo, per cui ci domandò se consideravamo gli Armeni come
i Parangonio \ santi del cristianesimo ; ma io lo assicurai
cbe non riconoscevamo in modo alcuno una tal supremazia
presso questa setta primitiva. — Poi , manifestò il suo stu-
pore nel saper che noi facevamo società cogli Ebrei, essen-
do eglino, diceva, gente perversa. L'ostinata resistenza
che gr Israeliti opposero in Arabia a Maometto sembra
averli fatti cadere per sempre in disgrazia nello spirito
de^ suoi settatori .
Il ministro s^ informò quindi del modo con cui noi tratta-
vamo i brahministi e i musulmani delP India. Io gli risposi
che noi rispettavamo i sentimenti religiosi degli uni e de-
gli altri, che avevamo egualmente rispetto per le pagode
e per le moschee e che ci astenevamo dall' uccidere i
pavoni, le vacche e le scimic, perchè ciò era (^rato a'pri-
mi. — » E egli vero, interruppe il kusce beghi , che quelle
• genti adoran queste bestie? — Non le adorano, ma le
• rispettano, io gli risposi : — Aslagh ferrolah (Dio abbia
» pietà di noi ! ) — • : queste furon le parole che usclrongli
di bocca .
11 malizioso personaggio mi domandò allora se noi man-
giavamo del porco ; era assolutamente necessario di dar su
questo punto una risposta motivata: • Si, gli risposi, ma
» son principalmente le povere genti che ne fanno uso. —
• Che sapore ha? • replicò egli. — Io mi accorsi della
sua finezza, e risposi: • ho inteso dir che sia simile a quel-
VIII. 39
o06
BUHNES
• lo del bove. » — Egli voleva sapere, se dopo il mio ar-
rivo a Bukhara avessi mai provato a mangiar la carne
di cavallo^ conveiiDi d* averla gustata e d^ averla trovata
buona e saporita •
Ci domandò poi , se avevamo visitato il famoso sepolcro
di Bahuadino presso Bukhara ; ed appena ebbi espresso il
desiderio di vederlo , incaricò sobito persona che ivi ci
accompagnasse, e cMnvitò a camminar ivi piano piano.
Fu poi il kusce beghi desideroso di sapere cosa porte-
remmo a^ nostri parenti in Europa dopo sì lunga assenza ,
la qual domanda annunziava il suo buon cuore * Io ripresi ,
che il viaggio durava troppo lungamente per caricarsi di
oggetti , che trarsi dietro un grosso bagaglio era troppo in-
comoda cosa, e d'altronde soggiunsi , i soldati non son mai
ricchi.
A queste parole il vecchio bruscamente s'alzò dal suo
tappeto e dom^Tudò un fucile; me lo mise in mano e mi
pregò di far r esercizio di squadrone , ed io volli compia*
cerio. Egli osservò che il nostro sistema differiva da quello
de- Russi, del quale conosceva qualche cosa, e cominciò
nell'atto stesso a marciar, facendo molte smorfie, per
r appartamento. Siccome noi stavam ritti osservando que-
sta scena , il kusce' beghi che era d' alta statura e di larghe
spalle, gettò su di noi uno sguardo esclamando: • Voi
• altri Firioghi siete tutti piccoli; non potreste battervi
» contro un TJzbeko; vi movete come bastoni! • No seugì
quindi una conversazione sui vantaggi della disciplina:
ina si denno scusar queste genti se non ci credono, poiché
non hanno avuto ancora occasioni per giudicarci .
Il visir ci fece sapere, che una carovana preparavasi
a partire pel mar Caspio e perla Russia, e ch^egli pren-
derebbe delle misure per tutelar la nostra sicurezza se in-
VIAGGIO air
trapreodessimo un tal viaggio. Quesf offerta, siccome la
beoevolenia e la tolleranza di questo personaggio , per
Uzbeko constderevolissioia , fu a noi di soddisfazione com-
pleta. Mostrò desiderio il visir di conoscer lo stato delle
nostre finanze, e la somma totale delle nostre spese giorna*
Mere; la quale per poco considerevole che fosse, era per-
tanto inutile indicargliela intera • Noi avevamo de' fondi
in abbondanza ; ma i nostri agenti , che erano Indiani, tre-
mavano pel timore che si potesse scoprire chVglino ci
somministravano del denaro .
Noi non uscimmo dalla casa del ministro che verso Tim*
brunir della sera: egli pregò il Gerard di visitare uno dei
suoi figli , la cui malattia aveva resistito alla scienza di
tutti i medici ; era rachitico ed in uno stato di non lieve
pericolo: il Gerard avendo dopo la visita fatto presentir
la morte probabile di questo fanciullo, il visir ascoltò ciò
senza emozione, e dicendo aver egli tredici figli ed altret-
tante figlie.
Noi non tardammo di profittare delP occasione offertaci
per visitar il sepolcro di Bbauadio, che non dista che di
poche mts^lia da Bukhara, sulla via di Samarcanda.
*Avrei desiderato proseguir la mia gita fino a questa ce-
lebre città , ma non estimava prudente cosa chiederne il
permesso, per motivo della nostra situazione alquanto prò-
blematica •
Samarcanda non è che a 120 miglia da Bukhara; e
mentre eravamo aKarscey, non rimaneada noi lontana
che doe sole gite. Fu d* uopo dunque contentarci di ciò
che ci fu raccontato intorno a quest' antica città , la cui
esistenza si può rintracciare fino aUempi d^ Alessandro
Magno.
TM1H B D ft N B 8
Essa fu la capitale degli slati di Tinnir , e i principi
della saa casa ?i passavano le invernali stagioni. • Io
• tatto il mondo abitabile, dice Baber, poche città sono
• così amenamente situate come Samarcanda. » — Ella è
molto decaduta dalla sua grandezza, oggi più non essendo
che una città di provincia , con otto od al più dieci mila
abitanti : campi e giardini occupano i siti delle sue strade
e delle sue moschee; ma il popolo non ha cessato di te-
nerla in grande venerazione . Qualunque re di Bukharia ,
non è considerato come legittimo sovrano fino a che non
r abbia sottoposta alla sua autorità. Il possesso di Samar-
canda diviene il prim'obbietlo del quale un monarca si
occupi salendo sul trono.
Sussistono ancora alcuni de^ suoi edifici per proclamar
r antica sua gloria. Tre dei suoi collegi sono ben fabbri-
cati, e quello che formava Tosservatorìo del celebre Ulugh
Beg , è bellissimo : vi sod degli ornamenti in bronzo , ed
i mattoni che lo compongono son verniciati o dipinti. Nulla
potei sapere sul famoso obelisco che questo principe co-
strusse, eccettuatene alcune informi tradizioni , secondo
le quali ì mattoni erano messi Tun dopo T altro a misura
che Fora sonava. Un altro collegio, quello di Gheredar
è d^una bella architettura . La tomba di Timur e della sua
famiglia è sempre in piedi; i resti di quelP imperatore ri-
posano sotto un^alta cupola, le cui pareti sono adorne
d^ agate incrostate .
La situazione di Samarcanda con ragione è dagli Asiatici
vantata, essendo questa città prossima a basse collinette,
in una contrada d'altronde tutta piana ed uguale. Sì rac*
conta , che la carta fu per la prima volta fabbricata a
Samarcanda; ma, quale immenso cambiamento, ora è
la Russia che le fornisce tale oggetto !
VIAGGIO 009
L^ ioibizione d* andare a cavallo doq si estende ai di là
del recinto di Bokbara , e i nostri domestici ebbero la
soddisfazione di montare sui nostri cavallini 6no alla por-
ta della tomba, mentre noi camminavamo a piedi accanto
a loro: ma poco tardammo ad aggiugnere al sepolcro di
Bhauadin Nakchbend , uno de più ^ran santi dell' Asia mu-
sulmana, il quale fioriva al tempo di Timur. Due pelle-
grinaggi al suo sepolcro equivalgono, dicesi, a quello
della Mecca. Vi si tiene una fiera ogni settimana, e i Bu-
kbari ci vanno galoppando sopra i loro asinelli , per far le
iorodevozioni.il regnante sovrano, prima di pervenire
al trono, fece a questo santo il voto solenne di visitar la
sua tomba tutte le settimane, se gli accordava il suo
aiuto, ed altrettante volte vi si recberebbe annualmente
a piedi dalla città. Credo che il monarca mantenga la prò*
messa, poiché incontrammo il suo baga$(lio che partiva pel
luogo ove egli doveva pregare e riposarsi la notte • Non
vedesi intorno a questa tomba ninna cosa che meriti di
esser descritta ; il tutto si riduce ad una specie d^ elevata
piattaforma , presso la quale è una moschea ed un gran
collegio . Ciascun pellegrino fa il giro del sepolcro e bacia
le inscrizioni che segnan Tetà del santo e F epoca delia
morte di lui .
Questo monumento è riccamente dotato; i discendenti
di Bhauadino ne sono i custodi . Noi entrammo nel sacro
recinto senz' altra cerimonia che quella di lasciar al di
fuori le nostre pantofole. Fummo condotti presso il san-
t'uomo che si prende cura delPedifizio, il quale ci die-
de del tè fatto con cannella , e voleva fare scannare un
montone per festeggiarci : egli aveva tante malattie reali
0 imagìnarie , che dopo un consulto di due ore fummo
lieti d^ uscir dai suoi domini! . Parlò minutamente sul no-
310 BURNBS
me del santo , e ci disse che aveva viaggiato per IModia e
per r Europa: e noi con asiatica gentilezza rendemmo te-
stimonianza della grande di lui riputazione; infatti Bhaua
dino è realmente celebre in tutto il mondo musulmano, e
i pellegrini Bukhari son conosciuti alla Mecca sotto il no*
me di Nakshbendi . — lo notai che questa tomba ^ nel
modo stesso che la maggior parte degli ediflzi delP istessa
natura che ne' miei viaggi ho osservati , era decorata delle
corna de* montoni sul luogo sacrificati: dicesi ch'esse
sieno P emblema della potenza; ed è forse da quest'uso
che deriva il titolo di dhulearnein^ o a due corna , dato
ad Alessandro Magno, sebben noi sappiamo ch'egli que-
sto ornamento impiegava come figlio di Giove Ammone.
A circa venticinque miglia al nord - ovest di Bukbara ,
sul confine del deserto , trovansi le rovine di Khodgiao*
ban, antica città, che la tradizione dice fondata dal ca-
lifib Omar: ma raramente le storie dei musulmani risal-
gono oltre il secolo del loro profeta; cosicché la loro as-
serzione non proverebbe niente • È facile procurarsi delle
medaglie io questo cantone, ed io ho la fortuna di possedè*
re molti bei campioni che sicuramente appartengono al
tempo de' monarchi della Battriana • Queste medaglie son
d'argento, e della {grandezza d'un mezzo scudo: offron
da una parte una testa , ed una figura seduta sul rove-
scio: l'esecuzione della prima è perfetta; l'espressio-
ne de' lineamenti e lo spirito dei complesso, fano' onore al-
l'epoca greca, a cui può dirsi che questi pezzi apparten-
gano. Dal medesimo luogo portammo molte anticaglie rap-
presentanti figure d'uomini e d'animali, scolpite sopra
corniole ed altre pietre dure : in alcune di queste sono
caratteri che difTeriscono da tutti quelli che io aveva fi-
n' allora veduti e che rassomigliano allo scritto indiano.
VIAGGIO 511
Nelle mie ricerche di queste curiosità, intesi parlar di
petriOcaziooi ìd forma d'uccelli della grandezza presso a
poco d' una rondine, le quali erano state trovate nelle mon-
tanine del Badaksciao . Io non potei osservar questi pezzi ,
perchè il proprietario era assente da Bukhara: ma sono
tanto piii disposto a credere air esistenza di tali oggetti ,
in quanto che ho veduto unMnfinità di pietre , della forma
di piccole tartarughe , ch^ erano state portate dalle giogaie
superiori delP Himalaya .
Non potei frattanto accordar la medesima confidenza ai
racconti che mi furon fatti d^ una città incantata e petri-
flcata^ la quale, secondo i Bukbari^ è situata presso
Fangolo sud - ovest del mar d'Arai, tra Orghendgi eOrem-
borgo : ella chiamasi Barsa • Ghilmts , ciocché in turco
significa: andare e non ritornar mai , poiché tale è, di-
cesi, la sorte de' curiosi .
In un paese, che, come la Transoxiana, ha sommini-
strato agli scrittori orientali un si gran numero di meta-
fore pel paradiso, v^è da aspettarsi de' racconti degni
delle mille una notte. IBukhari credon fermamente alla
magia , ma cousideraoo V India come la sede di questa
scienza: ni uno pertanto dubita della di lei esistenza, e,
a sentirli, quest'arte è giornalmente praticata a Surate,
ove tutte le donne son maghe; mentre nel Bengala soo ma-
ghi gli uomini • Eppure io ho passato due anni della mia
Tìta a Surate, e furon due anni di felicità: io vi conosceva
un gran numero dMndigeni; feci numerose ricerche re-
lativamente a' loro costumi ed alle loro popolari opinioni ;
ma fu a Bukhara che per la prima volta seppi che le donne
di Surate erano streghe ; posso però afiermare , che se
elleno fanno uso di sortilegi, questi unicamente consistono
nelle lor naturali attrattive. Del resto io penso , che la di-
I
I
51t2 BDRNBS
Stanza sia quella che dà luogo alla massima parte delie fa-
vole che corrono il mondo: AbulFazil assicurava, trecento
anni fa, che nell'India v^eran uomini che potevao man-
giare il fegato a qualcheduno; e quest'opinione ha poi cir*
colato, ed è stata riputata vera in tuttM paesi dell' Asia .
Circostanze di particolare natura mi posero in relazione
con una famiglia Uzbeka di molta considerazione in Buk-
bara : io andava a farle visita il venerdì . Questa fami^^lia,
originaria dell' Dascht Kaptsciak, si era stabilita in Buk-
haria da circa 150 anni: uno de^di lei membri era stato due
volte ambasciatore a Costantinopoli , ciò che faceva dare
a tutti i suoi parenti il titolo di bi. Ora questa famiglia fa
il commercio della Russia, ove sofferse considerevoli per*
dite neir incendio di Mosca • Non credo che mai siasi ima-
ginato che questa catastrofe con tutt' i suoi orrori causar
potesse delle calamità nel centro del Turkestan !
Io fui ricevuto da questi Uzbeki alla moda del loro
paese , e obbligato a tracannare una quantità di tazze di
tè in un giorno caldissimo * Gli Uzbeki hanno un singoiar
modo di trattare colle persone che si riuniscono presso di
loro, poiché tocca al padrondi casa a far da domestico; egli
è quello che presenta tutti i piatti , senza toccar mai nulla
finché tutti non abbian terminato. Son uomini pieni di
benevolenza; e se la bacchettoneria è '1 difetto loro domi-
nante, n^é colpa Teducazione: non ho mai veduto essersi
manifestata con invettive contro gli altrui sentimenti, ma la
si può discoprire in ciascun' azione della lor vita, e in tutto
il contenuto della loro conversazione. Venimmo a parlar
della scoperta recentemente fatta da'^Russi di alcune vene
d' oro fra 'I loro paese e la Bukharia: uno degP interlocu-
tori esclamò dicendo, che le vie d' Iddio sono impenetra*
bili, avendo celati questi tesori avveri credenti e lasciatili
VIAGGIO 313
trovare quasi alla superficie della terra ai caffiri od in-
fedeli . Io sorrisi a queste parole , che fnroa pronunziate
in modo da non ofiendere , poiché tale è il modo eoo cui
i Bukhari si esprimono intorno agli Europei .
Allorché lasciava quella conversazione per ritornare a
casa mia, io era sorpreso in veder con quanta solennità
si osserva II venerdì nelle vie^ questa rigidità d'osservan-
za molto si avvicina a quella della domenica in Europa ,
ed é forse ancor più rigorosa , poiché il venerabii prelato
che é alla testa della diocesi di Londra , ebbe molto a bia-
simare su questo punto tutto il suo gregge della metropoli.
Non si può aprire in Bukhara nessuna bottega fin dopo la
preghiera della sera, e vedonsi gli abitanti, adorni delle
loro vesti piii belle , in gran folla incalzarsi per andare
alla moschea . Hanno i musulmani una certa gravila , e
nelle loro vesti é una qualche cosa, che allorché in gran
numero riuniti sMncamminano verso il tempio di Dio dà
loro un carattere imponente.
Era già trascorso un mese dacché eravamo a Bukhara;
per cui ne parve ormai tempo d'occuparci del prosegui*
mento del nostro viaggio: ma la via che doveamo seguire,
per Io stato di turbolenza del paese, divenne un soggetto.di
seria considerazione . L' oggetto che avevamo in mira, era
quello di aggiugnere alle rive del mar Caspio, e desidera-
vamo d' arrivarvi più a borea che fosse possibile; frattanto
insorge van diflBcoltà da ogni lato. Eran setfannì, che
nessuna carovana non era andata da Khiva al mar Caspio ,
a cagion de' sanguinosi conflitti tra i Ehi vani ed i Khir-
ghizi delle steppe • Una carovana di Bukhara trovavasi a
Khiva , ed una d* Astrakhan era a Manghislak sul mar Ca-
spio ; ma nessuna delle due poteva progredire , finché un
qualche aggiustamento non fosse concluso , il che si pò-
vili. 40
314
BUENES
teva piuttosto desiderare che sperare . — Si vedrà in se-
guito clie mal non giudicammo a non seguir quella caro-
vana.
La strada di Astrabad in Persia , attraverso ai territo-
rio di Kbiva y e' era parimente chiusa , poiché il Khan
di quest'ultimo paese si era messo in movimento per opporsi
a' Persiani, e stando attendato al sud delia sua capitale , or-
dinava che frattanto tutte le carovane fossero ivi condotte
Le vie per Morva e per Mesced erano aperte e più si-
cure ; ci sembrò cosa più prudente seguir la seconda, per-
chè così avremmo occasione di vedere una parte del torri*
torio di KM va, potremmo fame il tragitto fino alle fron-
tiere di Persia , e pervenir finalmente sulle coste del Ga*
spio pel deserto de' Turcomani • Tntt' i nostri amici In*
diani , Armeni , ed Afghani , ci dissuasero dall' andar a
trovare il Khan di Khiva , che ci fu dipinto come ostile
agli Europei; ma siccome noi eravam determinati a voler
incontrar ogni rischio, e spingere' innanzi per quella via
che a lui ci condur rabide , andai presso il ministro no-
stro protettore , e lo informai delle nostre intenaioni . Egli
ci consigliò ad unirci a una carovana di dugento cammelli ,
che era sul punto di partir per la Bussia , e che dirìgevasi
su Troitsk città di quell' impero ; ma ciò poco conveniva
ne' nostri piani ; la detta via era pur quella che seguito
aveva l' ambasciata russa , e d' altronde a noi non impor-
tava d' entrar nella Russia asiatica , ma bensì di pervenire
al mar Caspio. Il visir ci disse, che prenderebbe infor-
mazioni sulla partenza della carovana , e se ci fossemo de-
cisi di prender quella via che ci condurrebbe alla frontiera
della Persia , egli ci presterebbe il suo appoggio per quan-
to almen fosse in suo potere . — La carovana non aspetta-
va che i suoi ordini per mettersi in cammino .
VIAGGIO M5
U 21 taglio facemmo la nostra Tidta d* addio al visir
di BttÌLhara , ed in queir udienza di congedo 11 carattere
di quest' uomo sì buono , mostrossi sotto un aspetto ancor
pia favorevole che in tutte le altre precedenti conferen-
ze, nelle quali era stato pur tanto benevolo. Il kusce
begbi avea sessanta anni , e sebben la sua barba fosse per
r età incanutita , i suoi occhi brinavano ancora di molta
vivacità: V intelligenza ed anche 1* astuzia trasparivano
nella di lui flsonomia, e quelle due qualità erano ap-
punto il tratto più distinto del suo carattere . Gi dfaresse
molte interrogazioni suUa nostra lingua , e mi fece scri-
vere in caratteri persiani tutti i nomi dei nostri numeri ,
da uno fino a mille , comeppure i rocaboU più ordinari per
designar le cose alla vita più indispensabili . Egli consacrò
quasi un'ora per questa lezione, e gli rincresceva di non aver
ayuto occasione abbastanza favorevole per imparar IMngle*
se. Quindi mi fece scrivere il mio nome in questa lingua,
lo presentò al Gerard e T invitò a leggerlo. Dopo ciò, ri*
tornando alla medicina, considerò con molto piacere uno
strumento per levare i denti , e del quale ^i si spiegò il
meccanismo . Egli lo fissò sul legno della porta e ne stac-
cò alcuni pezzi . Gi pregò poi di ritornare a Bukhara come
ambasciatori pel commercio , onde stabilire col suo paese
relazioni di negozio e di amicizia.
In questo fece chiamare il caflla bascl della carovana, e
il capo de* Torcomani , che doveva accompagnarla per
salvaguardia contro le aggressioni della sua tribù : scrisse
i loro nomi, e quelli delle loro famiglie e delle loro abi-
tazioni: e poi fissandoli in volto disse loro : • Io vi certi fido
• questi Europei; se eglino correranno qualche pericolo,
» le vostre famiglie sono in mio potere, io le farò sparire
• dalla superficie della terra . Non fate ritomo in Bukhara
516 BURNBS
» se oon con ona lettera che attesti, sotto il loro si-
• gillo , che voi lì avete ben serviti . » Quindi volgendosi
a noi, continuò in questi termini: • Voi non mostrerete il
• firmano del re che io ora vi trasmetto , se non quando
• U crederete necessario. Viaggiate con modestia, non
» cercate di far conoscenze , giacché dovete traversare un
• paese pericoloso . Quando sarete al termine del vostro
» viaggio pregate per me, perchè io son vecchio e vi
• voglio bene . • — In questo frattempo fece dono a eia*
scun di n(H d^un vestito, che non era certamente d'^un gran
valore , ma che ne acquistava uno ben considerevole per
queste parole: • Non partite colle mani vuote ; prendete
» questo e nascondetelo . » Io feci al ministro i piìi sinceri
ringraziamenti , tanto in nome mio che del mio compagno .
Il kusce beghi si rizzò in piedi , «d alzando le mani recitò
il fatiha^ e noi partimmo.
Non ero ancor arrivato alla mia dimora, che nuovamen-
te mi mandò a cercare *, tornato da lui , lo trovai seduto
con una mezza dozzina denomini ben vestiti, i quali era
evidente cheavevan parlato di noi: — • Sikander (cosi
» mi chiamavano), io ti ho fatto ritornare, mi disse il ku-
• sce beghi , per domandarti se alcuno v'abbia mai m o-
» lestato in questa città o v'abbia estorto del denaro in mio
• nome, e se, lasciandoci, partite contenti. » — Io risposi
» che noi eravamo stati trattati con onorevolissima ospi-
talità, che il nostro bagaglio non era stato neppur aperto,
cbe i nostri effetti non erano stati assoggettati ad alcun
dazio , e che per tutta la mia vita mi sovverrei col senti»
mento della più profonda riconoscenza di tutte le bontà
delle quali nella santa città di Bukhara eravamo stati ri-
colmi.
j
VIAGGIO 517
Queste parole terminarono tutt'i nostri rapporti col
ministro; però nulla mi resta più da aggiugnere. Io mi
separai da qtiest^uomo rispettabilissimo col cuore viva-
mente commosso , e facendo i più sinceri voti , che ancora
rinnofo, per la prosperità della Bukharia.
Esaminai allora il firmano rimessomi dal visir : il suo
laconismo il rendeva più prezioso ; egli supponeva che noi
fossimo stati presentati al re , e frattanto noi non aveva-
mo avuto la fortuna di goder di quest^ onore : era scritto
io persiano e può esser cosi tradotto :
» Per volontà di Dio, due uomini Firinghi partono in
» questi tempi alla volta della patria loro. È dunque con-
» veniente , che i custodi delle chiatte , ed i governatori
• delle città e dei territori del regno , non oppongano al-
» cun impedimento onde ritornino nella loro patria , dopo
» aver veduto il re e col di lui permesso. • — Munito del
» sigillo di Nessir UUah, emiro di Bukhara.
La sera i nostri cammelli furoo caricati ed eran pronti
a metters* in via. L^ ultima persona, che nella casa nostra
vedemmo, fu il nostr^ ospite , che accorse in mezzo air im-
piglio de' nostri preparativi per dirci addio . Egli mi recò
in dono un bel berretto egregiamente lavorato; non repu-
tai necessario dirgli , che fra pochi mesi un total cambia-
mento di vestiario renderebbe inutile il di lui regalo : gli
diedi io ricambio un paio di forbici , e ci separammo col-
le più grandi dimostrazioni d'amicizia. 1 cammelli parti-
rono innanzi, e noi traversammo per T ultima volta le vie
di Bukhara, accompagnati da un Uzbeko di nostra cono-
scenza . Non era facile distinguerci dagli altri abitanti, es-
sendo noi vestiti precisamente alla lor foggia ed avendo di-
sposto il nostro viso conforme a' loro sentimenti. Io cammi-
nava sempre con grave passo, e mostrava in ogni evento
318 BURNBS
taDto minor cariositi, quaoto il grado arqoale io era per-
venuto di comandare alla mia fiaonomia il permetteva •
Noi dunque non provocavamo una grande atteniione;
sebbene di tanto in tanto unebreo^ il cui vestiario poco era
dal nostro dissimile , ci domandava quanto tempo era che
eravamo arrivati. — Non potrei dire d^aver provato grande
rincrescimento nell^ abbandonare questa città, poichò an-
davamo ad esentarci da sospetti , ed a riacquistar la facoltà
di cavalcare e di scrivere • Nulladimeno noi avevamo fatto
uso della penna in tempo di notte ed a tentoni^ e pertanto
non senza timore .
Raggìugnemmo la carovana distante un mezio miglio al
di là delle porte di Bukhara , e la prima notte si passò al
bivacco in un campo.
>»»■
SOMMARIO
DEL CAPITOLO UNDEGIMO
IL YLkfiGIO DILLA CAROVANA fe IICTBRROTTO — A88UI-
BLBA DB' MBRCAIITI. ~ IL PABSB TRA BUKHARA B L'O-
XDS — C0LLB6AMBIIT0 CO* TDRGOM ANI — I TURCOM ANI
BR8ARI, B LA SCHIAVITÙ NBL TURKESTAN— ROVINB DI
BATKAND— MARCIE D'ALESSANDRO MAGNO— RISPOSTA
DEL KHAN DI KHIVA — USANZA DEGLI UZBBKI — PRE-
PARATIVI DI PARTENZA— LETTERE DALL'INDIA .
FORZATO SOGGIORIVO DI BVKHARIA
I opo tre Don lunghe gite arrivam-
, mo a Hirabad , ptcciol villaggio
[ <l>uaa veutina di case, situato oel
Hjxwiiu (erritorlo dì Karakul, a 40 mi-
glia da Bukhara; questa era la patria del nostro cafi
labasci. — Qual contrarietà non fu mai quella che qui
provammo , io veder che U totalità de' nostri mercaO'
li non voleva piìi proseguire il viaggio, perchè allar-
mati dal modo di procedere del kbao di Khiva! Qi
sto potentato, visitando le balle d''una carovana venu'
la di Persia , scopri de' pieghi cnotenenti della terra del
la santa Kerbela, i quali erano stati messi al solito co.
me un talismano tra le mercanzie, per assicurar loro un
felice tragitto: ma questa precauzione, opposta alle idee
5% BCRNES
de^musulmaoi ortodossi, produsse uo effetto oonìDameD-
le coQlrario; che la maggior parte delle merci fu rubata.' Or
siccome molti mercanti della nostra carovana eran Persia-
ni, o almeno Sciiti, risolverono di non avventurarsi a corre-
re rischi, e di aspettare piuttosto o la ritirata delF «esercito
Khivaoo, od un salvacondotto munito del sigillo del Khan,
che assicurasse la protezione de^ loro effetti . Quest^ ulti-
mo partito sembrava esser quello che offerisse il mezzo
più probabile per porre un termine alla nostra ansietà , e
fu discusso in una riunione generale .
TuttM mercanti si adunarono in consiglio nella barac-
ca ove noi dimoravamo, per motivo che il visir aveva
avuto la bontà di far loro menzione di noi. Era invero
cosa piacevole il veder tutti que' stivalati Asiatici delibe.
rar sopra questUmpor tante soggetto colla frusta in mano.
Dopo alcune sollecitazioni ed alcuni rifiuti , uno di questi
uomini fu eletto per scrivere una lettera al generale del
khan diKhiva; e subito assisosi nel mezzo del cerchio,
temprò la sua penna , promise di tracciar ben grossi e
ben leggibili caratteri , e chiese che una sola persona della
compagnia si assumesse V incarico di dettare . Trascorse
una mezz^ora prima che si fosse potuto determinare qual
esser dovesse lo stile deir inchiesta , pel quale io pure fui
consultato. Io però risposi esser su questo punto d' un^ as-
soluta ij^noranza, poiché nella nostra lingua noi ci di-
rigevamo agli uomini che esercitano la più eminente au-
torità dando loro un titolo brevissimo , e chiamandoli
col loro nome. Si conchiuse finalmente determinando, che
quest'atto sarebbesi disteso in forma di memoriale, e do-
po non poche contestazioni ne venne in luce quel che
segue:
W A fi G I O :^
' < Doscemmo molte particolarità
liuit eoo prender deirioteresM-
"':^etti, di molli Ira quelli coi
Lchtfvoli rebziooi. 1 Domi delle
rami sembrato che dod mai
ì ulTrivauii alWj of^iurtuaiUà
Onaxxar , cbe nelli! accennate
•te»in> dr cerìmnniit , era t-uli
'autore: costui accompagiKiva
ti ractfodo cl«' consigli a'»uoi
<^iimosaccbet![iiati; ma non
aver egli precÌ!ie idet- iM
il appropriato Ire lif!lià di
■da della mercede dovuta
uà turcomaou Nooo-
iipagDO piacevole e v
ra e «ij^uroso, uelIVIà
tpelto, TVM ancor più
•la comiociava a rcn-
1 t[iu*ioeua ali u»
mui 0 «correrìe per
iPKiziilbasci, vale
:) aul ino capo,
lBiMlii<re.
alla orcupaiioiii
324 BURNB0
cielo e battendosi la barba proaunziò la formola di be-
nedizione. Gli affari delle nazioni non posson esser trattati
in un congresso con gravità maggiore di qaello che in una
riunione di mercanti questo noi fosse : eran tutti di serio
aspetto; si facevan supposizioni , si dicevano parole a mez-
za voce^ e si disputava sul P espressioni : v^ era scissura di
parere sul soggetto in questione; uno raccomandava un
tenore misurato, P altro il voleva supplichevole; e un terzo
voleva una circostanziata narrazione di tutto V affare: un
mollah , uomo intelligente e già provetto in età , mostrò
pili discernimento di tutti gli altri ; e V assemblea final-
mente ebbe il buon senso d'accettar la maggior parte dei
suoi consigli. Ma chi crederebbe , che dopo questa scena
comica e seria , quelle genti, che tutte possedevano una
certa fortuna , si ricusassero di ricompensare il Turco-
mano che doveva portar la lettera 7 Eppure fu così : egli-
no preferiron d^aspettare un mese, piuttosto che diminuire
i loro profitti; e finalmente toccò a me a pagar la spesa.
Mi parve strano non poco, che eglino abbandonassero
tutto questo affare alla sollecitudine dei Turcomani , uo-
mini che eglino stessi come barbari ed assassini unanime-
mente consideravano. Frattanto, subitochè il messaggio
fu spedito, i principali mercanti della carovana se ne ri-
tornarono a Bukhara: e noi fummo abbandonati in un
oscuro villaggio del Turckestan, incerti se vi dovremmo
rimanere, o se ci restituiremmo nella capitale: finalmente
ci attenemmo al primo partito , e ci rassegnammo alla no-
stra poco piacevole situazione .
Venendo da Bukhara , avemmo diverse occasioni d*au-
mentar le nostre cognizioni sul paese. A quattro o cin-
que miglia dalla città, entrammo in una regione che
offriva gli estremi della fecondità ad un tempo e della ste-
J
VIAGGIO SS5
Filila . A destra , la terra era irrigata da piccoli canaletti
derivati dal Kohik: a sinistra , la polvere e la sabbia era-
no spinte dal vento in una campagna arida e solitaria .
Dopo d^ aver camminato per una ventina di miglia nella
direzione delf ovest - sud - ovest , ci trovammo sulle rive
del Kohik, che i poeti ban chiamato Zarafscian (spargente
oro ) ; ma tal nome devesi attribuire agP incomparabili
benefizi alle sue sponde concessi , piuttostochè al pre-
zioso metallo che le arene di quelle possano contenere . La
larghezza di questo fiume non oltrepassa i 50 piedi ; ma
non è guadabile . Molto assomiglia ad un canale , giacché
un poco più basso le sue acque son contenute dentro ar-
gini , e con diligenza distribuite pe* vicini campi . La stri-
scia di terra da ambe le parti coltivata , non aveva più
d' un miglio di larghezza , e spesso era anche più stretta^
perchè il deserto avanzavasi molto verso le ripe. Conside-
revole vi appariva il numero deMuoghi abitati, e cia-
scun casaletto era , siccome nel regno di Gabul , circon-
dato da un muro di mattoni disseccati al sole ; ma le case
non erano né tanto stabili , né tanto pulite quanto in quei
paese . Nella stagione del nostro viaggio , cioè nel mese
di luglio, tutti li spazi coltivati eran coperti da prodigiosa
quantità di poponi giganteschi detti di Bukhara, i quali
doveano esser trasportati dalle carovane a questa città .
Il suolo di questa contrada offriva delle differenze ; in
prossimità dei fiume era duro e ghiadoso . Osservai che
tutti i piccoli sassi erano acuti ed angolari ed interamen-
te dissimili da quelli che aveano sofferta V azione del-
V acqua •
La strada che percorrevamo nella direzione deir Oxus,
ci slontanò dal Kohik \ tuttavia , dopo aver traversato una
catena di dune della larghezza di tre miglia, scendemmo
326 BURNBS
nuovamente sulle sue sponde . — Il letto di questo fiume
era completamente secco, poiché T argine di Karakul, che
passando avevamo veduto , opponesi totalmente in questa
stagione air uscita delle sue acque . Riconoscemmo, che
invece di gettarsi neirOxus il Kobik forma piuttosto un
Iago, che gli Uzbeki chiamano DenghtZi parola in turco
significante mare : e noi alzammo le nostre tende presso a
questo nappo d^ acqua. Le parti inferiori del Kohik son
povere d^ acqua, la quale non scorre sul territorio di Ka-
rakul senonchè in certe stagioni .
Noi viveamo a Mirabad in mezzo a^Turcomani, i
quali occupano il paese che è tra V Oxns e Bukhara .
Essi non diGTeriscon dalla gran famiglia alla quale appar-
tengono , se non perchè hanno abitazioni Bsse e son sud-
diti pacifici del re dì Bukharia. Una quarantina dei loro
robats o casali erano in vista di quello nel quale noi di-
moravamo, e passammo circa un mese quivi, conversane
do con quegli uomini senza esser mai né in^^iuriati né mo-
lestati da essi, che altro non ci manifestarono fuorché
sentimenti, desiderii per la nostra prosperità. Non essen-
do noi sotto la protezione di alcuno, quella condotta fa
il più grand^ onore agli abitanti del Turkestan.
Aveamo avuto a Bukhara tutto V agio di osservare i
costumi e gli usi de'cittadini; ora in questo casaletto avem>
mo bella occasione per far delle osservazioni sugli ahi
tanti della campagna . Le nostre relazioni con loro si sta-
bilirono per mezzo d^Ernazzar, il capo Turcomaoo a
cui eravamo stati presentati a Bukhara. Questo capo ed
il cafila basci avevano P abitudine di venir da noi due o
tre volte al giorno, e ci conducevano sempre qualcuno
de' loro amici, che incontravano a^ vicini mercati^ e ci
trattenevamo con essi, prende vam del té a tutte l'ore.
VIAGGIO 527
Con questo mezzo noi conoscemmo molte particolarità
delle tribù turcomaoe; e finii con prender delP interessa-
mento pegli alTari e pel progetti, di molti tra quelli coi
quali io aveva contratto amichevoli relazioni. I nomi delle
tribù e de- luoghi , dei quali erami sembrato che non mai
mi sarei potuto istruire , mi offrivano allora opportunità
d" ogni maniera di studio . Eroazzar , che nelle accennate
occasioni faceva le veci di maestro di cerimonia , era egli
stesso un personaggio ben singolare ; costui accompagnava
la carovana, per dare cammin facendo de' consigli a' suoi
fratelli, e impedire che non fossimo saccheggiati ; ma non
andò guari che scoprimmo non aver egli precise idee del
mio e del tuo^ poiché si era già appropriato tre tiglià di
oro che m^ aveva chiesti come parte della mercede dovuta
al cafila basci, il quale era pure un turcomano. Nono-
stante, Ernazzar fu per noi un compagno piacevole e van-
taggioso. Era un uomod^alta statura e vigoroso, nelPetà
di cinquant^anni circa, di maschio aspetto, reso ancor più
prestante per bellissima barba che Tetà cominciava a ren*
der canuta . Avea adottato nella sua giovinezza gli usi
della sua tribù, di fare cioè delle allaman o scorrerie per
predare nel paese degli Hezaresi e de^Kizzilbasci, vale
a dir de* Persiani; alcune terribili cicatrici sul suo capo,
attestavan delU pericolosa natura di quel mestiere.
Ora però Ernazzar aveva rinunziato alle occupazioni
della guerra , ed alle propensioni della sua razza pella ra-
pina ; ma sebbene egli avesse , siccome i Turcomani rifor*
mati ed inciviliti, trasportata la sua famiglia a Merva, la
sua presenza , i suoi discorsi eran pur sempre quelli d' un
guerriero; egli aveva per molti anni scortato le cara-
vane che andavano in Persia od al mar Caspio , e sotto un
3i8 B D R N B S
tal conduttore noi avemmo frequenti occasioni di osser-
vare il popolo interessante al qaale esso apparteneva .
Il caflla basci era uomo meno sociabile, ed inoltre era
molto affaccendato; ma noi non potevamo non fare il con-
fronto tra Ja sua indifferenza per noi e la benevolenza
del vecchio afghano Haiat: malgrado le ingiunzioni del
visir di Bukhara , il cafila bascì ci lasciò nella nostra ri-
tirata dimora, e parli co' suoi cammelli per andare a fa-
re una provvisione di sale sulle rive delfOxusjnon fuvvi
che r ozioso Ernazzar, che si prendesse qualche cura di
noi .
Uno de' più notabili tra' Ture omani che ci visitasse,
fu Subhan Verdi Ghilitch (la spada data da Dio), uomo
d'età matura , di burbero umore, di viso assai rabicon*
do sebben dichiarasse di non assaggiar mai la bevanda
dal profeta proibita. Egli non parlava che il turco, e
sapendo io ben poco di quella lingua aveva bisogno d' un
interprete; ma dopo alcune visite c'intendemmo Tun
l'altro abbastanza bene, e quindi niuna visitami faeea
tanto piacere quanto quella di Verdi , cbe descriveva con
animato stile com^egli avesse aggredito i Kizzilbasci • •
• Secondo un nostro proverbio , diss^ egli , un Turcoma-
t no a cavallo non conosce né padre né madre . • Una
strofa turca cbe recitò con enfasi, fa compiutamente cono-
scere i sentimenti della sua stirpe .
» I Kizzilbasci han dieci torri ; ma non è in ciascuna
torre che un solo schiavo georgiano !
» Qual' è dunque la potenza de' Kizzilbasci 7 Su! su!
assaltiamoli ! •
Verdi è della tribù de' Salori , la più nobile dei Turco*
mani ; egli era solito dire, che la sua razza aveva fonda-
to r impero degli Osmanli a Costantinopoli ; e nulla v^è
VIAGGIO 3S9
I d^ improbabile in tale affermaiione: d^allrondef le tradi-
zioni eome le erédeoie d^ao popolo neritan lempre d'es-
ser mensiottate.
Qoel Tureomano gongolava di gioia , aUorchè gli feci
minatamente raccontare il alodo con cui rapiva i KixziU
bacsi ; egli era dolente cbe V età saa più non gli permet-
tesse di far guerra a queir infedeli • Gli anni non aveano
elle debolmente calmato i suoi pregindiii ^ poicbè egli
diceva : che se tali azioni eran contrarie alle leggi di Dio e
del Corano , non dubitava però che alcuni digiuni ac»
compagnati da qualche preghiera non fosser sufficienti ad
espiare i suoi peccati. — Verdi era possessore di branchi
di pecore e di cammelli ; e siccome gli anni non permet-
tevangli pio di continuar le sue ruberie, il figlio aveva
occupato il suo posto nel mestiere • Mi diceva , cbe quelle
pecore e que^ cammelli valevan tanti schiavi ; e che aveva
comprato tal cavallo per tre uomini ed un fanciullo , e
tar altro per due ragazze, ec.; perchè questo è il modo
con cui i Turcomani sogliono valutar le cose • Io rideva
a misura cheli masnadiero partitamente dicevam' il prez-
zo de* suoi animali ; e lo pregai a farmi sapere qual sa*
rebbe stato il mio valore, se fossi divenuto schiavo d' un
Tureomano : ma egli rispose esser noi troppo brava gen*
te per diventare schiavi , e non potei sapere quanto ci va-
lutasse. Intanto gli dissi: i Certamente, se cadesse nel
• numero dei tuoi schiavi , tu non vendi un Seid , sa*
• ero discendente del santo profeta, che la pace sia con
• lui • « — « E che ! rispose; il Corano stesso non è egli
t venduto ? E perchè dunque io non dovrei disporre d* un
• infedele Seid , che colia sua eresia fa dispregiar la sua
• religione? •
vili. 42
o30
BURNES
Vi soD degli uomiDi d' uq carattere disperato ^ ed è gran
6orte che sien tra loro divisi , altrimeoti sarebbero trop*
pò grandi i mali ch^eglino inflìgge rebbono al rimanente
del genere umano! La gran vfamiglia de'Torcomani vive
errante dalle coste del mar Caspio fino aBalkb, cambian-
do dimora secondochè varia d^ inclinazione.
La tribù colla quale vivevamo è chiamata ^f^artjve-
demmo per la prima volta in una contrada musulmana le
donne senza velo , usanza generale presso i Turcomani.
Io non aveva incontrato in nessun altro paese donne di for-
me più pronunziate e più robuste : eikno sono le compa-
triotte della bella Rossane, che incantò Alessandro . Eroaz-
zar , per romper l' ozio, divenne amante d'una di queste
bellezze : ei si diresse a me per avere un incantesimo che
gli assicurasse P affetto della donzella , tenendo per indubi-
tato che fosse io mio potere favorirlo ; ma non potei che
ridere e dell* amore e della semplicità del vecchio ! — Que-
ste donne portan de' turbanti , l'ampiezza de'quali è ancor
più considerevole presso le lor vicine al sud dell' Oxus.
Presso gli Ersari esistono quasi tutte le costumanze dei
Turcomani; ma la lor vicinanza a Bukhara contribuisce
al loro parziale incivilimento. Noi aveamo nella nostra
carovana una mezza dozzina di Turcomani della riva
meridionale dell' Oxus: se questi figli del deserto praticao
l'ospitalità ne' propri lari, e' non dimenticano esser dessa
a loro stessi dovuta quando sono in estraneo paese; perciò
gli Ersari ebber realmente ragione di. dolersi del forzalo
soggiorno della nostra carovana a Mirabad. Qualcuno della
brigata portava ogni mattina Ja sua sciabola in casa di
qualche Turcomano ; il che , presso questi popoli , iodica
che il padron di casa deve scannare un montone , e che i
forestieri lo aiuteranno a mangiarlo : ed è impossibile il ri-
VIAGGIO 331
flolare od eludere il convito che ha luogo la sera. ìioi
Doo eravamo invitati a queste riunioni unicamente com-
poste di Turcomani; ma delle focacce della festa c^eran
frequentemente mandate.
In moltissime occasioni ci fu dato d^ osservare le buone
maniere di quelle genti verso di noi : non ignoravano che
eravamo Europei e cristiani , e nonostante parlando di noi
ci davan il nome di escian , che è il termine di rispetto im-
piegato nel dirigersi a'Khuadgi , uomini d^ un carattere sa*
ero . Un Persiano che visita il Turkestan deve congiunger
le mani nel far la preghiera; e conformarsi ad altri usi
ancora, de' quali alcuni non son troppo puliti: ma in ri-
cambio della sua condiscendenza a tali pratiche, ha diritto
alla tolleranza ed alla protezione del governo. Un cristia-
no che parla delP islamismo con rispettose che scansa le
religiose questioni , assicurasi un consimile trattamento. Il
Persiano è obbligato per la sua credenza a condursi in
questo modo: • Se , dice la sua legge, vi son settanta sciiti
» ed un sunnita, per motivo di lui tutta la brigata deve
• velarsi. « — Siccome noi non eravamo impediti da re-
gole di tal genere, così potevamo tranquillamente confor-
marci agli usi de Turcomani, poiché i pregiudizi d'una
naxione han sempre de* diritti al rispetto.
Quantunque il villaggio di Mirabad non contasse che
una ventina di case , pure v* erano otto schiavi Persiani ;
sembra che questi esseri sventurati siano sparsi per tutt' i
paesi in ugual porzione. Vengono impiegati a lavorare i
campi : io quel tempo eran' occupati a finir la raccolta ,
sebbene il termometro segnasse 96^ (28^ 42) neirinterno
delle case • Tre o quattro fra costoro avevan l' abitudine
di farci delle visite : essi mi confidaron delle lettere pe' lo-
ro parenti in Persia , le quali furono a questi in seguito
353 BORNES
Irasmessa. Molti schiavi pervengono a forza di risparmi
ad accumulare una somma sufficiente per redimersi : il
Persiano è più avido di guadagno dell^UibeliO) e pronto
sempre a cogliere ogni occasione ctie pub dargli profitto •
Due o tre schiavi di Mirabad avevano riunito delle somme
capaci a liberarli; frattanto, ancorché il loro progetto
fosse ben decisamente quello di profittar d' una cireoetania
qualunque per ritornare in seno della loro patria , pure io
non ho mai sentito nelle diverse nostre conversazioni , che
si lamentassero del trattamento che subivano. E vero che
alcuni de^ loro padroni non vogliono che eglino facciano le
loro preghiere, né che osservino i giorni di festa prescritti
dal CSoraoo, perchè quest' atti di divozione li priverebbero
d^una parte decoro schiavi; ma d'altronde questi non son
mai percossi , ed anzi son vestiti e nutriti come se facea*
seir parte della famiglia , e non di rado ricevono atti di ve*
ra bontà • Dicesi , che T uso di ridurre i Persiani in schia*
vitù era prima delP invasione degli Uzbeki sconosciuto ,
ed alcuni affermano che non risale a più su di 100 anni •
La leggenda narra, che alcuni preti Bukhari essendo an*
dati in Persia, sentirono che visi nominavano con disprez*
zo pubblicamente i primi tre califfi: al loro ritorno , il si*
nodosunnita pronunciò un feivao decreto, che permette*
va la vendita di simili eretici, il Chardin ci fa inoltre sa-
pere , che quando un Persiano scocca una freccia , escla-
ma : » Possi tu trafiggere il cuore d^ Omar ! • — Io ho sen«
lito numerose espressioni di questo genere , e poiché ilrac*
conto de'mollahi bukhari è vero, i Persiani si sono attirate
le calamità che attualmente subiscono.
Si narra , che non ha guari tempo uno de^ principi. Per-
siani , scrivendo al Khan di Kbiva , mandogli i quattro li-
bri che i oiusulmaDi rìguardao come sacri ., cioè : il Penta-
VIAGGIO
tenoo, i Salmi di David, il Vangelo ed il Corano, e lo pre*
gò indicargli in quale di questi libri erano le leggi della
achiayitù, tale quale è praticata contro i Persiani . li Khan
risolvè la diflteoltà rispondendo , quello esser un semplice
uso, dal quale egli non aveva assolutamente iotentione di
dipartirsi : — e siccome i Persiani non son forti abbastan«
la per farlo cessare, è probabile che duri anqora, a detri-
mento e scorno del loro paese .
Tutti i viaggiatori han notato , che la schiavitù p/esso
i musulmani differisce considerevolmente da quella a cui
van soggetti Negri io America, e tale osservaxione è esat-
ta; ma il ratto degli abitanti della Persia, e il loro fonato
esilio in fra stranieri presso i quali né i pregiudizi loro ^
né le loro crederne son rispettate , questo barbfrissimo
procedere non è una violazione de' diritti deil^ umanità
meno odiosa di quello che non sia la Tratta stessa de' Negri .
Se i costumi e gli usi del popolo in mezzo al quale noi
viveamo, erano soggetto interessante delle nostre osser*
vazioni, non dobbiamodimenticare^ che anche tra le per*
sone della carovana trovavansene alcune, specialmente
fra quelle che eran rimaste come noi a Mirabad piutto»
stocbè ritornare a Bukbara, le quali mentanone sia fat*
ta menzione. Questi tali eran nativi di Merva, nei deser*
to; o, piuttosto discendevano da una colonia di gente, che
scikh Murad, una quarantina d^ anni addietro, aveva for*
zataa venire a Bukbara, ove essi compongono la parte pili
laboriosa della popolazione. Non eran costoro uomini di
considerazione : di vertivaosi in un modo veramente orien*
tale , passando quasi tutte le ore d'ozio a raccontare istorie
e ad imitar la pompa ed il fasto del re ^di Bukharia : uno
faceva la parte del monarca , il secondo quella d' un solle*
citatore , un terzo puniva ; e cosi impiegavano le intiere
oot BUHNBS
giornate abbandoQaodosi ad una ioesauribile allegria. La
sera radunavansi fuor della casa ^ per ascollare il suoqo
d^una chitarra o de^ canti 'tarchi : tutto ciò accadeva io
modo diverso da quel che io altri paesi io aveva veduto ;
il caotante si mette talmente vicino a^ suonatori, che i
ginocchi di questi toccano ì suoi, di guisa che quando fa
sentire i suoi accenti il suono sembra essergli trasmesso da
un conduttore vivente . Il turco parla una lingua marzia»
le ed armoniosamente sonora; mi fu detto che quel bardo
cantava T amore, soggetto cbe sott'ogni clima si ripete.
La nostra piccola brigata non offriva forse minor motivo
alla curiosità edalla riflessione, che gli uomini tra i qua-
li eravamo: la sera, in sulf imbrunire, tiravamo le no-
stre stqie, le stendevamo , le riunivamo, onde potere, pa-
droni e servitori, Tar cuocere i nostri alimenti e fare il
nostro desinare in quel breve circuito . In lontana contra*
da, in un villaggio oscuro del Turkestan, noi dopmivamo
a cielo scoperto , vi veamo senza scorta , e nulladimeno pas-
savamo intere settimane senza contese e senza molestie .
Prima di trovarsi in una posizione simile ^ le idee vaghe e
confuse cbe se ne formano ne generano molte ben stngo*
lari; ma una volta che vi si è, ella sembra tutr affatto
naturale .
In qualunque luogo che avevamo visitalo, eravamo stati
in poter degli abitanti ; ed un balordo, un matto, e di
questi è buon numero in ogni paese, avrebbe potuto in
un sol colpo distruggere tutti i nostri piani , tutt' i progetti
pili sanamente concepiti. Mescolati sempre alla popoiazio*
ne , quel contatto ci poneva costantemente in perìcolo: nul-
ladimeno, noi eravamo felicemente scampati da tutti . Una
concatenazione di circostanze, per vero dire fortuite né pò*
tevamo non riconoscer per tali , ed in Qne lo stato di tran-
VIAGGIO 5S5
qailiità delle contrade che avevamo percorse, erano sta*
te la gran causa della nostra buona sorte; giacche la fi-
dacia , la prudenza , sebben sieno le qualità più indispen-
sabili per un viaggiatore in paesi straziati dai tumulti e
dalle fazioni, elleno pure divengono inutili . L'esperienza
ci provò inoltre il nostro torto, a non mandare ad effetto
nel corso della nostra peregrinazione alcuni de* piani pre«
venti vamente adottati , poiché riconoscemmo, che il far
la parte d'un Asiatico non è poi tanto difficile quanto io
aveva supposto • Gli uomini che avevamo veduti non eran
d'un carattere eccessivamente indagatore; tuttavia, se
fui convinto che questo piano era praticabile, pensai d'al-
tronde eh' egli non ci avrebbe procurato dei momenti di
soddisfazione abbastanza frequenti . Se non aveamo corso
pericoli, questo doveasi attribuire al poco volume del no-
stro bagaglio, benché i nostri utensìli di cucina, per poco
numerosi che fossero , mi facesser qualcbe volta deplorar
le abitudini e le tendenze del nostro paese.
Noi vìveamo effettivamente all'Asiatica, ed avemmo
molti buoni pranzi donatici dai kabobi del bazar ; nulla-
dimeno, il mio fedele Ghulam Husn, un tempo mio prin-
cipal domestico, ed allora mio cuocq e mio factotum^ si
sovveniva, credo io, de' cibi più saporiti cb'eì mi aveva
veduto mangiare, e si provvedeva al bazar delle cose che
potevano appagar maggiormente il nostro gusto: più volte
noi gli proibimmo queste ricerche ; maancheaBukhara,
avemmo la nostra colezione di pesce, d'ova, di caffé, di
confetti e di frutta : — non bisogna creder tuttavia , che
fossimo costantemente in sì splendido modo serviti •
La nostra brigata era considerevolmente diminuita in
confronto di quello ch'ella era sulle rive dell'Indo. Uno de*
grindiani nostri compagni ci aveva abbandonati a Gabul ,
o36
BURNBS
ed ivi il vento glaciale deli^HiDdìi Kuch aveva spaventato
anche il CaBmirano, domestico del Gerard. Non abbiamo
quindi elle a render pih am|ria giùstiiia alla paziento perse •
veranza degli uomini che con noi rimasero: il giovine Indiano
di Delhi) MohanLall) era il piii rimarchevole: egli mostrò
per r intrapresa nostra un ardore ed un interesse j che nel-
r India sono ben rari : tenne questi per mio ordine un cir*
costanziato giornale di tutti gli avvenimenti; ed oso crede-
re, che questo lavoro fisserebbe e meriterebbe molte at-
tenzione se fosse pubblicato. Prima d' arrivare a Bukhara ,
egli, se era interrogato rlspondea, che andava a raggiungere
i suoi amici in quel paese; ed allorché fummo arrivati da
quella città, rispondeva, ch'ei camminava verso i suoi
parenti a Herat . Il povero Mohammed Ali, del quale ho
avuto pio tardi a deplorar la perdite, generalmente fin-
geasi per un pellegrino che andava alla Mecca, e pubbli-
camente non aveva con noi che poche o punto comunica-
zioni. — Nel nostro ritiro di Mirabad, sotto Faizurro cielo
e sereno deUa notte, era impossibile sottrarsi intieramente
a molte riflessioni , che rendevano ancor più vaga la gra-
devol natora del clima , e piò caro il successo che aveva
fin allora felicemente coronato i nostri tentativi .
Non omettemmo d^ estender le nostre ricerche alto an*
tichità delle vicinan», e fummo fortunati abbastanza per
incontrar le rovine di Baikund, che fu una delle più an-
tiche città del Turkesten . Essa è distante appresso a poco
SM) miglia da Bukhara, e sembra fosse anticamente irro-
rate da un lungo acquedotto , i cui avanzi si possono an-
cor rintracctere* In miMstoria manuscritte di questo pae-
se, la quale è intitolate iVisTNiAAt, che comprai a Bukhara
e di cui ho fatto dono al comitato pelle tradu/Jooi delle
opere orientali a Londra , si parla di Baikund come d'una
VIAGGIO 33T
cilU più anlica della capitale della Bukharia, e vf si dice
che fosse formata dalla riuDione d' UD migliaio di robati
0 gruppi d^ abìtaziooi : aarravisi inoltre cbe abitarooo
jQ essa molti mercaotì cbe facevano il commercio colla
Cina e coli' Oceano, sebbene la parola deria io quest'ul-
timo caso adoperata possa significar l' Oxus . In tempi
posteriori , cioè verso l'anno 210 dell'egira, vi si rife-
risce, che quando un Buliharo andava a Bagdhad aooun-
liavasi come abitante di Baikuod . — L' istoria descrive
questa città come conriderevoIlBsima; ed aggiunge, cbe
molto ella ebbe a soffrir dagl* Infedeli dei paesi del nord, i
quali la Invasero nella fredda stagione; infine Arsan Kban
Ti fabbricò un palano e ristaurò gli acquedotti. E qui
una circostanza richiama alla memoriali passaggio d'An-
nibale attraverso alle Alpi : sembra che Bailiund fosse fab-
bricata sopra un monticello tanto duro da resistere agli
strumenti degli operai ; per conseguenza essi umettarono
lo scoglio con burro ed acelo , e così finalmente cedette
alla loro perseveranza , giacché eglino lo distrussero sul-
l'estensione d'un/ar«aM, che corrisponde a tre miglia
e mezzo inglesi . La citte moderna di Bailiund è deserta ;
i muri di qualcheduoo de' suoi edlfizi sono i soli avanzi
del suo splendore antico .
Polche tutto quel cbe precede 1' epoca della egira ri-
mane presso i musulmani inviluppato di favole , è d' uopo
ricorrere ad altre opere e ad altre lingue per la storia di
Baìfcuod, residenza d' Afrasiab e degli aalichi re del Tur-
Itestan. Non mi fu possibile procurarmi qualctie cosa de-
gli avanzi di questa città ; d'altronde non puletii durml
« questa ricerca con sicurezza.
Noi forse non slam pervenuti ad una soddisfacente con-
clusione relativamente aBailtund, né saremo probabii-
338 BURIIES
mente pia fortunati spiegando alcuni passi degli storici
d^ Alessandro ; ma un piccol numero di fatti relativi al
Kobil£, che irriga il territorio di BolLhara^ meritano atten-
zione. Questo fiume è sempre citato dai Greci sotto il nome
di Polyiimetus , e Àrriaoo così lo descrive : » Quantunque
• egli volga abiwndaoti acque , perdasi di vista e nasconde
» il suo corso neUa sabbia. • £ Quinto Curdo da un al-
tro lato ci dice : t ch'egli si getta in una caverna, e che
» il romore della sotterranea corrente ne indica il cor-
• so. » — Il modo con cui le nostre carie faano finir
questo fiume, non è conforme alla realtà (1), poiché
elleno lo rappreseotaa eimie congingnentesi all' Oxus, men-
tre spinge le sue acque in un lago, siccome ho più sopra
avvertito ; ma durante una gran parte dell* anno , il Ko«
hik è troppo poco considerevole per aprirsi una via altra*
verso le arene , e perciò vi si perde * Mi aziardo dunque
a dire , che noi abbiam verificato la fedeltà dell^ espres-
sione d^ Arriano, il quale dice : questo fiume i perduto nelle
arene ^ mentre d'aUra parte non troviam contradtziooe
in Quinto Curzio, che ne conduce le acque in una caverna
o in un lago ; e questue il DengUz , che ha una lun^Mzza
di 25 miglia. — 11 villaggio che noi abitavamo è per con*
seguenza sitoato sopra un terreno classico ; poiché sappia-
mo, che Alessandro, dopo che alcune squadre del suo eser-
cito furoo diefatte da Spitamanes , inseguì questi fino al
sito in cui il PolyttmeiuB perdesi nelle sabbie del deserto,
teatro di qud disastro ! E veramente, noi avevam biso-
gno di tutte queste classiche rimembranze, per vincer
la noia del nostro prolungato soggiorno a Mirabad.
(I) Le ctrte rtuse offrono però mia grand' esiUein su quealo pmie
li
I
I
VIAGGIO 330
Un altro passo di Quinto Carxio, dod meno interessan-
te , merita una pio particolar meniione dopo che ne lessi
uno slmile in un manoscritto che acquistai a Bulihara, e
che contien la descrizione di questa città • — Quaodo Ales-
sandro si fu spinto nel territorio di Baiarla ^ che si ri-
guarda corrispondere alla Bokharia attuale ^ o almeno do*
Teva trovarsi in questa direaionO) P isterico si esprime
così : • Nulla prova più la barbara opulenza che regna io
queste contrade, della vastità delle foreste nelle quali
gii animali selvaggi delle specie più grandi son rin-
chiusi. Si sceglie un bosco spazioso, nel quale nume*
rose e perenni sorgenti animano le prospettive; si cir-
conda con un muro, e vi si elevano qua e là delle torri
per i cacciatori • Dicevasi , che in uno di questi recinti 9
la cacciagione 9 da quattro generazioni in poi, non era
stala disturbata . Alessandro , entrov vi con tutto il suo
esercito, ed ordinò, che le bestie che vi si trovavano
fossero inseguite fin ne'Ioro covili . ( 1. Vili , cap. I ) • .
Fu in questa scorreria, che Alessandro abbattè un liooe ;
ma ai tempi nostri il re delle foreste non abita piti la Tran-
soriana.
Il paragrafo dello storico |ilersiaao è cosi concepito :
Questa è la descrizione di Scemsabad, che qui fu fab-
brìcata dal re Scemseddin. Egli comprò un terreno di
noa mezza farasanga d* estensione, cbe fece disporre
a giardini e verzieri, e vi edificò case di squisito splen-
dore ; egli vi fece scavar canali ed acquedotti , e vi
spese una somma enorme di denaro : chiamò questo luo«
go Scemsabad • Vi costrosse inoltre un serraglio per gli
animali e lo circondò di muraglie lunghe un miglio;
vi fece portare de^coloflibi e degli uccelli di tutte le
specie; Vi fece similmente entrar le bestie selvagge della
540
BCRRBS
• campagna, come il lupo, la volpe, il cinghiale) il
» cervo ed altri aaimali ; separò quelle che erano am-
» mansite da quelle che erano feroci , e circondò queste
» con muro più elevato ailinchò non potessero fuggire.
• Quando il reScemseddin morì, il fratello di luiKhizìr
» Khan gli successe sul trono; e questi pure accrebbe le
» fabbriche di Scemsabad , ed aumentò la quantità degli
» animali del serraglio che il defunto fratello aveva eret-
« to. »
L"* opera, dalla quale ho estratto questo brano; offre
diversi curiosi ra<;gua$i[li sulle stato primitivo del paese
circonvicino a Bukhara, che chiama positivamente la
valle del Sogd^ e dice essere stato anticamente un bosco
destinato alla caccia « Nei divertimenti di Scemseddin^
molto tempo dopo il periodo de' re Greci, riscontriamo
ancora quel gusto pel barbaro splendore che fissò P atten-
zione degP istorici d* Alessandro .
Il 10 agosto verso mezza notte, mentre cominciava-
no a disperar del ritorno del nostro messaggio spedito al
campo de^Khivani fummo risvegliati dal grido ìT allah
acbar^ che mandavano una mezza dozzina di Turcoma-
ni,i quali accompagnavano il loro compatriotta, appor-
tatore della lieta novella che M capo di Khiva non impedi-
va alla nostra carovana dì progredire » Un sudicio pezzo
di carta, scritta dalPyuz bascì, conteneva tal avviso,
r autenticità del quale io non era certamente portato a con-
testare, il grido solenne, che di notte tempo aveva inter-
rotto il nostro sonno, avrebbe potuto in altri momenti ca-
gionarci inquietudine ; ma ornai sapevamo che desso non
era che la I>enedizione invariabilmente data da tutti gli
Uzbeki e Turcomani alle persone a cai si avvicinano • In
altri paesi musulmani quella usanza è ristretta alle ceri-
VIÀGGIO 341
mooie praticate alla morte d^uo parente; ma nel Turke-
stan la religione si mescola in tatti gli affari della vita :
qaando qaaicbedano viene a. vedervi , comincia a recitar
il faiika od il primo versetto del Corano, felicemente com-
pendiato nella parola allah ^ accompagnata dal gesto di
battersi la barba ; qaando siete di partenza per un viag-
gio, tutt' i vostri amici vengono a darv'il faiiha; qaan-
do prestate giuramento, tutti gli astanti recitano il fatiha\
se incontrate un conoscente, si ripete il faiiha*^ e questo
popolo si devoto non mai lo dimentica al fin de* suoi pasti.
Pare dunque cbe gli Uzbeki sieno la nazione più religiosa
della terra , poiché , anche nelle occasioni di minima im-
portanza , essi pronuniian le sacre parole della loro fede •
Noi facemmo sedere il Turcomano e la sua banda , ed
ascoltammo le notizie dell^ armata Khivana , che ci fecer
concepir la speranza di traversarla con sicurezza: offrim-
mo al messo del tè , ed un Au&aA , che io feci girare con
perseverante attenzione , perchè ninno nel Turkestan non
può trar più che un sol buffo dalla stessa pipa, che si
trasmette subito al suo vicino e fa così il giro della con-
versazione. — Fu deliberato nel nostro piccolo congresso,
che il Turcomano farebbe bene ad andare a Bukhara per
portar la nuova a^ mercanti della carovana : egli ci fece
una narrazione spaventevole del deserto al sud delPOxas,
e dell* estrema difficolta per poter trovar la strada , che
navoli di sabbia agitati dal vento nascondevano . Non è
uopo che io racconti le sue avventure, giacché siamo per
entrare noi stessi in quest' inospita regione : ma ci uni-
formammo a* suoi consigli prendendo in affitto due cam-
melli di più, i quali caricar si dovevano di otri pieni
d^ acqua, la qual provvisione era reputata necessaria pri-
ma d^ abbandonar TOxus .
542
BURNBS
Il nostro soggiorno nelle vicinanze di Karakul si era prò*
laogato fino alla noietà d^ agosto; e se non dovessi esser
sollecito di discorrer sopra molte altre materie , potrei en-
trar qai in alcuni particolari su quest^ angolo di terra, clie
provvede di pelli d'agnello il Turkestan, la Cina, la
Persia e la Torchia.
La carovana fu incontanente riunita davanti alla nostra
abitazione, e la mattina del 16 agosto comparvero ottanta
cammelli per dirigere verso rOxusil loro cammino: eran
tutti carichi delle preziose pelli del piccol territorio di
Karakul, ove avevamo passato circa un mese trai man-
driani turcomani , che non parlavan che di velli e del lo-
ro prezzo al mercato. Tra il nuooero delle cose che arriva*
ronda Bukbara, fummo piacevolmente sorpresi in trovar
un piccini piego con sopra il mio indirizzo ; egli contene-
va tre gazzette, ed una lettera amabilissima del mio amico
Àllard di Lahora. Questo piego era stato tre mesi per
via; e ci cagionò ineffabil contento , dopo d'esser rimasti
per cosi lungo tempo in un^ assoluta ignoranza di quello che
nel mondo accadeva: noi non avevamo più letto una gazzetta
dopo il nostro tragitto delPIndo successo verso la metà del
precedente mese di marzo; ed era ad uno straniero che an«
davam debitori di quello che allora ci perveniva. Era cu-
rioso il vedere in una di quelle gazzette un lungo articolo
relativo air infelice Moorcroft, Il quale ci aveva preceduti
in queste remote contrade. Da questa lettura sapemmo,
che tutti prendevano un vivo Interesse per que' paesi ove
allora soggiornavamo, e che la società di geografia di Lon-
dra avea preso la risoluzione di salvar dairobbFio la por-
zione degli scritti di quel viaggiatore , e si accingeva a ren-
derli di pubblico diritto .
VIAGGIO ^13
CoQ queste circostanze dinaozi a noi, ed anche neir as-
senza di lettere de^ nostri compatriotti , facemmo la lieta
riflessione, che nella nostra peregrinazione non saremmo
obliati. Era pur tuttavia impossibile d^ allontanar intera-
mente la rimembranza della sorte di quel viaggiatore scia-
gurato, di cui avevam lungamente seguite le tracce ; nuo-
vamente egli offrtvasi ai nostri sguardi sotto i più vivi co-
lorì , e questi ragguagli ci venivan dal luogo, donde meno
ce li aspettavamo.
SOMMARIO
DEL CAPITOLO DODICESIMO
SI VA IflIfAJfZI VBB80 L'OXW— DCIIB — VIGLIACCHE-
RIA DB'llBGOZIANTI BUE B A Al — L* GIUS — T8CIABDG1-
Ul — IL IMttBBTO— SCHIAVI ~ LA CABAVAJIA — POZZI
PI BHAL«in — PBBICOLl DBL DB8BBT0~1L MlBAfiOIO—
IL LATTB M CAHBLLA — «LI ITTCBttUI BD 1 TCBCO-
MAin NOMADI — BOVIBB Di CASTBLU — MVB6HAB —
CAMPO TUBCOMAHO — UFFICIALI HHIVAKI — SITUA-
ZiOIfB PBBCABIA.
?ll|.
44
Ó48 BURNBS
piotameote prive di vegetaiione: la loro formaiiODe è di
una notabile UDiformita ; conaervavaa tutte la figura e la
forma d^un Terrò di cavallo, col bordo esteriore rivolto
verso il nord 9 dalla qual parte soffia il vento io quel pae-
se : io quella direziooe il mooticello cadeva in dolce pen-
dìo, mentre r interno era io variabilmente ripido; perchè
le mobili arene prendon sempre la lor situazione secondo
i Venti cbe dominano : niuna delle dune aveva più di 15
o 20 piedi d* altezza , e tutte riposavano sopra stabile base •
Il vento era forte ; e le particelle di sabbia j portate da
un monticello alP altro, volteggiando nel semicerchio pren-
dean T aspetto, attesa la luce de' raggi del sole, di un
lago di purlssim* acqua; la quale apparenza ha dato luo-
go, io credo, alPopintone delle onde incantate del deserto.
Il termometro, che da principio era salito a 100® (30^
SO ), discese la notte a 70® ( 1 6® 87 ) in mezzo alle dune •
Ho sempre osservato , che le vicissitudini del caldo e del |
freddo non erano in niun altrojuogo più considerevoli co* |
me in mezzo alle arene . '
Un'ora dopo il levar del sole, questa strada terribile ,
si canbiò in verdeggianti campagne irrorate dali'Oxus, '
nelle quali noi camminammo serpeggiando per quattro
miglia; finché ci attendammo sulla riva del fiume, ove
ci mettemmo al coperto dal sole sotto i panieri de^ cam-
melli.
Noi eravamo giunti suirOxos presso Betik, che è di- j
rimpetto a Tsciardgiui, uno de^uoghi di traghetto in
chiatta dei più frequentati fra la Persia ed il TurlKOStan : {
egli offeriva dunque tutte le possibili agevolezze pel tra-
gitto; le bestie ed i bagagli faroii situati ne' battelli , e |
presto pervennero all'opposta ripa. L'appaltatore de' di-
ritti della dogana scannò un montone, ed invitò la mag.
VIAGGIO NEL DESERTO DE'TIJRCONAM
L 16 agosto, a m«tzo gioroo, par-
I Umilio verso l'Oxus , che era di-
I staole 27 miglia al sud. — Per-
corse 10 miglia, ci fermammo la
sera ad ud piccai villaggio; e quindi, a mezza notte , ci
rimettemmo in via con un bel sereno di luna.
Durante uua gran parte delia notte, traversammo va-
ste campagne coperte di mobile rena disposta a dune,
die, pel loro colore ed apparenza, esattamente rassomi-
gliavano a quelle delle coste dell'Oceano. La cinta di
queste duoe che iocontrasi fra Bnlchara e rOxus, ha uoa
larghezza che varia da 12 a 15 miglia: elle eran com-
350
BURNBS
Ogni paese la legge è fecooda in interpretazioni, e il re di
Bukbaria, mentre preservava il suo tesoro da ogni per*
dita, ebbe il vantaggio di comparir eziandio pieno di sol-
lecitudine per la vita de'^veri credenti.
Nel mentre che ci preparavamo per imbarcarci, ebbi
un esempio della vigliaccheria de^ mercanti bukbari ; io
ne aveva già vedute delle prove , e molte più ancora suc-
cessivamente ne vidi . La nostra barca mancava di cavalli
chela tirassero, e fu proposto di prenderne a fitto; io
volentieri ne convenni , dicendo che saremmo stati con-
tentissimi di contribuir per la nostra parte a questa spesa;
ma così non V intendevano i negozianti , cbe pretendevano
che tutta la tassa posasse sopra di noi soltanto ; io ricosai
perentoriamente , e cosi V imbarco si operò senza cavalli,
quantunque^ la quota di ciascun passeggiero non ascendesse
a un quarto di rupia, e uno de* mercanti avesse merci
per un valore di sopra 3^000 tiglià. Una volta pertanto
che furon soiP acqua, il timore li rese meno avari del*
r impiego del nome di Dio, di quello che noi fossero stati
del denaro sulla terra j queste invocazioni nulla lor costa-
no, e la spesa dei cavalli avrebt>e diminuito di qualche
soldo i loro eventuali profitti ! — 1 negozianti di queste
contrade non bau nessuna delle idee liberali tanto comuni
in Europa presso gli uomini della stessa professione: io
son disposto ad attribuir questa sordida avarizia, al sor-
vegliar che fanno da loro stessi alla vendita delle lor mer-
canzie , ed air esser testimoni di tutte le spese cb^esse oc-
casionano .
Traghettammo l'Oxus sanie salvi, ancorché senza ca-
valli , e non m^ inerebbe che quest^occasione addimostrasse
a^ nostri compagni di viaggio la nostra borsa esser mai
fornita e corrispondesse in tal modo alle nostre misere ve-
VIÀGGIO 251
sti ed al mescbioo nostro equipaggio . Uo Persiano , che
ba l'idea di dover traversare il Dgihua seaza cavalli sì de-
solava, effettuò il suo passaggio io un battello munito di
remi 9 e diede una gratificazione a' tiarcaiuoli perchè si
affrettassero a farlo pervenire all'altra sponda: egli venne,
pallido in viso, per ricevere i nostri complimenti per la
sua bravura. — Quest' uomo divenne inseguito uno de^ no-
stri migliori amici.
L'Okus aveva in quel punto una larghezza di 1,950
piedi, ed in alcuni punti 25 e 29 piedi di profondità ; di
modo che , era ptii stretto a un tempo e più profondo che
nel punto ove f avevamo innanzi attraversato: le sue rive
eran bassissime ed intieramente coperte da una pianta
che ostruisce i fossi . Si pescano in questo fiume pesci di
enorme grandezza, che pesano fin cinque e sei quintali, e
soo della specie dei siluri ; gli Uzbeki se ne cibano. Al di
là deirOxus noi eravamo a sei miglia di distanza daTsciar-
dgiui , città che avevamo in vista , e che mantiene rela-
zioni di commercio con Urghendge per mezzo della navi-
gazione .
L'Oxus è particolarmente menzionato sotto questo no
me dagr istorici d'Alessandro; ma sembra non esser mai
stato conosciuto sotto qnesta denominazione dai popoli
dell* Asia \ essi lo chiamano Dgihun e Amu . Gli antichi
scrittori ci fan sapere, che Alessandro, venendo daBat-
tra o Balkh , s^ avanzò verso quel fiume attraverso di un
paese che annunziava la potenza del sole estivo che àrdea
la sabbia. La distanza daBattra all'Oxus è segnata da
essi di 400 stadi , il che è esatto , né ci spacciaron fa*
volo sulla sua larghezza: Arriano dice, cbe era di 6 sta-
di , ed in questa parte del suo corso , abbiam riscontrato
essa esser di 2,484 piedi • Io credo che si possa seguire
35t tUftHBS
io Qaioto Garziola topografia delle rive ddl'Oxas; in-
falli si vedoD de^monticelli bassi ed appuotati in prossi-
mità di questo luogo di passaggio , e leggiamo clie Ales-
sandro fece aeceodere de^ fuochi in luoghi elevati , • afflo*
t che i guerrieri rimasti indietro e la retroguardia po-
• tesser vedere che non eran lungi dal campo» • ÀI disolto
di Kilef non vi son mooticelli . — Quinto Curzio dice ,
che r Oxos è un fiume fangoso e trasporta molto limo ;
ed io ho trovato che la sua acqua contiene un quarante-
simo d* argilla •
Quanto al nome della città di Maraeanda^ molto egli si
approssima a quello della moderna città di Samarcanda.
Gli antichi storici descrivono Maraeanda grande 70 stadi
di circonferenza, vale a dire appresso a poco qasnto quella
di Bukhara 9 che noi abbiam veduto eccedere le otto mi-
glia inglesi , ossiano 64 stadi greci • Il carattere dei popoli
di questa contrada j in secoli così remoti , è tracciato in
questi termini : • esercitano il ladrocinio e vivon di spo-
B gli. • Quest* espressioni dello storico, ci mostrano T in-
dole naturale di queste genti •
Troviamo scendendoli fiume i| nome de^£Aorasmi\ abi-
tanti del paese [governato da Farsamane; nel qaal nome si
riconosce facilmente quello del regno di Kharasm , rovo,
sciato da Dgingbiz . «— Più in alto, gP istorici antichi par-
lan d' una regione abitata dai Paraeiaeae , la quale dove-
va esser montuosa, poiché vi si tratta diabeti e del for-
midabile scoglio di CAorienes, Questue il cantone alpestre
di Kartaghin, siccome per similitudine di nome e di sitoa-
liooe si scorge, lo penso che il presente Sceher • Sel>s cor-
risponde aii^ antico Zeriaipes ; e potrei continuar a mol-
tiplicar le cohicidenze, ma non reputo tei soggetto alto ad
ecciterà un generale interesse •
VIAGGIO 353
Nella successila roatlioa, ci mettemmo ia cammino alla
volta di Tsciardgiui , che su tolte le nostre carte vedesi
mal a proposito sulla riva destra o settentrionale deirOxus.
Questa città , governata da un Calmucco , è situata io
amena posizione sul confine del coltivato col deserto;
è dominata da una bella fortezza costrutta sopra un pog-
gio, la quale dicesi che abbia resistito a Timor; ma il suo
stato attuale non è atto a far concepire alta idea della sua
forza 9 né della potenza di questo conquistatore. La po-
polazione di Tsciardgiui non oltrepassa le quattro o cinque
mila anime , una gran parte delle quali vive errante sulle
rive deirOxus durante la stagione estiva. Noi ci fermam*
mo colà per quattro giorni, essendo questo Tultimo Ino*
go incivilito tra la Bukbaria e la Persia.
Nel tempo della nostra dimora cadde un giorno di mer-
cato; io andai al bazar col turcomano Ernazzar, per ve-
der la riunione di tutti questi uomini, tra^ quali passai
senza che alcun mi osservasse; l'aspetto loro mi diverti
più che le mercanzie che vendevano , che per ogni riguar-
do eran cattive: consistevan esse in coltelli, selle, briglie,
tela, coperte da cavalli , ec. , il tutto fabbricato nel pae-
se ; quel che vi si trovava di merci europee , riducevasi
a grani di vetrerìa e berretti d'indiana, che presto furon
venduti: v^era pure una gran quantità di lanterne, e vasi
di rame di tutte le dimensioni.
Coloro che facevano il commercio a minuto di molti di
questi oggetti stavano a cavallo ; tutti quelli che compra-
vano eran sopra i loro corsieri : in questo modo si va al
bazar nel Turkestan/ Nelfattuale circostanza, non vede-
vasi una sola donna né col velo , ne senza . La maggior
parte delle persone che vi si trovavano, eran Turcomani
vili iS
354
BURNES
deirOxus, coD io testa i lor berrettooi di pelle di monto*
De, simili a quelli degli abitanti della Rhivia.
Circa tremila individui trovavansi nel bazar, e, seb-
bene illradìco fosse attivissimo, non v^era né romore,
né confusione. L^uso d^aver de' giorni di mercato, sco-
nosciuto neir India e nel paese degli Afghani , è generale
nel Turkestan, e vi anima probabilmente il commercio^
o vi è almeno comodissimo ; poiché tutti gli abitanti del
paese, per molte miglia in giro, in queste occasioni vi
si radunano: ognuno si considera come in obbligo d'inter-
venirvi. Le diverse merci son disposte e collocate in lo-
chi particolarie distinti, con altrettanta regolarità che a
Bukhara: qui si può aver del grano, là delle frutta; da
questa parte la carne, dall'altra la tela ; e così d'ogni ri-
manente.
Le vie son si anguste , che il mercato ordinariamente si
tiene in un'estremità della città. Lo stesso era a Tsciard-
giui, di modo che tutto quel che ha bisogno d'essere mes-
so in mostra, è steso per terra. — Il mercato dora dalle
undici ore del mattino fino alle quattro della sera: cioè nel
maggior caldo della giornata. Ciascheduno aveva fatto le
sue provvisioni a Tsciardgiui: otri, orci, brocche e vasi
d'ogni sorta atti a contener dell'acqua, tutti erano stati
riempili fino agli orli in grazia de' canali derivati dall' Oxus.
11 22, a mezzo giorno, ci rimettemmo in cammino.
Non avevamo percorso ancora due miglia, che entram-
mo nel gran deserto il quale separa le due regioni d'Iran
e di Turan . È consuetudine nel Turkestan, che quando
si viaggia si parta a mezzo giorno per riposarsi al tramon-
tar del sole: dopo un riposo di due ore, e rindispensabil
tazza di tè, si riprende il cammino e si arriva ordinaria*
mente allo spuntar del giorno al luogo della fermata .
VIÀGGIO ^^
Dopo il nostro riposo della sera, pervenimmo , al sorger
del sole 9 a Karaul, pozzo d'acqua salmastra profondo
trenta piedi e circondato di alberi : eravamo allora a 22
miglia da Tsciardgiui. Il paese offriva tutto un deserto,
reso ineguale da monticelli di sabbia, ma meno privo di
erbe e di macchioni di quello che è al nord dell' Oxus.
Per la forma e distribuzione queste dune rassomigliano a
quelle che ho precedentemente descritte : la sabbia era
movevolissima , non polverosa , e i cammelli colle lor some
dolcemente sdrucciolavano luogo le pendici . Incontrava*
mo di tanto intanto qualche strato d^ argilla indurita, co-
me se quelle dune avessero riposato sopra una base di quel-
la materia.
Trovammo sovr'essa, agli orli delle dune, il kasara^
arboscello simile al tamarisco^ ed il salan , specie di gra-
migna. Vedemmo parimente il kazzak e il karaghan , arbo-
scelli spinosi, che il cammello mangia con avidità. Nep-
pure una goccia d'acqua vedemmo in tutto il tragitto; nep-
par un vestìgio d' abitazione , tranne i ruderi d^ un forte
che anticamente servi di posto avanzato agli abitanti del-
le rive deirOxus. 1 deserti di Dgesselmira e di Parkar,
neir India, sembraronmi insignificanti al paragone a questo
immenso oceano di sabbia.
Nessuna prospettiva è più imponente di quella d'un de*
•erto: l'occhio si riposa con interesse profondo sulla lunga
fila di cammelli , a misura ch^essa prosegue il suo cammino
sinuoso a traverso la spaventevol solitudine : alcuni han ri-
so sulla metafora che chiama il cammello navfV;/i'o del de-
serto ; ma ella è pertanto esatta : gli oggetti viventi , comu-
nicano un interesse polente alla inanimala natura .
In mezzo alla nostra via attraverso il deserto, incon
trammo sventurati Persiani ch^ erano stati presi da^ Tur.
r
comaoi, i quali aodavaDoaveoderli aBukhara: cinque di
loro erano ifisieme iDcatenati , ed avanzaiaosi ìd mczio
alle sabbie ammooticchiate . La nostra carovana alzò un
grido f^eneraledi compassione passando dinanzi aquest' in-
felici, che non furono insensibili alla nostra simpatia; man-
darono un grido di dolore e lanciarono uno sguardo dì ram*
marico, allorché si videro dinanzi gli ultimi cammelli
della carovana, che andavano nella patria loro, lo era sopra
uno di quelli della retroguardia, e mi fermai per udire il
tristo racconto di que^ cattivi: eglino erano stati presi
da^Turcomani, poche settimane innanzi, aGhain, presso
Mesced, nel momento in cui la coltivazione de"* loro cam
pi li aveva fatti uscir dalle proprie case. Essi erano stanchi
e sitibondi : io diedi loro quel che potei, cioè un popone
era ben picciola cosa, ma fu ricevuto con gratitudine
Quale spaventevole idea farsi non doverono quegli esseri
sventurati, del paese nel qukie entravano percorrendo un
simil deserto !
I Turcomani non mostran molta compassione po'* loro
schiavi Persiani; e qual altro trattamento aspettarsi da
uomini che passan la loro vita vendendo i loro simili ! Egli-
no non somministrano ad essi alimenti ed acqua fuorché in
piccola quantità, col fine chela debolezza lornon permetta
la fuga; ma non esercitan su di loro alcuna crudeltà. Fu
raccontato che lor recidevasi il tendine del tallone, e lega<-
vasi una corda intorno del collo ; ma questi racconti sono
in^opposizione colla verità , poiché le mende risultanti da
queste ferite minorerebbero il valor dello schiavo • Questi
sfortunati cattivi patiscono una ben più terribile calamità,
la perdita cioè della patria e della libertà.
Arrivando la mattina al punto della nostra fermata,
avemmo luogo d'osservar la composizione della nostra ca-
VIAGGIO
357
rovaoa: contai più di 80 cammelli , e circa 150 persone ^
fra le quali eran molti ricchissimi negozianti , che accom»
pagnavano le lor merci a' mercati della Persia: alcuni viag
giavano dentro a' panieri accomodati sopra i cammelli,
altri cavalcavano bei cavalli, ed altri montavano degUasio
ni; ma neanche il più misero individuo non andava a pie*
di. 1 cavalieri precedevano i cammelli, e quando n'erano
lontani sdraiavansi sulla sabbia colla briglia del cavallo in
mano, ristorandosi d'alcuni momenti disonno fioche la ca-
rovana non li raggiugnesse . Era questa una scena assoluta*
mente nuova per noi e curiosa •
Erano nella truppa una diecina di Persiani , che avean
vissuto molti anni in schlavitii nel Turkestan , e che dopo
aver riscattata la loro libertà, ritornavau di soppiatto nel-
la lor patria. Questi erano incantati dalle nostre domande,
e durante il viaggio molti concepiron per uoi dell'attacca*
mento: ci porta van de' poponi, scannavano gii agnelli, at«
tiogevanci l'acqua, ed eran sempre a nostra disposizione •
Alcuni erano stati rapiti fino a tre riprese, ed altrettante
volte si eran riscattati ; giacché gli Uzbeki sòn soggetti ad
esser frequentemente ingannali daMoro schiavi che riesco-
no a gabbarli, e nel loro servizio guadagoan del denaro,
lo conversai con parecchi di essi : il racconto delle attua-
li loro inquietudini , non era meno affliggente di quello dei
loro passati patimenti: gli uomini che gode van il piif no-
tabi! credito nella carovana , ne avevano scelti diversi per
invigilare a una parie delle lor mercanzie, oode di essi
si faeesse minor caso, e perchè fosser considerati piutto-
sto come commercianti , che come schiavi emancipati , es*
sendochè un mercante persiano in una carovana è general-
mente al sicuro: ma ad onta di tale aggiustamento de' ri'»
baldi a cuore indurito avevan vociferato sulle rive del-
558 BURNBS
r Oxus ; UQ Persiano era stato costretto a far ritorno a
Bukhara, ed altri non avevan traversato il fiume se non
con difficoltà . La minima insinuazione indirizzata agli abi-
tanti della Khivia , avrebbeli probabilissimamente impe-
diti di proseguire il loro viaggio; ma era ciascheduno ben
istrutto della condotta che doveva tenere • Quali dolci sen-
timenti debbono esser quelli di questi uomini nelP avvici-
narsi alla Persia! Un di loro mi disse ^ che quando fu stra-
scinato in schiavitù aveva moglie e numerosa prole : era
rimasto 22 anni cattivo 9 e non aveva mai più sentito par-
lar d^alcuno de^suoi dopo queir epoca! se alcuni sono
ancora viventi , il padre apparirà in mezzo a loro come
uno spettro che esce dalla tomba ! ! Non era men commo-
vente Pistoria d^un altro di que' Persiani : era stato preso
con tutta la sua famiglia e tutti gli abitanti del suo villag-
gio, presso Turscich; e venduto da un capo delKhorassan
a^ Turcomani , che in quella circostanza menarono a Buk-
hara più di cento creature umane. Arrivati a Maimana ,
luogo situato sulla strada , furon ceduti ad altri Turco-
mani, e Analmente venduti a Bukhara. Colà, questo scia-
gurato Persiano vide cader nelle mani d'un Uzbeko la
propria moglie , nelle mani d^ altri i Agli , ed egli stesso
divenne la proprietà di diverso padrone . Un uomo y che
sentiva d'esser uomo, lo restituì in libertà perchè credè
di far cosa buona in faccia a Dio : il povero Persiano sta-
va in agguato in Bukhara, come un uccello presso al
suo nido devastato , nella speranza di poter redimere gli
altri membri della sua famiglia; ma non essendoci potuto
riuscire , tornava alla sua patria ond' eccitar la compas-
sione e la pietà di coloro che lo avevano conosciuto in
prospero stato. Se narrar volessi tutti i mali che i nomadi
e masnadieri Turcomani infliggono al genere umano , il
VIAGGIO 558
cuore de* miei lellori sarebbe lacerato, poiché bisogne-
rebbe iotenerirsi Gno alle lacrime.
Partendo da Karaul, abbandonammo la strada princi-
pale delle carovane , la quale conduce a Merva, e ne pren-
demmo un'altra che si dirijie alP ovest nel deserto, e non
è punto frequentata. Noi non avevamo avuto la facoltà
della scelta , perchè V ufficiale che comanda V armata Khi-
vana ci spedì un messaggio per menarci al suo campo:
ci eravamo in tal modo gettati negli artigli del lione,
ma essendo noi senza alcuna protezione, fu giuocoforza
rassegnarci.! mercanti avevan l'aria d^essere assai più
di noi contrariati •
Dopo l'ordinaria fermata, la mattina del 23 arrivam-
mo al pozzo di Balghui , che è unico e piccolo: il suo dia-
metro è di quattro piedi, e la sua profondità simile a
quella del pozzo di Karaul , dal quale è distante 24 mi-
glia; i Turcomani non lo rinvennero che dopo un tortuoso
cammino di alcune ore. L^ acqua è buona ed in un mo-
mento lo vuotammo; cosicché fu d'uopo aspettar fino alla
sera perchè si fosse potuto nuovamente riempiere.
Lungo il nostro tragitto , il deserto abbondava di ce-
spugli ma difettava assolutamente di acqua; ed altri es-
seri animati non vedemmo, senonchè topi, scarafaggi, e
qua e là qualche uccello solitario . Superai delle dune che
sorgevano ad un' elevazione di sessanta piedi , e a quest' al-
tezza elleno son sempre nude, perchè credo che niun ve-
getabile possa vivere in una situazione talmente scoperta •
I monticelli più elevati erano a otto miglia circa di di-
stanza dal luogo della fermata e chiaroansi chir i chutr
(latte di cammella) dietro qualche illusione a quest'utile
animale. Il color della sabbia , che è quarzosa, nulla offri-
va di particolare . Non v'era né erba, né pianta strisciante ;
360 BUR1IB8
ciascuo arboscello separatamente cresceva, e Terba di
cui più sopra ho parlato, oon si trovava cbe in grup-
pi. Il calor delia sabbia sMoalzava Odo al grado 150 (53®
30 ) e quello dell'atmosfera eccedeva i lOO^" ( 30 20) : —
fortuna che il vento soffiava senza discootiouare : credo
che sarebbe impossibile di traversar questa regione di
state 9 se cessasse di ventare-, e la perseveranza colla
quale il vento soffia da una sola parte, è rimarchevole in
una contrada mediterranea: vero è che avevam delle mon*
lagne da tutte le parti, fuorché al nord^ ma per poter ar-
restare il vento sono troppo lontane .
La nostra carovana avanza vasi con passo fermo ed
Uguale in mezzo alle sabbie, e non so concepire cbe cosa
possa contribuire a trattenere Pandamento d'*un cammello
nel deserto. Si percorrevan due miglia ed un ottavo (3,740
yardi) per ora: inseguito ho riscontrato che il giudizio-
so Voloey iodica la distanza di 3.600 yards come quella
dell'ordinaria giornata di queir animale nelle sabbie del-
l' Egitto e della Siria .
Avevamo sentito parlar per T innanzi de** deserti al sud
deirOxus, ed in quel momento avevamo il mezzo di far-
cene un' idea dietro le nostre proprie osservazioni . Vedem-
mo gli scheletri de^ cammelli e de' cavalli morti per sete ;
questi ossami erano imbianchiti per razione del soie. La
natura delle strade o sentieri, fa che facilmente si perdano;
e una volta che sia smarritala via battuta, il viaggiatore e
la sua spossata cavalcatura ordinariamente periscono. Una
circostanza di questo genere era accaduta pochi giorni
prima della nostra partenza da Tsciardgiui: — tre uomini ,
che veni van dal campo Ehi vano, avevan perduta la stra-
da ; la loro provvisione d' acqua essendo esaurita, due ca-
valli soccomberono alF ardente lor sete, e gli sciagurati
VIAGGIO
361
viaggiatori apriroo la vena del cammello che loro restava
e ne succhiarono il sangue: il nutrimento che loro som-
ministrò tale risorsa , diede ad essi tanta forza da poter
pervenire a Tsciardgiui, ove però il cammello mori. Fatti
simili 9 frequentemente accadono. Il khan diKhiva, in uno
degli ultimi suoi viaggi a traverso il deserto , perde circa
dugento cammelli carichi d^ acqua e di viveri per le sue
genti • Faceva scavar pozzi a misura che inoltravasi ; ma
Pacqua v^era poco abbondante. 1 cammelli pazieutissi-
mamente sopportavau la sete ^ ma è un error del volgo il
creder ch'essi possan vivere molti giorni senza bevanda:
generalmente languiscon prima , eppoi al quarto giorno
moiooo, e succombono anche prima di questo termine se
il caldo è molto intenso.
Preso riposo un giorno, partimmo allo spuntar del so-
le; e meno una stazione di breve durata, proseguimmo il
nostro cammino fino air indomani alfora medesima. —
Noi avevam percorse 35 miglia, e ci fermammo a Sirab ,
pozzo la cui acqua è fetida; di pozzo in pozzo ne aveva*
mo cercato invano della migliore.
Pareva progredendo alPovest, che i maggiori poggi di
sabbia scomparissero. Il deserto, ancorché presentasse i
medesimi tratti di prima ^ non era più che una pianura
arenosa, ondeggiante^ ineguale e quk e là coperta di buscio-
ni: in alcuni puntiti terreno era salso , ma qualche tem-
pò dopo d'essere stata attinta Tacqua era buona. — Ap«
pena messici a sedere , Ernazzar venne a trovarci per
aver la sua tazza dì tè ; niuno scolaro non fu mai tanto
ghiotto dello zucchero quanto questo canuto serdar Tur.
cornano; io gliene dava spesso, per aver il piacere di ve*
derglielo sgretolar co^suoi denti, ma alcuni tra i mercanti
si maravigliavano a vederlo prodigato ad un tal uomo:
I
vni
46
36S
BUBHES
io però mi trovava sempre beato della di lui compagnia ,
poiché Io considerava come P unico veicolo che potesse
esistere tra noi ed i barbari che andavamo ad incontrare .
Egli d' altronde ci raccontava le notizie della carovana , e
costruiva di tutte le particolarità del paese, sapendo che
noi le notavamo per iscritto . Ernazxar non e' ingannò mai,
cosicché lo zucchero che divorava non era che una ben
piccola paga pei suoi servigi ; e per contraccambio alle
nostre compiacenze , ci promise di darci una cosa squi*
sita , allorché perverremmo al primo campo di Turcoma-
ni : io non mi aspettava niente meno che del kimmis o del
buza (latte di giumenta, o liquor fermentato); ma egli
mi portò dei latte di cammella, che é l*unica bevanda dei
Turcomani : si mescola con delPacquae quindi gli si leva
il flore , e si chiama tchal ; un gusto salato ed amaro . La
parte più leggera di questo latte é considerata da quelle
genti come una piacevole bevanda , ma a me sembrò agra
ed aspra. Io credeva che gii Uzt^eki ed i Turcomaui beves
sero il latte di cavalla ed i Uquori fermentati^ ma sì gli
uni che gli altri, in uso fra i Kirghizi che vivoo tra la ca-
pitale di questo stato e la Bussia , sono invece sconosciuti
in Bukharìa .
Una carovana rappresenta completamente una repub
blica; tuttavia non credo che la maggior parte delle re-
pubbliche sieno tanto ben regolate : de^ nostri ottanta
cammelli , molti appartenevano a differenti persone; v>ran
quattro caQla basci, e nullaostante niua* alterco insor-
geva giammai sulla disposizione e sull'ordine della marcia;
egli é nn punto d^ onore V aspettarsi reciprocamente V un
r altro: allorché un cammello butta giù la sua soma, gli
altri tutti si arrestano fin ch'ella non sìa rimessa, e si
ossen^a con soddisfacimento questa universal simpatia •
VIAGGIO 365
I senlimeDti che ci anifloavaiio reDde?aii piacevole questo
modo di viaggiare ) poiché i rilardi elie aopraggiuDgono
SODO assai men frequeoti di quel clia si supponga . Quaoto
più vissi cogK abitaoti dell' Asia nella sfera che loro è pro-
pria , e tanto maggiormente concepii di loro vantaggiosa
idea. Non vedesi nella Europa incivilita quella naturai ge-
nerosità cbe induce un Asiatico, qualunque ne sia il gra-
do , a divider col suo prossimo ogni boccone di quei che
mangia ; almeno presso i musulmani, per quel che riguar-
da r ospitalità, non esiston nomini d^alto paraggio ed
uomini da nulla ; il khan si nudrisce semplicemente come
il plebeo , e non accosta cibo alla sua bocca senza cbe pri-
ma ne abbia fatto parte a quelli che gli stanno d* intor-
no. A me pure è molte volte toccato di ricever tali se*
gni di bontà , tanto per parte del ricco come del povero ,
giacché di nulla si gode se non in società, — Ma qua!
differenza tra questi sentimenti e quelli che dominano i
bigotti della classe inferiore disila Gran Brettagna ! Questo
scambievole aOctto tra gli Asiatici non è soltanto limitato
al negoaianle che viaggia, ma esiste ancora nelle città e
nelle campagne ! È cosa veramente deplorabile cbe la ci*
viltà con tutti i suoi vantaggi non ci conservi ancora que-
I
ste vii tii: i popoli bai bari sono ospitali, gr inciviliti non son
che garbati; ma T ospitalità congiunta a maniere gentili è
cosa ancor più meritoria .
Una carovana offre in ogni tempo un quadro inleressan
tot gli espedienti usati dagli uomini pti, per impedir che
non fossimo ritenuti nel deserto de' Turcomanì , meritan
d^ esser citati. La nostra linea era troppo eslesa perchè ad
I an appello generale tutti potesser fermarsi per la pre-
ghiera; quindi air ora comandata vedovasi ciascun uomo,
I osul suo cammello o nel suo paniere, che indirizzava a
364 BURNES
Dio la preghiera nel modo più conveniente che poteva ,
io adempì mento di questo dovere • La legge del profeta
permette al fedele di far Fabluaione colla rena se manca
r acqua : e '1 dorso d* un cavallo o d' an cammello ^ è
per la preghiera una posiaiooe tanto conforme alla legge
quanto la piii magnifica mo$ch.ea d* una città •
Il quadro che la nostra carovana presentava allorché
pervenivamo al luogo della fermata y era animato ad un
tempo ed aggradevole: gli Uibeki non abbeverano i loro
cavalli che quando questi animali ban caldo; ma in que-
sto via$rgio ^ siccome appena arrivati ripartivamo subi-
tO) però permettevasi accavalli di spegner la loro sete in
qualunque tempo; ma per prevenire ogni sinistro efletto
che succeder ne potesse, il cavaliere montava subito sul-
Tanimale, e lo faceva galoppare per monti e per valli,
per un tratto di diverse miglia; il quale esercizio, dicevan
gli Uzbeki , portava V acqua alla temperatura del corpo
deir animale riscaldalo. La sveltesza d'alcuni cavalieri e
la leggerezza delle lor selle , alcune non essendo pio gran*
di di quelle che impiegaosi per le corse , davauo a queste
gite un vivissimo interesse .
Colla gita successiva, arrivammo a mezza notte a
Utchghui ( i tre pozzi ), che difficilissimamente potemmo
trovare • Camminammo ora a diritta ora a mancina, e^
neir oscurità, i Turcomani smontarono onde riconoscer
la strada nella sabbia testendo colle lor mani; ma avevam
quasi perduta la speranza di poterla in venire, e ci prepa-
ravamo a bivaccare, quando i latrati d^un cane, ed una
risposta da lontano alle nostre grida ripetute , dissiparon le
nostre inquietudini, e in pochi momenti fummo attendati
presso un pozzo, ove incontrammo alcuni Turcomani no*
madi , i primi che avessimo veduti dopo il passo del-
VIAGGIO 365
rOxtts. L^aeqaa di questo potio era amara \ Duiladimeoo
que* pastori parevano essere iodiOereDti a questa qualità .
Il paeae, a misura che cMuoltravamo preseotavasi Sem*
pre più diverso ^ e diventava più piano e meno arenoso ,
ma offriva sempre un* alternati va di dossi e di fondi:
scoprimmo in uno di questi delle pietruzze rosse ad angoli
acuti, che assomigliavano alquanto alle piriti ferruginose.
La profondita de* pozzi scavati in quelle depressioni non
eccedeva i 30 piedi: — dia è di 300 nei deserto del-
l' India .
L'indomani mattina i Turcomani riunìrons'inloroo a
noi . Nulla turbava le nostre relazioni con essi , perchè
eglino completamente ignoravano chi fossimo , e la pre-
senza d^Ernaizar, nostra guida ed uomo della loro tribù ^
era una aofficiente attrattiva per que* figli del deserto.
Eglino parlaroo del pungente freddo deir inverno in quel
paese , e ci assieuraron che la neve copriva qualche volta
la terra a un'altezza d'un piede; noi pure avevamo real-
mente provato un abbassamento di 10 gradi nella tempe-
ratura, dopo la nostra partenza dalle rive dell' Oxus.
Già eravam prossimi agli accampamenti del khan di
Khiva, i quali , a quanto sembra , eran sulle rive del
Murghab o fiume di Merva, molto disotto al luogo di
questo nome ^ ed a 30 miglia circa dal punto , in cui era-
vamo. Partiti a mezzo giorno, ci trovammo al tramontar
del sole circondati da rovine di forti e di villaggi attuai*
mente abbandonati , sparsi in gruppi sopra una ^asta pia- [
nura . lo aveva osservato che noi gradatamente uscivamo |
di mezzo alle dune ; e quest' indizi delle opere dell' uomo \
cbe noi scorgevamo, eran gli avanzi dell' antica civiltà del
famoso regno di Merva, o Merù , come i nostri storici
V hanno erroneamente chiamato. Prima di giungere a questi {
306 BCRNBS
vestigi , molti segni ci avevao indicato cbe olivamo faor
deiroceanodi sabbia; Tra gli altri avevani TedaCo panar
sopra di noi numerosi stormi d'uccelli^ insali) nel modo
stesso che fan conoscere al nocchiero non esser tontana
una terra ^ recavano a noi la soddisfaiione di sapere^ che
dopo una corsa di 150 miglia attraverso di un arìdo de*
serto, ove aveamo orribilmente soflerto per difetto d' a-
equa , eramo ben tosto alla 6oe .
Dopo una $iiornala di cammino fatto con tempo fresco
e piacevole sopra una superficie perfettamente piana, re*
ststente e dappertutto cosparsa di farti e di rovine, per re-
nimmo T indomani mattina a Qn'o6a o vasto campo Tur*
comano , presso le rive del Murghab , che portava il nome
di Shuadgia Àbdallah ^ e la coi popolazione venne tutta
fuori dinanzi alla carovana. Noi prendemmo posizione
sopra un poggio a 500 piedi circa di disCanaa, ed i mer*
canti ci consigliarono a mescolarci con loro ed a tenere «n
contegno umile e modesto ; noi accettammo il consiglio •
Poco tardarono i Turcomani ad arrivare in folla : cbieaer
del tabacco, e portavano in cambio de' carichi di poponi i
squisiti: noi ne affettammo alcuni e li mangiammo in com- I
pagaia dei cammellieri e degli schiavi, non curando i raggi !
del sole, quantunque dir non possa che ciò non fosse a de*
trimento della nostra carnagione che già era abbronzata •
Intanto scoprimmo, che il campo khivano era auU^op»
posta riva del fiume ^ il quale non era guadabile se non
che in alcuni punti « I mercanti si decisero eflettuar subito
il tragitto con tutti ì cafiia bascì , ed impiegar tutt'i loro
mezzi per conciliarsi le buone grazie delfuf fidale co«
mandante, perchè il khan era ritornato a Kliiva pochi
giorni innanzi. Lor principale oggetto sembrava esser
quello di sodisfare al pagamento de^ dazi sul luogo slesso
I
VIAGGIO
367
ove eravMoio aiteadati 9 perchè niun di loro si curava
di separarsi dalla sua proprietà in prossimità d'un di-
slaccameoto venuto d^Urghendge. Se que' mercanti alza-
roD preci al cielo pel buon esito del loro disegno , posso
dir che le nostre non furoo meno ferventi y ed in con-
seguenza la deputazione parti accompagnata dai voti di
tutti pel suo felice successo . Noi rimanemmo fra gli oi
palloi ( custodi ) della carovana .
Al sopraggiuQger delia notte stendemmo le nostre co*
perte sotto un cielo puro e sereno , e dormimmo senza
timore e senza inquietudini presso il campo di cacciatori e
venditori d' uomini nostri vicini; il quale stato di sicu-
rezza era rimarchevolissimo io questo paese ed in mezzo
ad un tal popolo; ma un Turcomano, ancorché possa
prender parte ad una spedizione di ruberia e distinguervisi
perla sua incomparabile abilità, non commette un ladro
cioio a sao^^ue freddo ed al suo naturale poco conforme.
Or che mi cade io acconcio di parlar un poco del de *
serto che avevamo attraversalo per venir sulle rive del
Murghab, dirò, che sotto il punto divista militare , la
scarsezza deir acqua è grave inconveniente: in alcune
parti i pozzi son distanti gli uni dagli altri 36 miglia,
e Tacqua di essi ò poto abbondante ed amara: quella che
avevamo trasportata dalle rive delPOzos, non era meno
nauseaute di quella del deserto, poiché la non si può
serbare che negli otri, i quali si è obbligati spalmar di
olio perchè non si fendano ; ma quel grasso si mescola al-
r acqua, la quale poi si altera talmente , che i cavalli stessi
ricusan di beveria: il difetto d'acqua buona è veramente
una tormentosa privazione.
Durante il cammino, molte persone della carovana,
specialmente i cammellieri, furono attaccati da ottalmie
3G8 BUHXBS
ed io suppongo che questa malattia fosse originata dalla
rena, dalla polvere 9 e dalla lace troppo viva. Laoode è
cosa dubbia, che con tanti ostacoli fisici, con tanti pic-
coli iacomodi de' quali ho fatta la enameraiione, nn eser-
cito possa attraversare il deserto in quella parte • 1 sen*
tieri arenosi e malagevoli , giacché non si pnò dir che vi
sia strada, potrebbero esser resi praticabili pe' cannoni
situando delle Tascioe sulla sabbia; ma Terba per gli ani*
mali è estremamente rara , per cut il piccol numero dei
cavalli che accompagnavan la carovana rimasero spossati
ed attrappiti prima d^ arrivare al fiume. Un cavallo che
\iaggia con un cammello,' non può affrettare il passo ; co*
sicché un esercito non potendo aver corso piìi rapido di
quella d^una carovana, non tarderebl>e ad esser oppresso
dalle fatiche • Ci fa saper V istoria , che molti eserciti han
traversato questo deserto e vi hanno combattuto ; ma esst
consistevano in schiere di cavalleria leggiera, che poteva
operarci suoi movimenti con motta rapidità: bisogna os
servare, che tra noi non era neppur un pedone. La ca-
valleria leggiera potrebbe passare in questo deserto per
divisioni e per strade separate, poiché iodependentemeote
dalla strada che conduce a Blerva, ve ne son due altre, una
air est, r altra air ovest: ma sarebbe in ogni tempo un
difficile impegno per un corpo considerevole d^ uomini
r andare dal Murgbab sulfOsus, poiché la nostra caro-
vana di ottanta caramelli vuotò sempre i poni , i quali
sarebbe d^ altronde agevole nasconderli, ed anche colmare
i serbatoi poco abbondanti : ma ne^ luoghi in cui P acqua
non é che a 30 piedi dalla superficie del suolo , un capi-
tano dotato d^ energia può rimediare a' suoi bisogni, poi-
ché ne abbiamo un esempio nella marcia del khan di
Klìiva fino alle rive deIHurghab.
VIAGGIO 369
Or, dopo avere scriUo, forse prolissamente , sul tra*
gitto di questo deserto , potrò io domaodare a me stesso
chi mai tentò di valicarlo, e sulla strada di qual conqui-
statore presentemente egli si trovi 7 Non è sulla via tra
rindiae F Europa; e se i discendenti degli Sciti e de' Parti
cercan d^ invadere i loro respettivi territori, e di esercitar
gli uni contro gli altri la tirannide, essi lo possono senza
forse eccitar T attenzione de' fieri Britanni •
L^oba, o campo de'Turcomani presso il quale ci fer-
mammo, ci presentò una scena assolutamente nuova t con*
sisteva in 150 khirgahi o mobili capanne di forma conica,
situate sopra un terreno elevato ; eran distribuite senza
alcun ordine, e si sarebbe detto esser elle altrettanti gi*
danteschi alveari , onde le pecchie poteano parere i bam-
bini^ tanto erane copioso il numero: io ammirai la prò*
diglosa quantità di quei futuri masnadieri .
I Turcomani avevao tutti in capo il talpak, berretto
di pelle di montone , e di forma conica o quadrata alto
un piede; egli sta meglio assai del turbante, e dà ad
una schiera di que^ nomadi T apparenza d' un corpo mili-
tare e disciplinato. Quelle genti amano con passione le ve-
stimenta di vivaci colori, e scelgono le gradazioni del
rosso, del verde e del giallo pei loro tsciapcan o abiti
ondeggianti .
Eglino se la passeggian neghittosamente tutto il giorno
nel loro campo ; ed invero, che cosa hanno essi da fare ,
senonchè viver del prodotto delP ultima loro rapina? Non
han che piceni numero di campi coltivati , e pochi pastori
800 sufficienti a guidare al pascolo i loro innumerevoli ar*
menti: i cani stessi ne stanno a guardia per loro. Que-
st^animali, mansueti pei padroni , sono per uno straniero
feroci; hanno ispido il pelo, e sembrano appartenere alla
vili. 47
570
BURNBS
razza de' masliai ; veDdansi a caro prezzo, anche presso quel
popoli slessi .
Le marziali abitudini de^ Turcomanì mi serobraroo tanto
più sorprendenti^ in quaoto- che avevano sgoml>rato dai
bttscioni il circuito del loro campo ad un miglio tulio al*
l'intorno. Io credo eh* eglino li avesser tagliati per servi r«
sene ad uso dilegua; ma frattanto, la rassomiglianza di
questo spazio vuoto ad una piazza d'arme, o ad uo luogo
destinato alle evotaiiioni , non era meno reale •
Non debbo , parlando de' Turcomani, obliar le donne:
la loro acconciatura di capo farebbe onore aJle nostre eie*
ganti, in una festa di ballo; e consiste in un gran turba»*
te bianco della forma d'uno sriakò militare, ma più alto,
coperto di una ciarpa rossa o biancha , che ricade fìno alla
cintura. Alcune di queste donne avean la carnagione biao*
caed erao belle; mettono diversi ornamenti ai loro capelli,
che scendono intrecciati sulle loro spalle. Il loro orna*
mento di iesta è forse tropp*alto; ma generalmente esse
son d^ elevata statura , e siccome non velansi mal , torna
lor motto bene. Portano una lunga veste .^ obe scende fino
alia noce del piede, la quale ne riman coperta del pari
che la vita, e que'due punti sono considerati siccome
la regola della bellezza; le nazioni le più remote le une
dalle altre, per la lingua loro non difleriscooo più cbe
pe* loro usi e pei lor gusti .
La deputazione che era andata al campo Khivano , ri*
tornò r indomani col luogotenente deiryuzt>asc\ o centu-
rione, la cui aria soltanto agghiacciò il cuore a*" mercanti.
Fino a quel momento non era stata levata alcuna tassa ;
tutto era fin allora rimasto neU' incertezza. •— U luogote*
nenie era un uomo di bell'età , con un granialpak piantalo
sulla testa in guisa di berrettone militare : era accompa-
VIAGGIO
371
guato da uua schiera di TurcomaDi del deserto, tra ì quali
trova vasi ud ca|ioo aksakal (letteralmeote barba bianca)
deila graa tribò di Sarak. 1 mercanti Cecero 8«si4er la de-
putazioDe Del posto d* onore: parlaroe aJ laogoteaente co*
■K avesscr parlato allMstesso yuz in persona , e gfi regala-
roo del tè e del tabacco , delle seterie , della tela, deir uva
secca e dello zucchero*, poi esposero le lero mercanzie .
Così, feceogmioo il suo regalo: noi maodammo un poco
d'uva pas» ed un pezzo di zucchero ia segno d^ omaggio.
Seduti a piccola distanza ne^ nostri panieri ^ fummo testi-
moni di tutta la scena. L'yuz bascl, nomeclie impiegar
debbo , dirigendo la parola a tutte le persone della carova-
na^ disse loro nel modo il pio ingenuo : eb* egli aveva ordif-
■e di levar la tassa legale del quarantesimo , ma che non
farebbe ad aprir le balle; laonde, • il miglior partito da
• prendere 9 soggiuose^ è quello di dir la verità; poiché
• se ho motivo di dubitar di qualcuno di voi , io lo esa*
• minerò, e sarete segno all' ira del khan d* Urghendge
» mio signore o padrone . •
Quest'arringa fu ascoltata con terrore; io credo che al*
cuoi dichiarassero quantità di mercanzie maggiore di quella
che realmente possedevano ; e per quanto potei giudicar*
ne, uiun deviò dalla verità . Fu chiesta una penna e delP in-
chiostro, e r assemblea cominciò a stendere una lista delle
merci , il che non era molto agevol cosa •
Nel mentreche i negmianti disputavao sopra i tigliàj ed
accarezzavano Pyuz bascì, noi ce ne stavamo pieoameote
tranquilli e facevam le viste di dormir profondamente; ma
io non sono però mai statola vita mia più sveglio d^ allora ,
ed era abbastanza vicino per poter tutto vedere e tutto as*
cokare. Molte domande furon fatte sul conto nostro, e i
principali mercanti parlaron di noi con serio contegno e
372 BURNES
eoa boQlà: qoq avevam fatto loro anticipata lezione, ed in-
tanto piacque ad essi dire che eravamo Indiani di Cabul,
diretti in pellegrinaggio a^ pozzi di fiamme di Bakù , sul
mar Caspio: così, noi eravamo stati successivamente In •
glesi, Afghani, Uzbeki, Armeni, Ebrei, ed or passavamo
per indiani. — Questi Turcomani sono uomini semplici e
non sogliono interrogar mai rigorosamente .
Appena che la nostra condizione e i nostri aiTari fu-
ron discussi , V aksakal si staccò dalla compagnia e ven-
ne ad assidersi vicino a noi: dissi, che il nome d* aksakal
significa barba bianca^ ma quella di questo personaggio
era pertanto abbastanza nera \ esso portava una magnifica
veste scarlatta guernita di pelo, e giammai il colore della
nostra divisa nazionale non mi sembrò formidabile quanto
sul suo dosso • Egli parlava un poco il persiano, e mi disse:
• Voi siete del Gabul? • lo risposi accennando di si colla
testa: il dottore si stese nel suo paniere voltandogli le spal-
le, e P aksakal si diresse ad un Afghano, che era uno
de' nostri, della qua! cosa fui contentissimo, perchè ciò
doveva mantenerlo nella sua illusione.
Dicesi che gli abitanti della Khivia sieno di tutti i Tur*
comani i più ostiU agli Europei , tanto perchè trovansi vi<*
Cini alla Russia, quanto perchè sanno, che i Persiani, che
minacciano il loro paese, sono aiutati da questa potenza:
eglino ignorano che in E^uropA esistono nazioni diverse 9
e coosideran tutti gli Europei come loro nemici.
Non m* increbbe il veder che il turcomano scegliesse
un altro gruppo per soggetto delle sue interrogazioni , e
noi rimanemmo contentissimi ch^egli ci avesse veduti, in*
terrogati, e non avesse scoperto niente . Tutta questa sce*
na mi parve un vero enigma, essendoci noi mescolati co-
me Europei tra i Turcomani della carovana , ed essendo
di bft ■aTÉUier» ri^yriiinaif z na (ui&lu càn ìmiHtrtu?
fa ifprr -ttfianliii cn^» ■■ iiifnii i r .1 ài!^r*ii«i^ ^010:112 w
ho deMe ngiiMU per creiliinu cfl* i» ^Hia «itii ik.iau ìl SLii v^
nero di dove mia avrumno sai 4ov;Ui» atìp^fiunr^u^ D.
DoaliDcanU k»!i ci f«!C» cnitfiidr d^i OA^iuru pi£r pii$ar
la lassa «ielle aerei ene aiU $ii«i parteszi «^ i j vea »9«K*uai
di far passare xa caoiraòòaaiti», •{.i^inLJiii^.ie Lr;à aoL :u::a
fosse siate 9;ffpQiAàtMi^ ed avei^e ricevuti» «{uoài Lu.i;a U
soBiaa 4ei fiilo de'sUfM camnieiii : a U^t eiTecia <ci àpeiil
qoaldbeduao per Càrci iire cne U carova«2a :iai'ifi:2>4£ isUia
IralteMila per cagiiiie loélray iit aoa ^ ai eààùiio pn^àUXi»
dei tjgb* Queste fa aa Baineate Koiti» crilici» per ser^
barela aartra idìffnTiaae : ma era ioaule il Ituneau»
della bassezza di <{3e!»tii auMia di precedere^ e sanate iUlii
peggio ài dar ad inreniiere che m'eravamo offeiH. p^^osii
cbe akiui tiglìa fos^er wiBoieati per q'i«i brìccuae.
La aera »i avanzava ^ e la nostra iieg<i)ziaiioae ct}irjii2
basci Kbi^aoo avvùrioava^ ai §\io termiae. Que!»to per«
sooa^iiio [n<!ai^^ piti di iv'O ti^hà d'oro; i mercanti tutù
lo acconpa^narooo fiao al sqo cavallo^ e*l ssguiroa cogfi
occhi al di b de'iimili del noc^tro campo ; tale è il timor
deiraolorità io qae:>to laogo, e la poteoia anche del più
cattivo soggetto che n^e rivestito .
Soirimbrooire i mercanti vennero a farci vìsita^ •
raccontarono bevendo una tazza di tè, gli avvenimenti
dd giorno. ?foi dovevamo molli ringraziamenti a tllah*
dad, Dzbeko, eda Ab<]al9 persiano; aia avevam purea
ringraziar tulli, essendo noi Tenuti con tutti in intimità*
Allorcbè i cavalieri della carovana passavao presso di
mentre si cammiDava, gridavamo: • Eh ! Mirza, come
• va? • Pochi tra loro sapevano che il nonse di ilftrxa Sikan-
der che essi mi davano ( Alessandro il segretario) , era ben
meritato , poiché io co^ieva tutte le occasioni deHe quali
poteva segretamente profittare: per far uso della penna e
deirìnchioslro, e come fedel segretario, minutameote
descrivevo tutte le loro azfooì .
In quei giorno io mi sentii soddisfatto del genere urna
no; perchè Analmente avevamo la libertà di proseguir il
nostro viaggio. I Bukbari mi assienravano, cb* eglino in-
teressavansì a favor nostro per ordine del kusee begfai loro
ministro ed i Persiani , e nella caravana eran molti, te-
mevano P amicizia che lega Abbas Mina agringlesi . —
Per me , io non credeva che nessuno ài qtie' grandi per-
sonaggi facesse di noi gran caso; ma ella era cosa por
grata il sapere , che ben dirersi erano ì sentimenti dei no-
stri compagni.
^^^I^C^*^^
SOMMARIO
DEL CAPITOLO TREDICESIMO
a. MrmtBAl «eri a — é.LLAMU — OILIUBNZE DEI
TCmCOMJi?(l PE'lXttO CAI 4UJ~IL DCSBBTO— VOBTtCft
M TX5TO— TUAE EtCTATE VCLUk mSIA -- H|RA<^'
GIO— riA^TE »iX DCSiarO— CSA^ZB db' TISCOH 4^1 ■
LOBO CA?fZO« — L0«0 CASB — LORO FESTE — PkUff^
lA DI SC1ABAK — |}««K£S<iO IX PERSIA — Mi /frf R « v
OSSIA DERBE^D — TICÌ5A5ZB DI MESCED — ^fft%,-
«BrRKHA5l— AKABCniA DEL PAESE .
L
à
COIVTIIVDA IL VI4GGI0
iVEL DESERTO DE'TIIRCOMAIVI
L dì 29 agosto, di buoniggim'ora,
parlimioo lietamente , e seguimino
il corso del Hurghab per dodici
miglia prima di poterlo attraver-
sare. Riscootrammu , che questo fiume aveva 240 piedi
di larghezza e 5 di profoDdità e che scorreva tra due
dirupate sponde d'argilla eoa una rapidità di 5 miglia
perora. Finalmente il passammo ad un cattivo guado,
ove il fondo argilloso era tutto buche; il qual luogo si chia>
ma Àlicka : per lutto quel tragitto non vi bod villaggi .
Il Murghab trae la sua origine dai monti di Hezarè;
si è lungamente creduto che si unisse alfOxus, oppur si
gettasse nel mar Caspio ; le quali due opinioni sono ugual-
:)78 B U R N E S
mente erronee , poiché egli forma un lago, ove si perde
50 miglia al nord ovest di Merva . In altri tempi era rin-
cbiuso da un argine , saperlormeote a questo luogo ; il
che dava modo di poter derivare la maggior parte delle
sue acque per annaffiar quella regione, e fece sorger la
detta città a quello stato d** opulenza e di ricchezza di che
anticamente godeva : ma or son quarantacinque anni in
circa, che quest'argine fu distrutto da sciàh Murad, re di
Buliharia , e che il fiume più non compartisce che alle
terre situate nelle immediate sue vicinanze il benefizio
delle sue acque; queste terre son coperte dagli oba$ dei
Turcomaoi , non essendovi villaggi permanenti . Fin ove
giugne r irrigazione, la vegetazione è magnifica: lìdgia-
nari ( holcus sorghum) ha uno stelo più voluminoso d* un
grosso bastone , e gli spazi non coltivati presentan grasse
pasture pel bestiame, come anche arbusti spinosi pei cam-
melli in questo paese immensamente numerosi .
Al disopra di Merva, il paese vien chiamato Marulsciak
e passa per essere insalubre ; almeno il proverbio dice:
• Prima che Dio ne abbia avuto la nuova , Tacqua del
9 Marutsciak ha ucciso Tuomo ! • — Questo fiumeè VEpar-
dwi d' Arriaoo ^ nome, che , per quanto leggo in un auto-
re antico, significa irrigatort^ e qui non è mal applicato. —
Parrebbe inoltre, che lo storico avesse conosciuto il corso
di questo fiume , meotre ci dice, che % VEpardus , sicco-
• me molti altri gran fiumi, nasconde le sue acque nella
» sabbia (!)•»
Il contrasto per noi provalo nel passare da un arenoso
deserto sulle sponde d^un'acqua corrente fu singolarmente
l'I Airiiiiio, Kb. IV, cap. 6.
VIAGGIO 579
piacevole; ciascuno oe era incantatole gli animali stes-
si parevao sensibili a questo cambiamento. Durante tutta
la giornata, le rive del Murghab presentarono un teatro
di divertimento e d^ allegria; i Turcomani immerge vaasi
nell'acqua co' loro cavalli , e la maggior parte degli uomi-
ni della carovana si divertivano in prossimità del fiume ;
e per maggiormente divertirci, promettemmo un tunga^
clìeè una moneta del valore d'un terzo di rupia, in ri*
compensa a chi fosse il primo a traversare il Murghab.
Questa somma, meschina per tutto altrove, ma enorme
nel luogo ov' eravamo, fu solennemente depositala nelle
mani d^ un comitato ; credo che fosse perfin pronunziata la
benedizione : presentaronsi sedici competitori. Il premio fu
vinto da un Turcomaoo di Soiarak , il quale ebbe V arte
di cercar r acqua profonda per notarvi più rapidamente.
Eravamo intanto nelle vicinanze di Merva , e molte per-
sone della carovana , nelP accostarsi al fiume dtchiararon
di scorger la collina elevata del suo castello ora io rovine .
Invano io lo cercai co$(li occhi ; ma gli altri spettatori ,
che avevano ardente brama di riveder la loro città natia,
desideravan forse potersi persuadere di contemplarla •
Io udii il racconto che quelle genti mi fecero delle pro-
dezze d* un certo Bairan Khan, e d^un corpo scelto di 700
uomini , che lungamente resisterono contro le armi degli
Uzbeki della Bukbaria, sin tantoché sclàbMurad, con
uno stratagemma di guerra finalmente li debellò, e portò
via per forza tutta la popolazione nella sua capitale . Con
non minor piacere prestai orecchio alle gesta dell'eroine di
Merva, spose e figlie de' valorosi guerrieri : narrasi e ere-
desi, che in un'occasione, in cui l'esercito bukharo inva*
se il territorio di Merva, durante l'assenza di BairamKbau
e dei suoi compagni, queste donne si armarono e vola-
380 BURNBS
roDo contro il oemico. Gli Uzbeki , iDtimoriti alla vista di
truppe cb^ eglino credevano d*aver sorprese , precipitosa-
mente ruggirono, abbandonando la vittoria a quelle eroine
virtuose : né questo è T unico esempio di trionfo delle don*
ne sugli uomini ! —Gli abitanti di Merva han perdutoli lo-
ro paese e la loro independenza, ma conservanola stessa
riputazione di valore che caratterizzava i loro antenati^
anch'oggi, quand'essi abbandonano il paese, le loro valo-
rose compagne son detenute a Bukhara come pegno di
lor fedeltà, e non possono passar T Oxus sotto alcun pre-
testo .
Qui noi venimmo in cognizione dì alcune circostanze^
che esigevan prudenza e circospezione , e che parvero ec-
citar fondatissìme inquietudini . Quando i nostri deputati
giunsero al campo de* Khivani i» il capo di questi occupa-
vasi a spedire una schiera di 350 uomini verso la frontie-
ra della Persia, per farvi bottino. Le nostre genti eran
giunte bastevolmente in tempo per dare a quegli assassini
il fatiha d' uso; poiché fosser quali si vogliono ì lor senti-
menti eglino non potevan che mostrarsi contenti delle no-
stre intenzioni . L' yuz basci invitò in presenza de^ nostri
i Turcomani a star di buon animo, e a non dimenticar la
bell'opera alla quale venivan chiamati, né i tiglià d^oro
che andavano a raccorre nel paese de^ Kizzilt>asci. • An-
• date, esclamò egli, e menate il principe reale di Persia,
» ristesso Abbas Mirza, ai pie del khanHazrat! »
In un momento gli Allamani furono a cavallo , e un dei
mercanti, che sembrò dar saggio evidentemente del suo buon
senso, pregò la formidabii masnada a risparmiare la caro-
vana: Pyuz basci diede lor delle istruzioni a tal oggetto.
Ma ora le nostre genti scuotevan la testa , ed ave*
van r aria d' esser poco disposte a metter alla prova V o-
VIAGGIO sai
nestà d^ uomini di tal fatta ; riaDdavan nella lor mento
tutte le particolarità deirav ventura, e sembravano in preda
a timorosa afSizione . Come faciente parte della carovana ,
io non potei far a meno di domandar sctiìarimeoto sulle be-
nedizioni COSI gratuitamente da Dio implorate a favore
di una tal orda di masnadieri . — • Veramente ^ escla-
» mò un Persiano, io invocai il nome del profeta; ma
» ciò fu perchè que' furfanti di rapitori e venditori d^uo*
• mini non ritoroasser mai più . • Ernazzar, il nostro con-
duttore, disse che fu abbomìnevole Taver in tal modo
usato il primo versetto del Corano ; tanto egli è facile rac-
comodare il rituale d^ una religione a^ propri personali de-
sideri !
Il Gerard ed io , eravamo certamente i soli di tutta la
carovana, che desiderar potessimo di veder que' feroci
Allamani: ma per buona fortuna, oso pur dirlo, la nostra
curiosità non fu soddisfatta!
Poiché SI numerosa schiera era in campagna, fu deciso
che ci dirigeremmo sopra Sciarak , graud^ accampamento
de^ Turcomani; e che ivi aspetteremmo le risultanze della
loro spedizione , desiderando meglio i mercanti della caro*
vana sentirne parlare che esserne testimoni . La masnada
era stata istruita di non avanzarsi che a piccole giornate,
siccome sogliono usarne i Turcomani nelle loro scorrerie ,
laonde il suo ritorno era atteso pel giorno decimo dalla
partenza .
Il 29 agosto, noi camminammo per Io più io una dire-
zione contraria a quella dei giorno precedente , lungo la
riva opposta del Murgbab, che seguimmo pel tratto di
circa 16 miglia. Facemmo nuovamente alto presso i Tur*
comant a Kandgiukulan, uno de' loro accampamenti. —
Yi vendo /amiliarmente con essi, potemmo raccoglier su di
L
3S2 BVRNBS
loro molte particolarità. I Turcomani fan parte della grao
nazione turca: nullaostante diSTeriseono dagli Uzbeki e de*
dicans' ioterameote alla vita pastorale. Questo popolo è
composto di molte considerevoli tribìi , tutte reclamanti
un'origine comune; noi avevamo veduto suiPOxus gli Ersa*
ri , ed ora ci trovavamo colla tribù de' Saraki , al di là
della quale sono i Salori . Dalla parte del mar Caspio sono
i Taka, i Gokhlani e gl'Yamudi, tutte grandi tribù; delle
quali terrò discorso a misura che anderemo innanzi .
Un de'nostri Saraki aveva passata la sua vita a far delle
scorrerìe in Persia, ed in quell'odioso traffico egli aveva
acquistato una perfetta cognizione della lingua di quel pae-
se , dimodoché io potei istruirmi de' veri sentimenti d'un
masnadiere Turcomano. Questo Saraki chiamavasi Nur-
nias, ed aveva fatto parte di grandi e piccole masnade;
ultimamente era ritornato con tre schiavi , eh' erano stati
tolti da soli sei cavalieri. Mi raccontò, che i masnadieri
avvicinavansi alla Persia a lente e corte gite ; che arrivati
alla frontiera aggiravansi per giornate intere intorno ad un
castello onde spiare la favorevole occasione di fare una
cattura; che se non si presentava alcuna, allora spingeano
la mattina una punta ne' campi, ove son' occupati i pa*
stori ed i contadini , e portavan via con prontezza tutti
quelli che potean afferrare; e che se fossero stati caldamente
inseguiti, allora abbandonavano un cavallo di ricambio ^
poiché ne hanno sempre uno per ogni due cavalieri , e
portavan via gli schiavi di maggior valore.
In queste scorrerie, tutto dipende dalla velocità dei ca-
valli , ed é perciò che i Turcomani prodigan loro tante
cure. Numias preparava in quel momento il suo cavallo
per una nuova spedizione. La vita e la fortuna d'un Tur-
comano sono identiflcate coi suo corsiero ; quindi si con-
VIAGGIO
cepisce come debb* averne premora. Il cav
seco loi il cibo necessario per la soa cavakalora e
niesM, siccome orzo pane e farioa: ad
qualche volta sotterra queste due ollioie derrate , in Ino-
ghl a lui beo noti, per riprenderle al ritorco dalla sua
scorreria, il Turcomano , ritornando al natio soo deierto,
è in tal modo provveduto di viveri^ sebbea sia stalo as-
sente dal soo campo per più settimane , e divide foesle
aostanze colle vittime delle sue depredazioni 9 ad aiealre
che le trascina in una spaventosa servito.
Nella lista delie umane miserie, poche ve ae ioao che
si faccian cosi crudelmente sentire, e le cai coasegaenze
maggiormente distruggan la dooMStica felici tii, quanto il
barbaro sistema del ratto degli ooaiini : e per terrìbili che
sieno le sciagure che per esso prodaeoasi ai rapiti, pure
sembra non rechi alle orde crudeli die lo mettono in pra-
tica ninno de*" comodi e godimenti deBa vita: desse vivon
coperte di cenci ed io -mezzo alle prìvazloai, e, stando alle
apparenze, non traggono alcun vantaggio dbUe loro deva-
stazioni.
Orribile è lo spavento cbe i Tarcoamaì inspirano agli
abitanti delle contrade vicine al loro deserto; né ciò deve
sorprendere , mostrando eglino ael loro pericoloso mestiere
un gran coraggio e una energia perseverante: non si può
eoo ammirare la loro abilità , e ricoaoscere il valore da
essi adoperato , nel tempo cbe si compiaage la trista sorte
degli sventurati paesi contro i quali essi spiegan la loro
prodezza. I costumi e le asanzede'Tareomani, neir odioso
impiego che fan delle proprie forze contro i loro simili, at-
terrano i più santi priocipii dell^maaa natura; laonde non
recherà sorpresa, che questo popolo aia estraneo al senti-
mento deir onore, conosciuto sovcate dalle barbare na-
584 BURNBS
zioDì. t II Turcomaoo, dicono geoeralmente gli Asiatici) è
• come un cane ; non si può farlo star fermo che con un
• tozzo di pane; dateglielo dunque (tale è la massima del
t viaggiatore), e passerete senza esser molestati. •
1 Turcomaoi han riputazione di perQdi e traditori , e
ciò non a torto. — I Persiani ban fatto dementativi per
metter un termine a queste continue escursioni de' Turco-
maoi; ma i loro sforzi sono stati inutili, vivendo questi
In un deserto ove son sicuri : d^ altronde, la prontezza con
cui vendono gli schiavi ne** bei paesi al di là delle loro de-
solate regioni, incoraggisconii a continuar nelle loro rapi-
ne. Alcuni sono stati presi nelle loro scorrerie in Persia;
si esige per essi un esorbitante riscatto , che i lor parenti
trovan sempre il mezzo di pagare.
Un Turcomano passa la sua vita in spedizioni di la-
droneggio, o ne' preparativi per compierle ; ed è un fatto
vergognoso, che i capi delKhorassan abbiano da lungo
tempo conchiusa una lega colpevole con que^ nemici della
loro religione e della loro patria , per far cadere nelle ma-
ni di essi un maggior numero di sventurati Persiani ^ e
condannarli ad un'eterna schia\itù. L'avarizia- è il più
detestabile de' nostri vizi !
Or che eravam fuori del potere delle truppe Khivaue ,
i mercanti della carovana s'adunarono in consiglio: pian-
sero il danaro che bisognava spendere in una nuova tas-
sa , e pensarono a' mezzi di ricuperarlo. Parve alla mag-
giorità, che i Firinghi , cioè il Gerard ed io, sopportar do-
vessimo una parte del peso ; per conseguenza , la sera
venner tutti a trovarci per farci noti i loro desideri, e
pregarci di pagar un quarto di tutt'i diritti. Siccome Tim-
porto de' regolari diritti di dogana ascendeva ad una buo-
na somma, questo aveva impegnato V uiGciale a rinunziare
VIAGGIO 38^
alla retrìbuzioDe ordinaria su ciasGun paio di paoieri:
per cui Doi eravam certameate esooerati da qualunque
specie dMmposizione : inoltre ci fu esposto io quel momen-
to, cbe PuGciaie Kbivanoera stato comprato con uno sbruf-
fo di dieci tigiià. Le quali cose ben ponderate, a noi sem-
brò giusto e ragionevole d^ entrar per la nostra quotalo
quella spesa , ed in conseguenza offrii la somma delF ordi-
naria tassa d^ un tigiià per ciascuno de^ nostri cammelli ,
poiché ciò d^ altrettanto diminuirebbe le spese generali del-
la carovana. Questo punto esigeva dal canto nostro discre-
zione e giudizio, giaccbè un completo rifiutoavrebbe con-
vertito in nemica una truppa amica, e d'altronde aveamo
necessità d^ economizzare il nostro denaro. Neirattoal con-
giuntura io ebbi la fortuna di conciliarci , per mezzo della
mia concessione, i principali mercanti: molti ve n'aerano
cbe volevano che pagassemo il quarto di ciò ch'aera sla-
to computato perla tassa straordinaria; ma noi avendo
provalo cbe alcuna spesa addizionale non era slata falla per
cagion nostra, e cbe i diritti, presenti o asseoli cbe fossi-
mo, sarebbero stati imposti ugualmente^ ricusai di 9t*
consentire a questa pretensione, e rappresentai noi non
esser che sempiici viaggiatori e loro espili in paese stra-
niero , e cbe però contavamo sulla loro iodolgenza e giu-
stizia.
Nel momento in cui la conversazione era a qocslo pon-
to, Ernazzar arrivò per protestar coolro FoUraisgio fatto
air ospitalità , pel reclamo che ci s^ indirizzava: tutUvIa io
mi era ornai rassegnato , ed aveva data la mia parola • Tra
que' popoli, i diritti dello straniero soo rìspellatissimi ; le
grida del maggior numero cessarono, e piò m» si udiron
che le vociferazioni de' più poveri confliefraaoti , I qua-
li, non avendo se non che mezzi limilali, erao più crudel-
vili.
10
386
BURNBS
rneote abbattuti pe^ dazi che da loro esigevansi. La condì-
zìooe d^ Europeo poco conviene ad un viaggiatore in quei
paesi ; poiché sempre supponesi possessore d' immense ric-
chezze, quantunque possa esser ridotto alia povertà; un
Asiatico nelle sue spese , nulla ha di comune colle idee
d'un Europeo.
Or cominciammo il nostro viaggio nel deserto alP ovest
del Murghab, e percorremmo uno spazio di 37 miglia. 11
paese diflerisce interamente da quello che è sulla riva op-
posta del flume: circa alla metà del tragitto il deserto
scomparve e presentossi una superfice piana, uguale, du-
ra, e quest' aspetto non si cangiò più . I cammelli avan-
za vansi sopra quattro linee di fronte , e noi seguivamo il
medesimo ordine .
Questa regione mi richiamò alla mente ciò che nel Co-
tch chiamasi il Ben : nulladimeno, scorgevansi qua e là dei
gruppi di piante , che mancano affatto in quella singoiar
contrada. Il paese era privo d^ acqua; ciò non pertan-
to vMncontrammo molti avanzi di carovanserragli e di
cisterne, che il filantropo Abdallah Khan di Bukhara,
vi aveva fatto anticamente fabbricare. In questo can-
tone, e specialmente sulle rive del Murghab, patimmo una
costante successione di turbini , che inalza van la polvere a
notabile altezza, e scorrevan sulla pianura come delle
trombe sul mare. 11 volgo, neirindia, conosce questi fe-
nomeni sotto il nome di diavoli'^ e portan via qualche vol-
ta fino i tetti delle case : ma io non li aveva veduti mai
tanto formidabili e frequenti come nel deserto dei Tur*
comani, ov'essi sembravan prodotti da' sbuffi di vento,
poiché V aria non era messa in moto fuorché dal vento del
nord, che costantemente soffia in queste solitudini.
VIAGGIO
387
La maUina del di 1.^ settembre, nel momento in cui
facemmo la fermata a Kalarni , castello in rovine , scor-
gemmo le montagne del Kborassan Persiano. Dacché viag-
giavamo sulle rive del Morgbab , io aveva osservato che
dalla parte, nella quale quei monti sorgevano, l'atmosfera
era nubilosa, quando li vedemmo apparivano ancor nebu*
losi.
Un magniBco miraggio si offri a^ nostri sguardi nella
direzine di quelle montagne nel momento in cui le scor-
gemmo. Si aveva dinanzi un Hume; se ne potevan seguire
il corso e le ripide sponde : ma a misura che il sole b* in
nalzava sulP orizzonte, quest'apparenza spariva, ed altro
non rimase fuorché la piana e trista campagna ov' erava-
mo attendati. Le alte rive del fiume non avevan reale esi-
stenza, e r acqua altro non era che un vapore percosso dai
raggi del sole che refletteva.
A misura che noi ci avvicinavamo a Scìarak, distingue-
vamo che il paese Innalzavasi per gradi, abbencbè in mo-
do quasi impercettibile . Agli arbusti precedentemente no-
minati succederooo il tamarisco e la spina del cammello ,
che nel deserto non crescono. Il piò singolare tra i vegeta-
bili che vedemmo , fu quello chiamato ghik tsctnak in lin-
gua turca, che letteralmente significa coppadel cervo: que-
sta pianta ha la forma della cicuta o dell'assafetida, e un
odor disgustoso: una foglia che inguaina lo stelo, circon*
da ciascun de' suoi nodi o le sue articolazioni: le acque
delle pioggie della primavera si riuniscono in questa natu-
rai coppa, e forniscono al cervo una fresca bevanda ; tale
almeno è la popolare credenza , e T origine del nome . Ve*
demmo poi , ne' monti ali* est di M esced , una pianta a que-
sta molto simile: una resina che rassomìgiiavasi al sego
388
BURNBS
trasudava da' suoi pori; — essa vegetava tra^ scogli come
un vegetabile aoouo.
Nelle ultime nostre gite^ Doi avevamo seguito la mede-
sima strada che aveva preso la masnada di Turcomani che
avanzavasi verso la Persia ; ma fu con vivo sentimento
di gioia , che finalmente perdemmo la traccia di quella
frotta di ladroni : dietro quello che potemmo scoprire , es-
sa si era allontanata dalla strada maestra che conduce a
Mesced . Se noi T avessimo incontrata, sarebbeci necessa-
riamente stato d' uopo intavolar nuovi negoziati; e non è
tanto facii cosa il soddisfare air esigenza di que^ furfanti •
Gli Allamani raramente aggrediscono una carovana; ciò
non pertanto si sa in modo positivo, ch'eglino hanno scan-
nato una brigata di viaggiatori su quella stessa strada che
noi percorrevamo. Uomini barbari, con armi in mano,
che sono i più forti , non possono esser contenuti .
Dopo avere intieramente perduta la traccia de' nostri
Allamani , tutto ad un tratto ne incontrammo un picco!
distaccamento di sette, che torna van da una spedizione
ch'era andata a vuoto: eran tutti giovinotti ben armati e
ben vestiti alla turcomana, con lancia e sciabola j non por-
tavan archi ed avevan un sol cavallo di ricambio . La lor
brigata era stata sconfitta; quattro de' loro compagni eran
caduti in mano de' Persiani. Eglino raccontaronci i loro
disastri , e ci domandaron del pane , che loro fu accorda-
to . Io vorrei che tutte le loro spedizioni avessero simil ri-
sultamento !
11 giorno 2, al sorger del sole, arrivammo a Sciarak ,
dopo aver percorse 70 miglia in 44 ore, compresivi i
riposi : noi non avevam camminato in quest' intervallo più
che 32 ore : alcune volte il passo de* cammelli era di due
miglia e mezzo per ora, cosa che ancora io non aveva
TIAGGIO
3S»
▼edato. Questi aDìmali erin lutti nnschi ^ che rrfde^
sieno pia atti delk femoiioe a sopportar la fatica . La no*
stra caroYaoa si feroiò presso ad uo' aotica toiutKi^ sornion*
tata da ao^ alta cupola; e fu deciso che ^ fiotautoclìè ((li
Allaaiaoi teneTano io campagna, la prudenia consigliava a
non proseguire il viaggio: rìsohemmo per consegueiua di
dormire a Sciarak , quantunque quel luogo altro non sìa
che il principal covile de^ ladroni turcomani • Questa con-
dotta era veramente paradossale , gìacciiè noi ci stabili va*
monel bel meuo de^ ladri per isfuggire quelli di fuori : ma
frattanto , non godendo noi che di poca Influenta nella ca*
rovana , fu giocoforEa piegarci al voto generale . Le mer*
canzie furono stivate intorno alla tomba ; le nostre genti
preser posto sovr'esse, e durante la notte i cammelli ed
i cavalli formarono una terza barriera . Tali furon gli ag-
giustamenti presi per la nostra sicurezza , e, come si ve*
drà, non eran superflui .
Di giorno i Torcomani ventano in folla intorno a noi; es-
si ci portavano delle tonache di pelo di cammello che noi
comprammo volentieri; ma frattanto, neppur un solo in-
dividuo appartenente alla carovana osò dlscostarsene: ed
infatti, come poteva accader diversamente, quando ad
ogni momento scorgevamo gli Allamani che passavano e
venivano dinanzi a noi , e quando sapevamo che il princi.
pai mezzo di sussistenza per quel popolo è la rapina 7
Lo stabilimento de^Turcomani a Sciarak consìste in un
piccolo e cattivo forte, quasi diroccato e posto sopra un
poggio ; è sotto la protezione di quello , che la maggior
parte degli abitanti han situato la loro dimora. Yi so-
no alcune case di terra fabbricate dagli ebrei di Mesced^
i quali trafflcan con questo popolo : quanto a'Turcomanl,
eglino alloggiano in khirgahi^ o baracche coniche, proprie
À
390 BURNBS
della loro tribù . Esse soo di legno , circondate di stoie fatte
di canne, e superiormente coperte di feltro annerito dalla
fuliggine . — Sciarak è 11 soggiorno de^Turcomani Salori,
i più nobili della nazione • Vi son domiciliate duemila fa-
miglie , che in caso di necessità posson mettere in campa-
gna un eguai numero di cavalli del miglior sangue. Quan-
di eglino non sono in caso di far fronte aMoro nemici, ri-
f uggonsi nel deserto che hanno davanti , ed aspettan che
la tempesta sia passata . Essi prestano debole e dubbia ob-
bedienza alla Kbivia ed alla Persia; ma la sola forza mi-
nacciante può piegarli alla sommissione .Mentre noi erava-
mo a Sciarak , queste genti tenevano in catene un ambascia-
tore persiano, e rifiatavano al khan di Khiva la sua parte
de^ diritti di transito, che nel mese precedente gli avevan
promesso, allorché trova vasi nelle lor vicinanze: esempi
che spiegano la natura della lor fedeltà .
I Salori son governati da dodici dctakal^ i quali son dei
capi di famiglia ; ma non obbediscono particolarmente a
nessuno.
II paese vicino a Sciarak è ben irrigato da acquedotti
derivati dal ruscello di Tedgend, la cui acqua un poco
salmastra è impiegata a fertilizzar le campagne: il terreno
estremamente grasso, è adattatissimo air agricoltura, e
i grani che vi son seminati germogliano senza bisogno di
lavoro di sorta. La messe è abbondante e i contadini
la raccolgono da veri repubblicani ^ senza pagare alcuna
imposizione • Gli abitanti hanno una tradizione , secondo
la quale , Adamo coltivava la terra a Sciarak , che era il
suo giardino, mentre a Serendib in Geylan era la sua abi-
tazione f
La campagna non è abbellita neppur da un albero , da
un solo buscione, perchè i Turcomani disprezzano il
i-
VIAGGIO 391
giardinaggio . Le raccolte di rrumenlo e di dgiuari yi soa
copiosissime e i poponi non sono inferiori che a quelli di
Bukhara •
Due giorni dopo il nostro arrivo a Sciarak, mentre ci
rallegravamo della prossima prospettiva di terminar Teli-
cernente il nostro viaggio, ci prese un allarme, che provò
che le nostre speranze eran per lo meno premature • Udo
de' capi del luogo, si presentò nella parte del campo ove
noi eravamo, e disse alP Badgi, uno degli uomini del no-
stro seguito, di andare a parlamento; eglino erano a me
tanto prossimi , che io potetti ascoltare il loro colloquio .
Intavolò quegli una lunga serie di domande sul conto no-
stro; poi gli raccontò, che alcune persone della nostra ca*
rovana lo avevano assicurato esser noi possessori di gran-
di ricchezze, e che avevamo viaggiato nelle più remote
regioni del Turkestan.
• — Così essendo le cose , continuò a dire , non posso
• accordar loro il permesso di proseguire il cammino,
• senza aver prima ricevuto gli ordini d' Aliuh - Kuli ,
» il khan di Kbiva, relativamente ad essi. • — Questo
terribile aonunzio, sarebbe stato ancora piò spaventevo-
le ^ se il Turcomano non avesse aggiunto , partendo : •
• gli aksakal miei compagni ignorano che questi stranieri
» troviosi nella carovana, ed eglino forse penseranno, che
» la mia benevolenza meritar possa qualche segno della
• riconoscenza loro. »
Il caso era serissimo , poiché ci rivelava , che nella ca-
rovana eran genti verso noi mal disposte e perchè era evi*
dente che i Turcomani , se volevano , potevan mandar ad
eBetto tutte le minacce delF aksakal. Era quindi necessa«
rio prender immediate le opportune misure, ed io mene
occupai nel momento.
393 BURNBS
Erano Delia carovana una mezza dozzina di ricchi mer*
canti ; io andai a trovar i due principali , che ho già no-
minati, e loro narrai T affare con tutta schiettezza; avrei
volentieri ricorso ad Ernazzar, ma questo Turcomano
essendosi fatto cittadino aveva molto perduto di quel ere*
dito dei quale si poteva supporre che godesse tra^ suoi
compatriotti; però non gli confidai questa circostanza 9 se-
nonché dopo il nostro arrivo a Mesced • — Io mi accorsi
che il mio racconto cagionò ne' mercanti una viva inquie-
tudine, e nuovamente mi convinsi, che questi uomini
avevano realmente a cuore la nostra sicurezza. Eglino esa-
laron la lor collera contro il delatore, e chiarissimamente
espressero i timori che lor cagionavano il visir di Bukhara
da un lato, ed il principe reale di Persia dalF altro . Uno
dì essi mi consigliò di mostrar subito il firmano del re di
Bukharia; io però fui di diverso parere su questo punto,
e Topinione del suo compagno meglio convenne nella mia:
Abdul sMncaricòdi negoziar la pastura d^un can di Tur*
cornano. Pur nullameno è facile il concepire, che questa
circostanza era per noi poco ricreativa: nonostante era
indispensabile di far buona cera onde meglio combatter
ledifBcoltà, e frustrar se fosse possibile la speranze dello
scellerato che ci aveva traditi .
La prima notizia della mattina, fu quella della perdita
d'un bel cavallino nero, che nella notte c'era stato ruba-
to^ quantunque fosse legato ad un pinolo: in questo paese
si suole incatenar la gamba del cavallo ad una caviglia di
ferro, che poi chiudesi con un lucchetto ; ma noi non
avevamo adottato una tal precauzione. — Quest'accidente
mi dispiacque quanto una maggiore disgrazia, poiché quel
piccolo animale mi aveva seguito fin da Punah, città del
centro dell' lindia, e mi aveva portato io molti disastrosi
VIAGGIO 395
Tiaggi ; laoDde dod posso dir quanto fossi accorato di do-
yerlo lasciare io un paese come quello , ed io simili mani.
Tutta la carovana si riunì per esprimere il rincrescimento
che qaesto furto aveva cagionato, e fui assicurato che
avrei ricuperato il cavallo o il suo valore ; ma essi non
comprendevano che per me egli era inestimabile.
Intanto io fui obbligalo ad occuparmi d^ altre cose, e
fu per me sorgente di reale consolazione sapere, che ave*
vamo soddisfatte le domande e placate le minacce del-
Taksakal per mezzo d^uo moderatissimo sacrifizio: egli
divenne possessore della nostra provvisione di tè, e noi vi
avremmo volentieri aggiunto anche lo zucchero se fosse
bisognato : questo pegno di pace , accompagnato da due
tiglia d^oro, del valore di circa sei rupie e mezzo ciascuno,
contentò un capo che tenevaci in suo potere! Egli chiama-
vasi Dunmas, era Paksakal di 300 famiglie, e un di quelli
che prendevan parte al bottino ed dlle retribuzioni di Scia-
rak. In questa difflcii congiuntura, grandi obbligazioni
avemmo verso AbduI , che per caso conosceva quel Tur-
cornano: noi ci eravam cattivati la benevolenza di Abdul
con soli atti di civiltà.
Intieramente rassicurati, ci abbandonammo di miglior
animo ai nostri studi sopra i Tu rcomaui, sui quali raccolsi
ragguagli verameute caratteristici. Eglino non contraggo-
no il vincolo coniugale con formalità tanto semplici quanto
quelle de^li altri musulmani , poiché la comunicazione tra
i due sifssi non è ristretta ; di maniera che nasce fra loro
deir attaccamento che poi divien dell'amore. Ma la figlia
d'un Turcomand ha un prezzo molto elevato: per cui
ramante che dispera di far un acquisto legittimo, toglie la
bella io groppa del suo corsiero , e vola al campo vicino,
ove la coppia è unita e la separazione diviene impossibile. I
vui. 50
308 BORNBS
de vano tre grosse ghiande di sela^ di difftreiiti colori e
delicatameote lavorate da quaiclie mano giovine e gen-
tile • — In una parola^ P appartamento e la sua mobilia non
indicavano al certo esser f nella la dimora di gente masna-
diera ed errabonda : ma Trattanto il mio ospite mi spiegò,
come tutta la casa potesse esser trasportata sul dosso d^on
cammello eia mobilia sopra un altro , colla massima faci*
lità . — Manifestai, tornato alla carovana, la mia sorpresa
per ra$;iatezza della quale io era stato testimonio; ma i
miei compagni mi dissero , cbe io non doveva esser mara-
vigliato di questo lusso, poiché i Turcomani eran de' man-
giatori denomini (adatn khor)^ e che ad essi il nutrimento
non costava niente. Molti altri popoli sono stati chiamati
cannibali dietro espressioni simili a questa ^ ma i mercanti
volevan soltanto significare , che t Turcomani tiravan la
loro sussistenza dal prodotto della v«ndita degli uomiai •
Prima che uscissi dalla tenda, il nostro ospite mi pre-
sento ^ secondo P usanza i, del pane e de^ poponi; io ne man*
giai In compagnia del Gerard e di quindici altri Turcomani
ch'erano entrati. Queste genti tagliano i poponi con molta
desterità e pulizìa; con un sol movimento del loro coMel*
lo e$Klioo separan la polpa dalla scorza, che non è piùgros*
sa di quella d^un^arancia; poi dividono il frutto in dodici
fette. Per una mezz^ora ascoltai la lor con versazlone ^ la
quale, per quanto potei comprendere, aggiravasi sugli schia-
vi e sui cavalli . Mi presero per un uomo dei Cabul, a ca*
gioQ della tela che lo portava a guisa di turbante; né io
li tolsi dal loro errore. Si aliaron tutti allorché me ne an-
dai , e mi dissero addio con tutt^ i riguardi ad un buon
musulmano dovuti. Anche sapendo la verità, forse non mi
avrebbero insultato, ma mi avrebber oppresso a forza di
VIAGGIO
3K>
per uscir dal Sciarak, éovraggiuDse il padrone; ma la
celerità del cavallo ^ che co»i soveole era stato impiegato
a portar via i suoi compatriotti , servì a maraviglia il fug-
gitivo; fu iosegaito^ Hia noo raggiuoto*. Cosi, per un
atto di disperato ardimento , redense la sua libertà , la-
sciando riofelice Turcomanoa piangerla perdita deUa mo-
glie ^ della figlia 9 del cavallo e dello schiavo.
Ho detto di sópra , che il nostro campo a Sciarak^ era
presso la sepoltura d^ un santone musulmano. Visse 2S4
aoDt innanzi e chiamavasi AbduI FaziI Husn , come da
un^ inscrizione del suo sepolcro si vede ; egli è ancora in
venerazione presso i Turcomani • Colui che cade malato
invoca il santone; quello.cbe ba il cavallo o il cammello
malato , fa il giro della tomba , e spera che eoo sia per
mancargli il desiderato soccorso. I Turcomani non hanno
moschee : essi recitano le loro preghiere nelle lor tende ,
oppure air aria aperta nel deserto , senza fare abluzioni e
senza stendere tappeti. Non hao che un piceni numero di
sacerdoti , il clero essendo presso di loro poco onorato, ed
essi poco zelanti settatori del profeta. Mancanti d'un^edu-
cazione capace di calmar la foga delle loro passioni , gli
uomini non sono suscettibili di pietà, e le donne non ten-
gono in pregio alcuno la pudicizia • Gli uomini si occupan
delle faccende del di fuori, e le donne lavorano nelP in-
terno delle abitazioni •
1 Turcomani costituiscono un popolo alternativamente
dedito air atti vita ed immerso neU'indolenza.Fuordicasa
loro mostrano un^ estrema vivacità, ed infingardi e pol-
troni stan sempre a zonzo nel proprio paese : aman molto i
cavalli, e si compiacciono a cantar canzoni in nuore di que-
sti animali. La sera io prestava orecchio ai panegirici del-
ie prodezze del cavallo t$eiapra$li e del cavallo karughli^
596 BDftNBS
soggetti d^ elogi seoza fine • La parola karughlì significa
guerriero egualmeote che cavallo; ma quando ha quest^ ul-
timo senso, ella designa una razza famosa, che a quanto
dtcesi , in oggi è spenta . Inquanto poi al termine di Ucia-
prasli^ sebbene ei voglia dir soltanto agile, pure si ap-
plica ad un cavallo particolare rinomato per la sua bellezza .
Avrei desiderato poter citare qualche canzone turco-
mana; ma aSciarak non ho potuto raccoglier che le stan-
ze seguenti:
In serbo io tengo un arabo destriero
Pel di della battaglia: air ombra di esso
Starommi ; e intanto, un valoroso e fiero
Eroe cadrà sotto i miei colpi oppresso • —
Si serbi un arabo
Agii destriero ;
Lo scudo ferreo
S* impugni altero
Della battaglia il di .
Karugbli !
11 dì della battaglia e dei periglio
Tenderò V arco e starò fermo in sella :
Niun fia che me ne tolga : unifico figlio
Son io , fratel non ho, non ho sorella. —
Si serbi un arabo
Agii destriero ;
Lo scudo ferreo
S'impugni altero
Della battaglia il dì:
Karughlì !
▼lAQGlO
S"" io respiro^ disciolgoasi del monte
1 ghiacci ^ e calao giù per la valWa ;
S* io piango , gli occhi miei sod lar$;a fonte :
E Giona il Pari^ un (A così dicea: —
Si serbi un arabo
Agii destriero:
Lo scudo ferreo
S* impugni altero
Delia battaglia il di:
Karughli !
Dopo lo sgomento provato a Sciarak, non dovevamo
desiderare d' aver molte relazioni cogli abitanti ; ma io
era estremamente curioso di vederli : ed avendomi detto
Ernazzar, che io era invitato in casa d^ un suo amico j
senza esitare ce lo accompagnai.
Fui piacevolmente sorpreso a veder questi nomadi vive*
re (almen cola) con un certo lusso. Il kbirgah^ ossia la
tenda ^ era alta e spaziosa ^ essendo d"* un diametro di 25
piedi: i lati eran difesi da un graticcio e il tetto era for-
mato di tavole che finivano in una apertura circolare di
circa tre piedi di diametro^ a traverso della quale pas-
sava la luce : il suolo era coperto di feltri o di tappeti
delle più ricche manifatture^ esimili al voluto. De^tappeti
a frange eran similmente sospesi intorno intorno alla tenda,
ciò che i' ornava con certa eleganza , e il loro pregio ere-
bceva per essere stati lavorati dalle mani delle mogli e del-
le figlie del nostro ospite. Da un lato della tenda era un
picco! guardaroba, in cui le donne della fanriglia teneano
le loro vesti , e al disopra stipavan le coperte sulle quali
dormivano ; queste erano d* un tessuto di seta e di cotone
a vari colori. Dalla circolare apertura della sommità, pen*
„■
402 BCRIIES
se avesser corso sulla ghiaia; ma essi erano stati tre»
dici giorai ia moto, eoo molto strapazzo e poco oatrimeo-
to . Ma intanto ammirando la bravura di questi uomini ,
cosa pensar de^ Persiani clie sono accampati a men di duo
giornate di cammino da Uesced ^ sotto gli ordini delf erede
presuntivo del trono , la cui armata conta 20,000 soldati !
Il ritorno degli AUamani ci avrebbe fatto levar il cam-
po nelPatto, se alcune persone paurose non avessero
sparsa la voce che la metà degli assassini aspettavano la
nostra carovana sulla frontiera di Persia. La nostra par*
tenza fu dunque an^altra volta differita ; ciò che siogo*
larmente mi contrariò, perchè io non mi trovava punto he*
ne in quel luogo. Non avemmo per dieci giorni né tenda
né altro ricovero fuorché i logori muri d'una secchia
tomba piena di rettili $ e sebben la terra fosse stata sempre
il nostro letto, ed avessimo da luogo tempo cessato d^es*
ser molestati daMolori,cui va soggetto un uomo civilizzato
dopo occasionali bivacchi, ora noi sentivano il peso di quel-
la condizione non potendo stendere neppure un tappeto per
timore di non apparir troppo ricchi ai Torcomaui, che
costantemente e fisamente ci guardavano e spesso dirige-
vanci in proposito suggestive domande . Il nostro pane era
parimente più duro delle focacce di farina di vena, e di
più era di cattivo sapore • C^era diflScilissimo il poter leg-
gere o scrivere in qualunque ora nel giorno ; il tempo
enormemente ci pesava e ia nostra pasienia era ali* estre-
ma prova.
Durante il nostro forzato soggiorno , apprendemmo che
un cammello era arabbiato, non so se per tedio o per qua-
lunque altra causa che ignoro: il povero anhnale spuma-
va, gemeva e ricusava di prender cibo; ci fu narrato il
caso , essendo stato deciso che il cammello era in preda
VIAGGIO 403
del diavolo e non v^era quindi rimedio: ma finalmente que-
ste genti ricorsero air espediente di spaventarlo, col far*
gli passar davanti agli occhi una torcia accesa, e brucian-
dogli alcuni manipoli di canne e ginestre sotto le nari : ap«
pllcarongli ancora un ferro rovente sulla testa , e Fani*
male si trovò benissimo di questa rigidissima cura , che
avea per iscopo di bruciare il diavolo cbe ^alloggiava io
COM vi] creatura.
Al floe, IMI settembre, dopo d^essere stati per dieci
giorni trattenuti a Sciarak ^ allo spuntar del sole lieta-
mente ne uscimmo. Fino alP ultimo momento i Turco-
mani furon fedeli al loro carattere : ci avevano accorda-
to il permesso di sloggiare dal campo « ed avevan conve-
nuto d imporci una tassa ath prima fermata; già erava-.
mo in cammino, quando ci spedirono un ordine d^ arrestar
la carovana, e chiesero un tiglià e mezzo per cavallo, che
è r ordinario diritto di transito per una scorta fino alla
frontiera di Persia. La truppa non ci accompagnò che
per poche miglia , e quindi annoiata se ne tornò indietro :
lo sbrigarcene cosi bene non ci fu di alcun dispiacere. La
nostra carovana si era aumentata pel congiungimento di due
altre, che erano arrivate nel tempo del nostro soggiorno ;
di maniera cha formavamo un corpo considerevole • lo
credo che nel numero vi fosser più timidi che coraggiosi ;
vi si vedevano uomini, donne, fanciulli ^ mercanti , pel-
legrini e schiavi emancipati; eranvi Uzbeki , Arabi,
Persiani, Afghani, Indiani* Ebrei ^ Belutsci^ Ca^mirani,
Turchi e Turcoiriani ; un Nagai, un Kirghizo nomade di
Pamer, e Aoalmenle uol Europei . Yi si trovava inoUre una
giovine p«^rsiana delPelk di circa quindici anni, che ave-
vamo raccolta a Sciarak, e che dicevano era d' incompa-
rabil bellezza: ella era stata rapita da'Turcomani*, ma
404 BDRNBS
le di lei attrattive vioser P avarizia di quelli, e colui che
Paveva presa volle da principio conservarla; tuttavolta ,
l'arrivo della nostra carovana e di tanti mercanti tentò
la sua cupidigia, ed offri di vender quella parte del tuo
bottino ; un commerciante di Teheran la comprò pel prez*
zo di 77 tiglià d'oro, e la povera fanciulla, che poche ore
innanzi poteva andare e venire, veder qualcbeduno ed es-
serne veduta, fu imballata, a rigor di termine, in un
paniere. Essa cessava d^ essere schiava e diventava sposa ,
avvegnaché poco importa che pel pausato ella potesse aver
avulo un altro marito ; certo è , che chiunque scappa dalle
mani de^ Turcomani si può dir rigenerato. La bella di cui
parlo si abbandonò al primo mercante che la visitò , di-
chiarando, per impegnarlo a comprarla più volentieri, che
avrebbe abbraciato quella fede che più fosse piaciuta al
suo compratore . Questa giovine persiana non è la prima
del suo sesso che abbia cambiato di dottrina nel tenopo stes-
so che di nome*.
La sera facemmo alto ad una cisterna lontana 18 mi-
glia da Sciarak , di cui era ancora visibile il forte essendo
piana la campagna per la quale avevamo camminato, o
soltanto iitlerroUa da sabbiosi poggeiti • Al terzo miglio,
traversammo il sassoso ed allora asciutto letto del piccol
flume di Tendgeud, che ha la sua sorgente nelle vicine
montagne e perdesì nelle arene. Non è uè il flume di He-
rat, nel Oxus, non esistendo quivi un corso di acqua
tanto considerevole quanto nelle nostre carte si osserva.
L'acqua che rimaneva nelle pozzanghere era salsa come
una gran parte del terreno.
Quivi si osservano degli avanzi di civilizzazione; ma
non abitanti, né campi coltivati. Circa le otto ore della
sera, ci rimettemmo in via al lume della luna piena; e
VIAGGIO
405
dopo aver percorse sette o otto miglia , eatramiiu) nelle
gole tra le nioatagne, e ci trovaoimo, un poco dopo il
sorger del sole, a Muzderan o Derbeiid, posto avanzato
de' Persiani distante 45 miglia da Sciarak. Neir ultima
parte del nostro cammino aveamo seguito certe gole pro-
fonde, ove corroosi per parte degli Allamani gravi risclii ;
perciò il timore ci fece raddoppiare il passo : tutti i oostri
strumenti di guerra erano pronti e le micce accese ; al più
leggiero romore la carovana si fermava ^ aspettandoci da
un momento air altro un incontro eo' Turcomani .
Dopo una notte di continue inquietudini , non so de-
scrivere con qual piacere scorf^essimo le torri di Derbend^
undici delle quali coronan la cresta de^ monti e comanda-
no il passo ! Yi erano alcuni soldati delle truppe irregolari
del gran re , primi tra de^ suoi sudditi che sul suo terri-
torio si fosser presentati a^ nostri sguardi. L'ultima ag-
gressione dei Turcomani li aveva inviliti ; poiché quest'era
la truppa che aveva perduto i cavalli e qualcuno de^suoi
uomini come di sopra dicemmo .
Valicato il passo di Derbend, la nostra carovana si ar-
restò ne* campi al di là del forte di Muzderan^ che è so-
pra uno sprone isolato del pianoro ^scendendo le gole. Anti-
camente questo luogo fu popolato; ma da alcuni anni il
lihan di Khiva portò via in massa i suoi sventurati abi-
tanti e fece spianar le loro opere di difesa . Quel posto, se
fosse riattato, potrebbe protegger la via per la Persia.
Una bella sorgente termale scaturisce al disotto di Muz-
deran: Tacqua della medesima, unita a quella d** alcune
altre sor^^enti , scavasi un canale nella valle , ove vedonsi
ancora i giardini e gli alberi fruttiferi degli infelici che
ne furono discacciati .
406 BDKHB8
Dopo un si luogo soggiorno in meizo a desolate e sqoal*
lide campa$;oe , questa contrada ci parve deliziosa . Ci fa
mostrata nelle gole una caverna , sa cui molte favolose
storie raccontanai: pretendesi che non abbia teroiHie. Ella
fu, non è molto , il teatro de stragi e di calamità orren
de : gli abitanti di Huzderao, incalzati dal khan di Kbfva ^
vi si rifugiarono; ed allorché, uscirono 9 furon trucidati
0 mandati in eterno esilio come le pecchie che sbucan dal
loro coviglio, al di là del Deserto.
II nostro arrivo sul territorio persiano fu di gran gioia
per moltMndividuI della carovana, i quali, benché nativi
della Bukharta, erano però di religione sciiti, lo credeva,
che una volta usciti delia città santa di Bukhara , fosse per
Stempro finita con questi luoghi santi; ma la città alla volta
della quale camminavamo , Mesced i Mukbaddas(lf«ice<<
la santificata)^ ci parve da tutto ciò che se ne diceva,
che per santità ella superasse Bukhara stessa . Ci fu an-
nunziato, che quando arriveremmo a scorger le sue cu-
pole dorate, ciascuno gelterebbesi in ginocchioni per pre-
gare. Quivi i Persiani cominciarono a parlare altamente
della lor fede^ che per sì lungo tempo avevan dissimula*
ta: noi potemmo giudicar dello spirito del luogo dalPaoed
doto seguente , che un uomo dalla carovana, che certo non
era letterato, raccontò: — Un mercante recentemente veou*
to a Mesced aveva di soverchio caricato uno de' suoi cam*
meli ; il povero animale, arrivato appena in città sea fug-
gì subito al sepolcro del santo imam Reza, ed ivi esalò
le sue querele • EglNnspirò senza dubbio un vero rispetto
a^ sacerdoti del sepolcro, giacché eglino imbrancaronlo coi
loro, r ornaron di gualdrappe e di campanelli , ed accorda-
rongli la preeminenza sopra tutti gli altri . Il mercante con-
fesso la sua crudeltà , implorò il suo perdono, e V ottenne
VIAGGIO «:
abbaadoBando il suo cammello. — Ud Europeo deve sempre
aìcoKare ed ammirar novelle di lai sorla; ed ancorché sia-
8i affermalo, tulla fede del Corano, che la religioa di
Maometlo Don 6 appoggiata sopra i miracoli, pare) suoi
wUatori noa ammetloa questa dottrina, ed aliegau le cen*
lomila deviaziooi dalle leggi della natura mani restatesi
ia favor della musulmana credenza . Avendo parlato pres<
so gli Uzbeki del Corano e del suo contenuto , che con*
fessa! non aver letto che in una traduzione: — • uomo
semplice che sei, mi fu risposto, com''i e;;li mai poisibi-
te di recar questo santo libro iu un'altra lingua, mentre
ogni lettera d*o;ni parola che vi si trova, ha un senso par-
ticolare e distìnto , die non può esser compreso senonctiè
ueH'ori([iuale? . . . ■ — Non volli Inseguito avventurarmi
più nemmenoa far pompa delle mie cognizioni relaiivameo'
le alla BiM>ia ; poiché, se da un lato si rintuzzava la mia
scienza concernente il Corano, dall'altro sentiva dir per
la prima volta, che T antico ed il nuovo lestameoto erano
solamente nel Corano, nel quale vennero incorporati; e
che i libri che gli ebrei ed i cristiani davan per autentici,
aoneran che fulsiticazioni ripiene dVrrorì !
Le soperchierie de' preti musulmani ricorda» le frodi
deMralì de' sei'otl di barbarie : ma almeno io Europa gli
ecclesiastici comprendono realmente il linguaggio delle
sante scritture, mentre presso i musulmani molti mollabi
«anno appena leggere, e nulla iutendon della verdone che
hanno colto gli occhi. Vi son pt-r conseguenza molli uomi-
ni letterali ; ma questi componuon classi distinte, delle
quali una ba intelligenza, l'altra no: ma appunto i più
ignoranti non esitano a parlar del Ioni prt'kan »ci|)i'ri', per-
cbè la lettura del Corauo è una subii [iie u<:i'U|>a2iuiii! vhe
scancella I piìi enormi peccati .
i
408 BURNES
Noi DOQ potevamo ancora considerarci come perfetta-
mente sicuri sotto la protezione di Mesced la santa , che
è a sole 3S miglia da Muzderan ; perciò non ci mettemmo
in cammino Ano all' imbrunir della notte . Al momento della
partenza io uccisi una tarantola, specie di grosso ragno ,
che se la passeggiava sul mio tappeto : le sue zampe rasso*
migliavano a quelle d^uno scorpione, e il suo corpo a quello
d^un ra|i[uo; mi si attestò la sua natura velenosa, ma i nostri
compagni asserirono , che invece di mordere essa slancia*
va il suo veleno .
In poco tempo risalimmo la tortuosa vallata del Tedgend,
che allora era irrigata da un hel rusci-llo. Avevamo co-
minciato la nostra giornata con un sentimento di terrore,
ed or sopraggtuuse un^avveutura, che aumentò la celerità
della nostra marcia . Verso mezza notte il ragliod^un asino
annunziò agii spiriti deboli che eravamo In prossimità di
creature umane, mentre ivi non ve ne dovevan esssere.
Il grido di: • Allaman ! Allaman ! » si sparse colla rapidità
del baleno , e in un istante la carovana tutta prese T aspet-
to d** un reggimento in aperta colonna , che si chiude in
doppia marcia per formare un quadrato • I cammelli del
vanguardo incontanente accoccolaronsi, e gli altri si schie
raroDO indietro. Le micce furon dappertutto accese, sguai
nate le sciabole, caricate le pistole, ed i poveri mercanti ,
per collera e per timore fatti quasi frenetici , caracollava-
no dinanzi alle lor balle di mercanzie . La porzione della
carovana che non era armata prese posto fra i cammelli ,
che in numero di centoventi formavano un passabii qua-
drato . — L^ inquietudine era grande e generale : gli schiavi
eran compresi da maggior terrore di tutti gli altri, lor
essendo nota per esperienza la sorte d' un cattivo presso i .
Turcomani. Dopo un quarto d*ora di aspettazione e di
VIAGGIO 409
trepidanza , qualcbeduno della caroTana scoprì , cbe i pre-
tesi Allaraaoi che tanto spaveolo ci cagiona vaoo, non eran
che una banda di venti poveri Eimakt nomadi,! quali
torna van da raccoglier sulle montagne il burghum^ che è
una sostanza tintoria. Queste genti erano assai più spa*
ventate di noi , giacché il loro pìccol numero facevagli evi-
dente la inferiorità nella pugna, e la schiavitù dopo la
sconfitta se fossimo stati de^Turcomani. Appena fu cono*
scinto lo sbaglio , un grido di gioia fece rialzare i cammel-
li, e la carovana riprese il suo corso con una rapidità dop-
pia di quella che ha ordinariamente ; sette a otto cammelli
si avanzavan di fronte . Non ci fermammo nel luogo del
consueto riposo, ma si spinse più innanzi per una diecina
di miglia, quando il giorno incominciava a cadere . Subito
dopo, preso un poco di cibo, ci mettemmo nuovamente in
movimento, e un poco dopo mezzo giorno pervenimmo a
Ghuzkan, primo Villaggio abitato in Persia, distante 14
miglia da Meseed .
Noi restammo a Ghuzkan per alcune ore; il che ci
diede occasione d^ osservar l'estrema gioia de^ poveri schia-
vi emancipati, che finalmente toccavan la lor contrada na<
tia. Diversi mercanti dieder vesti e denaro per aiutarli ad
arrivare ne^ propri lari, e noi pure con piacere ci unim-
mo ai caritatevoli sentimenti della carovana: pochi ducati
bastaron a fornire a que^ meschini una gran dose di feli-
cità. — Ghuzkan è abitato da un migliaio di Teimuri, cbe
sono una tribù d'Eimaki: son poveri mascalzoni, che cuo-
pron le loro gambe con strisce di tela in luogo di calze,
e portano io capo berretti bruni di pelle di montone . Tut-
ta la popolazione usci fuori per vederci passare , e molti
di que^Persiani mestamente ci domandarono, se apporta-
vamo qualche lettera deMor parenti o amici schiavi nel
vili. V2
410 B U R N E S
Turkestan . Raramente i Turcomani risparmiano Gbuzkan
nelle loro scorrerie ; nell' ultima eglino vi avevan rapito
sei fanciulli, ed avevano ucciso quattro uomini .
Fa veramente meraviglia come umane creature si ostini-
no adabitare in un luogo simile: però il cìrcolo deVillaggi
intorno a Mesced, sempre più tutti gli anni si ristringe. In
questa infelice contrada ogni campo è munito di una tor-
re, eretta dal coltivatore come un ricovero, ove all^ av-
vicinarsi de' Turcomani può rifugiarsi. Ma di grazia,
che stato sociale è quello che esige T impiego delP aratro
insieme e della sciabola nel medesimo campo !
Sul cader della notte si caricarono i cammelli , e mol •
to prima del levar del sole eravamo alle porte di Mesced,
con grande nostra gioia ed immenso piacere di que^poveri
sohiavi Persiani , il cuore de^ quali aveva palpitato ad
ogni passo che avevan fatto verso la loro patria .
i
I '
I
SOMMARIO
DEL CAPITOLO QUATTORDICESIMO
ARRIVO A MBSCBD — CONFERENZA CON KHOSRU MIRZA
— SEPOLCRO dell'imam RBZA — TOMBA DI NADIR
SCIA*H — ILLUMINAZIONE — PARTENZA DA MBSCED —
KUTSCIAN — CAMPO DEL PRINCIPE — UPPICLALI EURO-
PEI — ARRAS MIRZA — PROGETTI PER L' AVVENIRE —
L' AUTORE SI SEPARA DAL GERARD .
IL KHORASSAIV
L 14 settembre, allo spuntar del
giorno, IroTammo la nostra caro-
V aoa, che eoo loquìeta impazieu-
za aspettava sotto le mura di He-
8ced. Al sorger del sole furon portate le chiavi delle por-
te; subitocbè ci furono aperte, una nuova scena si pre-
sentb istantaneamente a' nostri sguardi , con una rapidità
tale da non averne esempio fuorché nelle teatrali rap-
presentanze . Noi avevamo abbandonato il deserto e 1
nomadi Turcomaol che lo percorrono; e con regolar
marcia ci facevamo Innanzi per una popolatissima cit-
tà, i cui abitanti guardavanci coli' attenzione della cu-
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BUBNBS
riosità. Noa avevam più davanti gli occhi i larghi visi e i
turbanti ancor più larghi dei Turchi e degli Uzbeki ; ma
contemplavamo i Kizzilbasci, che con viso sparuto ed
affilato, con in testa un berretto di pelle di montone
sotto al quale inanellati capelli passavano indietro, ci sta-
van guardando a bocca aperta e colle mani in tasca .
La via nella quale eravamo entrati era spaziosa e bella ;
un acquedotto, ombreggiato da alberi la traversava; la
magnifica cupola e le torrette dorate del sepolcro del-
l' imam Bega terminavano la prospettiva . Una schiera di
120 cammelli si diresse lungo questo viale, ed entrò nel
vasto carovanserraglio degli Uzbeki : noi li seguimmo ;
ed essendoci assisi sul balcone, potemmo esaminar P ani-
mata scena che nella sottoposta corte ci si presentava; ma
la folla aveva inondato quest^ inmienso edifizio, e ci fu gio-
co forza cercare un alloggio in più modesta casa , che a
poca distanza trovammo •
Abbas Mirza, principe reale di Persia, era in quel
tempo ne^ dintorni di Mesced ; e sebben questa contrada
non fosse stata visitata che da piccol numero d'Europei ,
potemmo sapere che degli ufficiali inglesi erano al servizio
di sua altezza reale . Per questo, io mi affrettai di spedire
un espresso al campo, che era distante 100 miglia: fummo
frattanto piacevolmente sorpresi nel ricever un messaggio
di madama Shee , moglie del Capitano Shee , la quale era
in quel momento a Mesced ; e ci fu vie maggiormente
grato per venirci consegnato dalle mani d' un uomo che
parlava la nostra lingua, e che era sergente neir arma-
ta del principe.
Dacché oravamo usciti dall' India, non avevam più sog-
giornato in alcun punto ove trovassimo tanti comodi quan-
to a Mesced; vi fummo ricolmi di dimostrazioni di gen-
VIAGGIO 415
tilezza e d^alteozione. Abbandonammo con piacere il bar-
baro costume di mangiar colle dila 9 e sebbene la nostra
bella ostessa fosse una Georgiana che non sapeva che il
Persiano, c^imaginammo un^ altra volta d^esser nella so-
cietà del nostro paese .
Io non tardai ad andare a passeggiar per la città , e in-
dirizzai i miei passi verso V ark ossia la cittadella : v' in-
contrai con mia sorpresa Khusru Mirza, figlio del principe
reale , il qual giovine era stato inviato dal suo avo a Pie*
troburgo , nella circostanza delPuccisione delFambasciator
russo in Persia • Egli è governatore di Mesced quando
suo padre è in campagna . Parvemi ch^ egli avesse molto
profittato del suo soggiorno io Europa; esso conversò meco
per circa uo^ora, mi fece molte interrogazioni sopra i no-
stri viaggi , eppoi scherzò sulla mia barba e sopra il no-
stro vestiario , assicurandomi che tutto ciò sarebbe oggetto
di grande curiosità nella mia patria. Volle sapere se io era
cattolico o protestante, e nuovamente manifestò la sua
maraviglia , pensando al come potessimo esser pervenuti
sani e salvi in Persia. M'invitò a tornare a rivederlo Pio.
domane , ed io non esitai a profittar deir invito , dietro
la favorevole impressione che in questa prima conferen-
za io avea sul principe prodotta .
Allorché arrivai T indomani , presso questo principe ,
nella cittadella, egli era occupato a disbrigar degli afiari :
il cerimoniale necessario osservare per avvicinarsi a questo
rampollo della famiglia regnante, è altrettanto carico di
formalità quanto se si trattasse del sovrano del paese; egli
ama molto di discorrere, e mi dette conto di moltissimi
particolari sul suo viaggio in Russia, esprimendosi in ter-
mini pieni di elogi sull^educazione e le gentili maniere delle
dame di queir impero. Una persona del suo seguito, che mi
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parve goder di qualche privilegio , esclamò che sua altezza
non polrebb^ essere scusata giammai d^ esser tornata in
Persia senza uno di quegli angioli; il principe replicò esst^r
ciò impossibile, e se ne riferì a me stesso: io fui in co-
scienza obbligato a dirgli, che un personaggio del suo rango
avrebbe potuto ottener la più illustre sposa.
Khusru Mirza mi sembrò delFetà di circa 23 anni. Egli
è dotato di doni naturali che gli danno grandi vantaggi su-
gli altri Persiani ; fui sorpreso e maravigliato della sua ca-
pacità e della perspicacia delle sue osservazioni. Egli mi
domandò se Parte antica della pittura sul vetro era stata
ritrovata, se i nostri progressi nella scultura potevan farci
considerar come pervenuti a rivalizzare co^ Greci, e fi-
nalmente se il liocorno era stato più veduto in qualche
angolo del mondo. Mi fece quindi delle interrogazioni per
sapere se fosse più difficile introdurla disciplina fra trup-
pe irregolari, o un nuovo sistema di leggi e di governo in
un paese barbaro. » Presso gli Europei, egli diceva, tutto
• è fondato sull^istoria e sull'esperienza; ma in Persia si
• è mancanti dì queste guide . La Persia , che prima del
« secolo di Maometto godeva d' una supremazia inconte*
» stabile , è ora immersa nella bacchettoneria e trovasi
• nello stato del maggior torpore ; ella non ha altra lette-
» ratura che il Corano, in Europa gli uni studiano la Bib-
> bla, altri consagransi alle scienze; in quanto però alla
" religione, ho notato, chele persone d'alto ceto che in
> Russia ho frequentate , ne avevan troppo poca. » —
lo debbo confessare, che provai un vivo piacere io sentir
parlare questo giovine in modo tanto assennato; poiché
colui che conosce la propria ignoranza, ha fatto già il pri-
mo passo verso un miglioramento.
VIAGGIO
417
Non è d*uopo che faccia una miDUla descrizione di He-
' 0ced , poiché leggeseoe uaa buonissima ed esattissima nel*
r ammirabii libro del Fraser sai Khorassao (1 )• — La
saota citlk di Mesced è fabbricata iatorno al sepolcro del*
r imam Resa , quinto discendente d' Afì : tre strade che
spiccanst da questo sepolcro si prolungano in diverse di*
reaioni; due son larghe e spaziose, adombrate da begli
alberi ed animate da acque correnti . Una catena tesa a
traversole vie, a 300 piedi dalia sepoltura, racchiude
il bazar e le ricchezze di Mesced , e tien discosto il be«
stiamo e gii altri animali da questo luogo santificato.
Ivi è che la popolazione si è agglomerata^ poiché gli
altri quartieri della città sono in rovina; e sebbene il
suo recinto sia di 7 miglia, io non posso estimare a più
di 40,000 il numero de' suoi abitanti : la maggior parte
del terreno rinchiuso é consagrata ad un cimitero-, giac-
ché si crede, che i morti possano vicino ad un imam ri-
posare più in pace: ed un' altra buona parte del terreno
é occupata da ombreggiati giardini attissimi a ricreare 1
viventi • Si direbbe che gli abitanti di Mesced bau piacere
di scavar la terra: in qualunque casa si voglia entrare,
bisogna scendere; e si assicura, che la stessa terra eslratta
da questi scavi, serve poi a costruire e riparar P abita-
zione^
La città é beo provveduta d^ acqua per mezzo d'acque-
dotti e di cisterne. Raccontano i naturali del Turkestan,
che l' imam Reza andò a dimorar a Mesced per motivo
della perversila degli uomini che vi abitavano, onde con-*
vertirli. Gli Uzbeki hanno una canzone, secondo la quale:
(l'i Narrative offtjourney InloKhorasan In 1821 22, by J. B. Fraser. Lon-
don, 1S25, I TOl. In 4.«
VOI
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418
BURKBS
> se Mesced dod aveste T azMriccia sua capala 9 sa-
» rebbe la eloaca di tutto il meodo. » Air apposto i Per*
siani , eoo lioguaggio poetico descrivon questa città come
• il luotfo più illoflitntto di tolta la soperflcie del globo^
» percliè i raggi del creator dei moodo vi nspleodoDO . « —
Gbi si farh giudice tra le due parli ? A Sukbara uoo sciita
si dà per soooita ; a Mesced ho sunoila desidera di pas«
sar per sciita !
lo mi feci preasura di correre al sepolcro delPiaiam ;
imperocché oellemie passeggiate a Mesced noa fui ioqaie*-
tatodaalcuDO degP iooooveDieoti , che la bacchettoneria
e la dìflUtefiia sembrano aver coslaotemeate suscitato al
Fraser . La spoglia asortale di Beia, riposa nel bei meno
delia città , sotto «uà cupola dcoraU la cui niagni6cenia
none paragonabile che a quella di due torrette rivestite
d'oro bruatlo, le quali, ripercosse da^rag^ri del sole 9
spandono una luce sfaviUaute* Una spatiosa moschea 9 tinto
d'acKurro, eleva la sua cupola e le sue torrette in prossi-
mità del sepolcro, fabbricato da Golmr - Sciàh disceo*
dente del famoso Timor o Taraeriaao • Il pellegrino che
\isito questo sepoltura, prima deve percorrere il baiar e
attraversar la catena che vi è tesa ^ poi entra nel santua»
rio che non paò esser yiolato neppure per arrestorvi il pio
gran delinquente ; quindi passa per la porto maggiore cen-
tinaia « e si trova in un vasto monumeoto quadrangolare,
opera del ftraode Abbas e luogo di riposo pei vivi e pei
morti: egli è circondalo da piccole camere^ oosas un caro*
vanserraglio , e serve di m$dre$$i o collegio; il pavimento è
formato dalle lapide sepolerafi^ ohe cuopreno i resti degli
uomini che per divozione 0 per desiderio han chiesto d'es*
sere in quel luogo sotterrali . Gli archi e le pareti di que-
sr edilizio sono ornali di tegoli inverniciati, che molto as*
. !
! !
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VIAGGIO 419
somigUaiie agli smalli, ed haanoan^apparenzadi ricchezza
e di puliiMDlo che diletta . Sul lato occidentale trovasi Tin-
greseo della tooiba , che coadaoe sotto un* alta volta gotica
magoificameote dorata e adorna di s|ieccbi incrostati nel
maro , illumioali dopo il tramonto del sede da lumiere
sospese alla volta •
È interdetto agl^ infedeli d* oltrepassar questa soglia ,
a menochè non sieno travestiti ; la mia curiosità fu vinta
dalla prudenza ; avrei potuto fuggirmene tra la folla ^ ma
avrei anche potuto essere scoperto; desistei dall' inoltrar*
mi, sebbene abbia sentito che la bellezza di quel luogo sia
pur meritevole che si corra qualche rischio •
Lo splendor di ciò che vede, accresce la devozione del
pellegrino il quale entra nella tomba per una porta d'argen-
to : dicesi che il sepolcro sia preservato dal contatto de'pro-
favi da unMnferriata di ferro e rame, cui sono attaccate
delle piastre d'argento e di legno, nelle- quali si leggono e
preghiere e formule di beaedizione . Innumerabili lampade
d'oro pendon sopra la tomba dell' imam, le quali si ac-
cendon ne' giorni delle feste de' santi onde onorar queste
solennità, e nel tempo stesso somministrar a^ preti l'occa-
sione di spiegar con vantaggio le ricchezze e le gioie dagli
uomini pii a questo sepolcro offerte •
Dal lato opposto è la bella moschea di Gohar Sciàh , ove
ifotrai senza esitare. E questo un magnifico pezzo d'ar*
chitettura: T arcata, nella quale è situato il mihrab^ os«
sia la nicchia volta verso la Mecca , è magnificamente or*
nata e contesta del pia delicato lavoro • Due torrette tur*
chine, che maestosamente sorgonda'due lati dell' edifi-
aio , ne fan risaltar maggiormente la bellezza .
Fuori del sepolcro dell' imamReza, Mesced non possie-
de altro ootabil' monumento ; vi si vedono alcuni collegi
4a0 BURNES
ed un vasto carovaoserraglio non lerminatoy e ye ne sono
ancor altri venti nei diversi quartieri della eìtììit ma ella
è il luogo ove nacque ed ebbe tomba il gran Nadir Sciàb,
e ciò basta per esser famosa in tutto V Oriente. Questa
tomba, oggid\ profanata 9 è solamente riconoscibile dalle
rovine del monumento che altre volte la preservava dair in-
temperie dell'aria, ed è ancora oggetto di maggior inte-
resse pel viaggiatore. Quel campo è per le meditazioni di-
rette a questo luogo abbandonato ! Le fontane, i fiori che
il circondarono, scomparvero; il pesco, che al ritorno
della primavera fioriva, .cadde sotto i colpi deIPazia;i
salci piangenti ed i cipressi furono spezzati ! •— Solo un in-
dustrioso coltivatore ha seminato de^napi nel sito stesso che
quegli alberi occupavano. . . — Ombra di Nadir, qual
gran cambiamento operato è successo in questi luoghi ! . . .
Air uomo, il cui potente braccio conquassò i regni d^O-
r lente , fu ricusato dopo la sua morte il breve angolo di
un giardino, che P affetto de^suol figli aveagli eonsagra-
to ! ! ! — Questa fu la ricompensa di colui che liberò la
sua patria da uno straniero usurpatore, e che tanto ebbe
a cuore il bene de^suoi compatriotti ! !
Ma il bene d'uno stato non comprende necessariamente
quello di tutti i membri di questo gran corpo; e Nadir
percosse colle violenze del dispotismo la famiglia che gli
successe nelP imperio! Maltrattò il fortunato personaggio
che s' impadronì poi del suo regno, scacciandone i suoi fi-
gli . — Agk Mohammed Khan Khodgia , era stato mutilato
nella sua gioventù per ordine di Nadir Sciàh t ma egli ave-
va nonostante conservato i sentimenti d'uomo, e per ven-
dicarsi dell'affronto ricevuto ordinò che fosse esumalo il
corpo di colui che glielo aveva fatto infliggere . La tradi-
zione aggiunge) cb'ei mandasse le ossa di Nadir a Tebe-
I
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VIAGGIO 421
ran , e comandasse che fosser deposte sotto la scala che
coeduce alla sala d^udieoza, afflochè i cortiglaoi e tutte
le genti potessero calpestarle • Non è difficile concepire il
dispetto d^ un monarca, a cui eraoo stati tolti barbara*
t mente i segni della virilità; e se il suo risentimento su-
scita il nostro biasimo ^ egli non ha pertanto men dritto
alla nostra simpatia . Mohammed Khao , eunuco , sbarazzò
il suo paese dal flagello dei cortigiani del palazzo .
Alcnni disceodenti diNadirsoooaocor viventi aHesced)
ma ciechi e poveri . — La persooa che mi raccontava que-
8ti particolari , ajrgionse ch'eglino spesso s'indirizzavano a
lui per aver del pane .
Dopo breve tempo ricevemmo una risposta alla nostra
lettera diretta al campo del principe reale, e fummo iuvi-
tatia andar a presentare i nostri omaggi ad AbbasMirza:
egli 81 era di recente impadronito di Kutscian, che è repu-
tata come una delle più forti piazze della Persia . — Que-
sta notizia cagionò in Mesced estrema gioia, che si mani-
festò per ogni maniera di possibili dimostrazioni : la città
fu illuminata per tre successive notti , imperocché dal
tempo di Nadir in poi, niun monarca aveva soggiogato i
capi del Khorassan . Noi desinammo alla persiana con Ab-
dui, nostro antico compagno di viaggio e negoziante a
Mesced; e quindi uscimmo per andare a vedere le illumi-
nazioni. Fra le io\enzioni che la circostanza suggerì,
quella che maggiormente ammirai era parto dell'ingegno
d* un beccaio : egli aveva collocato sopra una diecina di
montoni dei lumi dietro alPadipe della coda, che aveva
tagliuzzata io piccole strisce: io molto Io avrei lodato della
sua felice idea, se avesse potuto far si che la carne di
quegli animali non rimanesse arrostita . — Vidi in una
strada uoMmagìne sospesa in aria; io supposi naturalmente
422 BURNES
che fesse quella del capo Kurdo preso a KoUciao ; ma era
invece il maledetto Omar . Glie scandalo fu quello per i
sunniti di contemplare un de' loro sa^U califfi così igno-
minioaamente appiccato fra il cielo e la terra ! Ma ivi non
era alcun de* miei amici di Bukhara per comunicarmi i
suoi commenti sopra tale iniquità . — Indepeodratemenie |
da questa effigie al patilmlo, vedemmo un uomo appeso
realmente ad una trave che traversava Ja via, circon-
dato da vivissima luce, lo non potei scorger come la
cosa fosse accomodata, giacché il personaggio aveva una
corda intorno al collo , agitava i piedi e dimena vasi come
un vero impiccato . — Mentre la folla considerava questo
curioso spettacolo , un buObne appiccicò uaa dozainn di
candele alla testa d' un montone , che quindi abbandonò
in mezzo alla strada; e F animale ai apri per forza, sia
colle capate ^ sia colle fiaccole , un passaggio tra la mol-
titudine. — Intanto lo spettacolo di questMUuininazioae nel
cuor deli* Asia, si assomigliava più di quello che avessi po-
tuto mai credere a quelli d* Inghilterra .
Noi facemmo i nostri preparativi di viaggio pel cam«
pò, e ci accomiatammo da tutti i nostri amici e conoscen-
ti di Bukhara : andammo a vederli quasi tutti ai caro-
vanserraglio ^ ove prima di separarci bevemmo insieme
una tazza di tè • Molli tra coloro che erano stati liberati
dalla schiavitù vennero a visitarci, ed avemmo il piacere
di salutarli come uomini liberi. Io mi separai con dolore
daErnazzar, e gli consegnai una lettera pel visir del re di
Bukharia : siccome vi si conteoevan delle notizie del Kho-
rassao, parve orgoglioso d' esserne il portatore, e mostrò
un vivo desiderio di partir subito. Ora che non avevamo
più tanto da temere di passar per ricchi, vestimmo Er«
nazzar tuttodì nuovo, e generosamente il ricompensammo
VIAGGIO 4S3
dì tuli' i saoi servigi; nel momeoto io cui egli ci abbau*
dODÒ) gli misi una pistola aita ciDtora, e quantuoque que-
st' anne fosse di fabbrica molto ordinaria , ella sembrò un
dono magaiSco fer un Tarcomaoo. — Molte lettere ave-
^a parimente a scrivere a* nostri amici del Turkestan, ai
quali aveva proveaso le mie nuove: compiei la mia pro-
messa con* sincero piacere , imperocché a s\ gran distan-
la da essi, ed a più grande ancora da^ nostri amici ^di
quella parte delPIndo, io ni rammentai delle influite di-
mostrazioni di bontà e di benevolenza , che contribaito
avevano al nostro soddisfacimento ed alla nostra felicità
mentre tra loro vivevamo , e che io dimenticar non po-
teva. 1 nostri penaieri furoo più piacévoli forse a Me-
sced che io tutto ii corso del nostro viaggio, poiché ave*
vamo la speranza di riveder ben presto i nostri com-
patrioUi , e perchè il rimanente della nostra intrapresa
a paragone di quella che s^era compita era facilissima.
Eravamo allora nella possibilità di poter convenientemente
e decentemente vestire, senza esser obbligati a pagare
troppo caramente questa parte de' comodi della vita.
Dopo una settimana di dimora a Mesoed , ne partimmo
il 23 seltenAre. Risalimmo il fiume del suo nome fino ad
Emirabad, che n'^è distante 40 miglia. Sorpresi dalla notte
prima d' arrivare alla stazione , stendemmo le nostre co-
perte di feltro in nn campo, ove bivaccammo. Alcuni
lami ci fecero conoscere che altri viaggiatori trovavansi
\icini a noi , e da questi potemmo comprar delia biada
pe^nostri cavalli. ^ A ana dozzina di miglia da Mesced,
eramo passati davanti alle rovine di Tusé, che fu antica-
mente la capitale del Khorassan ; gli abitanti emigrarono
a Mesced. La vallata che bagna il fiume, il quale risali-
vamo, è fertile; la vista di que^ vasti campi irrigati da
4^4 BURNBS I
I
piccoli canali io un' arida contrada era per noi un io- ;
caDlo . Emirabad che noi aoo scorgemino ^ è una piana
torte: Abbas Mirza se o^era impadronito un mese prima
del nostro arrivo , dopo un assedio di cinque settimane ,
Essa è nel territorio di Tscinaran.
Moi continuammo a risalir la vallata pel tratto di 60
miglia, e il terzo giorno dopo la nostra partenza da Me-
sced arrivammo aKutscian. Dicesi che questo cantone
sia il più freddo del Kh<Mrassan ; il che non è dilDclle a
credersi, poiché nel mese di settembre, al sorger del
sole, il termometro scese a 29^ ( — 1^ 33) : e siccome T a*
equa entrava in ebollizione a 206^(85^), ne argomentam-
mo che eravamo a 4,000 piedi al disopra del livello del
mare. — La larghezza della vallata variava da 12 a 20
miglia; alle falde delle montagne v^ erano degli spazi ver*
deggianti ove crescono buonissimi frutti; ma la campagna
è in generale arida e nuda, e le alture sono spoglie d'al-
beri ed anche di buscioni : elle sorgono a 2,000 e 3,000
piedi al disopra della valle .
Noi attraversammo molti villaggi , i quali , a causa della
guerra contro iKurdi, trovammo abbandonati: le strade
erano asciutte ed eccellenti . Incontrammo un gran nnmero
di soldati che ritornavano a^ propri lari , essendo termi-
nata la campagna; eglino ci fecer concepire nna favorevole
idea delle soldatesche del Khorassan , essendo essi armati
di veri fucili ed in buono slato, ciò che daCabul in poi
io non aveva più veduto. Gli uomini eran di piccola sta-
tura , ma io non aveva sotto gli occhi che gVHdgeri o mi-
liziotti del paese.
Noi arrivammo al campo d^AbbasMirza^ un poco prima
di mezzo giorno, e nuovamente ci trovammo con degli Eu-
ropei : il nostro travestimento era cosi completo , che '
VIAGGIO 425
fummo obbtigfati a farci coooscere , quaatunqne fossimo
aspettati. Facemmo colazione col capitano Sliee, col Baro-
wski, col Bee, che preseotemente compoQ{{ono il corpo
degli uiBciali ai servizio dei principe. Qual dolce soddi-
afaziooe fu quella ciie provammo a sentir la lingua della
nostra patria e saper gli avvenimenti clie dopo la nostra
lunga assenza si erano in essa operati , non può intenderlo
che colui elle compì lunglii viaggi in lontani ed inospiti
paesi !
Noi giungevamo in un momento interessante: lapiazzù
non essendo siala presa clie da pochi giorni, noi cammi-
nammo tra le fascine , i gabbioni, le trinciere, le mine,
le opere avanzate , le batterie , i cammini coperti, ed altri
lavori d^un esercito d'assedio. Nulla di più tristo del-
l'aspetto de^ baluardi delia città: il parapetto era stato
quasi distrutto, molte torri eran saltate in aria, tutte
battute in breccia a cannonate ; i soldati, lìl)eri da' peri-
coli della campagna, con incuria e trascuraggine colma-
vano ii fosso, che era una barriera d*un genere formi»
dabilissimo , avendo 35 piedi di profondità e 20 di lar-
ghezza , ma nel fondo restringevasi . L' armata del princi*
pe aveva stabilito un alloggiamento attraverso a quel fos-
so; cosicché alcune ore di più avrebber deciso della sorte
di quella fortezza , quando ii suo comandante si rese a di-
screzione. Kutsciau ha un miglio e mezzo di circùito,
ed era stata difesa da 8,000 soldati ; quindi V assalto ne
sarebbe slato sanguinosissimo: la caduta di Kutscian deve
essere intieramente attribuita agli ufficiali europei ^ la
scienza e T abilità de' quali furono egregiamente secon-
date e sostenute dalle fatiche e dagli sforzi de' Persiani .
NeHa serata, il capitano Shee ci presentò al principe
reale. Abbas Mirza andava a fare IMaspezione del suo parco
vili. 51
496 BUR^TES
d'arliglieria , e P iocontrammo per la strada .Egli ci
ricevè colle più affabili e graziose cnaniere; si congratulò
eoo Doi del buon successo del nostro viaggio per paesi
ch'^ei non avrebbe creduto aecessibili agli Europei; e
quindi ci assicurò che le nostre pene erano ornai finite ,
una volta ch'eravamo entrati in un paese ove la nostra
nazione era rispettata. Io ringraziai il principe della sna
bontà, eppoi brevemente risposi alle interrogazioni che fe-
ce sopra i paesi da noi attraversati. — In quel frattempo ci
trovammo dinanzi alla sua artiglieria: tutta la sua corte
era rimasta a una cinquantina di passi dietro di noi ; Ab-
bas Mirza fece un segnale , e sei od otto persone si fecero
innanzi: egli ce ne presentò due come suoi figli , e ci disse,
che r altro era Beza Kuh khan, comandante della for-
tezza espugnata; v'era parimente un altro capo Kurdo, e
Yar Mohamed Khan ministro dì Herat. — Quale spettacolo
fu per noi quello di questo fiero capo di Kurdi, ridotto ora
a rendere omaggio al suo vipcitore davanti air artiglieria
che lo aveva forzato ad arrendersi ! Sembra che questa pa-
rata fosse stata comandata per procurargli la vista del
parco, e noi eravamo arrivati nel momento opportuno per
essere testimoni di questa scena .
Il principe disse volgendosi a me: • Bisogna che tu veda
la mia artiglieria. • — Allora passammo seco lungo la li-
nea, esaminando ciascun cannone a misura che ce ne av-
vicinavamo. Abbas Mirza si dava ogni pena per spiegar
tutto ciò che lo riguardava ; le domande e V aspetto dello
sventurato Beza fecer nascere più d' un' osservazione ac-
compagnata da sorriso. Quel principe decaduto aveva
r aria smarrita e credo che facesse le viste d' esser pazzo .
Egli chiese al principe di fargli regalo d* un grosso mor-
taio che tutti ammiravamo; Abbas Mirza gli rispose, che
VIÀGGIO
427
non dovea pia iogerìrd di quelle cMe. I caniMMil ch'aerano
stati presi colla forteiia erano schierati lo lioea col ri-
manente deir artiglieria: questi pezzi d^ artiglierìa eran
lussi, ed erano stati fusi nel 1784; essi erano stati tolti al
regnante re di Persia. Il capo Kurdo pretese di non li ri-
conoscere; e quando gli fu raccontata la loro istoria , egli
osservò che eran buoni abbastanza per Kulscian . Nei
piedi di questo capo, io non avrei consideFato come un di-
sonore Tesser forzato ad arrendermi sotto razione d^un
pareo di trentaeioque cannoni da 4 a 32, tutti in buo-
nissimo stalo . — li prìncipe assistè inseguito agli eserci-
zi di questo corpo, e rese completamente giustizia al
merìto del capitano Lindsay , ora sir Knrìco Bethume ,
FufBciale inglese che lo aveva organizzato, e del quale
egli parlò con bontà . Fu cosi terminata la cerimonia, e
ci ritirammo pienamente soddisfatti della nostra conferen-
za coir erede presuntivo del regno • Mi fece pena il suo
aspetto : egli dev' essere stalo un bellissima uomo, ma ora
è malandato ed ha T aria d* un vecchio; non può pio te-
nersi dritto ; 1 suoi occhi gemicano e le sue guancie soo
rugose: era vestito con semplici tè , e camminava con una
oiazza in mano, il suo 6glio maggiore , Mohammed Mir-
za, era presente ; questo principe non ha uè l^leganza
delle maniere né la dignità di suo padre; nonostante è un
uomo piacevole (1).
L'indomani mattina fummo ad ossequiare il prìncipe
reale nella sua tenda : egli era occupato col suo ministro,
il Kaira makam ; molte altre persone stavano in piedi in-
torno a lui: ninna pompa, niun fasto distingueva un si
(I) HohaaoDcd Ulna é mìtiakanàt re di Penia
4f8 BURNE8
gran personaggio • Quando ebbe aggiustali gli affari ^ dei
quali ai occupava 9 ragionò con noi di polilica , e parlò
dell' incomparabil vantaggio cbe sarebbe per lunghi!-
terra a sostener la Persia ; mi raccomandò ^ che quando
fossi di ritorno nella mìa patria, spiegassi Tattnale silua-
zione del regno persiano, la quale, benché egli fosse
alla testa d' un esercito vittorioso , era intralciatissima^
non avendo, mi disse, il necessario denaro per pagare
i suoi soldati . Io risposi al principe , die con dispiacere
sentiva i particolari delle difficoltà che lo angustiavano,
e che non poteva che augurargli ch^egll tutte le superas-
se. Non gli rivelai il mio pensiero, contiderando il pa*
gamento d^ una somma di denaro a no tal governo come
daunosa al nome ed alFouor della Gran Brettagna, giac-
ché egli tendeva piti ad abbassar la nostra riputazione
neir Asia, di quello che le nostre imprese militari oeirindia
non avesser contribuito ad innalzarla . Ma il discorso del
principe non mancava tuttavia d* una certa dose di scal*
trozza ; ed invero egli gravemente mi assicurò , essersi
messo in campagna per impedir che gli Uzbeki non rapis-
sero i suoi sudditi per venderli come schiavi: il motivo
era certamente lodevole , ma notate la conclusione : • Per
• conseguenza, ho diritto air aiuto della Gran Brettagna;
» poiché se voi spendete annualmente delle migliaia di
» lire sterline per abolire il commercio dei schiavi in
» Affrica , io merito la vostra assistenza io questo paese
• ove esistono i medesimi motivi per V esercizio della vo-
» atra filantropia. * io fui mera vigliato dal candore e dalla
serietà di questo ragionamento, che il principe aveva senza
alcun dubbio preso ad imprestito da qualche gazzetta in-
glese o da qualche Inglese suo amico !
VIAGGIO 429
Abbas Mirza passò ioseguilo ad altre malerie : m' in-
terrogò sulla mta educazione, e sulle note che io aveva
raccolle risguardanii le acooosciute oootrade per le quali
aveva viaggiato: • Gooosco il vostro uso, diss'egli; ed è
» la vostra perseveraoza a conformarvìsi , che ha iooal-
» xato la vostra nazione a si allo grado d'iocivilimen-
• to . » — Mi domandò se nelle mie escursioni avess^ in-
coiitrato mai delle patate ; e sulla mia risposta negativa ^:
me oe fece vedere con gran soddisfazione un paniere rn
colmo, raccolte da quelle ch^ egli stesso aveva coltivate*
Teran bellissime, e certamente davano a questo principe
uo titolo bastante per esser ricevuto membro onorario da
una società d* orticultura.
Col vero spirito d'un cortigiano, il principe ritornò
agli Uzbeki e a^ diversi paesi del Turkestan , de* quali egli
credeva ch^ io avesse esatta conoscenza • Volle sapere se
avessi trovato la spiegazione di certi passi della storia di
Timur , ovf» parlasi deir operazione di scavare una mina
sotto una torre , per quindi distruggerla col fuoco: io non
era preparato per rispondere a una tale domanda; feci
menzione del fuoco ^reco impiegato all'assedio di Costane
tinopoii; e dissi che Timur era vicino alla China, ove
credesi che Farle di fabbricar la polvere da cannone fosse
ai SQOi tempi conosciuta: io ignorava allora, che le torri
minate di sotto fosser sostenute da armature di legname ,
e che quando a quelle si dava fuoco, il bastione, mancan-
do d'appoggio, necessariamente cadesse. Risposi in ap^-
presso alte domande del principe, circa le usanze degli
Uzbeki : egli sorrise a sentire il loro orrore pel tabacco ^
mentre pubblicamente ne vendevano ; e mi raccontò, che
i domestici d'un inviato che gli era stato recentemente spe-
dilo dalla Khivia , aspiravano il fumo a misura che usciva
J
430 BUftlfBS
dalla bocca del loro padrone ! lo noo era mai stato lesti-
moDio nel Tarkestan di uo* aiiooe taoto vigliacca e cor*
tigiaoesca. Mentre ieooi discorso al principe delle idee
morali degli Uibeki, e degli esempi di persone cbe si ac-
cusano da loro stessi, egli mi raccontò un fatto simile ri*
ferito nella vita d'Alt. Una donna incinta chiese la morte
in espiazione de' suoi peccati ; li califlb gli disse, che tor-
nasse dopo la nascita dei fanciullo che portava nel suo
grembo: essa ricomparve dopo il parto, e nuovamente si
accusò; ed egli ordinò cbe fosse lapidata , ma ordinò pure,
che chiunque non andasse esente dalla più piccola macchia,
non ardisse d^ alzare una pietra: per cui dovette egli stesso
eseguir la sua sentenza • — Io dissi al principe, che mi
rincresceva di non aver conosciuto queslMstoria , imperoc-
ché io 1^ avrei raccontate agli Utbeki .
Abbas Mirza mi pregò di son^ministrargli delle notizie
sulle risorse del paese vicino a Sciarak , che ' tra non
molto egli aveva intenzione di visiterò ; ed io prontemente
gliele diedi.
Durante questa conferenza, mi parlò di geografia e di
matematiche , chiamando queste scienze co^ loro nomi , e
mostrò eziandio una passabile istruzione nella prima: egli
parlò della Nuova Olanda ; ma non mi diede alcun lume
sopra uno de* suoi piani di predilezione , che è quello di
spedire , quando salirà sul trono (1/ , In quella remote
contrada tuttM suoi fratelli e i suoi nipoti; non mai fu
imaginato progetto più chimerico di questo !
Avendogli in seguito espresso il desiderio di continuare
il mio viaggio verso il mar Caspio , passando per le tribù
(I) Mentre quest'opera stampavasl lu Inghilterra, giunse in Europa H
ootliia della morte di AbiMS IDru.
VIAGGIO 4M
Tarc<vnaDe che vivono in Perda , il principe mi asdcorò,
con in6nita gentileiia ^ cbe io poteva visitar qualunque
cantone del regno clìe pia mi piacesse : egli si dilungò so*
pra i pericoli d^un^ escursione tra^Turcomaoi : tuttavia
comandò ad un suo segretario, di preparar un ra^m (or*
dine), che mi guarentisse sicurezza e protezione e mi
propose di mettermi in compagnia d^ un khan che andava
io quelle parti: offrivamo pure una lettera per suo fratello,
il principe del Mazaoderan , e fece annunziare a suo figlio,
che trovavasi allora nel suo campo , che io mi dirigeva
alla volta di quella provincia. — Prendemmo quindi con-
gedo da Abbas Mirza, contentissimi di quella conrerenza«
lo non posso dire aver concepita una molto alta idea dei
suoi talenti ; ma non pertanto essi evidentemente lo collo-
cavano al disopra della mediocrità , quantunque dicasi che
ne^ suoi consigli egli sia soggetto air influenza altrui: —
d'altronde egli è, in tutta T estensioo del termine, uomo
d'eccellenti maniere.
Molte persone del campo vennero a ferci visita; T ani-
mata scena che ci circondava era infinitamente Interes-
sante per noi • Trovammo colà due Persiani cbe avevano
soggiornato in Inghilterra , ed erano: Mirza Babà, Thakim
basci , e Mirza DgiaflBer \ tutti e due sospiravano i giorni
che avevan passati nella nostra patria ; eglino vi eran con*
siderati come oggetti di curiosità , e quivi vivevano oscuri
in mezzo a"" loro compatriotti. Mirza Babà è uomo spiri-
toso ed amabile; non ho mai incontrato un Asiatico che
si avvicinasse quanto lui , pel linguaggio e pel modo di prò*
cedere , ad un Inglese ben nato . Io scherzai seco sopra
Badgi Babà (1), opera, che ha estremamente offesi i Per*
(t>^È questi un* opera di slr Giovanni Malcolm.
432 BURNBS
siaot; e Mirza Babà mi asiicorò che griaglest ooq cono-
sce vaao bene quel popolo: ma io noo posso esser del suo
parere, imperocché vidi successivameote in Persia molte
cose, le quali mi provarono, che fautore d* Badgi Babà
non si era sempre ingannato •
Dopo il nostro arrivo nel Kliorassan, il Gerard mio
compagno, aveva progettato d^ andare da Mesced a He-
rat, di là a Candahar^ e poi ritornare a Cabul invece di
progredir verso ii mar Caspio. L'oggetto principale del
nostro viaggio lo aveamo quasi intieramente compilo: la
viadiHerai, che gii prometteva interessanti ragguagli,
era stata percorsa senia sinistri da Arturo Conolly (1),
luogotenente di cavalleria al Bengala ed ufficiak» intrapren-
dente, siccome ancora da tutti gli uiBciali francesi al ser-
vizio di Rendgit Sing. Ci preparanuno per conseguenza a
separarci, dopo una lunga e penosa peregrinazione che in-
sieme avevam fatta , pel lusso di otto mesi • E facile ima-
ginarsi quali fossero allora i nostri sentimenti ; ma noi ci
lasciammo colla convinzione d^aver quasi completamente
terminato il progetto primitivo delia nostra impresa, e che
tanto air oriente che alFoccideute i più seri pericoli eran
passati.
A Kutsciau, permisi al gioviue Casmirauo, Mobuo
Lai , di ritornarsene nelf India col Gerard. Solimano, mio
fedel domestico afghano , che mi aveva accompagnato fin
da Lodiana^ mi chiese egli pure licenza, ed io glief accor-
dai ; e^ non sapeva uè leifgere né scrivere , ma serbò in
modo esempla rissimo i miei segreti e ^1 mio denaro, in
(I) 11 ConoKy ha pubblicato la relazione del suo viaggio; essa é iotltolata.
Journey io the norlh of India overland from England. — Londoo 1S34 , 2
voi. , in 8.
VIAGGIO
455
mezzo a circostanze favorevolissime per tradirmi; erasi
mostrato degno della mia piena confldenza, e gli espressi,
ai momento della partenza , i sentimenti della mia appro-
vazione senza riserva e del mio sìncero alTetto.
Profittai deir occasione che oflVrivamisi, per scrivere a
tutti i miei amici del Gabul , ed anche al Mabaradgiàh
Reodgit Sing. Vi sarebbe dai canto mio presunzione, se
m^imaglnassi che luttM gran persona<!gi acquali diressi
delle lettere fossero miei arnici , per grandi che fossero
state le loro protestazioni d^ attaccamento; tuttavia, met-
tendo anche da parte i sovrani e i governatori de' paesi
e delle città, nel novero dermici corrispondenti v'era
una lunga lista d^uomini dabbene e rispettabili, e punto
non esito a dichiarare che desidero che per me faccian dei
voti.
Non sarà fuor di proposito, che qui nomini le per-
sone alle quali in quella circostanza io scrissi, perchè
tutte ci avevano prodigato a suo tempo atti di bontà e gen-
tilezza .
Al Kucb beghi a Bukhara
Al Serdar Dost Mobammed Khan . • .
Al Nebad Dgiabbar Khan ......
Al Serdar Khan Lohani , di Cabul • .
Al Serdar Sultano Mobammed Khan . .
A Pir Mobammed Khan )
é. e 'A\M u j 17 u s"<>" fratelli
A Seid Mobammed Khan |
A Murad Ali Khan Nazir • . . . .
AGhuIamKadirKhan ) figli di Gazi Mollah
A Mir Alem. . . ) Husn
A Toghi Hosn Cabuli Lodiana
A Scir Mobammed Khan ( suo figlio ) . • Bukhara
a Gabul
a Kara
a Peisciaver
vili.
oa
434 BURNBS
Al Mollah Rabio Sciàh Casmiri ....
Al Naib Hobammed Scerif. ^ ^*'*"'
A Mian Fazi] Hag Sahibzadè Peisciaver
Al Haharadgiàh ReodgiI Sing Lahora
Al Serdar Lena Siog MadgiUa
Al Serdar Hari Singat Attok
A Mirza Seid Ibn Yar Mohammed Balkhi. Bukhara
SOMMARIO
DEL CAPITOLO QUINDICESIMO
PABTB?fZA DA KUTSCIAN — L'aTBAK — BUD6INUBD —
DISClPLI?fA TLRCOMATIA — TBIBU DB* GHIBBILI —
BAlfDA TI7RC01IA?fA — TURGOMA?fI GOKLANI — LO-
BO USI — TURCOMANI DEL CASPIO — GANTI NAZIO-
NALI db' TURCOMANI — ASTRABAD — PBSTB SULLR
BIVB DSL MAR CASPIO — GIARDINO D'aGHRAFP — IL
MAZRNDBRAN — ABITANTI DI QUBSTO PAESI —
VIAGGIO
TRA I TIIRCOHANI DEL MAR CASPIO
L dì 29 settembre , dissi addio al
mio compagno di viaggio e agli uf-
! flciali iDglesi al servizio del pria-
uiinWd cipe, dirigendo i miei passi ver-
so le rive de) mar Caspio. Avendo raggiunto Hamza Khan,
recentemente nominato governatore de* Turcomani cbe
abitano all' est di questo mare sul territorio persia-
no, mi imbattei in una truppa di circa trecento uo-
mini, composta di Kurdi, di Persiani e di Turcomani.
Le inquietudini per la mia personale sicurezza alle qua-
li per sì lungo tempo era stato in preda, eransi posso
438 BURNBS
dir completamente dissipate, imperocché tutte le per-
sone che mi circondavano eran da me considerate co-
me amiche . II mio vestiario diede luogo a molli sbagli
nella truppa, e dopoché mi fui fatto conoscere al Khan
pel Firinghi che il principe aveva raccomandato alle sue
cure , mi sentii tutto portato ad unirmi a questi Orientali,
come fossi un di loro, perchè cosi mi sarebbe stato più
facile di osservar tutta quella gente a mio belPagio . Dopo
una camminata di 26 miglia, bivaccammo al di là di Sci-
ruan, fortezza circondata da un fosso pieno d^ acqua ; essa
doveva essere smantellata per ordine del principe : ma il
picco! numero di lavoranti impiegati in quest'opera di di-
struzione, mi fece supporre che sarebbe presto abbando-
nata, e che questa piazza diverrà tra breve una delle mol-
te spelonche dei ladri del Khorassan .
Noi seguimmo , fino a una diecina di miglia da Bund-
giurd , le rive delP Atrak, fiume che ha la sua sorgente
presso Kutscian ; noi le lasciammo nel punto che la cor-
rente procedeva diritta alFovest non dissimile da un pic-
colo ruscello, ed attraversammo di vers^ eminenze tra le
montagne . Finalmente dopo una gita di 38 miglia per-
venimmo a Bundgiurd, grande città situata in un^am-
pia valle: è questa la residenza d^un capoKurdo, che,
all^ avvicinarsi del principe, fece prudentemente atto di
sommissione ; per questa condotta piena di discerni-
mento , potè conservare il possesso della sua fortezza .
Vedemmo quivi per la prima volta gFIliati, tribù nomada
del Khorassan : un migliaio delle lor tende nere era spar-
so ne^ dintorni : mi parve ch^ eglino poco differissero dai
Ghildgi del Gabul .
Andando a Bundgiurd, incontrammo numerose torme di
paesani che rientravano ne' loro villaggi , dai quali eran
(
VIAGGIO 439
fuggiti al Gomiociar della guerra ; la fortUDa del princi-
pe ricooduceyali a^ loro tetti . Quelle povere genti ci fer<
mavauo per sapere i particolari della guerra ; ma le don-
ne e i fanciulli non potevao persaudersi che non fossimo
assassini Kurdi. NelPanno precedente non c^era stata rac-
colta; nonostante, se il paese ritorna in stato di pace, egli
può di bel nuovo godere di una felice prosperità . Dapper-
tutto la guerra produce effetti disastrosi , ma V esser pro-
tetti da un armata persiana è cosa terribile: il nemico
eh' ella combatte trovas' in miglior condizione , poiché non
è soggetto a requisizioni per somministrar vittovaglie , ed
altre provvisioni ; ma il nutrimento del suddito obbedien-
te è istantaneamente divorato !
A quattro miglia da Bundgiurd uscimmo dair ampia
vallata in cui questo luogo è situato , ed entrammo nelle
montagne ; quelle del sud eran coperte di pini . La tempe*
ratura era fresca ma piacevole , e scorgevaosi molti spazi
egregiamente coltivati fra le aride montagne: i vigneti di
Sareuan , in una profonda valle , hanno incantevole aspet-
to; ed abbenchè il paese fosse montuoso, la strada era
eccellente.
Dopo una gita di 36 miglia , arrivammo a Kila khan ,
nel territorio di Simalghao, che è copiosamente irrigato
da ruscelli che scendono da' monti. Eravamo allora sul
confine de^ Turcomaoi Taki, che costantemente fan delle
scorrerie fra Mesced e Teheran attraversando sempre le
montagne e le strade per le quali viaggiavamo . Ma la no-
stra comitiva consisteva in dugento Turcomani delle tribù
di Gokan e d* Yamud , che avevan servito nelParmata del
principe, e che allora erano in congedo ; ma fin dal secondo
giorno dopo la nostra partenza dal campo avemmo un sag-
gio delle loro inclinazioni ; avendo incontrato una banda di
i4(» BCRNBS
paesani che aodavano a venderle loro uva, percossero spie-
tatamente quelle povere genti e rapiron la maggior parte
di tutto CIÒ che neMoro panieri si trovava: la preda fu di-
visa per ugual porzione tra loro , e colui che aveva coope-
rato alla cattura non ebbe più grossa parte di quello che
trovavasi al retroguardo ^ ed anche a me stesso portarono
una parte della loro rapina. Invano il khan procurò di re-
primer simili violenze^ poiché egli non esercitava su quel-
le genti alcuna autorità. A Sareuan finalmente questi sac-
cheggiatori riceverono un energico avvertimento: ì paesa-
ni, usciti in forza, accopparono uno de** predatori , e i
suoi compagni ne furono spaventati ; non potei a meno
di gioir segretamente del loro disastro.
Son pur lunghe le giornate del Khorassan, esclama il
viaggiatore che ha camminato dal sorgere al cader del soie,
e che estenuato pella stanchezza, non può più tenersi a cavai-
losenonchè reggendosi a) pomo del davanti della sua sel-
la ! L^ Europeo che cammina galoppando non può farsi
una giusta idea della fatica d^ una corsa di 40 miglia nel
Kborassan, ove bisogna andar sempre di passo, ed ove
al fine della giornata non trova uè albergo , oè ristoro .
» Per la testa del profeta, disse un uomo della nostra co-
• mitiva, neiravvicinarci al luogo in cui dolevamo fer-
» marci, questa strada è più lunga delle budella d' Omar ,
• giacché il mio dorso e le mie ginocchia son diventate
» insensibili . • A tal bizzarro paragone proruppi in uno
scroscio di riso, e compatii alle doglianze di colui che si
lamentava: — » Pidrsokhta! (che suo padresia inceneri-
• to ! ) continuò a dire il dolente Persiano , non sono mai
» stato cotanto stracco ! • — V^ erano nella nostra truppa
molte persone facete : ma dopo una osservazione d^alcuni
giorni , il Persiano mi parve un essere assai migliore nella
VIÀGGIO 441
saa patria che nei paesi stranieri ^ ove la sua vanità è
iosoppor labile .
Dopo UD viaggio di 38 miglia , pervenimmo al villag-
gio di Scihabai; ma quantunque il paese sia fertile , vi
cercammo invano gli abitanti • La tribù de^Ghireili aveva
in altri tempi coltivato questo terreno, e vi aveva fatto
pascolare i suoi armenti ; frattanto in questo paese sì con-
siderano, a quanto pare, gli esseri umani come una prò-
prietà della quale si può disporre come di quella dei ca«
valli; polche Agà Mohammed Khan aveva trasportato
tutta la sua gente nel Mazenderan . Cosi i grassi pascoli
di quella regione restavan negletti; e d'altronde , qual
abitante della campagna avrebbe voluto stabilir la sua di*
mora presso ai Turcomani Taki, le tende de* quali sor*
gono a piccola distanza ai di là delle montagne? Neppur noi
non ci credevamo sicuri in compagnia di quegli uomini tan«
to proclivi alla rapina.
In tultM nostri bivacchi, io non avevo mai dormito
sulP umido terreno; ma in quella mattina, svegliandomi,
mi sentii tutto assiderato e intirizzito per la rugiada e per
P umidore; non pertanto il sole asciugò le mie vestii ed un
eccellente cordiale prevenne ogni sinistra conseguenza . —
Viaggiavamo trai monti or salendo, or discendendo; il
paese era selvaggio, pittoresco e romantico; qualche mi-
sero pino sorgeva sul Ganco di quelle montagne, che gene*
ralmente non eran coperte che da un' erba folta e mlnu*
ta. La poca gente che vi si vedeva era alTabile, e discor*
reva volentieri; che si può esiger di più, nelle aride e
malsicure regioni del Kborassan 7
Un Turcoroano, che volle meco far conoscenza, mi do*
mandò bruscamente per la strada le notizie della Bukharia,
rrconoscendo , io credo, nel mio abito il vestiario di quella
vili, 56
442
BURNB8
contrada. Egli m* indirizzò la parola in persiano, la qual
lingua per quel che penso era ad esso quanto a me atra-
niera: — » Io sono un Firinght , t gli risposi : — il Tur
coniano allora fece avanzare il suo cavallo replicando: —
• Su via ! tu vuoi burlarli di me : i Firioghi non poi tan la
• barba unga ; e la tua testa rapata , e tutto il tuo ve*
• stiario, smeotiscon le tue parole . • — Fu invano eh* io
procurai di convincerlo della verità: egli Analmente es-
clamò: «sunnita o sciita , chi sei tu?
• Alla buon'^ora, tu vuoi dunque che assolutamente io
sia musulmano ! E cominciai subito a nominare i primi
quattro califfi , essendo questo il segnale di riconoscenza
de^ sunniti; e tuttM Turcomani son di questa fede. A que-
ste parole il mio interlocutore rispose; — • Bravo , lo sa*
pevo che io avevo ragione !» — E camminammo insieme
incantati Funo dell* altro. Continuai a far la parte Ghiera
stato forzato a prendere: ma non bastava pel Turcomano
Taver saputo qual fosse la mia religione; egli prett*se in-
dovinare anche la mia patria , che doveva esser Gabul.
Non lasciai fug<^{r quest'occasione per ben conoscere i Tur-
comani, nel paese de' quali di bel nuovo entravamo.
Il mio nuovo amico si slanciò a precipizio in mezzo ad
una banda de' suoi compatriotti, per correr dietro ad una
pernice (ftaift) che si era levata accanto a noi: non è poi
tanto difficile, quanto a prima vista si supporrebbe, il
prendere questi uccelli; e la quantità che ne fu portata il
dimostrò. Questi kabk volano a unao due riprese, rara-
mente a tre, ed allora si agguantano. Quella caccia fu mol-
to gradita a' Turcomani ^ ed io pure fui a parte della loro
soddisfazione , senza però unirmi al loro divertimento. Le
lunghe lance delle quali erano armati , la lor singolare
attività, r agilità che a cavallo dispiegarono, mi sommi-
VIAGGIO 413
nistraroo rimagine dei loro tseiapai^ cioè delle loroscor*
rerie per andare alla caccia delle umane creature : il ca-
valiere turcomaoo « allorché galoppa ^ si curva in avanti
sulla sella « il che gli da untarla precipitata estremamente
interessante. — Tutto questo spettacolo era degno delPan-
Uco paese de' Parti, che in questo momento attraversavamo,
lo notai tra^Tureomanl un uomo che camminava con
lentezia^ e se n* andava canterellando,, mentre le sue brac-
ciac le sue gambe sembravan batter il tempo; un istru-
mento simile ad un $Uar o liuto servi a convincermi che io
aveva Analmente trovato quel che cercava, un bardo tur-
comano. • — Salam aleichom ! dissalo al bardo; ed egli
mi rese cortesemente il saluto . Ma oimè ! la nostra con-
versazione rimase Fi perocché il bardo altra lingua non sa*
peva che il turco, ed io non ne sapeva se nonché tanto
quanto bastasse ad istruirlo della mia ignoranza. Ma l'istin-
to inspirò al bardo V uf flcio che io desiderava vedergli as-
sumere, ed esso cantò un* aria della sua tribù ; però il pas*
so de' nostri cavalli non permette vagli Fuso del suostru*
mento. — In tutt* i paesi la musica è dispendiosa! Ecco che
il bardo comincia a interrogarmi sulla sua ricompensa ,
facendomi conoscere non dover egli dare invano una pro-
va dell'arte sua. Un Interprete che venne in mio soccor-
so gli disse , che ne otterrebbe un buon pilao per la sera ;
ma il Turcomano guardando indietro esclamò: • — e chi
mai dunque farà cuocer questo pilao per un uomo che non
ha neanche un domestico? • — Era questi un buon avviso
per do%er viaggiar con un certo treno. Il bardo si tratten-
ne indietro per informarsi chi io fossi : la sera ebbi il pia-
cere di regalargli il pilao, ed allontanare i suoi dubbi sulla
mia solventezza ; ed ei mi promise in contraccambio di
farmi far conoscenza co** trovadori della sua tribù.
444 BURNBS
A 6 mi^^liada Sciahbaz, dicemmo addio alle mootagne ed
alle vallate per le quali avevamo si lungamente vìa$|[giato, e
scendemmo in una piccola gola ovets la sorgente dei Gurgan^
ed ove camminammo per vie tortuosissime senza scorgere
alcun se^no di incivilimento. Al fin della giornata mi tro*
vai con piacere in mezzod"* Turcomani : erano della tribù di
Gokhan, che numera novemila famiglie . Nulla di più b«llo
della regione nella quaP entravamo ; le mootagne eran vesti-
te d'alberi fino alla lor sommità, e i colori dei diversi foglia-
mi delle piante mostravaosi sì nitidi e svariati, che appena
sembravan naturali. Un ruscello scorreva per la valle,
ove quasi tutti gli alberi fruttiferi spontaneamente vi cre«
scono ; il fico, il melagrano , la vite, il lampone , il ribes
nero, il nocciuolo , germogliavano dappertutto: dipoi av-
vicinandoci al campo de^ Turcomani vedemmo anche vaste
piantazioni di gelsi. - I gruppi delle tende erano sparsi
suir erbetta sui bordi del ruscello, e la nostra comitiva
fece alto ad uno di questi attendamenti sur un prato ver-
deggiante , situato alle falde d^ una montagna che nascon-
deva le sue cime nelle nubi , ed era rivestila di una ma»
gnifica verzura.
1 Turcomani riceverono il nuovo loro governatore eoo
tutti i segni di rispetto , e designarono un certo numero
di tende per suo uso ; a me pure ne fu benevolmente as-
segnata una , e per la prima volta dopo la mia partenza
dair India , eccettuatone il mio soggiorno al campo di Ab-
bas Mirza , potei fra i Turcomani ricoverarmi sotto una
tenda. Mi furon offerte, siccome usano cogli ospiti, delle
focaccia col butirro e de^ poponi , ed ebbi cosi uno splendi-
do pasto .
Assistemmo , scendendo per la valle , ad uno spettacolo
interessante, quello cioè dei ricevimento fatto da una'orda
VIAGGIO 445
al SUO akiokal o capo , che da KuUcian era venuto eoo
noi . Noi noQ avevamo vedalo in esso che uo feroce Tur<
comano, e quanto a me io avea poco curato; ma quivi
egli acquistò una posizione distintissima ed un^ autorità
veramente patriarcale • Egli era stato chiamato all' arma-
ta dal principe reale , e ora se ne tornava a^ropri lari . —
Quattro miglia prima d^ arrivare al campo, una folla di
Tarcomani si avanzò verso di noi per seco congratularsi
del suo ritorno: tutti eran a cavallo , uomini, donne, fan-
ciulli; molti versaron lagrime di gioia nel baciargli la ma-
DO. Più lungi, in una parte ombreggiata della valle, una
truppa di migliore apparenza del rimanente era scesa da
cavallo « e si era schierata con ordine : era questa la fa-
miglia deir aksakal , il quale , quando le fu presso saltò a
terra colla vivacità d^ un giovanetto, si precipitò innanzi,
ed abbracciò successivamente quattro fanciulli che erano
i suoi flgliuoli. Questa scena fu veramente patetica : gli
spiritosi e lepidi Persiani^ che si eran pel passato divertiti ;
ad imitare alcune delle azioni e delle esclamazioni de^ Tur- '
comani, stettero muti a queir ardente manifestazione d^ af-
fetto ; tra que^ fanciulli , tre non avevano ancor dieci an-
ni ; e non pertanto montavano arditamente i loro cavalli ,
ed uniroosi alla nostra cavalcata .
Là non eran campane per annunziar molto lungi la gioia
che quel giorno cagionava a^Turcomani Gohklani ; ma fu
grande a giudicarne dai segni più evidenti del loro con-
tento . Una truppa de' loro compatriotti tornava sana e sai*
va dal teatro della guerra; Torda erasi da tutte le parti
ragunata; e a misura che que^Turcomani prendevao posto
nel nostro relroguardo, eglino ci davano, a noi spettatori
iudiflTerenti , il sincero saluto deir amicizia. Le donne gri-
davano : ikoc& ghildi! (siate il ben venuto! ) e nel mentre
4^ BUR19BS
che passavamo dinanzi a loro incrociavansi le mani sul pel*
to per prova della loro siocerità . — lo non sono stato mai
testimone d* una dimostrazione di gioia più universale •
Un cavaliere ancor più contento^ comparve col suo ca«
vallo che soccombeva sotto un carico di Focacce; e$*li le
distribuiva a tutte le persone che incontrava ^ dicendo: —
» Prendi; ciò è buono agli occhi di Dio; prendilo, tu sei
• un ospite ed uno straniero . • — Era impossibile il restar
freddo ad una simile scena; e se potessi con termini più
espressivi dipinger gli avvenimenti di quella giornata pres*
so i Turcomaoi, son eerto che produrrei le più piacevoli
emozioni : e frattanto lo parlo di que* Turcomaui senza
freno e senza leggi, che non vivon che di ladronecci e di
rapine! Tanto gli è vero, che il carattere dell* uomo offre
dappertutto un^ indefinibile miscela , sebben'evìdentissima ,
d* inconseguenze e di con tradizioni .
Il khan che io aveva accompagnato , era seriamente oc-
cupato deMoveri del suo nuovo impiego. Recava buone
notizie a* Turcomaui: eslino, che son soliti derubar tutti,
erano stati depredati dalla soldatesca del Mazenderan , la
quale , recandosi alt* esercito , aveva saccheggiato il loro
territorio: ma il principe aveva ordinato ^ che gli si ri*
mettesse uno stato delle loro perdite ; cosicché il khan ^
portando quest^annunzio da un accampamento alPallro ot«
tenne pertutto buonissime accoglienze. — Io passai seco
quattro giorni, e potei così osservare a tutto mio comodo
gli usi e le costumanze del popolo eh* egli era destinato a
governare. Niuua occasione esser poteva più favorevole,
essendo da pertutto ben ricevuti, e trovandomi trasse-
guito d*un gran personaggio.
La tribù de^Turcomani Gohklaniè oggi soggetta alla
Persia, che da 36 anni a questa parte T ha tratta sotto la
VIAGGIO
447
sua supremaiia. Quantuoque non obbediscano che eoo ri-
pugoaoza, oooostante stao fermi, ed ban cambiato le loro
abitudini di rapina^ colle pacifiche occupazioni deiPasri*
coltura: però non giunsero ancora quello stato di agiatezza
e di abbondanza , che presso i Turcomani di Sciarak io
aveva ammirato.
La tribù degP Yamudi, situata tra loro ed il mar Caspio ,
è stata similmente soggiogata dalla Persia; ma la forza di
essa, che si fa ascendere a più di ventimila famiglie, la
mette in istato di resistergli e spesso di sollevarsi . — 1
Gohklani non hanno alcuna potenza politica: mai Turco*
mani Taki, che al nord son limitrofi delle due tribù or
ora nominate, mauteugonsi dalla Persia independenti .
Le costumanze de* Turcomani , non difieriscono da quel-
le delle orde vicine a Bukhara ; sennonché si accostano
maggiormente a quelle de* popoli inciviliti. Le loro donne
nascondono il viso fin sotto la bocca , quantunque non pos-
so dire, che le personali attrattive di quelle che ho veduto,
eccitar possano un giovine , anche il più temerario , a sol-
lecitare un bacio o la vista delle lor labbra vermiglie:
quanto al vestiario elle assomigliano più alle Persiane che
alle donne del deserto.
Nelle nostre corse da una'accampamento air altro, incon-
trai un uomo d' una sessantina d' anni che attirò la mia at-
tenzione, osservando che ciascuno, a misura che egli si
avanzava ^ smontava da cavallo ed andava a baciargh la
mano; il vecchio dava in ricambio la sua benedizione: —
era questi un seid (urcomano. Un Persiano, sorpreso dal-
Tarla di curiosità colla quale io osservava quel che acca-
deva, disse ad alta voce al vecchio che io era un Euro-
peo, ed incontanente entrai in conversazione con esso lui •
Egli portava il nome di Mohammed Ghilitch, nome di
•
448 BUENB8
oon grato significato, corrispondeodo a seiabla di Mao-
metto ; ciò ooo pertanto , il general rispetto che gli si
mostrava aveva addolcito i suoi modi, e l^età mitiga*
to avea la sua voce ; i suoi sentimenti finalmente ood
poteao elle piacere . Egli mi domandò , se tott'i Frao-
cesi eran cristiani , ed avendogli risposto aflermativamea-
te, mi disse: • Bene sta che ciascun segua la propria cre-
• denza: un ebreo, un cristiano, un musulmano non sa-
» ran più che uno dopo la lor morte. • >~ La nostra con-
versazione si aggirò In seguito sopra i Turcomani: egli de-
plorò il loro uso di vender gli uomini, giacché la dtfierenza
di religione non forniva giusti motivi per operare con tal
crudeltà, t E uo*inclinazione della loro stirpe, mi disse,
• imperocché le loro tendenze son viziose e non ascoltano
» alcuno de^ miei consigli . Ma io parlo ad un Firinghi !
• esclamò, bruscamente interrompendosi: io ooo ne aveva
t mai veduto neppur uno l e come sarebbe ciò possibile
t in cosi remota contrada? — Ov'é il paese de' Franchi,
• ov^è il deserto dei Turcomani ! — V'ha da esser qualche
• cosa di particolare nel nostro destino, continuò egli a di*
• re, come parlando a sé stesso, che cosi ci ha guidati
• r un verso T altro : le nostre anime {joh ) deggiooo aver
• insieme comunicato in un altro mondo, per ritrovarsi in
• questo. • — Qoest* osservazione mi parve singolare.
Dopo d'aver camminato per circa tre miglia V uno ac*
canto air altro, noi ci fermammo ad un mucchio di terra,
in mezzo al quale era ficcata una pertica: ne avevamo in*
contratì e molti altri simili. — • Cos^é questo? Diss'io.
• È, rispose MohammedGhilitch, un yiis^; questo mon-
• ticello indica il luogo ove un uomo é morto ed é slato
• sotterrato ; i Turcomani passandovi da presso ripetono
t una formola di benedizione, e speran la benevolenza
V 1 A ti G I O
440
• del defttoto : questa è tra ooi uo'aotica costumanza, ed
» a misura che t'inoltrerai, molti di questi mouticelli si
• offrirauDO a* tuoi sguardi. •
Questi semplici moDumeoti non soo delle tombe, non
80D che piccole eminenze innalzate in onore de^ morti. Io
suppongo che tale usanza provenga da'^Mogolli; ma non
ebbi occasione di fare ulteriori ricerche sopra questo sog-
getto. — Il rispettabii seid si diresse verso la sommità di
UD monte, ovverà la sua dimora: aveva sei Agli. Mi
slrtnse la mano, mi diede la sua benedizione, mi augurò
UD felice ritorno nella mia patria; secondo il costume dei
suoi compatriotti raccomandommi a Dio, e quindi ci se-
parammo .
Uscimmo finalmente dalla valle del Gurgan e sboccam-
mo nella pianura situata alPest del mar Caspio. — La
veduta era magnifica: a sinistra, sorgevano a coosidere-
voPaltezza i monti disposti in groppi, ed eran fino alla lor
cima coperti di foreste e di verdura: a dritta, steodevansi
le vaste e verdeggianti campagne, bagnate dalPAtrak e
dal Gurgan, tutte cosparse degP innumerevoli campi dei
Turcomaoi, ed animate da spesse torme di bestiami. A
una certa distanza da noi slanciavansi in verso il cielo le
gigantesche moniai^ne delPEIburz, e pareva eh* elleno li-
mitassero la pianura d** altronde sterminata. — Un simil
quadro, ben fatto per piacere a chiunque II contempli,
aveva ancor maggiori attrattive per un viaggiatore uscito
da* deserti delia Scizia .
Prima di prender congedo dal khan, ei volle appagare
la mia curiosità intorno a* trovadori turcomani, man-
dando a cercare due baksci perchè udir mi facessero i loro
poetici accenti e T armonia della loro lira. Quest^'stru-
mento era una grossolana chitarra a due corde; e con
vili.
57
450 BUBNBS
es^o s^accompagDavano per caotare le loro arie nazionali
io lingua turca • li primo fu un canto sopra un aggres-
sione de^ Turcomani Taki contro i Persiani. Lalradozlo-
ne che ne do farà concepire un^ idea d^ un canto di guerra
Turcomano .
I TUBCOHÀNl TAKl à'KURDI.
Lutf Ali Khan ! passò la tua grandezza :
Begler (1)! ecco Fora del tuo servaggio!
La mia falange, che ai iciapao (S) è avvezza ,
Si armi e sia pronta al mattutino raggio .
Agitata dal fervido destriero
Del Turcomano, sorgerà la polve
De^ostri campi desolati: il Gero
Taka vi sperde tutti e vi travol?e!
Le t»elle vostre figlie fien rapite;
Grazie ne reoderemo al grande Iddio !
Cadrà Mesced colle sue torri avite ;
Sì alzerà fino al cielo il nome mio .
Or, della capra (3) rammentate iranno?
Anno sarà di strage e di rapina .
Tutte vostre speranze in fumo andranno
Nel Gorassan; si tutto andrà in rovina!
(1) signore o capo.
(2) SpeUiziooe di rubrrta .
(3) Modo di cantar gii anni presso que<tl popoli .
_j
VIAGGIO
451
Fuj^gi a Teheran, fuggi , o sciagurato
Begler! Ceotomiei Adi a te dMotoroo
Staraooo intenti sempre, e trascinato
Sarai dinanzi a me con onta e scorno.
Begler ! a Khiva io porterò i tuoi figli ,
Ed ogni tuo poter vedrai svanito ;
Se hai fior di senno , ascolta i miei consigli ,
O , non più in tempo, ne anderai pentito:
Manda dunque in tributo un giovinetto
£ una doniella, prima che nei piano
Si adunino imiei prodi: io questa aspetto
Obbedienza, che neghereste invano .
1 Kurdi , quantunque formino una tribù persiana, non
sono meno de' Turcomani dediti alla rapina. Essi rispon-
dono ai Turcomani coi canto seguente:
1 KUBDI A TURCOMANI TAKl .
Vano capo dei Talci! un luogo esiste ,
Che ha nome Arltadi, e da gran tempo il tieni :
Lunga pezza il godesti; or giunto è il triste
Momento di sloggiar ; soo nostri beni.
Di Nisaù nel pian sorger vedrai
Le nostre tende; esterrefatto, il suono
Di nostre trombe fuggitivo udrai !
Dove i tuoi prodi cavalieri or sono?
45S BCRNBS
localzati per mooti e per valli
Sodo io fuga, son vìoti , smarriti ;
Calpestati da'* nostri cavalli,
Soo confusi coi morti i feriti :
Ed Jotaoto le vostre donzelle
Noi fisiamocoD avido sguardo;
E più veloci che scoccato dardo.
Le più care involiamo e le più l>elle .
Chiusi neli^armi, i prodi miei guerrieri.
Battuti i baluardi ed atterrate
Le tue fortezie, correranno altieri
Alle mura d^ Akkal, che, fulminate
Dai nostri bronzi , in cenere riduKe
Crude! vedrai, ed in un di distrutte.
Sarò duce d' esercito possente ,
E volerò di Maimana al campo ;
Pel sabbioso deserto la tua gente
Sparir vedrai, dell'armi nostre al lampo :
FeriCi al pie, le fauci inaridite ,
Dove fuggite mai? dove fuggite?
Ove tu fugga , ovunque ti nasconda ,
Sull^ irto monte , nelP arenoso piano ,
Odel Giassarte oltre la rapid^onda,
Un nascondiglio cercheresti invano ;
Ed in mia man, soonBtto, e semivivo,
Tu co' tuoi Ogii ne verrai cattivo •
Non tardai molto ad abbandonare I Turcomani : scesi
verso Astrabad per la pianura, evitando, per quanto mi
V'
r
VIAGGIO
4»
fa possibile^ ogoi comuoicazioDe cogP Yamudi , i quali mi
eraoo stati dipioli meoo pacifici de^ Groliltlaui . Io oe io-
contrai diverse bande, le quali., aocorchè qoq fossi pia in
compagnia del Itban e viaggiassi solo , certo non si con*
dussero scortesemente. — Dopo percorse 80 miglia^
scorgemmo Astrabad^ il cui aspetto è imponente. A pie dei
monti) sur uno de' quali è il diroccato forte d^ Hamauaran ,
luogo delia scena de' persiani romanzi, estendesi la vasta
pianura de'Turcomani. Il mar Caspio non si poteva che
debolmente distinguere^ essendo ancor distante una venti-
na di miglia .
Noi eravam passati , cammin facendo, dinanzi al Gum-
baz Kaus , aita cupola , cbe per quanto si suppone ^ è
sorta sulle rovine delP antico Gurgan . Dicesi che questo
luogo fosse anticamente legato col mar Caspio per mezzo
d*una linea di fortezze, chiamata lanat numa (pioggia
maladetta), perchè la maledizione era pronunziata contro
chiunque osava oltrepassarla per entrar nel paese de* Tur-
comani^ di cui essa segnava il confine . • — Gli abitanti ci
parlaron delle guerre de* tempi antichi , quando le acque
del Gurgan e dell' Atrak correvan tinte di sangue ; essi
si esprimeano frequentemente per metafore , a guisa dei
poeti .
Ad Astrabad, smontammo ad un carovaoserra$(lio, e pas-
sammo due giorni ben tristi in questa cùlà della peste .
L'hanno precedente questo flagello aveva devastato quella
città, e ione percorsi senza alcun sentimento di piacere
le vie deserte. La metà delie case e delle strade eran
chiuse, precisamente per mancanza d'abitanti; tutla
la popolazione non eccedeva le 4,000 anime. Quel terri-
btl morbo aveva ivi regnato con una violenza spavento*
vole, ed in molte famiglie di dieci e di dodici persone ,
I
I
4IU BUB1IB9
D^ eran rimaste due o tre soltanto. I malati, a cui il bub-
bone scoppiava, qod morivauo, ma lasciava orrìbili cica*
tricì, che si sarebber credute cooseguenxa di ferite d^armi
da fuoco . Parea che quelle genti fosserài familiariizaCe
colla morte , ancorché la malattia fosse scomparsa; il cata-
letto, che aveva servito alle inumazioni , era deposto lungo
la strada , ed lo vidi alcuni che lavavano un cadavere a
un de' pozai della strada , presso a delle botteghe di frot*
la; io mi allootanai velocemente da quello spettacolo, e
mentre io camminava per quelle vie solitarie , elleno rina-
bombavaoo dal calpestio del mio cavallo.
Astrabad è un luogo di poca importanza : un fosso a sec-
co , ed un riparo di terra di circa due miglia di circonfe-
renza lo circondano : vedonsi neli^ interno degli spazi , che
per nulla assomigliano a un quartiere d^ una città, ma cbe
piuttosto rappresentan la campagna.
Astrabad fu la cuna della famiglia dei Kadgiari , la qua-
le attualmente regna in Persia. L^Hanway ci fa sapere,
che al principio del decimottavo secolo ella era un gran
centro di commercio: ma la sua prosperità è minorata, ed
ora non vi son più che soli quattro ospizi e dodici botteghe
soltanto, nelle quali vendonsi delle tele. La sua situazione
è vantaggiosa, non essendo distante dal mar Caspio che so-
le 12 miglia . Il magnifico argine costrutto da sciàh Abbas,
che ancora sussiste , mantiene le comunicazioni colle pro-
liùcìfi al sud di quel mare, li suo commercio colla Khivia
oggi è insignificante; poiché una, o al più due carovane
d' un centinaio di cavalli, bastano per T annuo negozio con
quella contrada. 11 paese intermedio é abbandonato al di-
sordine; si possono con più sicurezza spedir le mercan-
zie facendo fare ad esse il giro della costa orientale del
mar Caspio, e sbarcandole sotto la latitudine dì Khiva.
VIAIÌISIO
4S5
11 clima d^ Astrabad è amido ed ingrato; le piog$[e vi sod
così frequenU, che riesce diiBcilissimo il maolcDer ritto
UD muro di terra: laonde^ per riparare a questMoconve-
Diente è stato inventato un processo molto ingegnoso . Si
colloca sulla sommità del muro una stuoia di canne , che
si cuopre di tòrra e ^i si piantan de' gigli , i quali mera-
vigliosamente vi crescono e la preservan dalP acqua. Seb-
bene Astrabad sia situata sotto Tistesso parallelo di Kut-
scian , il termometro, che , al levar del sole, qui scendeva
al disotto del punto di congelazione, là si manteneva a
QQo ^i2<»43)Del mese d^ ottobre: la dilferenza d^ eleva-
zione al disopra del livello del mare scioglie il problema.
RaccolgoDsi ad Astrabad arancie, cedri, fichi ed altri frut
ti propri delle calde regioni .
Da Astrabad io mi diressi verso il mar Caspio, ove per-
venni dopo un viaggio di 30 miglia, passando per Nokao*
da , villaggio composto di case sparse . Avremmo potuto
arrivar al mare più presto ; ma io aveva una commendatizia
pel Khan di questo luogo, e da un altro canto desiderava
di veder r argine del gran scièh AbtMis: desso è ancor
sulBcien temente in buono stato, e pare che avesse una jar*
ghezza di dodici piedi e fosse costrutto con pietre rotonde ;
attraversa una folta foresta, ove il fico, la vitelli mela-
grano crescono spontaneamente. Questa beiP opera reste-
rà senza dubbio , similmente che quelle de^ Romani^ il
monumento più durevole della magoitlcenza di Abbas . —
Senza questa strada la provincia di Mazanderan sarebbe per
motti mesi assolutamente impraticabile.
Il khan di Nokanda mi accolse con molta alTabilità: co-
stui era uomo estremamente comunicativo, e parente dei
khan col quale io aveva viaggiato tra* Turcomanì . Egli
mi diede un pranzo alla persiana, e mi fece un'iutìuilà
496 BIRUBS
di complimeoti secoodo la moda del paese; in ricambio io
lo assicurai che T ospite d^uaa serata era ud amico di ceo-
t^ aoni .
Le foreste del Mazaaderan mi avevano in fin allora im«
pedita la vista del mar Caspio, che non vidi fino airiodo*
mani roaltioa, quando Donneerà distante che d^un solo
mezzo miglio . Non posso ridire T aspetto magnifico eh* egli
presentommi^ dopo d'aver cosi luogameote sospirato
listante di poterlo contemplare, mentre da Delhi io corre-
va verso le sue sponde ! Egli volgeva i suoi flutti come
POceano: una mezza dozzina di piccoli navigli, chiamati
gammi ^ erano ancorati a poca distanza da noi ; cMmbar*
cammo col khan sopra uno di questi legni , e ci spingem*
mo allegramente in alto mare, per contemplar quella bella
costiera. Abbordammo un piccol legno russo, il cui capi-
tano, saputo che io era un Europeo, si levò il suo berretto
di pelle ed ofiTrimmMn regalo un pezzo dì storione arrostito:
non posso dir che fosse molto buono; ma fui compensato da
quel saluto^ da quella conversazione, che da tanto tempo
pio non ascoltava. Que^ bastimenti eran tutti di costruzio-
ne russa, con due altieri e con vele quadre: gli arnesi
n^ erano eccellenti. Secondo un^ opinione generalmente ac-
creditata, le acque del mar Caspio si sono abbassate sulla
costa meridionale : da dodici anni a questa parte , elleno si
son ritirate di circa 36 piedi; co' miei propri occhi ne ho
veduta la prova.
Gli abitanti mi dissero , che al di dentro della linea di
scogli che forma la baia d'Astrabad, T acqua del Caspio
è dolce, meotrechè altrove è salsa: ma siccome TAtrak
ed il Gurgan han colà la loro imboccatura, è facile il ren**
der conto di quella dilfereoza. I
VIAGGIO
457
lo non abbandonai le rive dì questo mare, senza pro-
curar di veri6care le opinioni relative al suo livello , che
evidentemente è più basso di quello dell'Oceano: un ter-
mometro, che sulla riva deir Oceano entra in abulliziooe
a 212^0 un terzo, non v^ entra quivi chea 213<^ edue ter-
zi: fiche) secondo PHumboldt^ denoterebbe unadepres-
sione di 800 piedi; ma ciò è troppo, lo peraltro non impie-
gai un'acqua convenevole per tal esperienza , e mi limito
a dire ^ che il mio saggio corrobora r opinione relativa alla
depressione di questo mare interno, e nulla più.
Avendo preso congedo dal khan di Nokanda, m'incam-
minai verso Achraf , nel Mazanderan , uno dei luoghi di
predilezione di scikb Abbas e di Nadir Sciàh • L' Hanway ,
che il vide or son novantanni, Tha descritto benissimo;
ma tutt' i belli edifizi de' quali egli parla , sono stati distrut-
ti quantunque il materiale di cui erano fabbricati avesse
potuto farli sussistere per de' secoli. Ne restan bastanti ve-
stigio per lasciare una favorevole idea del gusto del mo-
narca persiano, poiché è evidente eh' essi erano d'untar-
chitettura pura e leggiera, e di genere che deve caratte-
rizzar ville deliziose io mezzo a giardini . Un magnifico ba-
cino, e tutti gli acquedotti , son conservati benissimo, e i
cipressi nell' invecchiare son pervenuti ad una grand' altez-
za* La situazione di questi giardini è superba; vi si gode
di una bellissima veduta del mar Caspio •
Incontrammo ad Achraf una brigata di pellegrini di
Bukhara e di Khiva che vennero ad alloggiar nel nostro
carovanserraglio . Sapemmo da essi ^ che la carovana rus-
sa destinata per Manghislak , era stata depredata dai
Khirghizi dieci giorni dopo la sua partenza da Khiva. Sai*
za i consigh del visir di Bukhara noi saremmo andati in
compagnia di quella carovana ^ e se .fossimo riusciti ad
vili.
58
458 BURNBS
attraversar Khiva, saremmo statMnviluppati Dell' accea-
nata catastrofe^ che ebbe luogo fra quella città ed il mar
Caspio. I pellegrini raccontarou quanto il loro viaggio da
Khiva ad Astrabad era stato diflBcile e penoso, e quanti
pessimi trattamenti ebbero a soffrire da^ Turcomani . lo mi
rallegrai meco stesso di non essere stato sordo ai consigli
che mi erano stati dati .
Ad un mìglio al di là di Achraf trovammo il grandmar-
gine sbarrato , ed un paesano seduto con un bastone in
mano per impedir che si passasse: era questi tutto il con
tiglio di santtòd' Achraf. Apprendemmo quivi perla pri-
ma volta , che la peste menava strage a Sari capitale del
Mazanderan , ove avevo progettato di trattenermi .
Noi continuammo il nostro viaggio . Essendoci riposati
ad un villaggio distante due miglia da Sari, ivi ricevemmo
la conferma delP esistenza della peste . Io era allora sulla
strada di Balfruch, città d^uoa qualche importanza, ove
sperava veder nel suo porto sul mar Caspio un maggior
numero di navigli russi , ed estender sempre più le mie
cognizioni su questo mare e su questa nazione; ma attesa
la presenza dell'orrendo morbo cambiai suir istante i miei
piani , e mi preparai ad una precipitosa ritirata dalle rive
del Caspio e dal Mazanderan •
L' indomani mi posi sulla strada maestra di Teheran ,
girando le mura di Sari , ove mi avvenni in un dispiace-
vol sinistro : il nostro cammino ci condusse ad un cimite-
ro, ove due giovani scavavano una fossa per due cadaveri
giacenti presso di loro : un tale spettacolo mi fece fremer
di orrore, poiché i due sciagurati de' quali vedeva le re-
liquie , erano vittime delia peste : ma , qual fu il nostro
stupore , allorché i beccamorti , indirizzandoci la parola ,
supplicaronci ad a^isterli come buoni musulmani a fare
VIAGGIO 4S9
a qoe^ cadaveri le usate abluzioni ! t Avrete pel vostro io-
comodo cinque sahib ftarant (circa tre rupie); » ci dice-
vano. — Noieravam tutti io un tetro silenzio; nessun ri-
spose: ma affrettando il passo de^ nostri cavalli ^ rapida-
mente ci allontanammo da Sari .
Un anno prima del nostro arrivo^ questa città avea così
orrendamente sofferto per la peste che non vi era rimasto
più che trecento abitanti ; i Persiani son persuasi che non
si possa esser attaccati dalla peste che una sola volta. —
In quella circostanza era in Sari troppo poca gente, per-
chè la malattia potesse molto allargarsi ; certo appariva
però ch^essa non era che sopita. Mi fu detto che Panno
precedente ella era stata portata da Balfruch ad Astrakhan;
e questa notizia fece svanire il desiderio che in me era di
vedere Balfruch.
Durante il nostro cammino , fummo raggiunti da un abi-
tante d^ Astrabad, che andava a Teheran ; il quale mi die-«
de minuti ragguagli sulla peste delPanno passato ; egli ave-
va perduto un figlio, ed era stato affetto dalla malattia uni-
tameote alla moglie , la quale nudrita un fanciullo : essa
non discontinuò V allattamento, e ^1 fanciullo scampò dal
flagello. Il morbo non giunse al suo più elevato periodo fi-
no al decimo giorno dair invasione, ed era invariabilmen-
te accompagnato da delirio. Quest^uomo raccontò, che avea
dovuto subir Tatroce spettacolo di veder il corpo del suo
figlio trascinato alla porta da una diecina di gatti , i quali
non potè allontanar che a gran fatica; mi assicurò , che,
secondo la sua opinione, moriva maggior numero di im
pestati per la voracità de^ cani e de^ gatti , e per la fame,
di quello che per effetto della malattia ; niuno vuole avvi-
cinarsi ad una casa infetta . ed i malati stessi ricusan d^ as-
sistere i più gravi malati . La peste e V umana natura son
le Stesse in ogni paese; nulla, come questo flagello deva-
statore, mette più presto alla prova le passioni e gii afletU •
Il nostro soggiorno nel Mazanderan era per finire . El-
la è questa una contrada poco piacevole ; il clima è sì umi-
do , che gli abitanti vi son soggetti alle febbri quotidiane
e terzane, alle paralisi , alle idropi ed a molti altri malori :
essi hanno un colore giallognolo, e i fanciulli son deboli e
rachitici . Questo paese è pieno di serpi e di rane; ma per
altro i primi non sono velenosi ed appartengono alle specie
acquatiche : si vedon correr da ogni lato , strisciando e
serpeggiando ; e son della grossezza d^ un frustone . Qua-
si ad ogni passo il vostro cavallo scompiglia gran numero
di rane, che invano qua e là saltellano per nascondersi •
Y^è SI forte umidità, che il riso ivi non si sega colla fal-
cinola come negli altri luoghi ove esso si coltiva ; il graoo
si taglia un poco al disotto della spiga, poi si colloca solfe
Stoppie perchè vi si dissecchi altrimenti marcirebbe.
il Mazanderan è altronde una provincia di gran fertili-
tà; la canna da zucchero vi prospera, ma sembra che
non traggasi altro profitto dal suo succo, se non quello di
venderlo semplicemente convertito in melassa, li cotone
vigorosamente vi germoglia , e dappertutto vi si allevano
i hachi da seta : i frutti vi son buoni^ e molti spontanea-
mente vi crescono • Vi si vedono boschi interi di melagra-
ni ed i frutti, alquanto appassiti, sono esportati come ra-
rità in altri paesi •
L^ aspetto de^ paesani none miserabile, sebben presenti-
no untarla infermiccia: eglino inviluppano le loro gambe
con strisce di tela, che fissano da uno zoccolo con alcune
corde allacciate , e passe^^giaa per le fangose lor vie in tal
modo calzati : dicono che questa calzatura è preferibile agli
stivali , perchè nella sera quella si asciuga . Gli uomini
VIAGGIO
401
portano mantelli di color cupo; le doooe suo generalmeute
vestite di rosso: i quali due colori, per quel che credo,
soD per loro di più facile preparazione. Molti han de' ber-
retti di feltro invece che di pelle d' agnello .
Le case della campagna son soffogate dal vigor della ve-
getazione : vedonsi da ogni parte poponi , zucche ed altre
specie di piante striscianti inerpicate sui muri e sui tetti .
Ciascuna casa ha un giardino ed è circondata da una siepe
di gelsi: nella massima parte sorgono sopra piuoli di legno
a considerevol altezza dalla terra, onde prevenire i ma-
lefici effetti deir umidità. — Gli abitanti passano i mesi
d^ estate e d^ autunno sulle montagne, ove coltivano il ri-
so, e vivono in certe capanne provvisorie che chiamano
yailak^ per distinguerle dalle loro abitazioni ordinarie che
nominan kichlak.
Q'/afi^
SOMMARIO
DEL CAPITOLO SEDICESIMO
USCITA DAL MAZAIIDBRAN— GOLE DI GADUK—riEDZ- I
KOB — UN KURDO — TE HERAN — L' AUTORE E PRESEN-
tato al re — partenza da teheran — l'autore
s'imbarca per l'india— termine del viaggio.
VIAGGIO
m PERSIA E RITORIVO A BOMBAY
NELL' INDIA
I L villaggio d*Aliabad, abbando-
E Dammo la via dell*argÌDe dì sciàh
[ Abbas, 12 miglia distante da BaU
fruch; e spiogendoci al sud verso
le idootagne, entrammo nella bella vallata che Irrora il
Tilar. Prima d'abbandonar questo basso paese, scorgem-
mo le nevose cime del Demavend .
La valle del Tilar ha un'estensione di 60 miglia ; è que-
sto il passo piii considerevole del Hazaoderan : Sciàb Ab-
basvl fece tagliar nella roccia una strada lunga 10 mi-
glia, la quale è praticabile ancora, quanluoque non sia
466 BDRNBS
coDveDuto alla politica de*suoi successori il farla riparare.
1 nostri cavalli vi s'^immcrgevano nel fango InGno al petto,
e se f elh Ali Sciàh conoscesse soltanto la metà delle ma-
ledizioni e delle imprecazioni che i mulattieri piover fanno
sul suo capo e sulla sua barba, è certo cb^ei la farebbe
subito riattare, per la pace delPanima sua. L* aspetto di
questa valle è eniinentemeote pittoresco e romantico: le
montagne son coperte d* alberi , e il mormorio dell* acqua
che scorre a più ceutioaia di piedi al disotto della strada ,
produceva un effetto sommamente piacevole. A mezza
strada attraversammo il Tilar, sopra un ponte chiamato
Pul i Safaed , ed abbandonammo la folta e fronzuta vege*
tazione del Mazanderan .
Uscimmo Analmente dalla valle per le gole di Gaduk ,
che conducono suir alto piano della Persia. Per sboccar
dalla valle , la salita fu continua e graduata; aFiruzkoh ,
ci trovammo nuovamente a 6 000 piedi sopra del livello
del mare . A misura che ci facevamo più vicini al colle, da
ciascun lato sorgevan precipizi che formavan maestosi di-
rupi: r angustia del passo fece nascere in antico Pidea di
fortificarlo. ~ Questa è la scena romantica cantata dal-
l'Omero persiano Ferdusi. Ci fu indicata la caverna del
Devi t Safaed , o demonio bianco, comeppure il luogo ove
egli dal valoroso Rustam fu ucciso. Alcuni compagai di
viaggio, che cammin facendo eraisi riuniti a noi, recita-
ron de' versi dello Sciàh Nameh^ e le loro osservazioni spes
so mi divertirono : non pensa van essi alla viva imagina-
zione d^un Poeta nazionale; ma compiangevano anzi il
secolo attuale , che più non aveva come quelli da evi fu
preceduto, né giganti, né Rustani.
La sommità del colle era freddissima, e dicesi che nel
Pin verno sia non dirado fatale al viaggiatore. Sciah Abbas
VIAGGIO
Afft
▼i feee costruire uo bagno ed an ospizio^ ma questi due
edifiri oggi SODO in rovina .
A me sembra chele gole di Gaduk siano identicbe colle
porte de] Caspio ( Pila Caspia ) , che Alessandro Magno
attraversò inseguendo Dario . La loro distanza da Rhages
o Bei , aulica città vicina alla moderna di Teheran, era,
dicesi, di due giorni di cammino; infatti il viaggio è di 90
miglia. Io ho precedentemente notato quello esser il maggior
passaggio del Mazanderan, e notai essere stato argomento
di canto pel più gran poeta della Persia. Alessandro, pren-
dendo quella via, arrivò ad Hecaiompylos , donde si spin-
se nella Partla . Strada facendo attaccò i Taburi: del re-
aio, è un fatto oltre modo straordinario , che sulle mo-
derne monete del Mazanderan quella provincia sia chia-
mata ancora Tabaristan.
Dalle gole di Gaduk, passammo in una triste vallata
chiusa da nude montagne ^ alla sua estremità trovasi Fi*
ruzkoh , villaggio e fortezza, sotto ad un nudo scoglio alto
300 piedi: il qual luogo mi richiamò alla memoria Bamian,
essendoché molle abitazioni fossero scavate nella rupe ,
ove i paesani tengono nelF inverno i loro armenti. Il cli-
ma vi è crudo , e per cinque mesi dell'anno è il suolo
coperto di neve .
Qual differenza nelP aspetto degli abitanti ! Altrove eran
bruni o gialli, ma quivi eglino ave van rosee e vermiglie
le guance : io non so se la nostra elevazione al disopra
delle basse pianure del Mazanderan influisse sulla cozion
della carne; ma il fatto si è, che lassii ci facea d^ uopo
del doppio del tempo per cuocere il nostro pilao: forse
derivava anche dalla qualità della carne, di natura coria-
cea ; un vecchio montone era probabilmente caduto sotto
al coltello del beccaio .
468 BDftHBS
Gli abilanti del Mazanderan son creduti ì più semplici
dei Persiani; e noi ci divertimmo alquanto alle spalle di
uno de* nostri compagni di viaggio , che ci chiese un me-
dicamento che valesse a troncar gli accessi d' una feb-
bre intermittente della quale soffriva: gli diedi della chi-
nina ; ed avendo colto inseguito un^ occasione per doman-
dargli come avesse trovato gustoso il sapore di quella
droga amarissima: • non ha gusto alcuno » rispose: —
ciò addiveniva dalF averla egli inghiottita nel foglio che
la conteneva !
Pervenimmo in tre gite a Teheran , distante 90 miglia
da Firuzkoh. I carovaoserragli di questa parte della Per-
sia, non son altro che pessime capanne ; il viaggiatore vi
si alloggia accanto al suo cavallo. — La campagna era
arida , rattristante e miserabile , scarsissimo il numero
de' villaggi. Nulla annunziava la prossimità della capitale
d^ un re^no .
Presso Baumein , ultimo luogo di fermata , ci successe
un caso che merita d* esser riferito. Un de' miei yabù o
cavalli avendo soccombuto sotto la sua soma , io andai
al villaggio per comprarne un altro; fu conchiuso il mer-
cato, e pagai il prezzo delP animale nelle mani d' un Rur-
do 9 col quale aveva contrattato : io mi preparava a pro-
seguire il mio viaggio, allorché quest'uomo mi disse:
• Vuoi tu prendere anche il mio mulo , in cambio del tuo
• yabii attrappato nelle gambe , contandomi la differeo-
» za ? • Nel corso della conversazione che segui , rico-
nobbi che il Rurdo prendevami per un abitante del Ko-
rassan, e che era per ciò stesso inutile il dirgli che io
era un Europeo. Certo che aveva molto desiderio del suo
mulo io; e siccome lo considerava, egli con tuono solen-
ne esclamò. » Or su ! siccome siam tutti e due buoni mu-
VIAGGIO 469
> salmani) termiDiamo il negozio e non cerchiamo d'in-
> ganoarci l^un P altro! » Volentierissìmo, risposi; e do-
po poche altre parole tutto rimase aggiustato . Più tardi
scoprii 9 che il mulo aveva la schiena fracassata: il mio
cavallo era affetto da malattia ÌDCurabile , ma questa era
stata visibile tanto pel Rurdo che per me. Ecco come fu
aggiustato r affare tra due buoni mfisulmani^ ben decisi
di trattarsi con tutta lealtà V un verso V altro • E però da
riflettere , che non è in Persia soltanto che hanno luogo
affari di simil sorta.
Il 21 ottobre , un poco prima della mezza notte , partii
per arrivar più presto che fosse possibile alla capitale dei
re de^ re: ma a che giovommi la mia fretta? Allontanatici
appena di pochi passi dall'ospizio ^ cadde la soma di sul
mulo, e nel mentre che quella ri mette vasi al suo posto ,
un cavallo a forza di scalciare gettò via la sua . Avevam
riparato a que'disastri, in una notte della più fitta oscuri-
tà, e stavam per riprendere il nostro cammino , quando
ci accorgemmo che un cavallo Qrasi sbandato , e ciò che
maggiormente recavami inquietudine si era, che quello
portava le mie note, le mie carte e tutti i miei fogli.
Ammutolii in udir quella trista nuova in mezS:o arrapa-
ci Rurdi , e nel momento in cui le diiBcoltà del viaggio
parevano esser al loro termine; ma dopo una mezz'ora
di ricerche, finalmente T animale fu ritrovato: mi rimi-
se in cammino ed nsai ogni buona diligenza fino alle porte
di Teheran , ove a mezzo giorno arrivai .
Mi diressi subito verso il palazzo dell'ambasciata in-
glese, ove mi presentai alla porta esterna come un fi-
ringhi . Ma non tardai ad incontrarmi con slr Giovanni
Campbell , nostro inviato alla corte di Persia , e passai
seco e coli* amabile sua famiglia molti giorni piace volis-
470
BURNBS
8imi: — oh quanto mi fu dolce, dopo si lODgo viàggio ,
quella benevola ed ospitale accoglienza !
Io fui da liei principio condotto al cospetto dei piedi-
stalli dello staio , vale a dire, presso i ministri del gabi-
netto persiano ; ed inseguito ebbi 1^ onore d^ esser presen-
tato al re, il di 26 d* ottobre* — Io aveva veduto il gran
mogol in persona, i monarchi di Gabul e di Bukbaria, ed
altri eminentissimi personaggi ; ma in trovarmi davanti
al sovrano della Persia, io fui ben maggiormente soddi*
sfallo. La kiblah aletn^ ossia raltrazioo del mondo, cosi
è che il re vien qualificato, stava assiso, in una sala tutta
ricoperta di specchi : noi eravamo ancor lungi dallo splen-
dor del suo aspetto, quando ci avanzammo e facemmo
un saluto: avanzatici ancora un poco, facemmo un altro
saluto: khoch amedid ( siate i ben venuti) ! esclamò il re
ad alta voce. — Saliti alcuni gradini, ci trovammo in
presenza del principe • > Damagh i sciurna tsciak est ( le
» vostre menti sono eglino disgombre) ? » disse il monarca
con voce sonora . Noi ci mettemmo in un angolo opposto
a quello ove era lo sciàh, e rispondemmo quindi a questo
complimento con un saluto .
Sir Giovanni Campbell, il capitano Macdonald ed io
componevamo un gruppo, ai due lati del quale stavano i
mìoislri • Lo sciàh era distante una quaraolioa di piedi da
noi , ed una quantità d' oggetti di cristallo malamente
assestati come fossero in una bottega, ci separavano dal re
de' re: le lumiere pendevano dalia soffitta in sì gran nu-
mero, che ci pareva d* essere in un gran magazziuo
di cristallerie; e tanto eran frequenti gli oggetti di vetro in
quella sala , che prima che si desse principio ad alcuna
conversazione, fummo avvertiti di sostener le nostre spade,
onde non avessero a rompere qualche cosa, e singoiar-
VIAGGIO 471
meote gli specchi incastrati nel moro dietro di noi • —
» Intende egli 11 persiano? disse il re ad uno de^snoi mi-
» Distri. • Belè ^ belè^ (sì^ si) fa la risposta ; egli parla
turco y afghano, hindustano, persiano e molte altre lingue.
Mon avrei tardato frattanto a cadere in impiccio , se lo
sciàb avesse scelto il suo materno idioma • — > Tu hai fat-
to uà viaggio lungo e difficile ! • mi disse il re in un mo-
do sì aflEsJiile, e con aria di tanta benevolenza , che io non
mi sentiva preso da alcuna soggezione j e cominciai a con-
ver^r coir asilo del motido . M' invitò a nominar le città
che aveva visitate , ed io ne terminai la lunga lista di-
cendo, che per la Dio mercè era finalmente arrivato alP au*
gusta capitale ove egli risedeva . Io questo, il monarca , in
atto di sorpresa ^esclamò: — » Benissimo ! un Persiano non
• avrebbe mai fatto altrettanto: ma che mai potè impe*
• gnarti ad affrontar i pericoli e le fatiche d* un tal viag-
t gio ? — La curiosità. — Hai tu viaggiato come Euro-
• peo ? — Si. — Ciò ti dev'^esser costato mollo denaro! »
U monarca rise di cuore allorché gli raccontai, che mercè
due ducati d^ oro e un poco di tè , eravam potuti scappar
dalle mani dei Turcomani . — * Hai preso delle note sul tuo
• viaggio? — Si, ho misurato le montagne, ho esami-
t natole strade, ho scandagliato i fiumi. » — Queste
» genti son deMioni! esclamò maravigliato il monarca,
t Belè , belè ripeterono i suoi ministri, son delle tigri, son
t de'Rustam ! — Dammi un'idea degli affari dell'Afgha-
• nistan : dimmi qual sia la potenza del capo di Cabul ,
» e de' suoi fratelli . •
Io soddisfeci a tutte queste domande, aggiugnendo da
buon cortigiano , che quel capo era debitore della sua po-
tenza a'Persiani^i quali egli aveva saputo attrarre ne' suoi
interessi • Lo scìàh s' informò del loro numero e della tri-
472 BURNB8
bii a cui apparteaevaoo j e su questo punto pure io gli
diedi i desiderati ragguagli. iDdirizzommi in seguito inter-
rogazioni consimili sopra tutti i capi fra V India e la Per-
sia, e sulla strada che traversa T Binda Kuch, e spe-
cialmente sulle dimensioni delFOxus, ch^egli chiamava
Dgihun, e considerava come il più gran fiume del mon-
do ; fece menzione de* deserti che le sue acque traversa*
no 5 e volle saper se quelli fosser praticabili per un eser-
cito.
Parlò quindi lo sciàh degli abitanti della Bukharìa, e
mi domandò se la prossimità di Abbas Mirzaalle loro fron-
tiere li avesse impauriti: è inutile chMo dica d' aver su-
bito risposto : t essi tremano ...» — I ragguagli che di^i
sopra i preti o mollahi fecer sorridere lo sciàh , e quando
pronunziai le parole dVmtr al mumenim^ comandante
de^ fedeli, titolo che prende il re di Bukharia, il viso dello
scikh espresse il dispregio . — » Hai tu mangiato della carne
» di cavallo nel tempo che eri presso gli Uzbeki? — Si,
» e non ha cattivo gusto, risposi • •— Ma come hai tu fat-
• to per trarti d^ impiccio co'Turcomani? — Ho gettato
» al cane un pezzo di carne , e sono scampato dalle sue
» mascelle. »
Dopo una breve interruzione nel nostro colloquio, lo
sciàh mi chiese qual era stata la cosa più sorprendente che
avevo veduta ne^miei viaggi . In una corte ove la vanità
dominava, Toccasione era troppo favorevole ; laonde io ad
alta voce risposi: tO centro deW universo ^ qual vista mai
t ha potuto uguagliar ciò che in questo momento contem*
» pio 7 Lo splendor del re{;ale tuo aspetto o attrazione del
t mondo! • — Lo sciàh fece un segno d^approvazione ^
cui successe per parte de' suoi ministri un plauso clamoro*
so, dimostrazione che manifestava il soddisfacimento del
I
TIAGGIO 473
iDonarca e àe!* pùdùiaìli dello staio. » — Ma qual'è lacit-
• tà che piò rba recato stupora ? » seguitò a dire il re.
— Dopo il mio slancio d'' adalaxiooe, io doveva dare uoa
precisa risposta^ e dissi: cbe Cabul era il paradiso de^ nostri
viaggi. — Lo sciàh chiese io particolar modo notizie di
Balkh, e dello stato presente di queir antica madre deUe cit-
tà. — • Sei tu stalo presentalo al principe reale? • disse il
re. — S\^ sua altesea reale mi ha addimostrato uoa par-
• Ucolare bontà ^ io farmi traversare il paese de^ Turco-
• mani in compagnia d'nn khan . — Dimmi j che pensi tu
• di Kutsclan?! — Tale domanda mi somministrava oc-
casione di compiacere al vecchio monarca , dandogli con-
tessa de' successi di suo figlio ; ed in ciò feci molto risaltar
le cose 5 colla formidabii descrizione cbe diedi della forza
di quella piazza. — > Il oaib Sultaoet (cosi chiamava Ab-
» bas Mirza) sarà egli io caso di prendere Sciarak e di ri-
• durre i Turcomani di quella regione? — Certamente egli*
» no cadranno a* suoi piedi . — Quella piazza potrà ella
» nutrire il suo esercito? • — lo feci allora renumerazione
delle risorse di quel luogo. — Uno de' ministri ampliar vo-
lendo i ragguagli dallo sciàh richiesti , disse che Sciarak era
il giardino d' Adamo, il quale ebbe Pabitudine di venir da
Serendib (Geylan) per coltivarlo! ! Io aveva inteso parlar
di questa tradizione, ma essa non era entrata nella catego-
ria delle notizie per me credute adequate ad istruire il re.
• Che opinione hai tu dell^esercito di mio figlio; ò egli
» possente? • — Risposi affermativamente. — > Dimmi
• francamente il tuo parere sulto stalo suo. > — loaggiunsi,
che gli abiti e 1^ armamento delks truppe eran logori; ma
che nel tempo presente oiuna asiatica potenza sarebbe for-
te bastantemente per resìstere a simili truppe, che i re-
< centi successi avevan di nuovo ardore animate.
vili. 60
474 tURNBS
Il re, riloroando allora a^ miei propri affari, mi doman-
dò dove avessi intenzione d'andare. Gii risposi, che sarei
ritornalo oelP India: non mi diresse pih sa tal proposilo
ulteriori domande. Volle saper come avessi viaggiato nel
Turkestan: ed io gii risposi che mi aveva portato un cam-
mello; il che lo fece sorrìdere. — Dopo una conversaiione
sopra diversi so$rgetti , ed un ricambio di complimenti tra
lo sciali e rinviato britannico , uscimmo dalla sala d'^udieo*
za , facendo i medesimi saluti e conformandoci alle me-
desime cerimonie come nell'entrare.
Feth Ali Sciàh non ha aspetto di vecchio , quantunque
sia vicino ai settsnt^ anni: la sua voce è piena e sonora,
è ben dritto nella persona, ed ha molta digniUi nel sem-
biante: grande era la semplicità del suo vestire; i suoi
abiti eran di drappo nero , che molto non fiìì si addice-
vano, e non facevano punto risaltar la sua barba, questa
maraviglia dell' Oriente: lo trovai in si buono stato di sa-
lute, che non mi sorprenderebt>e se ejzli sopravvivesse a
suo figlio Abbas Mirza (1). Dicesi ch'egli ricorra all' es-
ienza di perle e di pietre preziose , che impiega come
un tonico , per sostener le cadenti sue forze : i medici del-
rOriente hanno un'illimitata fiducia in questa panacea .
Io era incerto allora a qual partito appigliarmi ; era
titubante cioè fra l'Asia e l'Europa, sebbene avessi detto
al re che mio divisamento eradi ritornare oellMndia:io
provava viva tentazione di fare il viaggio di Costantino-
poli , dalla quale citta non distavo che venti giorni di cam -
mino: avesse voluto Iddio che mi fossi abbandonato a
quella tendenza ! poiché seppi più tardi che io era stato ri*
(1) Questa congettura si é verifìcata: ma dopo la pubblicazione del libro
del Bunies è pervenuta in Europa la notizia della morte di Fetb Ali Sciàh .
VIAGGIO 475
chiamato in Europa da quella capitale: ma Dìo dod volle.
Tuttavia riconosceva di aver raggiunto lo scopo del mio
viaggio; ed ora piò non mi rimaneva che dirigermi verso
riodia^ per mettere in ordine i materiali che aveva raccolti .
E perciò io partiva da Teheran il primo novembre ;ma
confesso che ciò non accadde senza rincrescimento , dopo
d'aver passato dieci giorni in mezio air amichevole so-
cietà y che aveva avuto la fortuna d^ incontrarvi.
Pervenni sulla costa del golfo Persico passando per
Ispahan , Sciraz e Bender-Buscir: visitai strada facen-
do la tomba di Giro e le rovine di Persepoli , non perituri
avanzi d^aDtlcbltà. Magnesia strada, ed il paese che tra-
versai , sono stati troppo sovente descritti per non esiger
neanche transitorie osservazioni. Né tampoco avventurerò
r esposizione de^ miei sentimenti sugli abitanti , dopo Pini •
mitabile ritratto che nel romanzo dM/i Babà o'è stato
dipinto : prescindendo dal suo fondo favoloso, quesf opera
mi sembra offrire^una vera e al tempo stesso fedele pittura
de^ costumi de^ moderni Persiani . Ho letto piii tardi i
viaggi del Fraser in questo paese , ed oso dire, per quan
to sono in stato di giudicarne, che essi contengon la più
esatta descrizione della Persia, che in questi ultimi tempi
sia stata pubblicata. Se i fatti ed i sentimenti, da questo
intelligente ed assennato viaggiatore esposti , fosser ge-
neralmente conosciuti , si avrebber più giuste idee sullo
stato d' infiacchimento e sulla vacillante posizione di quel*
r impero, e meglio sarebbero apprezzati il di lui peso ed
influenza nella politica bilancia del mondo •
Arrivando a Buscir, trovai che il Blanc, agente brit-
tannieo nel golfo Persico , aveva avuto la gentilezza
di ritardar fino al mio arrivo la partenza del Clive , va-
scello da guerra della compagnia inglese delle Indie . lo mi
476 BOnUBS
affrettai ad loiiMircarnii , e il dì 10 decembre dissi addio
alla Persia •
Il nostro tragitto da Buscir a Bombay fu piacevole : il
MacdoDald) capilanodel Clive^ nulla trascurò per render-
celo grato ed interessante* — Se riconoscemmo, clieilmare
d^Oman, dalle acque d^ un turchino cupo e dalle sterili ri*-
ve, era stato soggetto di lodi esagerate, dalla parte di poeti
dominati dall' imaginazione, non fu senza un qualche pia*
cere, che gettanimo uno Sguardo suii' isola d'^Ormos, in
altri tempi sì famoso emporio del commercio, come suirio-
colta e scabra costa delP Arabia, sulla baia pittoresca di
Mascate , e sulle aride sponde del Mekran •
Il dì 18 gennaio 1833, lasciavamo cader Tancora nel porto
di Bombay , ove passsmmo il resto del mese in quarantina •
Partii quindi senza indugio alla volta di Calcutta, onde
presentare il resultamento dermici viaggi a lord Gugliel-
mo Bentinck, governator generale dell'India.
Non mi fermerò a riflettere sopra i senlimeuti, che dopo
sì lunga e penosa peregrinazione , rientrando io quel pae*
se io provava. Nel partirne, vedeva in prospettiva tutto
.ciò che neUempi antichi e moderni suscitar poteva del^
r interesse , ed inOammar rimaginaisione: la Battriana,
la Transossaoa, la Scizia e la Partia^ il Khartsm, ilKho-
rassan e V Iran ! -^ Ora noi avevam visitato tutte queste
contrade; avevam seguita la maggior parte della strada
de^ Macedoni , percorsi i regni di Poro e di Tassila t ave-
vamo navigato sullMdaspe, traversato il Caucaso india-
no, e soggiornato nella famosa citta di Balhk, doode 1
greci monarchi , a considerevoi distanza dalle Accademie
di Corinto e d' Atene, aveano anticamente sparso tra II ge-
nere umano e nel mondo, la cognizion delle scienze e delle
arti e quella della loro istoria. Noi aveamo contemplato il
teatro delle guerre d' Alessaodro, e delle ìdvujoqì di Gen-
gis khao e dj TdmerlaDO, barbari e rozzi conquistatori ;
siccome pare ì luoghi delie guerre e de* piaceri di Ba-
ber , tali quali egli DelPardeote e delizioso stile delle sue
memorie li ba descrìlli. Nel ooslro viaggioalle spiaggie del
mar Caspio avevam seguita la strada medesima sulla qua-
le Alessandro aveva inseguito Dario : e ritornando verso
l'India, costeggiammo la spiaggia del Mekran, che corri-
sponde alla Gedrotia. Finalmente, ci eravamo trovali io
quelle medesime acque nelle quali aveva navigato Nearco,
V ammiraglio della flotta del Macedone eroe .
FINK DEIXÀ SECONDA PARTE
INDICE
DELLA SECONDA PARTE
JL/ Autore , Pag. 9
Dedica » 17
CAPiTOto Pjiimo — Lahora » 19
Partenza da Delhi — Veduta dell* Hiinalaya — Il Setledge ^~
Altari d' Alessandro — Ingresso nel Pendgiab — Il Mand*
già — Antichi canali — Patti — Castello d* un capo Seiko —
Labore — Visita al Maharadglàb -^ Suo campo —Conversa-
zione con questo principe — Caccia — Ritorno a Lahora —
Festa della primavera — Servigi resi dall' Allard e dal
Court — Udienza di congedo — Istruzioni del Court .
Capitolo Secondo — Viaggio nel Pendgiab fino all' Indo , » 53
Partenza da Lahora — Riduzione del no&tro bagaglio — Ve-
kW I5DIGB
(luta ddr Hìmabja - 11 Tsccnab . H Dgialcm . Pcod
Dtakn Kao — Sue antichità _ Jlooli ab» — M<ido d' cstnr-
re il sale ^ Villaggi delle sponde del Dgiale» — Teatro
ddla bai taglia di Poro — Isole aalanti — Forte di Rotas—
Tope di Manikiala — Medaglie e anticliità — Taxila — Ba-
tìI pendi *. Indisi che aonaqanano il fior dd territorio in-
diano Gole di Margalla — Veduta ddl* Indo — Si passa
questo fiume a guado — Attok .
Camtolo Tebio — Peisciaver » 89
Ir^resso nell' Afghauislan — Misure di precauzione — Let*
lera di congedo a Renc^t Sii^ — Campi di battaglia —
Peisciaver — Carattere del capo — Modo in coi gli Afghani
passano il venerdì — Il capo e la sua corte — Passeggiate
nel Peisciaver — Caccia alle quaglie — II Mollah Na<^ìh —
Antichità — Opinione sui Tope — Preparativi di par-
tenza .
Catitolo QrA.BTO — Fia^f^io da Peisriiwer a Cubiti . ...» 117
I Khiben .. Pa^sa^'o del fiume di Cabul — Caravana —
Avventura — Montagne — Colloquio con ou capo Mo-
mando — Vento pestilenziale — Antichità — Dgialalaliad —
Montagne nevose — li Biilabagh ^ Gondamak — Pae-
se freddo — Nimla — Modo di cnrare i cavalli — I^ia-
gdalok Ghildgi nomadi — Scene pastorali — Gole di
Lata Bend — Cabul — Mohamroed So^rif , nostro con-
duttore .
Capitolo Qcitfo — Cabul • 137
II Kahab Dgebbar Kan — Preseolazióoe al capo di Cabul -^
Tomba dell* imperatore Baber — Cabul — Tradizioni »
Armeni — Divertimenti , giardini, frutti — II Baia Hissar —
Difi*erenza degli usi dell* Europa e dell' Asia — Tontba di
Timur Sctah — Segreti e alchimia —Orìgine degli Afgha-
ni—I Kattìn — Mercanti di Scikarpur — Aggiustamento
relativo alle nostre finanze — Incivilimento — Facilità pel
commercio .
Cafitolo Sesto — Le montagne nei>ose dell* Hindù Kuch . . » 171
Partenza da Cabul _ Il Cafila Bascì ^ Dgelraiz — Val-
lala del fiume di Cabul — Passo d* Uniia — Effetto della
INDICE 481
neve — Hczaresi ~ Passo d'Hadgigak e di Kalii — Ba-
mìan e suoi colossi — Usciamo dall' Afghanistan .* Pas-
so di Dandan Scikan — Pietà degli Uzbeki — Opìaione
degli Asiatici sulP Europa — Passo di Kara Ruttai — Av-
venture Terribili Gole — Khuiùm — Pianure del Tur-
kestan .
Capitolo Settimo — F'ìaggio a Khundiiz ed a Baìhk . . pag. 205
Difficoltà a Khuiiiin — Quadro delle sventure del Moor-
croH — Partenza per KhunJuz — Avventura notturna —
Conto che l'autore rende di se medesimo — Impru-
denza del conduttore — Modo di bevere il tè — Confe-
renza col capo di Khunduz — Partenza da questa cit-
tà — Partenza da Khuihm — Pericoli della strada di Balkh —.
Miraggio — Mazar — Tomba di Trebeck — Arrivo a
Balkb.
Capitolo Ottavo — Balkh e continuazione del viaggio ...» 233
Descrizione di Batkli — Monete trovate in questa Città —
Il Cafìla Basci — Tomba di Moorcroft — Partenza da
Balkh —L'antica Battriana — Esattezza di Quinto Curzio —
Deserto dei Turcomani — L'Oxus — Modo singolare di tra-
versarlo — La Carovana — Kir — Kudak — Kirkindglak —
Karscev — Malattie nella carovana — Karsan — Uzbeki —
Arrivo a Bukhara .
Capitolo Nowo — Buhhara » 261
Cambiamento di vestiario — Vìsita al ministro — II Regbì-
stan o Gran B;izar — Società — Bazar degli Schiavi — Rigor
delle osservanze religiose — Gl'Indiani — Bagni — Confe-
renza col ministro — lire — Schiavi Russi — Conoscenze
fatte a Bukhara .
Capitolo Decimo — Bukhari a * 291
Descrizione di Bukhara — Storia di questa città — Ri-
gore dell* Islamismo — Letteratura dell* Asia Centrale —
Colloquio col Visir — Notizia sopra Samarcanda — Tom-
ba di Bahuadin— Antica città — Famìglia uzbeka — Il
venerdì a Bukhara —Visita di Congedo al Visir -• Par-
tenza .
vnf.
60*
482 INDICE
C A ITOLO Cndccimo ^ For zoio soggiorno in Bukharia . . pag. 319
n viaggio della Carotana e inteiroUo -^ Assemblea dei
mercauti«- Il paese (ra Rukham e 1' Oxds -~ Col legamen-
to coi Turcomani — I Turcomani Ersnri e U schiaTt*
tu oel Turkestan — Rovine di Baykand _ Marcie d'Ales-
sandro Magno — Risposta del khan di Khiva — Usanza
degli Uzheki — Preparativi di partenza — I^ettere deì-
r India .
Capitolo Dodicesimo -" P^iaggio nel deserto dei Turcomani . » 345
Si va innanzi verso 1* Oxus -* Dune _ Vigliaccherìa de' ne*
gozianti Bukhari — L* Oxus — Tsclardgiui — Il deserto *•
Schiavi — La Carovana .« Pozzi di Bhalgui Pericoli del
deserto _ Il miraggio _ Il latte di camelia _ Gli Utcegui
ed i Turcomani nomadi ^. Rovine di castelli ^ Murghah .
Campo turcomano — Ufficiali Khivani -. Situazione pre*
caria .
Capitolo Thedicesimo — Contìnua il viaggio nel deserto d^
Turcomajii » 375
Il Murghab —. Merva —Allarme -* Diligenze dei Turcomani
pe'loro cavalli — Il deserto -^Vortice di vento — Terre eie»
vate della Persia — Miraggio — Pianto del deserto --.Usan-
ze de* Turcomani Loro canzoni .^ LiOro case .^ Loro fé*
ste — Partenza da Sciarak — Ingresso in Persia — Muzderap
ossia Derhend — Vicinanze di Mesced — Schiavi Ghurkha-
ni — Anarchìa del paese .
Capitolo Quattordicesimo — Il Khovassan » 411
Arrivo a Mesced — Conferenza con Khosru Mirza _ Sepol-
cro dell* Imam Reza— Tomba di ISadir Sciàh —Illumina-
zione— Partenza da Mesced — Rutscian — Campo del prin-
cipe — Ufficiali Europei — Abbas Mirza — Progetti per I* av-
venire — L' autore si separa dal Gerard .
Capitolo Quindicesimo — Viaggio tra i Turcomani del mar
Caspio » 455
Partenza da Kutsciàn — L' Atrak -. Budginurd ~ Disci-
plina Tui-comana — Tribii de* Ghireili — Banda Turcoma-
na — Turcomani Goklani — Loro usi — Turcomani del
Caspio — Canti nazionali de' Turcomani — Astrabad ^ Pc-
INDICE
4sr>
ste sulle rive del mar Caspio -1 Giardino d' AchraiT-. Il
Maxaoderan — Abitanti di queato paese .
CikPtTOLO Sedicesimo — F'iaggio in Persia e ritorno a Bombay
nelV India pag.
Uscita dal Mazanderan — Gole di Gaduk — Firuzkoh ~
Un Kurdo ^ Teheran — L'Autore è presentato al re— Par-
tenza da Teheran — L* Autore a* imbarca per 1* India
Termine del viaggio .
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JAN 3 0 1939